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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di NOTOLIBERA (del 28/02/2010 @ 09:13:42, in Per il cittadino, linkato 283 volte)

 

Scoppia la rivolta dei comuni che non hanno ancora consegnato l’acquedotto. E a Noto?

IL SINDACO DI PALAZZOLO:L’acqua deve restare a gestione comunale”.

E così pure dichiarano i sindaci di CASSARO e FERLA, il sindaco di BUCCHERI vorrebbe aggregarsi alla posizione dei colleghi ma, purtroppo per Lui, fa parte dei pochissimi “polli” che hanno consegnato le chiavi dell’acquedotto.

IL SINDACO DI BUSCEMI, Giuseppe Giansiracusa, si è dichiarato pronto allo sciopero della fame pur di non consegnare il servizio idrico, rivendicando l’esistenza di quella famosa scrittura privata di cui Notolibera parlò, naturalmente inascoltata già a ottobre 2007, che concedeva ai comuni montani condizioni agevolate come il blocco delle tariffe per 5 anni. Un foglio di carta PALESEMENTE irregolare sottoscritto semplicemente per convincere i comuni riottosi a votare positivamente per l’assegnazione del servizio alla SAI 8.
IL SINDACO DI MELILLI SORBELLO: “Non permetterò che la SAI 8 entri a Melilli”, "…..Ci raccontavano la favola dei fondi europei che sarebbero stati persi se non si accelerava sull'affidamento. La maggioranza ci è cascata. Ad oggi, dopo tre anni dall'affidamento, nessun centesimo di finanziamento Europeo è stato erogato e nessun progetto è stato cantierato."…"Succederà che, quando dovrà essere fatta la manutenzione ordinaria e straordinaria, l'onere sarà caricato sulle bollette che saranno recapitate ai cittadini. Non è un caso, che sono stati molto puntuali nel deliberare nell'assemblea dei giorni scorsi, l'adeguamento delle tariffe all'ISTAT, dando un segnale preciso: "Fare rispettare tutto ciò che è di competenza dei cittadini, mentre Sai 8 in questi tre anni si è distinta solo per i disservizi arrecati, e per l'aumento delle tariffe”…..
IL SINDACO DI CARLENTINI BASSO, eletto con l’appoggio trasversale degli on.li Bufardeci e Marziano, chiamati ormai “la strana coppia”, dichiara “Sulla rete idrica non cediamo, Carlentini fornisce ai suoi cittadini un servizio idrico più che soddisfacente”.

IL SINDACO DI AVOLA, BARBAGALLO è riluttante a consegnare gli impianti idrici e così pure il SINDACO DI ROSOLINI, SAVARINO.

Sembra che solo il sindaco di PACHINO voglia aggregarsi ai 5 sindaci dei comuni “POLLI”, tra cui purtroppo figura, “primus inter pares” il sindaco VALVO, che hanno già consegnato gli impianti.

Una situazione imprevista e incontrollabile che è scappata clamorosamente di mano al presidente della provincia, on.le Bono.

Il nostro Sindaco pare che abbia deciso di intraprendere il percorso che per tanto tempo gli abbiamo suggerito, facendo convocare un consiglio comunale per far dichiarare l’acqua bene pubblico di non rilevanza economica.

Speriamo non sia l’ennesimo “pannicello caldo” comunicativo a cui ci ha abituati l’avv. Valvo.

PER QUANTO CI RIGUARDA IL NOSTRO OBIETTIVO RESTA SOLO UNO: LUVAMICI L’ACQUA!!!

 

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Di NOTOLIBERA (del 25/02/2010 @ 12:59:02, in Società, linkato 263 volte)

Ancora bocconi e intrugli avvelenati nel territorio di Noto e continua una assurda strage di cani.
La tranquilla passeggiata in contrada Scala, in un pomeriggio assolato, si è trasformata in un terribile incubo per una nostra concittadina, che si è vista morire tra le braccia, dopo una terribile agonia, il proprio cane Titti, che aveva bevuto un intruglio avvelenato, posto sul ciglio della strada in recipienti di plastica.
A nulla è valso il pronto intervento del veterinario che, immediatamente contattato, si è recato sul posto, una zona demaniale che dovrebbe essere sottoposta a continui controlli e verifiche da parte della guardia forestale.
I carabinieri, intervenuti sul posto, hanno constatato la presenza di ciotole piene di liquido velenoso e raccolto la testimonianza sconvolta della proprietaria del cane che naturalmente ha provveduto a formalizzare denuncia scritta presso la stazione di Testa Dell'Acqua.
Questo triste episodio è l’ultimo di numerosissime altre stragi.
Il crescendo del barbaro fenomeno raggiunge livelli seriamente preoccupanti perché è ormai chiaro che non si tratta di casi isolati ma di una pratica purtroppo ormai consolidata che consiste nello sbarazzarsi degli animali indesiderati con lo spargimento di sostanze velenose in tutto il territorio netino.
Una azione sistematica che avviene non solo nelle campagna ma anche nelle contrade e nel centro abitato di Noto e che è stata ripetutamente denunziata dalla locale associazione che si occupa di proteggere i nostri amici a quattro zampe.
In base ad alcune ipotesi è possibile azzardare che queste esche velenose vengano piazzate da cacciatori di frodo che vogliono eliminare i cani randagi che potrebbero disturbare il loro ambiente di caccia oppure ai numerosi pastori a difesa dei loro greggi dalle razzie.
Per porre fine a queste barbare uccisioni che la legge vieta severamente è necessario che gli organi preposti, polizia provinciale, guardia forestale, agenti ittici e venatori e polizia municipale avviino un controllo costante del territorio e la bonifica dei siti avvelenati.
Siamo ormai stanchi di assistere impotenti alla morte di innocenti animale in preda a dolorosissimi spasmi provocati dal veleno.

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Di Roberto Bellassai (del 22/02/2010 @ 17:57:19, in Cultura, linkato 235 volte)

Organizzata dagli Amici della Fondazione Teatro,nella Sala Conferenze dell’ex Convitto Ragusa di Noto,giorno 6 Febbraio scorso,è stato presentato il romanzo dal titolo: Celeste Aida,e dal sottotitolo: Una storia siciliana,di Marinella Fiume,nella Collana Altera,della Rubbettino Editore.

La presentazione è stata preceduta dalla lettura di alcuni brani del romanzo,letti dall’attrice Pamela Toscano,che accompagnata da un sottofondo di musica etnica e lirica,si è sintonizzata con molta naturalezza nella dimensione in cui il testo,la parola,il corpo,la voce, i suoni,divenivano un’unica cosa,pervenendo con molta sufficienza e una libertà d’espressione a trasmettere al pubblico presente,delle sensazioni e delle atmosfere adeguate al pathos che i brani del romanzo con la sua storia drammatica e le sue dinamiche richiedevano. L’Avv. Maria Suma, presentando il romanzo della Fiume,un romanzo che si basa e nasce da un fatto di cronaca,divenuta storia popolare, “ cuntu “ narrato nel passato nelle Piazze dei paesini e delle Città siciliane,dal Cantastorie Orazio Strano. Una storia drammatica accaduta in un villaggio,a Botteghelle,vicino Fiumefreddo di Sicilia,in provincia di Catania,nel 1933.

La Suma,ha fatto un quadro psicologico dei vari personaggi che danno vita al romanzo,sottolineando la povertà culturale della famiglia contadina di Aida,e della conseguente mentalità ristretta e autoritaria dei vari soggetti che circondavano e ruotavano attorno alla sensibile,sveglia,attenta e perspicace Aida Messina,una bambina di cinque anni,che viveva con la madre,i fratellini,la sorellina,la nonna,e lo zio Giovannino,che per Aida,rappresenta tutti quegli aspetti parentali maschili,consci e inconsci,in sostituzione del padre emigrato in America,per lavoro.

Nel romanzo si narra di un giovane ventenne,commerciante di vini,che ha una relazione amorosa con la suocera molto giovane,una suocera di trentasette anni. Giovannino,è il nome del giovane,che dopo avere sposato la figlia di Giuseppina,Pinuccia,la lascia a Giarre,nel paese con i suoceri, mentre lui si stabilisce e vive con la suocera Giuseppina,e i suoi cognatini. E’ la sensibile e attenta Aida,che s’accorge della relazione tra i due,e Giovannino,per paura che possa rivelarlo all’amato padre sconosciuto di nome Alfio,che vive in America,la uccide seppellendola viva dentro un fosso da lui scavato vicino al suo negozio di vini.

Nella relazione tra Giovannino Scandurra e Giuseppina Ucciardello,oltre alla normale soddisfazione dei sensi,è chiaro e evidente il rapporto edipico che maggiormente lega i due amanti,rapporto edipico,che si rovescia solo affettuosamente tra Giovannino e la cognatina Aida,in cui Aida ,cercava tutte quelle attenzioni e affettuosità sane,normali e dovuti che richiede la sensibilità di una bambina di cinque anni,affettuosità che non vengono corrisposte dal cognato,perché costui è sempre con l’attenzione centrata alla relazione con Giuseppina,al gioco delle carte,al vino,e alle donne in generale.

Dopo varie ricerche i Carabinieri,scoprono l’omicida in Giovannino,a cui viene fatto un processo e di conseguenza condannato a morte mediante fucilazione,mentre Giuseppina,viene assolta per insufficienza di prove sia per il delitto della figlia Aida,che per l’adulterio e il procurato aborto.



La Psicoterapeuta Maria Alecci,è intervenuta sgambettando la tragedia e il suo significato statico,leggendo e interpretando i significanti che si colgono via via nel romanzo, tra cui “ i segreti di famiglia “,di cui sono portatori inconsapevoli,sia Aida,la vittima,che Giovannino,il carnefice. Aida,oltre a non avere conosciuto il padre molto amato e spesso sognato da parte sua,si porta dentro di se,quella fiducia tradita da parte della madre e di Giovannino,mentre Giovannino,che non è a conoscenza che sua madre Giuseppa Zappalà,da giovane fu violentata in una campagna da un bruto pastore,da cui lui nacque,frutto quindi di una violenza che si porta dentro con se,trasmessogli dalla madre.

Si potrebbe dire,aggiungo io,ma se Aida e Giovannino,al di là della tragedia,sono dei portatori inconsapevoli delle violenze subite,quindi di una violenza che poi sfocia in tragedia,non è forse da ricercare anche e soprattutto nel contesto politico e culturale del tempo? Nella politica culturale,nella morale del sistema politico,morale,religioso? Dal regime dittatoriale fascista,con le sue leggi,come il Codice Rocco,e le sue leggi morali sanciti dal Concordato tra lo Stato fascista,rappresentato da Mussolini,e lo Stato Vaticano,i cui valori cardini erano: Dio,Patria,Famiglia,con la conseguente divisione dei ruoli tra uomo e donna,in cui la donna era subordinata all’uomo,al marito,e l’adulterio e l’aborto venivano puniti severamente con l’arresto. In quella separazione della morale,in morale pubblica di facciata,e in morale privata,che poi vuol dire,morale sessuale repressa nel caso in questione,che viene vissuta solo nella clandestinità,nel privato del privato,che diviene una “morale mafiosa “ del privato,che produce altre separazioni e altre doppiezze,come ad esempio,quelle tra corpo e spirito,tra corpo e mente,tra spiritualità e sessualità,insomma quel privato del privato sommerso, che diviene “ morale mafiosa “, di cui purtroppo le “ mafie sociali “ e le “ mafie religiose “ , hanno bisogno per continuare ad alimentare il proprio potere,quindi le proprie logiche economiche e politiche che si basano sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.









Noto,17 Febbraio 2010

Roberto Bellassai

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L’attuale situazione disastrosa in cui versa la nostra città, obbliga tutte le componenti sane e volenterose ad impegnarsi per ribaltare l’attuale quadro amministrativo che, a partire dal suo massimo esponente, non solo si è dimostrato inadeguato alle reali esigenze della città, ma ha anche fortemente deluso le promesse elettorali e le aspettative che su di esse avevano riposto i concittadini elettori.

In quasi quattro anni di mandato, la disastrosa amministrazione Valvo ha accumulato una serie storica di insuccessi: un territorio costretto a subire vere e proprie catastrofi ambientali, dal mare inquinato alle discariche abusive, alla cementificazione selvaggia; nessuna prospettiva di sviluppo; il Prg affossato; la zona artigianale non finanziata; il piano commerciale disperso; una città costretta nella povertà in tutti i sensi, da quella economica a quella culturale e sociale.
Per converso si è assistito, e si continua ad assistere, all’autocelebrazione pomposa del primo cittadino, che con il suo approccio tutto ideologico e fatto solo di proclami ha oramai compromesso lo sviluppo economico e sociale del nostro territorio.
Un sistema “Valvo” basato su interventi amministrativi estemporanei finalizzati alla sopravvivenza politica dei soliti personaggi in cerca d’autore e condizionato fortemente dal gruppo di potere che lo sostiene.

In questo quadro desolante i movimenti cittadini Notonostra, Notolibera e Impegno per Noto ritengono ormai improcastinabile e urgente attivarsi con azioni concrete ed efficaci tese alla creazione di un nuovo “Progetto Noto” di sviluppo economico, culturale e sociale della città.

Per questo i tre movimenti hanno deciso di firmare un patto federativo, costituendo un tavolo unitario composto dai tre coordinatori, il dott. Michele Faraone, il sig. Carmelo Filingeri e il prof. Corrado Tafaro, oltre ai componenti ricoprenti cariche istituzionali, e aperto alla partecipazione e ai contributi, senza alcun vincolo ideologico, di tutti; partiti politici istituzionali; altri movimenti cittadini; forze economiche e sociali e loro associazioni di categoria; singoli, uomini e donne, che desiderano spendersi in questo progetto.
Un’Altra Noto è possibile, se si riesce a costruire una visione condivisa di rinascita della città da consegnare a una nuova governance politico-amministrativa che ha come unica pregiudiziale inderogabile porre fine a questo modo fallimentare di gestire la cosa pubblica ed al conseguente irreversibile disastro sociale generato e perpetrato dal sindaco Valvo e dalla sua amministrazione.

Il coordinamento dei Movimenti

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Di Partito Democratico Noto (del 17/02/2010 @ 12:27:27, in La voce dei partiti, linkato 205 volte)

La zona collinare di San Corrado fuori le mura e le numerose contrade che da Cozzo Tondo si susseguono fino a Villa Vela sono da tempo abbandonate e prive dei necessari investimenti.
Le scelte politiche e amministrative degli ultimi anni, infatti, hanno privilegiato gli investimenti nella zona costiera, trascurando il fatto che diverse migliaia di cittadini abbiano scelto la zona collinare come sede per abitarci tutto l’anno e che, di conseguenza, devono eseguirsi tutte quelle opere di urbanizzazione che ne migliorino la vivibilità.
Nelle contrade Lenzavacche e Baronazzo, ove sono sorti complessi residenziali, costruzioni a schiera e villette autonome, mancano un’idonea illuminazione pubblica, marciapiedi, segnaletica stradale e altri servizi indispensabili e per la sicurezza e per la stessa qualità della vita.
Questo stato di abbandono rappresenta, inoltre, una delle cause che portano balordi a commettere, spesso e impunemente, atti vandalici e sacrileghi nelle suddette zone, senza risparmiare luoghi sacri come l’eremo di San Corrado o le edicole votive di cui la zona è piena.
Si invita, pertanto, l’amministrazione a rafforzare i controlli e ad eseguire interventi mirati di urbanizzazione e riqualificazione delle zone collinari. Il Comune è, ad esempio, proprietario di due immobili, da tempo abbandonati, che insistono sulla piazzetta centrale di San Corrado f.m.: sarebbe molto vantaggioso, oltre che economicamente non dispendioso, darli in gestione per l’apertura di un’attività commerciale, che garantirebbe presenza e quindi maggior controllo, o trasferirvi uffici comunali che possano servire la copiosa utenza della zona collinare.

Giovanni Campisi – Segretario PD-Noto

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Di NOTOLIBERA (del 15/02/2010 @ 11:38:41, in Per il cittadino, linkato 437 volte)

Dopo i tanti clamori e le tante interviste si scopre che si tratta della solita trovata giornalistica del Sindaco Valvo, uno specialista della frittata tanto è bravo nel rigirare le notizie, per lui sono sempre dei successi !

Ebbene il mostro edilizio che ha riempito pagine di giornali e la quasi onorificenza a Commendatore della Repubblica per il nostro beneamato Sindaco non è altro che una casetta di appena 50 metri quadrati costruita in legno.
Concittadini rimarreste sorpresi nell’apprendere che su questo MOSTRO EDILIZIO pendeva ordinanza di demolizione da ben 8 anni? 
Chissà come mai è rimasta nel cassetto per tutto questo tempo.
IL SINDACO abitando nella parte alta della città si tiene parecchio lontano dal triangolo delle meraviglie “PORTA VECCHIA - ARANCI DOLCI - TRE PONTI” eppure li qualcosa succede …. O forse no?

PERCHE’ NON SI CERCA MAI IL PROPRIETARIO DEL TERRENO E NON SI CONDANNA MAI CHI REALIZZA LA LOTTIZZAZIONE ABUSIVA ?

A QUESTE DOMANDE speriamo si possa avere una risposta !

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Di Gaetano Bufalino (del 14/02/2010 @ 23:13:51, in Per il cittadino, linkato 686 volte)

A proposito di energie alternative e con riferimento agli impianti eolici vedo una particolare ritrosia di molti nell’accettarne la loro realizzazione in qualsiasi luogo della nostra regione. Perché?

Diamo per assodato che il nostro modello di sviluppo è il turismo e la salvaguardia del nostro meraviglioso ambiente, ma rifiutare le pale eoliche mi sembra incongruente.

Non inquinano, e dato che di energia abbiamo bisogno, mi sembrano proprio una necessità.
L’unico impatto che creano è quello visivo, ma ci siamo chiesti cosa pensarono tanti anni fa gli olandesi quando videro i propri paesaggi invasi dai mulini a vento ? ora sono diventati un richiamo turistico conosciuti da tutto il mondo e visitati da milioni di persone. La Tour Eiffel, quando fu costruita venne criticata da molti, adesso è il simbolo della Francia.Non pensate che le piramidi sono un disturbo al paesaggio desertico, hanno interrotto l’orizzontalità del deserto.

E che dire dei tralicci dell'alta tensione, sono giganteschi, sono un ammasso di ferro e cavi che corrono lungo tutto il nostro territorio, ma ormai , quando li vediamo non pensiamo affatto che sono da buttare giù, perchè ? Perchè sappiamo che senza di loro non possiamo accendere la luce delle nostre case. Le serre per coltivare i vari ortagi hanno cambiato totalmente l’aspetto delle nostre campagne, il verde non si vede più, e non è che sono così necessarie visto come avviene la coltivazione, 10 cm di terra e tonnellate di concimi chimici, che prodotti ci fanno mangiare ? schifosi , a mio parere.

Abbiamo rinunciato ad una parte del nostro paesaggio perchè era necessario ed in tanti casi non era proprio il caso, anzi.

L’uomo ha da sempre modificato il paesaggio e se non lo avesse fatto sarebbe rimasto nelle grotte.

E’ chiaro che questi esempi hanno un impatto sul paesaggio non indifferente, ma nonostante ciò, dopo qualche tempo sono diventati “ il paesaggio”.

La nostra società ha paura del nuovo, paura di lasciare ai posteri cose brutte, non ha il coraggio di intervenire sul paesaggio per modificarlo a vantaggio della salute. Sotto una pala eolica il verde continuerà a crescere indisturbato, anche l’insalata, e cosa non da poco sarà pulito, o preferiamo una bella centrale nucleare, piccola piccola, ma io l’insalata coltivata anche a 50km di distanza avrei qualche remora a mangiarla.

Forse dico tutto ciò perché sono innamorato dei paesaggi con queste grandi braccia che catturano il vento per regalarci energia PULITA. Guardiamoli con altri occhi, gli occhi dei bambini, facciamoli colorati, diamo loro una valenza architettonica, un senso estetico e piano piano diventeranno il nostro paesaggio PULITO, sotto il quale non avremo paura, anzi li ameremo perchè saranno loro a far funzionare tutto ciò che di elettrico usiamo.

Altro discorso è il grande business che gira intorno ad esse, ma su cosa non gira il business ?, dove ci sono grandi opere ci sono uomini avidi che tendono a lucrare , ma io dico lucrate pure, basta che questi impianti funzionino. E’ chiaro, visto che i soldi sono i nostri , chi preposto dovrebbe un tantino controllare di più. Tanti dicono “ gli impianti eolici sono controllati dalla mafia e quindi non li voglio” ma allora perché andiamo negli ipermercati? Perché usiamo la benzina ? perché usiamo le autostrade ? perché ? perché ? perché ????????? di tante altre cose.

A qualcosa dobbiamo pur rinunciare per avere energia pulita e se debbo rinunciare al paesaggio incontaminato ma privo di gente che lo vive, preferisco il gigante con le braccia aperte e sotto di lui un popolo di gente che respira aria pulita e si gode il verde.

Il verde è verde se un uomo lo guarda e lo può VIVERE.



Gaetano Bufalino

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Di NOTOLIBERA (del 13/02/2010 @ 13:27:33, in Per il cittadino, linkato 212 volte)

Un anonimo poeta marchigiano del duecento, spinto forse da un pio intento, scrisse un poemetto dal titolo La giostra delle virtù e dei vizî.

A prescindere dall'importanza filologica e letteraria del testo, ciò che più colpisce è il titolo la giostra ovvero il carosello, il torneo o il duello tra la virtù e il vizio e dunque tra il bene e il male.

E noi abbiamo i vizî senza le virtù; però ora abbiamo anche la giostra!

                                                                     Salvatore Dipietro

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Di Evarco (del 11/02/2010 @ 09:28:46, in Per il cittadino, linkato 293 volte)

Cari amici,
16 mesi sono trascorsi dalla nascita di “Notolibera”, certamente un tempo molto breve per sperare di poter già assaporare qualche frutto del faticoso e difficile percorso di cittadinanza attiva, dell’impegno ad offrire il proprio contributo di passione civile alla città, del localismo europeo che è riuscito a mettere insieme persone dalle esperienze civili, sociali e politiche diverse, unite dal felice pensiero di dare un apporto fattivo e disinteressato alla comunità cittadina.
Tuttavia è già possibile affermare che, nonostante il breve arco temporale trascorso e le difficili condizioni ambientali cittadine, l’Associazione è riuscita, attraverso una costante e puntuale informazione data alla cittadinanza con il giornale e il sito internet, a raggiungere un primo obiettivo di riconoscibilità cioè a essere considerata come gruppo di persone libere da condizionamenti ideologici, disponibili al dialogo e all’ascolto delle esigenze della comunità e, soprattutto, di essere capace non solo di far sentire la propria voce critica ma di elaborare proposte e soluzioni praticabili.
Capitalizzato questo primo risultato è necessario e opportuno focalizzare con chiarezza il prossimo obiettivo di medio termine, individuando tempi, strategie e risorse umane e strumentali del “work in progress” del progetto di partecipazione attiva intrapreso da Notolibera.
Che ci sia un legame tra i temi di cui ci occupiamo quotidianamente e lo stato della politica nella città è fuor di dubbio, così come è altrettanto chiaro a tutti noi che a Noto si viva una crisi morale, culturale ed economica senza precedenti che gli attuali politicanti non solo sono inadeguati a fronteggiare ma, scientemente, non mostrano alcun interesse a farlo.
Noto, purtroppo, non è più una città normale, la nostra comunità è ormai, come si dice, alla frutta.
Già, che bella parola “comunità”!!!
Ogni volta che la pronuncio penso ad un popolo vivo, inquieto, pulsante, pronto si allo scontro ma con una storia condivisa da tramandare, con ideali e progetti comuni da perseguire, quasi una estensione della famiglia.
Da tempo abbiamo perduto la dimensione economica che ci aveva reso ricchi e illustri, le campagne abbandonate, il turismo che non decolla ma, quel che è peggio, stentiamo sempre più a distinguere chi siamo, da dove veniamo e, soprattutto, dove vogliamo andare.
La composizione sociale della comunità è smagliata, sdrucita, sfaldata.
Per carità di patria accenno appena al folto gruppo dei “caminanti” che stanno divorando, nel silenzio e nella paura generale, l’ultima residua speranza di uno sviluppo urbanisticamente adeguato della città, alle periferie sempre più al limite del disagio esistenziale, alla nostra borghesia medio-alta concentrata nel mantenere il proprio status e, sempre più spesso, incline all’affarismo e a larghe fasce della popolazione che avvertono il senso dello sfinimento e della rassegnazione.
Questa inarrestabile deriva socio-economica, un buco nero che inesorabilmente sta inghiottendo la coscienza collettiva cittadina, accorcia velocemente la distanza verso un bivio che coscientemente non possiamo più assolutamente bypassare né tantomeno sperare di rimandare.
Un primo sentiero, per certi versi agevole e anche abbastanza comodo da percorrere, dove l’impegno assunto insieme, lo scrivere, il criticare, il proporre, può e deve essere l’unica forma possibile dell’agire politico ed aspettare, sostanzialmente in una inerzia vigile, che il lavoro di informazione, consultazione e partecipazione dia i frutti sperati.
Insomma la “teoria del pungolo”: i movimenti, le associazioni, la Cittadinanza non possono essere soggetti politici permanenti, devono essere solo pungolo provvisorio.
La Cittadinanza scuote l’albero, i partiti ne raccolgono i frutti che inseminati non saranno più avvelenati.
Purtroppo i fatti italiani e locali ci dimostrano che la “teoria del pungolo” è un pio desiderio, i partiti raccolgono i frutti della Cittadinanza ma ne rifiutano pervicacemente ogni innesto di idee, valori e pratiche.
L’altro strada, tentare cioè la soluzione di una equazione ritenuta impossibile,  l’esercitare “immaginazione democratica” lavorando per dare “peso” alla debolezza strutturale della spontaneità della Cittadinanza, uno stretto sentiero, impervio, periglioso, faticoso ma che ritengo personalmente, e come me - sono sicuro - tanta gente, l’unico veramente percorribile in questo particolare momento storico della città.
Certo prima di teorizzare e pianificare questo cammino è necessario ridefinire le nostre personalissime colonne d’Ercole, che cosa significa essere indipendenti, indipendenti ma non neutrali o indifferenti, così come fondamentale appare il determinare un sentimento comune generale e particolare.
Siamo indipendenti dalle organizzazioni partitiche perché riteniamo di estrema drammatica attualità le parole di Enrico Berlinguer, in special modo per la nostra città:
“I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero.
Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.
La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss".
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. E il risultato è drammatico.
Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.”
Né neutrali, né indifferenti perché siamo contro le obbedienze identitarie e ideologiche, contro i privilegi corporativi, siamo contro una casta di comando controllata dalle segreterie nazionali, regionali e provinciali, siamo invece per la legalità come strumento di eguaglianza anche sociale che costringe l’establishement a non prevaricare, siamo per l’analisi dei problemi del proprio territorio, siamo per l’individuazione delle soluzioni concrete più opportune e degli uomini più capaci per raggiungere obiettivi condivisi, valorizzando intelligenze e competenze troppo spesso escluse.
Abbiamo un sentimento comune generale e particolare, la certezza dello sfascio generato e perpetrato da questa amministrazione comunale, dal sindaco Valvo e dagli uomini che la compongono.
In tutto ciò dobbiamo essere consapevoli che puerile sarebbe “l’aspettare Godot” dell’autoriforma dei partiti, di quegli stessi uomini che compongono la consorteria affaristica, familistica e clientelare che hanno trascinato la città nell’eclissi della democrazia.
Sappiamo perfettamente che i dirigenti dei partiti capiscono solo la perdita del potere, il venire meno del monopolio della rappresentanza sul “proprio” elettorato, paradossalmente vincere o perdere le elezioni rappresenta una fase dell’immutabile corso e ricorso del potere politico.
L’unico linguaggio che può spingerli al cambiamento è il timore di perdere una quota della loro rappresentanza politica ed allora non ci resta altro da fare che rendere attuale, incombente, operativo il loro più oscuro timore, organizzare cioè la minaccia corrispondente, di organizzarla fino all’ipotesi di una lista cittadina alternativa.
E’ necessario in primo luogo utilizzare il patrimonio di credibilità fin qui capitalizzato per appropriarci del ruolo di mediazione fra tutte le forze cittadine, sociali, economiche e politiche e, in secondo luogo, puntare ad avere rappresentanti nell’istituzione consiliare comunale e nell’amministrazione attiva, sostenendo qualcuno che rappresenti i valori della Cittadinanza, qualcuno che lo faccia “a tempo determinato” utile ad agevolare la prassi fondante associativa.

Ed allora non ci resta altro che rimboccarci le maniche per costruire, insieme a tutti i portatori di interesse della città, un progetto organico di rinascita economica, civile e culturale di Noto.

                                                                                            Carmelo Filingeri

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Di Nerone (del 10/02/2010 @ 12:56:56, in Economia, linkato 498 volte)

Capita a tutti di imbatterci in notizie che lasciano attoniti, specialmente in tempi di crisi di disoccupazione e sofferenza: chi di noi non si è mai stupito nel sapere quanto guadagna un notaio? E gli impiegati regionali e pararegionali siciliani? Ed un Segretario Comunale pagato per di piu' con soldi pubblici e che incassa anche il "diritto di rogito"? Risposta: piu' del Presidente della Repubblica.. Ne abbiamo certamente uno anche a Noto, pagato con soldi pubblici: quanto guadagna? Ecco, queste sono situazioni ingiustificate ed ingiustificabili che non dovrebbero essere presenti in un paese che vuole dirsi civile. In un paese della Bergamasca il funzionario municipale percepisce 247mila euro: il capo dello Stato arriva a 218, il premier a 212. Interpellanza del Carroccio. La sua replica: "Ho contrattato, è in proporzione alla mia professionalità" Stipendio di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio: 212mila euro. Stipendio di Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica: 218mila euro. Stipendio del ragionier Giovanni Barberi Frandanisa, segretario generale del Comune di Stezzano: 247mila euro. Come sia possibile che un funzionario amministrativo di un municipio di paese guadagni più di chi governa una nazione è uno di quei misteri che hanno spiegazione solo nello sbarellamento della politica, nel deragliamento dalle norme elementari del buon senso. Eppure è tutto vero. L’interpellanza di un senatore leghista che ieri sollevava lo scandalo sarà anche, come dicono in Comune a Stezzano, un’opera di strumentalizzazione politica. Peccato che lo stipendio del segretario sia quello. Non un euro di meno. Ieri pomeriggio, la bella piazza di Stezzano era baciata dal sole. Due ville del Settecento, i ciottoli di fiume, i vecchi all’osteria, le nuvole che si rincorrono. Sui tavoli dei bar, L’Eco di Bergamo e la Padania che rilanciano l’interpellanza. I vecchi dicono: «Che quel signore prendesse tanto, la voce girava. Ma così tanto non lo immaginava nessuno». Stezzano fa 12mila abitanti, gente senza fronzoli, fabbrica e cantiere. Mezzo miliardo delle vecchie lire, 250mila euro, in molti non sanno neanche come sono fatti. E si domandano come sia possibile che - in tempi di Ici abolita, di lotta agli sprechi, di polemiche sulla casta - al Comune sia venuto in mente di rompere il salvadanaio per arruolare il segretario generale più costoso d’Italia. Più caro di quelli che gestiscono Venezia, Torino, Palermo. Lui, il diretto interessato, Giovanni Barberi Frandanisa, 42 anni ancora da compiere, non si scompone. Cioè, un po’ si arrabbia per la violazione della sua privacy («Voglio proprio vedere dove hanno preso quei dati e con che diritto li hanno divulgati»). Però poi in qualche modo rivendica il suo diritto a guadagnare un mucchio di soldi. «E poi - dice - attenzione. Non facciamo confusione tra reddito lordo e reddito netto». Anche al lordo sono una bella cifra. Più di Napolitano. «Guardi che il presidente della Repubblica è esonerato dalle tasse. Io no. Poi è un confronto improprio. La legge Bassanini stabilisce un tetto preciso per gli stipendi dei funzionari come me: non possiamo guadagnare più del primo presidente della Cassazione. Sotto quel tetto, tutto è legittimo, ed è lasciato alla libera contrattazione tra l’ente locale e il funzionario». Lei deve avere contrattato molto bene. «Non credo che mi si possa fare una colpa di essere riuscito ad ottenere uno stipendio che corrisponde alla mia professionalità». Magari la Lega ce l’ha con lei perché viene dal Sud. «Ma io ho lavorato anche in Comuni leghisti. No, penso che questo can can sia colpa del clima persecutorio di questi mesi, della caccia allo spreco vero o presunto». Duecentocinquantamila euro sono uno spreco presunto? «Questa domanda dovrebbe farla al sindaco». Giusta obiezione. Ma è domenica, e il sindaco non c’è. Però un assessore che si presta a far da tramite («Meglio che parli lui, la faccenda è delicata») alla fine lo si trova. E in chiusura di giornata, ecco il sindaco più munifico d’Italia: Stefano Oberti, a capo di una giunta civica. «Premesso che se la Lega vuole mettere regole più severe, io sono assolutamente d’accordo. Premesso che se si vuole che i Comuni lavorino come aziende, bisogna che possano agire e retribuire come aziende. Premesso che questo signore fino a un anno fa faceva lo stesso lavoro per la stessa cifra in un Comune a guida leghista qui vicino, e che la Lega lo pagava senza scandalizzarsi affatto. Tutto ciò premesso, io credo che questo signore il suo stipendio se lo guadagni fino all’ultimo euro». http://www.ilgiornale.it/interni/il_segretario_comunale_guadagna_piu_napolitano/08-09-2008/articolo-id=288833-page=0-comments=1

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Una delle emergenze del tutto sottovalutate dall’attuale amministrazione comunale è sicuramente quella della difesa dell’ambiente. A parte i proclami e la solita vuota enfasi comunicativa, il nulla.
Per fare riferimento all’attualità, è ovvio sottolineare come opportunamente l’amministrazione comunale abbia adito le vie legali nei confronti della società responsabile dell’oleodotto il cui malfunzionamento ha causato i danni che noi tutti ben conosciamo. Era il minimo indispensabile.
Detto questo, lasciato alle spalle anche il clamore sollevato per la questione delle “trivellazioni”, che, ancora oggi, viene richiamata alla memoria al fine di sottolineare come ci si sia battuti per la difesa dell’ambiente, che altro è stato fatto?
PERCHÉ NON SI È PROCEDUTO ALLA REVISIONE DEL PIANO REOLATORE GENERALE SCADUTO ORMAI DALL’ANNO 2003?
Il PRG è lo strumento principe di controllo, di pianificazione economica, di tutela e salvaguardia del territorio. In poche parole, attorno al PRG, ruotano tutti gli interessi economici di un’area e della comunità che vi risiede.
La legge prevede che sia sottoposto a revisione decennale, ciò significa che a Noto vige ancora quello approvato nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso. La revisione decennale è opportuna per adeguare lo strumento urbanistico alle mutate esigenze del territorio. Non si può procedere a continue varianti dell’impianto originario del PRG perché ciò rischia di stravolgerne le finalità e trasformarlo in strumento di manipolazione, nelle mani di pochi, degli interessi economici collettivi.
COME SI PUÒ FAR CREDERE ALLA CITTADINANZA CHE SI RENDONO OPERATIVI IL PIANO PER L’AREA ARTIGIANALE E QUELLO PER L’AREA COMMERCIALE SENZA AVERE IN PRECEDENZA OTTEMPERATO ALLA REVISIONE DEL PRG?
In questi anni abbiamo udito solo proclami roboanti con il miserabile intento di “prendere tempo” e gettare fumo negli occhi!
Tra l’altro sia il piano per la zona artigianale che quello per gli insediamenti commerciali sono ancora in alto mare, con buona pace degli operatori economici direttamente interessati. Essi si rassegnino: passerà ancora molto prima che tali piani, appendici al PRG, siano pienamente operativi.
Comunque la legge non consente che il PRG sia continuamente emendato. Tant’è che la Regione ha più volte “ripreso” l’amministrazione comunale ed ha pure nominato un commissario ad acta, il quale, per inciso, è pagato da noi cittadini di Noto!
A questo punto, molto probabilmente, ognuno si è fatto la propria idea, chiara, anzi, lapalissiana, sulla vicenda e sui protagonisti in negativo.
Noi rileviamo come da nessun partito o gruppo della così detta maggioranza sia mai stata promossa una campagna politica seria per sollecitare uno sforzo comune e trovare una sintesi per l’adozione del nuovo PRG. Ultimamente, però, da parte del Sindaco è stato affidato l’incarico ad un professionista esterno per la redazione dello studio di sviluppo socio-economico. Si tratta di un documento propedeutico al PRG e di doverosa adozione.
Non sono state sufficienti le numerose sollecitazioni ed interpellanze da parte delle forze di opposizione, ma è stato necessario che la Regione nominasse un commissario ad acta per far finalmente avviare l’iter che, può darsi, entro il 2015, porterà alla definitiva operatività del PRG!
E di ché ci lamentiamo? Meglio di così!
La realtà evidenzia una drammatica assenza di risultati, questo è un dato incontrovertibile, il resto sono solo bugie e chiacchiere, non buone come quelle che si mangiano a carnevale, ma pessime ed indigeste!
NOTO, 03/02/2010--IL MOVIMENTO “NOTO NOSTRA”

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A che servono le partecipate: il dettaglio della realtà locale, dopo l’inchiesta regionale dell’1 settembre. La pratica in uso anche negli enti siracusani: ecco società, nomi e compensi

SIRACUSA - Siracusana Management Spa, Parcheggi e Trasporti Srl, Affissioni e Pubblicità Srl, Archimede Srl. Sono le quattro società a capitale interamente pubblico del Comune di Siracusa, comunicate al ministero per la Pa di Brunetta. Altre partecipazioni importanti sono nella Sai 8 Spa con il 49,20%; nella Sogeas Spa di cui detiene il 60%; nel Consorzio Universitario Archimede con una partecipazione del 50%, come la Provincia; nel Consorzio Area Marina Protetta “Plemmirio” in cui partecipa con 50.000 € per una quota del 50%, parimenti alla Provincia regionale; nell’Ato Sr1 Spa con il 37,63% e un onere finanziario di 80.000 €.
Escluse queste ultime, per tutte le altre non si conosce, sulla base della comunicazione al Ministero, l’onere finanziario del Comune.

Com’è noto, e come abbiamo ampiamente evidenziato nella nostra inchiesta del 1° settembre scorso, i consorzi e le società partecipate dalle Pa sono entità di sottogoverno in cui spartirsi il potere, in cui riciclare politici trombati alle elezioni o fuori gioco, e che elargiscono migliaia di euro a persone vicine ai governanti del momento. Il tutto a scapito delle capacità e competenze dei normali cittadini. Ed ecco alcuni esempi.

Nella Siracusa Management Spa, il presidente del Cda Carmelo Fileti è stato assessore al Personale nella seconda giunta Bufardeci, intasca 16.000 € all’anno.
Anche Francesco Midolo, componente del Cda della stessa società, già liberale e persino leghista, è stato assessore con Bufardeci, oggi è vicino al PdL, porta a casa 12.000 € annui.
Stesso ruolo e stessa cifra per Pasquale Elicona, legato al PdL. Assessore agli Affari Generali sempre con Bufardeci. porta a casa 12.000 € annui.
Riccardo Lo Monaco, presidente di Sai 8, percepisce 24.000 € all’anno.

Altri uomini con rapporti politici che siedono nelle poltrone dei consorzi e delle società partecipate dal Comune, sono:
Paolo Risicato, presidente della Sogeas Spa, già segretario cittadino dell’Udc, il suo compenso è di 18.000 €;
Raffaele Malfa, consigliere del Cda Sogeas, con 9.600 € di stipendio, è stato consulente di Bufardeci e gestisce la società Grandi Eventi;
Vincenzo Di Natale, amministratore della Archimede Srl, già coordinatore di Forza Italia, prende 16.000 €.

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