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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di tinto (del 15/03/2010 @ 18:55:12, in Economia, linkato 148 volte)

Come creare lavoro in un contesto economicamente infelice come quello della nostra città?

In pratica, non è questione facile. Il sistema clientelare che anima l'economia e la società netina difatti si mantiene in vita proprio grazie all'assenza cronica di lavoro.

L'assenza di lavoro permette al sistema politico che governa il Sud di perpetuarsi; permette, bene o male, la preservazione dell'ambiente; permette, è un fatto, di limitare la presenza mafiosa.

Ma, rovescio della medaglia, l'assenza di lavoro genera la perdita delle risorse più giovani - una vera e propria emorragia; genera una dipendenza quasi totale degli abitanti dal sistema politico; l'impossibilità di diventare cittadini liberi; la convinzione che i servizi pubblici siano delle elargizioni di favori da parte di questo o quel politico e non una attività normale della pubblica amministrazione in favore di tutta una comunità.

Nel peggiore dei casi, come è il caso della città Noto la quale, dal dopoguerra ad oggi, non ha mai conosciuto un vero sviluppo economico se non quello cinicamente concesso a tutto il Sud dalla Democrazia Cristiana prima e dal Berlusconismo dopo, l'assenza cronica di lavoro genera il degrado del territorio; l'abusivismo; il clientelismo; la svalutazione e l'abbandono delle tante preziose risorse locali; l'incapacità di apprezzare e quindi rispettare i beni che appartengono alla collettività contro cui invece spesso i giovani, a ragione, anche se senza conoscere le ragioni, si scagliano; il venir meno dell'autostima dei cittadini; l'emarginazione culturale e sociale; l'assenza di un cinema, l'assenza di semafori che funzionano, l'assenza di marciapiedi, di aree per bambini, di parcheggi per le auto, di depuratori fognari funzionanti, di un luogo per il mercato, di strade agibili...

Ma è un dato di fatto: in nessun paese del mondo lo sviluppo economico e la creazione di posti di lavoro possono materializzarsi senza il consenso se non l'intervento diretto dei poteri pubblici.

L'idea più diffusa è che là dove non c'è lavoro l'amministrazione pubblica dovrebbe favorire l'investimento dei privati. Tuttavia, in un contesto particolare come quello della città di Noto, non è a mio avviso sufficiente. Considerato il livello drammatico di disoccupazione, considerata l'emigrazione continua di intere generazioni, è compito degli amministratori spingersi più in là. L'amministrazione comunale non può solo apparecchiare la tavola ed attendere l'arrivo degli eventuali investitori. Deve invece andare oltre: redigere il menu, dire di cosa sarà fatto il pranzo, mettere insieme gli ingredienti e farsi pure cuoco.

L'amministrazione comunale di Noto avrebbe allora il duplice compito di creare le condizioni perché possano nascere dei posti di lavoro reali e duraturi e, allo stesso tempo, quello vitale di definire dei progetti per la città, di mobilitare la comunità cittadina intorno a tali progetti, di trovare le risorse per metterli in atto e infine di avviarli.

Certo è un po' un paradosso. Come fa l'amministrazione pubblica, espressione del sistema clientelare, e che trova nell'assenza di lavoro la sua ragion d'essere, ad impegnarsi in un progetto di sviluppo economico e a divenirne persino il motore? E poi che interesse avrebbero i politici di Siracusa e di Palermo ad uno sviluppo economico di Noto ? Sviluppo che permetterebbe per l'appunto alla città di svincolarsi dalla loro influenza, di acquisire indipendenza dal sistema clientelare messo in piedi dalla politica.

Eppure, sebbene il paradosso permanga, alle attuali condizioni è solo la politica che può creare a Noto i presupposti per rendere possibile uno vero sviluppo economico.

L'IDEA DI FONDO

Come fare ? Non credo sia necessario cercare soluzioni fantastiche. Si tratterebbe invece, semplicemente, di valorizzare quello che già esiste.

In termini di impiego, l'obiettivo sarebbe creare almeno 500 nuovi posti di lavoro in qualche anno. Teoricamente non è impossibile. Facendo leva sulle risorse disponibili, l'idea è trasformare la città di Noto, da “città museo”, in un centro di eccellenza della trasformazione dei prodotti agricoli locali. Ci'o creando un’area di attività dedicata, una via di mezzo tra la produzione artigianale, di alta qualità, preferibilmente biologica, e la produzione industriale. La ricerca dei mercati adeguati a tale produzione e la commercializzazione dei prodotti potrebbe essere affidata a terzi. Le attività correlate e derivate sarebbero numerose: una scuola di formazione, delle fiere, delle attività gastronomiche all’interno del parco d’attività, l’integrazione della città all’interno dei circuiti gastronomici e bio-gastronomici italiani, l'incremento del turismo e la sua stabilizzazione, lo sviluppo di un turismo gastronomico e d'affari. Una tale attività permetterebbe inoltre alla città di uscire dal suo isolamento, di avere finalmente degli scambi duraturi con altre realtà produttive in Italia e all'estero, cosa questa che le permetterebbe di crescere sul piano culturale.

All'interno (ma se si vuole anche al di fuori) di questa visione di sviluppo economico per la città, al di là della forma che tale attività produttiva potrebbe assumere, ecco alcune proposte concrete che sarebbero ad essa associabili e che avrebbero anche un impatto sul modo di concepire e vivere la città.

Un MERCATO PERMANENTE nella zona del Campo Sportivo. Annettere la zona al resto della città abbattendo le attuali inutili mura di cinta. Un mercato al coperto, non esclusivamente ortofrutticolo, con un grande parcheggio, con esercizi commerciali fissi e mobili, ma che sia anche un'area capace di accogliere eventi temporanei come fiere e manifestazioni pubbliche. Un mercato che possa divenire un riferimento nella provincia.

Un MUSEO DELL'OLIO DI OLIVA nel centro storico. Con il duplice scopo di testimoniare e conservare la cultura locale da un lato e organizzare professionalmente la filiera produttiva dall’altro, sviluppargli un mercato nazionale ed estero, coordinarne gli investimenti, inserirla in un contesto gastronomico. Luogo di informazione e di divulgazione, vetrina, punto di vendita e di degustazione dei prodotti in città, diventerebbe il centro di collegamento con le aziende produttrici e gli agriturismi sparsi nel territorio. Sede di un ufficio di coordinamento e sviluppo del settore olivicolo nel territorio di Noto, con un servizio marketing volto alla creazione dell'offerta e alla ricerca di mercati di vendita per i produttori.

Una FIERA ANNUALE DELL'OLIVO in città.

Un MUSEO DELLA MANDORLA nel centro storico anch'esso con un'area di vendita e degustazione, e degli obiettivi simili a quello del Museo dell'Olivo.

La Chiesa occupa il 70% della superficie della città barocca. Ebbene la Chiesa non può pretendere di avere solo una ruolo spirituale nei confronti della comunità netina, ma è tenuta ad averne anche uno civico. La curia dovrebbe trasformare uno dei tanti conventi del centro storico in ALBERGO, con almeno 100 posti letto, e darlo in gestione ai giovani di Noto, se non donarlo alla città.

Prendendo spunto dal Treno Museo Maratonarte, MESSA IN ESERCIZIO DI UN TRENO TURISTICO con carrozze d'epoca RISTORANTE e attività culturali sulla linea ferroviaria Pachino-Noto-Modica.

INCENTIVAZIONE DELL'ARTIGIANATO. Integrazione delle attività dell'artigianato locale nell'ambito delle strutture museali. Creazione di un circuito in città.

Si tratta solo di alcune semplici idee. Non sono idee né di destra né di sinistra. Occorrerebbe una sensibilità politica adeguata a metterle in atto.

Cordiali saluti,

Tino Tinto

Membro del Movimento Sbarocco

 
Di Nerone (del 10/02/2010 @ 12:56:56, in Economia, linkato 499 volte)

Capita a tutti di imbatterci in notizie che lasciano attoniti, specialmente in tempi di crisi di disoccupazione e sofferenza: chi di noi non si è mai stupito nel sapere quanto guadagna un notaio? E gli impiegati regionali e pararegionali siciliani? Ed un Segretario Comunale pagato per di piu' con soldi pubblici e che incassa anche il "diritto di rogito"? Risposta: piu' del Presidente della Repubblica.. Ne abbiamo certamente uno anche a Noto, pagato con soldi pubblici: quanto guadagna? Ecco, queste sono situazioni ingiustificate ed ingiustificabili che non dovrebbero essere presenti in un paese che vuole dirsi civile. In un paese della Bergamasca il funzionario municipale percepisce 247mila euro: il capo dello Stato arriva a 218, il premier a 212. Interpellanza del Carroccio. La sua replica: "Ho contrattato, è in proporzione alla mia professionalità" Stipendio di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio: 212mila euro. Stipendio di Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica: 218mila euro. Stipendio del ragionier Giovanni Barberi Frandanisa, segretario generale del Comune di Stezzano: 247mila euro. Come sia possibile che un funzionario amministrativo di un municipio di paese guadagni più di chi governa una nazione è uno di quei misteri che hanno spiegazione solo nello sbarellamento della politica, nel deragliamento dalle norme elementari del buon senso. Eppure è tutto vero. L’interpellanza di un senatore leghista che ieri sollevava lo scandalo sarà anche, come dicono in Comune a Stezzano, un’opera di strumentalizzazione politica. Peccato che lo stipendio del segretario sia quello. Non un euro di meno. Ieri pomeriggio, la bella piazza di Stezzano era baciata dal sole. Due ville del Settecento, i ciottoli di fiume, i vecchi all’osteria, le nuvole che si rincorrono. Sui tavoli dei bar, L’Eco di Bergamo e la Padania che rilanciano l’interpellanza. I vecchi dicono: «Che quel signore prendesse tanto, la voce girava. Ma così tanto non lo immaginava nessuno». Stezzano fa 12mila abitanti, gente senza fronzoli, fabbrica e cantiere. Mezzo miliardo delle vecchie lire, 250mila euro, in molti non sanno neanche come sono fatti. E si domandano come sia possibile che - in tempi di Ici abolita, di lotta agli sprechi, di polemiche sulla casta - al Comune sia venuto in mente di rompere il salvadanaio per arruolare il segretario generale più costoso d’Italia. Più caro di quelli che gestiscono Venezia, Torino, Palermo. Lui, il diretto interessato, Giovanni Barberi Frandanisa, 42 anni ancora da compiere, non si scompone. Cioè, un po’ si arrabbia per la violazione della sua privacy («Voglio proprio vedere dove hanno preso quei dati e con che diritto li hanno divulgati»). Però poi in qualche modo rivendica il suo diritto a guadagnare un mucchio di soldi. «E poi - dice - attenzione. Non facciamo confusione tra reddito lordo e reddito netto». Anche al lordo sono una bella cifra. Più di Napolitano. «Guardi che il presidente della Repubblica è esonerato dalle tasse. Io no. Poi è un confronto improprio. La legge Bassanini stabilisce un tetto preciso per gli stipendi dei funzionari come me: non possiamo guadagnare più del primo presidente della Cassazione. Sotto quel tetto, tutto è legittimo, ed è lasciato alla libera contrattazione tra l’ente locale e il funzionario». Lei deve avere contrattato molto bene. «Non credo che mi si possa fare una colpa di essere riuscito ad ottenere uno stipendio che corrisponde alla mia professionalità». Magari la Lega ce l’ha con lei perché viene dal Sud. «Ma io ho lavorato anche in Comuni leghisti. No, penso che questo can can sia colpa del clima persecutorio di questi mesi, della caccia allo spreco vero o presunto». Duecentocinquantamila euro sono uno spreco presunto? «Questa domanda dovrebbe farla al sindaco». Giusta obiezione. Ma è domenica, e il sindaco non c’è. Però un assessore che si presta a far da tramite («Meglio che parli lui, la faccenda è delicata») alla fine lo si trova. E in chiusura di giornata, ecco il sindaco più munifico d’Italia: Stefano Oberti, a capo di una giunta civica. «Premesso che se la Lega vuole mettere regole più severe, io sono assolutamente d’accordo. Premesso che se si vuole che i Comuni lavorino come aziende, bisogna che possano agire e retribuire come aziende. Premesso che questo signore fino a un anno fa faceva lo stesso lavoro per la stessa cifra in un Comune a guida leghista qui vicino, e che la Lega lo pagava senza scandalizzarsi affatto. Tutto ciò premesso, io credo che questo signore il suo stipendio se lo guadagni fino all’ultimo euro». http://www.ilgiornale.it/interni/il_segretario_comunale_guadagna_piu_napolitano/08-09-2008/articolo-id=288833-page=0-comments=1

 
Di NOTOLIBERA (del 17/11/2009 @ 09:46:22, in Economia, linkato 264 volte)

Abbiamo voluto accendere i riflettori su un settore economico delle grandi potenzialità ma purtroppo spesso trascurato ed abbandonato a sé stesso, e cioè il mondo dell’agricoltura e dell’imprenditoria agricola. Ci occupiamo della “mandorla di Noto”, un prodotto un tempo conosciuto ed oramai quasi dimenticato. La mandorla di Noto dalle qualità peculiari e caratteristica di tutto il territorio del Val di Noto è oggetto di attenzione di parecchi soggetti economici, e non solo produttori, della zona, ed in particolare studiata e portata all’attenzione dal Dr. Concetto Scardaci, agronomo, responsabile del coordinamento dei produttori e responsabile per il presidio Slow Food.
Abbiamo contattato il Dr. Scardaci con il quale abbiamo voluto approfondire l’argomento.
Notolibera: Come si è arrivati alla riscoperta e valorizzazione della “mandorla di Noto” in gergo conosciuta come “Romana”?
Scardaci: Il mercato negli ultimi 50 anni ha dato molta importanza alle due varietà della Pizzuta di Avola e del Fascionello soprattutto richieste per la produzione di confetti o di prodotti ove era necessaria la perfezione del seme, ma con la richiesta di prodotto macinato soprattutto per uso dolciario è emerso che la mandorla romana aveva una superiorità nel gusto, ovvero si presenta come una sorta di prodotto per intenditori, purtroppo penalizzato da mandorle di scarsa qualità a basso costo provenienti dal mercato estero proprio ma non individuabili “ad occhio” a causa del fatto che il prodotto si presentava macinato e quindi omogeneizzato e non distinguibile.
Notolibera: Cosa comporta la valorizzazione del marchio Mandorla di Noto?
Scardaci: Bisogna precisare che il marchio “mandorla di Noto” è attualmente riferito solo a Slow Food, che ha riconosciuto il prodotto come degno di valorizzazione e tutela, lo ha inserito all’interno dei propri circuiti, ed ultimamente ha addirittura stilato un patto di alleanza tra i produttori, i cuochi i pasticceri e ristoratori, e non è difficile capire quale può essere l’impatto di mercato del prodotto che potrebbe così essere venduto ad un giusto prezzo. Dobbiamo registrare una forte crescita della domanda che non riusciamo a soddisfare, sia perché molte produzioni sono state orientate verso altre varietà e sia perché in questi ultimi anni abbiamo assistito alla distruzione di moltissimi ettari di mandorleto riconvertiti in agrumeti ora anch’essi in crisi.
Notolibera: quale aiuto avete come produttori da parte degli enti preposti come l’apposito assessorato presso il Comune di Noto, il Gal Eloro od altri?
Scardaci: Attualmente non abbiamo nessun aiuto, ci siamo sempre organizzati in proprio anche per la promozioni a livello nazionale a cui abbiamo partecipato come il salone del gusto di Torino dove abbiamo riscosso notevole successo e la partecipazione ad altri eventi in tutta la Sicilia. L’unico Ente che si è interessato al nostro progetto è stato slow Food che ha fatto conoscere il prodotto a livello nazionale ed internazionale.
Notolibera: Cosa si potrebbe fare per valorizzare il prodotto oltre a quanto già detto?
Scardaci: Basterebbe una sensibilità politica verso l’argomento, organizzando incontri di studio, convegni, ed iniziative tese a far conoscere e divulgare il prodotto dalle semplici sagre locali, alle degustazioni tematiche, il tutto in un programma di marketing, tendente da un lato ad incentivare il consumo ma soprattutto ad incentivare l’impianto di nuovi mandorleti e la salvaguardia ed il recupero di quelli già esistenti spesso abbandonati, con la conseguenza non solo di promuovere lo sviluppo di una economia ma anche di bonificare ed arricchire il territorio anche sotto il profili paesaggistico.
Notolibera: qual’è la proposta che vuole lanciare ai produttori?
Scardaci: innanzitutto voglio dire ai miei colleghi produttori di avere fiducia in un prodotto che valorizzato come merita ha un impatto molto positivo con il mercato, di impegnarci tutti per migliorarlo evitando ad esempio di inserire nel calderone della cosiddetta “corrente” qualità diverse dalla pura e selezionata “romana” , di coordinarci in una sorta di consorzio di produzione con marchio di qualità ,e di liberare il mercato da una sorta di monopolio oggi gestito da intermediari che hanno interesse solo ad accaparrarsi il prodotto a prezzi che non coprono neanche i costi di raccolta facendo abbandonare intere piantagioni con impatto negativo anche sul territorio e sul paesaggio.
Notolibera: Chi ha interesse al suo progetto come può contattarla?
Scardaci: al mio indirizzo di posta elettronica scardaciconcetto@yahoo.it .

 
Di Nerone (del 09/06/2009 @ 18:24:05, in Economia, linkato 160 volte)

Atmosfera pesante alla corte del premier alla vigilia dell'incontro in cui Lombardo andrà a chiedere i soldi dei Fas: i consulenti del Cavaliere gli consigliano di non star più dietro al Sud e alla Sicilia sprecando risorse Raffaele Lombardo stavolta va da Berlusconi per cantargliele, non per chiedere come sempre qualcosa che, tanto, non arriverà. Il presidente della Regione, forte del suo risultato regionale e del mancato sfondamento del Pdl, nelle prossime ore incontrerà il premier per spiegargli che sul Sud e la Sicilia ha sbagliato tutto e che se vuole rimettere sulla rotta giusta la nave azzurra deve reimpostare il rapporto con il Mezzogiorno. Intanto concedendo subito i 4 miliardi dei Fas, poi accelerando per il progetto esecutivo del Ponte, anzichè vendere come buona la posa della prima pietra sullo Stretto per un progetto che non c'è nei fatti. E poi tutto il resto. Ma non si pensi che, nonostante la battuta d'arresto nell'Isola, Berlusconi dirà sì a Lombardo. Perchè basta dare un'occhiata ai giornali che fanno opinione al Centro Nord e nella casa del centrodestra tremontista, per capire che i consiglieri del Cavaliere hanno presentato da una prospettiva profondamente diversa la sconfitta. "Sei stato troppo terronizzato, ecco perchè il Nord ha scelto la Lega. Ora basta". E' questo il ritornello con cui stanno catechizzando Berlusconi in queste ore: mandi a quel paese il Sud e la Sicilia, da cui non si cava niente di buono, manco più consensi e punti tutto sul Centro-Nord produttivo e ricco da rilanciare per far ripartire l'economia del paese. Ecco in quale clima Lombardo andrà a discutere dei 4 miliardi di Fas che il governo Bossi-Tremonti non ha nessuna intenzione di sganciare. Altro che stop per motivi elettorali per non favorire Vendola in Puglia o Lombardo in Sicilia: gli sghei non li vogliono mollare proprio Castelli e gli altri, perchè sono gli unici con cui possono spendere cash, pagare gli ammortizzatori sociali, fare un po' di buona figura in Abruzzo. Tanto per esser chiari chi sta ammonendo Berlusconi in queste ore gli ha anche detto: "Basta bruciare quattrini per salvare Catania o Palermo, che affoghino nei loro debiti e nell'immondizia, dopo aver sperperato". Insomma soldi al Nord e il Sud vada via al cul. Ecco l'atmosfera romana che Raffaele Lombardo troverà a Palazzo Chigi. http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=22956&template=lasiciliaweb&template=elezioni2009

 

riportiamo i titoli della relazione introduttiva di Michele Marchese, coordinatore generale Casartigiani Sicilia. Il testo completo si può trovare nelle pagine del sito www.casartigiani.org.

– Approvazione di una legge che istituisca le botteghe-scuole dell’artigianato. Si suggerisce un periodo di formazione di tre anni, con il primo anno a totale carico della Regione e gli altri due anni al 50%. Concessione dei voucher in tempi reali. Non prevedere maturazione delle ferie, indennità di fine rapporto e quanto previsto per i lavoratori regolarmente assunti. Si segnalano anche modalità per evitare interruzioni dopo il primo anno, salvo rinunzia alla formazione entro tre mesi dall’avvio.
– Prevedere il pagamento dei contributi per l’apprendistato per gli anni pregressi (2004-2008) e riforma della legge 32/2000 che ha sconvolto il settore dell’apprendistato.
– Crias. Ritorno alla previsione della erogazione alle imprese artigiane dei contributi in conto capitale a sportello, nel rispetto delle norme sul de minimis.
– Modifica dell’art. 78 della legge regionale 6 maggio 1981, n. 96, aggiungendo un comma che preveda: “il finanziamento è accordato anche per la costruzione di capannoni all’interno delle aree artigianali”. Sono molte le aree artigiane che rimangono vuote per le difficoltà delle imprese assegnatarie a costruire in proprio i capannoni.
– Intervento sulle Province Regionali di Sicilia perché prevedano per le nuove imprese artigiane la concessione di contributi in conto capitale per investimenti non inferiori a 5 mila ed euro e non superiori a 30 mila euro relativi a: ammodernamento e/o adattamento locali; acquisto di automezzi (due o tre posti in linea); acquisto macchinari e attrezzature; adeguamento alle norme sulla sicurezza e impianto elettrico ai sensi del DM 37/08.
– Mettere subito in pagamento i crediti vantati dalle imprese per forniture e servizi agli enti pubblici. Promuovere una legge che addebiti il 10% per ritardi nei pagamenti relativi alle scadenze indicate in fattura e nei contratti di appalto, sulla falsariga della norma prevista per la emissione di assegni di conti correnti non coperti.
– Evitare nel modo più assoluto cartolarizzazione per debiti della Regione. Fanno perdere non meno del 20% del dovuto ai titolari di crediti per fare arricchire banche e società di gestione. Prevediamo anche un intervento delle Province per la concessione di contributi a recupero delle perdite subite dalle imprese per la cartolarizzazione dei contributi in conto capitale non onorate dalle stesse Province.
– Sostegno ai consorzi fidi per essere di aiuto alle imprese artigiane in difficoltà nei rapporti con le banche ed enti finanziatori. Consentire ai consorzi fidi promossi dalle organizzazioni dell’artigianato di essere sportelli operativi della Crias sull’esempio di Artigiancassa.
– Trasferimento delle competenze relative all’autotrasporto dalla Motorizzazione Civile alle Province Regionali secondo quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 2002.
– Unificazione delle date di scadenza per l’adeguamento delle iscrizioni all’Albo degli Autotrasportatori al 17 agosto 2010.
– Trasformazione della Crias in S.p.A. (sul modello Artigiancassa S.p.A) e privatizzazione delle Camere di Commercio siciliane, evitando per le imprese i balzelli, e relative sanzioni, costituiti dai cosiddetti diritti camerali.
– Eliminare enti al fine di “sistemare” gente sfaccendata e creare un unica “Azienda Provinciale per lo Sviluppo”, in sigla A.P.S., che accorpi province, enti privatizzati, acque, smaltimenti, motorizzazione, registri imprese ecc. Il tutto in società di capitale ed eliminando enti di vigilanza, che spesso accumulano “cause perse”, e affidando le azioni amministrative ai codici civile e penale.

 
Di Corrado Bonfanti (del 12/03/2009 @ 09:34:18, in Economia, linkato 241 volte)

L’ultima invenzione finanziaria, oggetto di animate discussioni in questi ultimi giorni, si chiama “Tremonti Bond”.
Non mi soffermo sul cognome dell’attuale ministro dell’Economia, quanto sul termine Bond, sinonimo, per chi ha un minimo di dimestichezza con gli investimenti finanziari, di obbligazioni.
Volendo ancor più banalizzare, i bond/obbligazioni sono un valore mobiliare emesso da una società per trovare risorse finanziarie da investire nella propria attività.
Il titolo è rimborsato alla scadenza, il più delle volte alla pari, cioè tanto quanto inizialmente investito e, nel corso della sua vita, corrisponderà degli interessi periodici (cedole) di solito semestrali, al tasso d’interesse stabilito in sede di sottoscrizione.
Mi scuseranno i profondi conoscitori di finanza per la superficialità e brevità della descrizione; il fine è di capire sommariamente di cosa si sta parlando.
Sgombriamo ogni sorta di equivoco, affermando che i Tremonti Bond, non potranno essere sottoscritti dalle famiglie ma esclusivamente, al momento, dal Tesoro dello Stato.
Sono bond subordinati, ibridi, molto lontani dalle obbligazioni sopra descritte (titoli di debito) perché si avvicinano di più a un investimento direttamente nel capitale delle singole banche: le cedole dei Tremonti-bond sono pagate solo quando c'è un utile distribuibile e quindi sono perse (non cumulabili) nell'anno in cui l'esercizio della banca è in rosso.
In aggiunta, il Tremonti-bond si comporta come un titolo azionario (il termine tecnico è pari passu) poiché nel caso di abbattimento del capitale anche il valore del bond ne risente in eguale misura.
Per quanto riguarda il soggetto emittente, ed è da qui che desidero partire con un mio personale ragionamento, lo strumento è diretto alle Banche italiane per permettere loro di riequilibrare il cosiddetto patrimonio di vigilanza (Core Tier 1).
Il ministro Tremonti ha spiegato che il tasso «sarà oggetto della convenzione» che il Tesoro stipulerà con le banche, (a quanto si legge la prima cedola dovrebbe attestarsi all’8,50%) e che questi bond bancari devono avere per lo Stato «ritorni piuttosto consistenti» che saranno impiegati per «causali sociali, a partire dai mutui».
Il ministero ne subordina poi la sottoscrizione a una serie di condizioni.
Il Tesoro chiede alla banca «impegni definiti in un apposito protocollo d’intenti» a favore di imprese e famiglie. Chiede inoltre «l’adozione, da parte delle banche emittenti, di un codice etico contenente, tra l’altro, previsioni in materia di politiche di remunerazione dei vertici aziendali».
Se quanto sopra è inconfutabile, è quasi spontaneo pensare quale potrebbe essere l’impatto che gli oneri finanziari derivanti dal pagamento delle cedole avranno nel conto economico degli Istituti di Credito, e quali politiche/strategie commerciali queste devono mettere in atto per fronteggiarli.
Se tanto mi dà tanto, sarà necessario adottare una politica dei prezzi adeguata a controbilanciare i nuovi impegni finanziari.
Come si sposa un intervento statale diretto alla tutela del sistema bancario a detta di tutti i più autorevoli politici assolutamente il più solido e sicuro d’Europa, con la necessità di rilanciare il credito per le piccole e medie imprese in modo da ridare ossigeno all’economia e riavviare la produzione ad un costo sostenibile?
Come possono aumentare i consumi se le famiglie indebitate non vedono ridursi gli esborsi mensili diretti al rimborso di un mutuo o di un prestito?
Per una volta vogliamo essere possibilisti e stabiliamo che i “Tremondi Bond” sono lo strumento adeguato, in grado di rafforzare ulteriormente il sistema bancario e così, indirettamente o per accordi sottoscritti fra le parti, consentire alle imprese e alle famiglie di ripartire.
Siamo sicuri, orgogliosi come siamo, che le nostre banche “bisognose” o, meglio, i nostri banchieri accettino questo tipo di assistenza, ritenuto in maniera generalizzata aiuto di Stato diretto alle banche in crisi?
Questo si è un dilemma. Prevarrà la capacità di ammettere alcuni errori, di affrontare la situazione reale senza avere paura delle ripercussioni del mercato? O prevarrà la voglia di non uscire allo scoperto fin quanto non si arriverà alle estreme conseguenze?
Di là dalle provocazioni, su una cosa sono assolutamente d’accordo; il sistema bancario italiano ha dimostrato grande tenuta e sarà in grado di pilotare la ripresa; è però tempo di arrossire, chinare il capo e ripartire.

 
Di Corrado Bonfanti (del 18/02/2009 @ 20:55:41, in Economia, linkato 282 volte)

Lettori e commentatori del Blog di “Notolibera”, desidero innanzitutto precisare che solo da pochi giorni sono venuto a conoscenza della pubblicazione del mio articolo nel sito dell’Associazione Notolibera, ed immeritatamente nella sezione “economia”.
L’articolo, perché di questo si tratta, è la copia autentica di quanto pubblicato nel secondo numero, cronologicamente l’ultimo, del mensile cartaceo “Notolibera” che tanto successo sta riscuotendo nel pubblico dei lettori netini e non solo.
Non sono un giornalista e men che meno un giornalista economico; mi ritengo un appassionato conoscitore di fatti economici, per avere acquisito conoscenze tecniche grazie agli studi effettuati e per l’esperienza quotidiana riveniente dalla mia attività lavorativa.
Come intuibile, la costruzione di un articolo per la carta stampata è basata su alcuni principi imprescindibili: brevità, concisione e comprensibilità di linguaggio anche per i non addetti ai lavori.
Ho letto con grande interesse quanto scritto da “anonimo” e tino tinto” che ringrazio; cercherò in questa sede di rispondere per quanto è in mia competenza e conoscenza.
Solo un appunto e poi passiamo ad affrontare i problemi come richiesto.
Ribadisco non essere un frequentatore di blog, per cui chiedo a voi di chiarirmi come mai il mio articolo è corredato di foto e firmato con nome e cognome mentre la maggior parte dei blogghisti preferisce lo pseudonimo?
Detto questo, affrontiamo i temi come richiesto, cercando di apportare ulteriori contributi a quanto da voi scritto che, ripeto, condivido ed apprezzo.
Il mio articolo affronta due principali temi di grande attualità:
1) l’accesso al credito per le imprese in genere;
2) una politica comprensoriale nella direzione dello sviluppo.
Il primo punto, riguarda un aspetto della vita dell’impresa/imprenditore e più precisamente l’aspetto legato al reperimento dei mezzi finanziari per affrontare investimenti e/o per gestire l’attività corrente.
Nel caso in cui, come scrive il sig. “Tino Tinto”, l’imprenditore non necessita del sostegno finanziario di terzi in genere, (elemento questo poco verosimile), potrebbe essere poco interessato a quanto dirò in seguito, anche se quest’ultima visione è assolutamente miope se confrontata alla dinamicità del fare impresa.
In poche parole ciò che oggi non necessita non è detto che non possa essere funzionale in futuro e quindi bisogna essere pronto a sfruttare tutte le leve azionabili nella direzione della crescita del modo di fare business.
Se quanto riferito è vero, ed affronto una delle domande del sig. “Anonimo”, l’accesso al credito bancario oggi, significa sostenere il cambiamento imposto dall’accordo di Basilea che come già riferito nel corpo dell’articolo passa per un processo interno di riorganizzazione confacente ai mutati criteri di valutazione dell’affidabilià.
In aggiunta, bisogna considerare fondamentale l’aiuto che i Consorzi Fidi riescono a fornire, aiuti sia di natura consulenziale che reale, con la concessione di garanzie consortili al Sistema bancario.
I Consorzi Fidi, dovrebbero penetrare ancora di più nel sistema economico, divenendo profondi conoscitori del tessuto nel quale operano, interagendo, quali organismi giuridici privati, con le Istituzioni locali e provinciali, per insieme creare le condizioni per lo sviluppo.
Chi meglio dei Consorzi Fidi conosce le problematiche delle aziende presenti nel territorio in cui operano ed alle modalità per accedere al credito? Chi meglio dell’Ente locale conosce le potenzialità del territorio ed è in grado di costruire le condizioni per lo sviluppo?
Vorrei essere ancora più pragmatico.
Se per esempio, il comprensorio riguardante le città A, B e C, è risaputo essere a vocazione turistica, sarebbe auspicabile instaurare un tavolo di lavoro che detti le strategie necessarie per vendere il “prodotto”.
Tali strategie, che dovranno giocoforza coinvolgere le Istituzioni pubbliche direttamente interessate, non possono non contemplare un piano di sviluppo riguardanti tutti gli operatori privati direttamente o indirettamente coinvolti sia sotto forma di imprese individuali che di società.
Non conoscendo la macchina burocratica/amministrativa, e non possedendo esperienza in ambito politico, e di questo me ne scuso, mi posso solo riferire agli interventi diretti agli imprenditori privati coinvolti, accennando solo in parte al settore pubblico.
Fermo quanto detto in merito al reperimento di risorse finanziarie, aggiungo solo che l’Ente pubblico potrebbe partecipare, direttamente o indirettamente, quale quota pubblica ad un preesistente Consorzio Fidi o, creare i presupposti per un “Consorzio di Filiera” nel quale coinvolgere tutti gli attori appunto della filiera produttiva.
Le strategie e la disponibilità di risorse da sole, però , non sono sufficienti perchè si crei sviluppo; come riferivo nel corpo dell’articolo, per sviluppare il business è necessario che venga incrementata la domanda di quel bene e servizio, abbassando i costi di produzione.
Si capisce allora che un ulteriore passo avanti sarebbe quello di formare le professionalità che devono operare nel territorio, a contatto con i diretti fruitori, creando un centro di formazione comprensoriale in grado di erogare le conoscenze e le competenze necessarie per essere competitivi.
Si potrebbe altresì creare una società a partecipazione privata/pubblica, che vigili sugli standard operativi e si occupi principalmente della “diffusione” del prodotto utilizzando tutti quegli strumenti di marketing moderno oggi disponibili.
Per quanto riguarda i costi di produzione, grande giovamento si avrebbe appunto con l’utilizzo delle cosiddette “economie di scala”, concetto riconducibile alla razionalizzazione dei “centri di costo” e massimizzazione delle sinergie fra i soggetti coinvolti.
Quanto sopra riferito, ne sono certo, non è di facile soluzione e non esaurisce gli argomenti su un tema di grande attualità e di rilevante importanza economica e sociale.
Concludo puntualizzando che quanto scritto è il frutto di idee personali che, se ritenute superficiali e prettamente scolastiche, possono essere liberamente criticate e successivamente abbandonate.
Vi ringrazio ancora per l’interesse che avete manifestato.
Corrado Bonfanti

 
Di Corrado Bonfanti (del 06/02/2009 @ 10:58:30, in Economia, linkato 395 volte)

Si sente sempre più spesso parlare del particolare momento di difficoltà delle piccole imprese che operano in ambito locale, senza riuscire a capire quali sono i fattori che determinano tale fenomeno. A volte anche le più approfondite analisi perdono di vista quei semplici elementi posti a base dell’attività imprenditoriale stessa che, invece, potrebbero farci comprendere il fenomeno in maniera più diretta.
Certamente un’impresa produce profitto se soddisfa la domanda di beni e servizi che il mercato esprime, creando e portando a maturazione il proprio business nel territorio di competenza e, in alcuni casi, ricercando nuove opportunità di affari in altre piazze.
Chi si avventura negli affascinanti ma tempestosi mari dell’imprenditorialità ha molto spesso bisogno, per crescere, di ricorrere al credito bancario.
E’ fondamentale quindi conoscere che con il secondo accordo di Basilea è cambiato il modo di concedere credito da parte delle Banche. E’ stato introdotto il concetto di rating cioè la valutazione del merito creditizio come discriminante per poter accedere al credito e rimborsare a condizioni più favorevoli. E’ intuitivo come questo meccanismo se da un lato offre maggiori opportunità alle imprese dall’altro tende a eliminare le marginalità e a premiare l’eccellenza.
Come si fa allora a uscire dalla marginalità e a tendere all’eccellenza?
E’ necessario, innanzitutto, darsi una buona organizzazione interna tale da affrontare e gestire con duttilità e professionalità i cambiamenti propri del mercato e garantire un’offerta di beni e servizi che assicurino una certa continuità di profitto.
In questo delicato meccanismo un ruolo pubblico importante, in abbinamento all’intervento dei Consorzi Fidi, deve essere recitato dall’Ente locale attraverso lo studio e l’applicazione di politiche a sostegno dell’economia locale.
Il tessuto imprenditoriale locale, specie quello delle PMI, rappresenta una parte vitale per l’economia del territorio e come tale non può essere lasciato al solo spirito imprenditoriale, “l’animal spirits”. E’ necessario che l’Ente locale crei le condizioni perché il singolo possa sviluppare il proprio business, ricercando e attuando una politica economica comprensoriale, e quindi in sinergia con altri Comuni viciniori, in grado di programmare, attuare e convogliare le risorse necessarie, nella direzione dello sviluppo. Quello che sto affermando, è che necessita una attenta e sostenibile politica economica del comprensorio, in grado di creare le condizioni per fare impresa in un libero mercato nel quale devono trovare esclusività quei beni e servizi che rappresentano la specificità del territorio stesso, intesa come risorsa di cui il territorio è ricco e della quale è capace di trarre, a parità di condizioni, il maggiore profitto. Penso che solo investendo su noi stessi e sulle risorse del nostro territorio, contribuiremo a determinare le condizioni per assicurare alle nostre imprese un valido sostegno per affrontare le sfide alle quali saranno chiamate. Corrado Bonfanti

 
Di Mizio (del 05/02/2009 @ 17:14:11, in Economia, linkato 222 volte)

Il commercio a Noto, nonostante sia una reale necessità e vi sia da più parti la voglia di elaborare programmi ed iniziative concrete, non riesce a decollare come invece avviene nelle città vicine.
Molteplici le cause che, per semplicità, si possono così sintetizzare:
1) Una scarsa propensione e paura degli operatori locali ad investire nel proprio territorio;
2) La mancanza di strumenti urbanistici esecutivi per attirare nuovi investitori;
3) La scarsa collaborazione degli enti locali ed una burocrazia elefantiaca;
L’assenza di una cultura imprenditoriale è la madre di tutti i problemi.
I pochi che ci provano, infatti, devono fare tutto da soli, cercando di fare del proprio meglio per superare ostacoli, a volte, quasi insormontabili.
Nessuna critica sterile ma un ragionamento mirato ad aprire un dibattito sul perché Noto non regge il confronto con le realtà vicine. Eppure, in una cittadina con un’economia prossima allo zero, esistono 5 istituti bancari e, forse a breve, aprirà un sesto sportello.
Un chiaro segnale della presenza di tanti solidi risparmiatori che, tuttavia, non mostrano alcuna propensione ad investire i propri denari in attività produttive. Un altro aspetto preoccupante è il proliferare in zona di centri commerciali che danneggiano le piccole e medie imprese drenando denaro verso altri lidi senza alcuna ricaduta occupazionale nel territorio.
Dopo un mese di lavoro tutti a casa e si ricomincia.
Ritengo di poter affermare, avvalendomi del punto di vista di osservatore privilegiato, che occorre una serie di interventi e investimenti per diversificare i servizi e offrire maggiore qualità ai potenziali clienti.
Da soli ogni cosa diventa difficile e per questo voglio, attraverso le pagine di Notolibera, lanciare un messaggio agli altri operatori per promuovere incontri ed iniziative per individuare insieme un pacchetto di azioni che ci possa dare uscire da questa situazione stagnante che certo non è cominciata ieri.
M.Sessa .

 
Di Seby Ferlisi (del 04/02/2009 @ 10:14:42, in Economia, linkato 209 volte)

Mi è stato chiesto di parlare della mia esperienza lavorativa, dunque eccomi qui. Ho 41 anni ed ho un contratto di collaborazione coordinata e continuativa presso un’istituzione scolastica dal primo luglio 2001 dove svolgo mansioni riconducibili in tutto e per tutto al profilo di Assistente Amministrativo.
Mi dà fastidio chiamarlo co.co.co. come ci etichettano i cosiddetti lavoratori “tipici”. Inutile dire cosa mi ricorda!
Anche se questo è chiaramente il mio vissuto!
La parte del lavoro che mi piace è il contatto con i nostri utenti, i rapporti umani che si riesce a stringere, la professionalità, le conoscenze insomma il lato relazionale nel ruolo che ricopro. Mi piace molto meno la parte burocratica.
I diritti? noi atipici abbiamo una concezione molto particolare della parola diritto. Ci mancano alcuni significati. La tredicesima, che cos’è? La maternità? E la malattia? Le ferie e l’orario di lavoro? Sono tutte questioni poco chiare. Essere senza vincoli di subordinazione comporta che lavori più del normale e non capisci nemmeno che diritti hai dal momento che non è una contrattazione tra le parti. La triste realtà è che la fase di contrattazione di fatto non esiste o è ridotta ai minimi termini, insomma “prendere o lasciare”.
Non parliamo poi della pensione, che, se arriveremo a prenderla, non sarà certo per i contributi che ci hanno versato da collaboratori.
Uno studio della Cgil Nidil ha stabilito che si può lavorare per trent’anni da co.co.co. percepire uno stipendio di circa tremila euro al mese e andare in pensione con appena quattrocento euro mensili, naturalmente lo stipendio di tremila euro non è il mio caso.
Si parla con enfasi della flessibilità, del lavoro atipico, della necessità di agilità dei contratti e poi tutti i servizi pubblici e privati che servono, fanno riferimento e si basano sul modello del lavoratore tradizionale, con contratto a tempo indeterminato.
Mi riferisco agli Istituto di Credito, agli asili, ai mutui per comprare casa, alle cooperative, ai negozi, insomma alla vita quotidiana al di fuori del lavoro.
Il lavoratore atipico, se non ha dietro i genitori o un coniuge che lavora a tempo indeterminato, come nel mio caso, ha veramente poche o nulle possibilità di pianificare il proprio futuro.
Per non parlare poi della grave malattia che ti colpisce durante la carriera lavorativa, il cosiddetto “morbo del precario”.
Questa grave malattia ha fasi acute – coincidenti con l’avvicinarsi della scadenza del contratto – caratterizzata da irritabilità, colite, gastrite, depressione, tachicardia, difficoltà respiratorie, deliri di onnipotenza (qualcuno giunge persino a convincersi che presto sarà assunto a tempo indeterminato).
I medici la scambiano sempre per depressione lieve associata all’ansia e la curano con farmaci antidepressivi e ansiolitici che aggravano la sensazione di sconfitta del paziente favorendo l’insorgenza di episodi acuti e il cronicizzarsi della malattia.
Attualmente una guarigione completa è possibile con forti dosi di contratto a tempo indeterminato, una medicina purtroppo poco reperibile anche nei paesi ricchi e industrializzati.
Io per quest’anno ho preso una semplice aspirina, contratto rinnovato fino al 31 dicembre 2009.
Ma si può!
Seby Ferlisi

 
Di Nerone (del 16/12/2008 @ 14:38:59, in Economia, linkato 241 volte)

Mentre leggiamo per la Basilicata aspettiamo anche che venga fatta luce sulla vicenda delle concessioni per le trivellazioni siciliane.

Tangenti sul petrolio in Basilitaca, finisce in carcere l'ad di Total Italia Coinvolto anche il deputato del Pd Salvatore Margiotta, per il quale sono stati richiesti gli arresti domiciliari Il pm di Potenza, Henry John Woodcock (Ansa) ROMA - L'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, è stato arrestato nell'ambito di un'inchiesta della procura di Potenza per tangenti sugli appalti per l'estrazione di petrolio in Basilicata. Nella vicenda è coinvolto anche il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, vicepresidente della commissione Ambiente di Montecitorio, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. La misura di detenzione domiciliare per il parlamentare potrà, tuttavia, essere eseguita solo se la Camera dei Deputati darà l'autorizzazione. La relativa richiesta è stata presentata martedì mattina. ANCHE «ULTIMO» IN CAMPO - Le misure cautelari - in carcere per alcune persone, agli arresti domiciliari per altre - sono state disposte dal gip di Potenza Rocco Pavese, su richiesta del pm Henry John Woodcock, ed eseguite da carabinieri del Noe guidati dal tenente colonnello Sergio De Caprio (il «Capitano Ultimo» che arrestò Totò Riina) e personale della squadra mobile di Potenza, diretta da Barbara Strappato. GLI ARRESTI - Gli arresti sono stati fatti in gran parte a Roma, con la collaborazione della squadra mobile della Capitale e della polizia municipale di Potenza. La custodia in carcere riguarda, oltre all'ad di Total Levha, anche Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto «Tempa Rossa» (così si chiama uno tra i più grandi giacimenti petroliferi della Basilicata), attualmente all'estero; Roberto Pasi, responsabile dell'ufficio di rappresentanza lucano della Total; e un suo collaboratore, Roberto Francini. È stata anche disposta la detenzione in carcere dell'imprenditore Francesco Ferrara, di Policoro (Matera), e del sindaco di Gorgoglione (Matera) Ignazio Tornetta. Arresti domiciliari, invece, oltre che per l'on. Margiotta, anche per altre tre persone, e obbligo di dimora per altri cinque indagati. I reati contestati, diversi da persona a persona, sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta (con riferimento specifico agli appalti dei lavori per le estrazioni petrolifere), corruzione e concussione. Il gip ha inoltre disposto varie perquisizioni, che sono tuttora in corso, e il sequestro di numerose società. LE ACCUSE AL DEPUTATO - L'on. Margiotta, deve rispondere di una somma che l'imprenditre Francesco Ferrara gli avrebbe promesso in cambio di un interessamento del parlamentare e di una sua azione a proprio favore. Secondo il pm Woodcock, in particolare, Margiotta avrebbe fatto valere il suo potere e la sua influenza di parlamentare e di leader del Partito democratico della Basilicata per favorire l'aggiudicazione degli appalti alla cordata capeggiata da Ferrara. In questo senso si sarebbe impegnato a fornire informazioni privilegiate al gruppo di imprenditori e a fare pressioni sui dirigenti della Total, società titolare di una delle concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi della Val d'Agri. E QUELLE AL SINDACO - Sempre secondo le accuse, il sindaco di Gorgoglione, Ignazio Giovanni Tornetta, avrebbe ricevuto periodiche «dazioni» di denaro in contanti, doni ed elargizioni varie, oltre a un non meglio definito «oggetto prezioso» per la sua attività di intermediazione tra i manager della Total e la cordata di imprenditori interessata agli appalti del petrolio. Tornetta è alla guida di uno dei Comuni in cui ricadono i giacimenti petroliferi lucani: secondo l'accusa, avrebbe ricevuto più volte somme di denaro dall'imprenditore Francesco Ferrara per la sua attività di mediazione illecita; lo stesso Ferrara, inoltre, avrebbe promesso di affidare ad una società di fatto gestita dal sindaco il servizio mensa per gli operai della sua impresa. Destinatario di un provvedimento di arresti domiciliari è invece Domenico Pietrocola, dirigente dell'Ufficio tecnico della Provincia di Matera, che - sostiene l'accusa - si sarebbe fatto dare da Ferrara 200mila euro nell'ambito di un appalto per lavori stradali in Basilicata. 16 dicembre 2008 http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_16/tangenti_basilicata_arresti_ad_total_deputato_pd_973c153e-cb6a-11dd-839f-00144f02aabc.shtml

 
Di NOTOLIBERA (del 14/11/2008 @ 09:42:29, in Economia, linkato 321 volte)

Dal Giornale di SIcilia di 5 novembre, si apprende che l’Assessorato regionale al Territorio ed Ambiente sta avviando una serie di indagini approfondite sulla VIA (valutazione impatto ambientale) presentata per quanto rigurada gli impianti fotovoltaici di grosso taglio. L’impressione che lo stesso assessorato ha è quella che alcune aziende hanno utilizzato un “escamotage” presentando più progetti di impinati in terreni attigui in modo tale da superare il limite di un megawatt di potenza per ognuno degli impianti. Se fosse vero (!) potremmo avere ripercussioni di un certo rilievo.

 
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