|
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Consiglio Comunale del 28 luglio: trattati e approvati tutti i punti all’ordine del giorno tra cui il Regolamento della Consulta Comunale per il Turismo
Il Consiglio Comunale, nella seduta di ieri sera ha provveduto alla trattazione di tutti i punti all’ordine del giorno che nell’ordine prevedeva: 1) Lettura e approvazione verbali sedute precedenti; 2) Interrogazioni ed interpellanze; 3) Approvazione Regolamento della Consulta Comunale per il Turismo; 4) Approvazione dell’atto di indirizzo per l’affidamento del servizio di gestione impianto natatorio Contrada Zupparda; 5) sistema Bibliotecario Provinciale. Approvazione Regolamento e Carta dei Servizi.
“Il Comune di Noto riconosce il turismo come attività fondamentale per lo sviluppo del territorio e
intende promuovere e sostenere ogni iniziativa atta a valorizzare tale materia. Per il raggiungimento di tali scopi ed in attuazione dei “Principi di Amministrazione” di cui all’art. 2 dello Statuto Comunale, è istituita, ai sensi dell’art. 4, comma 2 dello Statuto Comunale, la Consulta Comunale per il Turismo, organo consultivo e di confronto tra l’Ente e le realtà operanti sul territorio comunale. La Consulta Comunale per il Turismo ha la propria sede presso la Residenza Municipale.” recita così la parte “Istituzione” del Regolamento della Consulta Comunale per il Turismo approvato dal Consiglio Comunale. La Consulta Comunale per il turismo ha fra le proprie finalità quelle di esprimere pareri non vincolanti in ordine a: 1) definizione degli obiettivi e dei programmi sul turismo di competenza dell’Amministrazione Comunale; 2) programmazione delle iniziative di intrattenimento e promozione turistica di interesse locale; 3) strategie comunicative e azioni di marketing rivolte ai mercati italiani e stranieri; 4) iniziative atte a migliorare l’ospitalità e l’offerta turistica locale; 5) gestione di uffici di informazione ed accoglienza turistica. Inoltre la Consulta può: 1) suggerire all’Amministrazione Comunale iniziative ed attività mirate alla crescita del Turismo; 2) formulare proposte all’Amministrazione Comunale per la realizzazione ed il miglioramento delle attività turistiche; 3) favorire e promuovere incontri volti allo sviluppo delle attività turistiche; 4) formulare analisi e proposte su problemi generali del turismo; 5) sensibilizzare le forze politiche, economiche e sociali verso le tematiche del turismo; 6) rafforzare i rapporti con il mondo della scuola, di qualunque ordine e grado, dell’università, della cultura e dell’arte in tutte le sue espressioni promuovendo iniziative idonee a diffondere il turismo.Gli organi della Consulta per il Turismo sono: 1) Il Presidente; 2) Il Segretario; 3) L’Assemblea dei componenti. Il Presidente è il Sindaco o un Assessore da esso delegato. La carica di Segretario è ricoperta di diritto dal Funzionario responsabile dell’Ufficio Turismo. L'Assemblea dei componenti è composta, oltre che dalPresidente, da:
• Un rappresentante della Pastorale Turistica;
• Un rappresentante della Pro Loco;
• Un rappresentante per le scuole;
• Un rappresentante di ogni Comitato, Associazione o Ente di propaganda turistica, il cui ambito di attività prevalente sia quello turistico, operanti ed aventi sede nel territorio di Noto, che dimostrino di avere svolto da almenosei mesi la loro attività e che dichiarino di non fare parte di altra consulta comunale. • un operatore commerciale per ogni categoria designato dalla propria Associazione. I componenti dell’Assemblea, eccezion fatta per il Presidente, che ne fa parte di diritto, non possono essere Amministratori del Comune di Noto.
Comunicato dell’Assessore al Turismo
Soddisfazione del Vice Sindaco Caristia per l’approvazione del Regolamento della Consulta Comunale per il Turismo
Il Vice Sindaco e Assessore al Turismo, Francesco Caristia, esprime viva soddisfazione per l’approvazione da parte del Consiglio Comunale, nella seduta di ieri sera, del Regolamento della Consulta Comunale per il Turismo.
“Grande soddisfazione – afferma l’assessore Caristia – per l’approvazione dell’importante strumento che di fatto ufficializza un organo che ha già operato con rilevanti risultati. Infatti il gruppo dei rappresentanti di vari settori cittadini che afferiscono al campo del turismo che, in questo ultimo periodo, ha collaborato con l’amministrazione comunale, ha costituito un essenziale organo consultivo per l’azione amministrativa, contribuendo, tra le altre cose, all’approvazione già nel mese di febbraio del programma dell’Infiorata 2009”.
L’Assessore al Turismo
Francesco Caristia
Apprezzamento del Sindaco Valvo per l’esito del Consiglio Comunale che ha visto, tra l’altro, l’approvazione del Regolamento della Consulta Comunale per il Turismo
Particolare apprezzamento per l’esito del Consiglio Comunale da parte del sottoscritto in quanto da oggi per la prima volta nella storia della Città tutti i soggetti del settore potranno partecipare, attraverso il loro parere, alle scelte turistiche della Città.
Questo è un grandissimo esempio di democrazia e di coinvolgimento delle intere forze economiche della Città senza porre alcun limite alla partecipazione dei vari rappresentanti.
Già nella programmazione dell’Infiorata e del “Sogno di una Noto di Mezza Estate 2009” si è avuta una massiccia e significativa partecipazione da parte delle associazioni e proprio per questo motivo i programmi sono stati ritenuti programmi della Città e ciò in quanto la loro stesura è il frutto di un lavoro sinergico che oggi ha trovato la sua consacrazione con la istituzione della Consulta Comunale per il Turismo.
Rammarica, come sempre, che i consiglieri di minoranza abbiano perso anche questo treno e questa occasione per dimostrare di avere a cuore le sorti della Città. Come sempre hanno votato “No”, anche con l’astensione, ad uno strumento di grande democrazia e che permetterà a tutti gli operatori di partecipare ai processi di indirizzo e decisionali nel settore del turismo.
Il Sindaco
Avv. Corrado Valvo

TASSA RIFIUTI 2008 + 25%
TASSA RIFIUTI 2009 + 30 %
AUMENTO TOTALE + 62,50%
IL SINDACO VALVO HA MESSO LE MANI NELLE TASCHE DEI NOTINESI
Grazie, Sindaco!
Il Movimento NOTO NOSTRA
QUESTO IL TESTO DEL MANIFESTO AFFISSO NEGLI APPOSITI SPAZI, PAGANDO LA RELATIVA IMPOSTA E CHE “QUALCUNO” A CUI IL CONTENUTO NON E’ PIACIUTO HA FATTO STRAPPARE DOPO POCHE ORE DALL’AFFISSIONE. CONTINUA IL TENTATIVO DI CENSURARE LA VOCE DEI NOTINESI. NOI NON CI FAREMO INTIMIDIRE!!!
Vivevo un sogno quel lontano 1 Settembre 2006 quando in una lunga intervista il nostro Sindaco Corrado Valvo (alla fine della rassegna) annunciava ad un risvolto del Festival Jazz, trasformandolo, diceva, in una rassegna degna di alto livello artistico. Ero emozionato alle sue parole e quasi non ci credevo. Infatti adesso non ci credo. Sono state parole di gioia, perchè in quei mesi (2 mesi dalla sua elezione) prometteva mari e monti a tutti coloro che lo sorridevano (addirittura in campagna ellettorale, in presenza di alri politici, voleva affidare a me la direzione artistica della Notte di Giufà). Nel frattempo che Lui prometteva un nuovo risvolto all'immagine del Noto Jazz Festival ( ideato da me nel 1999) concedeva invece onerosi contributi ad un'altra associazione netina ( nata in campagna elettorale) con il loro Noto in Jazz. Spero che sostituire la mia direzione artistica sia servita aa migliorare il cartellone artistico ma per quanto abbiamo potuto vedere non abbiamo visto grandi miglioramenti. Addirittura quest'anno la rassegna jazzistica ha preso la definizione di Internazionale ma a quanto pare di internazionale non c'è niente: gli artisti invitati alla rassegna non appartengono alla famiglia dei Big o del Real Book ma solo artisti locali.
Non si riesce a capire che la rassegna jazz sta perdendo credibilità , quella che invece stava crescendo grazie alla tenacia dell'associaizone Amici delpentagramma che pur di non vedersi strappare dalle mani la manifestazione si è azzardata negli anni precedenti ad autoprodurre, con gradissimi sacrifici, l'evento in forma privata, presso i teatri della zona.
L'idea di portare avanti la manifestazione jazzistica era quello soprattutto anche di consentire alla nostra cittadina di essere mensionata nella stampa e dalla critica nazionale come location di Grandi Eventi. Da alcuni anni a questa parte Noto non possiede nessun evento di rilievo: dopo la cancellazione anche della Notte di Giufà, la città rimane priva di manifestazioni artistiche di grosso richiamo turistico.
Impegnarsi nell'organizzaizone degli eventi significa anche permettere alla città di ospitare turisti e gente da molto lontano; purtroppo attualmente Noto non è in grado di organizzare manifestazioni che siano da calamita per la gente (negli anni passati il Sindaco Valvo nominò un esperto - dice lui, per l'organizzazione degli eventi, ma fu un fallimento). In futuro ci potrebbero essere ottime possibilità per rimediare agli sbagli del passato ma solo se l'amministrazione si decidesse a collaborare, nel evro senso della parola, con le associazioni e persone, sensibili e capaci di ridare quello splendore artistico che prima Noto possedeva.
Marco Saetta
Di tinto (del 18/07/2009 @ 01:20:28, in Società, linkato 409 volte)
Parte prima
PRELUDIO (La carne)
“Il governo d'Italia è stato vigliacco col Mezzogiorno. Sa di poter osare tutto quaggiù; e, nel fatto, può tutto osare, e tutto osa quaggiù. Ormai il governo dispone del Mezzogiorno elettorale. In venti anni lo ha, elettoralmente, demoralizzato.”
Anno 1901. Sono le parole di Giustino Fortunato, meridionalista, Senatore del Regno. Le scrive in una lettera a Pasquale Villari, storico, Senatore del Regno.
Se noi cittadini del Sud avessimo un po' più di amor proprio ci approprieremmo del nostro passato senza complessi, dignitosamente, e spiegheremmo la Questione Meridionale già nelle scuole materne, ne stamperemmo degli stralci sui tovagliolini con cui serviamo i cannoli al bar o sulla carta oleata con cui incartiamo le scacce alle patate, ne faremmo manifesti da appendere nelle sale dei municipi, nelle aule delle scuole, negli uffici postali. Invece la QUESTIONE MERIDIONALE, la questione fondante del Meridione attuale, sì proprio di questo Meridione in cui viviamo, è relegata a solo un paio d’ore di insegnamento nelle classi finali delle scuole superiori. Strano, per conoscere la storia più recente del Meridione d’Italia, per conoscere le ragioni per cui il Sud è quello che è, e i motivi per cui gli abitanti del Sud sono quello che sono, dei mezzi-cittadini, questi stessi abitanti devono attendere la maggiore età. Perché? Per quale ragione nel nostro paese occorre essere maggiorenni e aver la fortuna di frequentare un liceo perché sia pubblicamente fatto accenno alla storia costituente del Sud d’Italia? Un insegnamento scolastico, per di più, che dura solo qualche ora.
La risposta la troviamo sicuramente nel semplice fatto che la storia recente del Sud, la storia che comincia con l’unità d’Italia, è una storia scomoda. Scomoda! Sì, scomoda per il Nord e scomoda per il Sud. Ma anche comoda. Comoda per il Nord e molto, molto comoda per il Sud. Una storia scomoda/comoda, comoda/scomoda. Ma fino a quando ?
“L'Unità d'Italia è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L'unità ci ha perduti. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali. ” Giustino Fortunato, anno 1899.
La Questione Meridionale è chiarissima: dall’unità d’Italia ad oggi, la gran parte, se non tutte, delle scelte vitali che hanno riguardato il Sud sono state prese dalle classi dirigenti del Nord per il tramite dei governi del Regno prima e della Repubblica dopo. Per venire ai nostri tempi poi, è risaputo, perfino i libri di storia contemporanea ormai lo affermano senza esitazione: la Democrazia Cristiana ha fatto del SOTTO-SVILUPPO del SUD una cinica strategia politica, un suo elisir di lunga vita. Con la fine della DC, l’elisir è passato di mano, ma è oggi più che mai attivo. La Questione Meridionale è iniziata nel 1861 e non è mai finita!
Se si omette tale aspetto decisivo della storia del Meridione, oggi, per un osservatore neutrale, magari proveniente da un’altra galassia, al quale, dopo averlo portato di città in città, di paese in paese daremmo il compito di dirci la sua sullo stato della Sicilia, ebbene per un tale osservatore non sarebbe assurdo affermare che un secolo di impegno civile sarebbe più che sufficiente a fare della Sicilia, del Sud, un paese normale. Cento anni. Cento anni basterebbero. Ma se il nostro osservatore dovesse invece imbattersi nelle storia del Meridione, se dovesse scoprire la portata e l’eredità della Questione Meridionale, se dovesse intuire la maglia di infiniti nodi invisibili che ingabbia la nostra società, allora il nostro osservatore concluderebbe che neanche sette secoli sarebbero sufficienti. Sette! Sette secoli! Neanche sette secoli: uno sforzo titanico. Biblico.
Padre (l’intelletto), Figlio (il corpo) e Spirito Santo (il cuore).
Guardando al corpo, le ferite e i danni al territorio sono profondi e irreversibili se constatiamo gli scempi che vanno dalle raffinerie sulle coste alle opere pubbliche e private incompiute, inutili, mostruose, assurde, abusive, alle più modeste ma numerosissime discariche illegali, all’urbanizzazione selvaggia, all’abusivismo di ogni genere. E se si pensa al resto, è sufficiente dire che gli abitanti del Sud non siamo collettivamente ancora mai stati cittadini. Non siamo considerati come tali e come tali noi stessi non ci consideriamo. In termini politici, noi siciliani, pur avendo un’intelletto e un cuore individuale, siamo solamente corpo, CARNE ELETTORALE. Una carne che puntualmente, in occasione di ogni elezione pubblica, viene sacrificata sull’altare del sistema dei partiti romani e locali i quali, dopo averla condita con facili e mirabolanti promesse, finite le elezioni, puntualmente, la gettano ai cani. La storia recente della città di Noto, la storia di cui noi viventi siamo protagonisti, è una storia emblematica del Sud, una eredità tipica della Questione Meridionale. Ma, in aggiunta, essa ha degli aspetti unici per via di un passato di prosperità economica e di supremazia politica di cui solo poche città dell’isola godettero, di un terremoto catastrofico, e di un presente di decadenza, di degrado e di sottosviluppo sociale, economico e politico che perdura fatalmente da qualche secolo.
1693
La storia della città di Noto, per via delle diverse dominazioni che si succedettero nell’isola, è una storia fatta di una moltitudine di storie. Il susseguirsi di una dominazione sull’altra, spesso in tempi assai ristretti, spiega la richezza culturale e le tantissime contraddizioni della cultura siciliana tuttavia, a differenza di altre città dell’isola, la città di Noto ha una particolarità che la contraddistingue: a seguito del sisma del 1693 la città viene ricostruita in un altro sito. La continuità geografica viene quindi interrotta e la Noto nuova si rivelerà totalmente differente dalla Noto antica, non solamente sul piano architettonico, ma su tutti i piani.
NETUM CITTÀ FANTASMA
Stranamente, il legame tra la Noto nuova, barocca, e la Noto che la precedette è un legame molto debole. Se non fosse per le poche rovine che sopravvivono sul monte Alveria, per qualche opera d’arte trasportata nella città nuova e per qualche citazione in irrilevanti testi di storia tale nesso sarebbe del tutto marginale e persino dimenticato. Sì, per noi attuali abitanti della città di Noto la storia della nostra città inizia nel 1693 ed è la storia della città barocca. Una storia breve, di soli 300 anni. Ciò non è un fatto di poco conto se si pensa che Noto antica era nel 1693 una città economicamente florida che vantava in Sicilia di una posizione politica di spicco. Ma nell’opinione diffusa che i netini moderni hanno della storia che li ha preceduti Noto non è Netum. A creare la discontinuità, a fondare la distanza tra la città barocca e la città del monte Alveria, oltre al fatto elementare che la città nuova non venne ri-costruita dalle sue macerie, probabilmente contribuirono anche altri due elementi: 1) il fatto che la costruzione di una nuova città in altro luogo dava agli abitanti superstiti la possibilità di dimenticare più facilmente le distruzioni e gli orrori del sisma; 2) il fatto che sfortunatamente di Netum, della sua storia, si è sempre saputo poco. Pochi chilometri di distanza tra le due città sono bastati a creare una distanza metafisica enorme, quasi Noto antica, una città del Seicento, fosse invece una città della preistoria siciliana: nella Noto barocca non esiste nessun monumento moderno, nessuna stele che commemori la città del monte Alveria e i suoi abitanti - netini ancor prima di noi. Strano, ma è così. Perché ? Ingratitudine ? Bisogno di dimenticare ? L’uno e l’altro ?
LA ROTTURA
È risaputo che dopo il terremoto si aprì un lungo e animato dibattito: se ricostruire la città sulle sue macerie, nello stesso sito, o se costruirla altrove. Nella scelta di costruire la città sul colle Meti pare abbia pesato la volontà del duca di Camastra il quale, per calcoli di natura puramente economica, propense per la costruzione ex-novo piuttosto che per la ricostruzione della città distrutta. Ma è legittimo pensare che le conseguenze psicologiche del sisma nella popolazione e soprattutto nelle classi dominanti abbiano avuto un peso ugualmente determinante. Andando a vivere in un altro luogo, in una città interamente nuova, i netini potevano più facilmente sottrarsi al ricordo dell’evento traumatizzante, distruttivo, mortale che aveva raso al suolo la loro città, mettere una distanza concreta e simbolica tra loro e le distruzioni del terremoto e iniziare una vita del tutto nuova. Ricorrendo alla psicoanalisi, nel cercare di comprendere tutte le ragioni di una tale scelta, potremmo ricorrere al concetto di RIMOZIONE. Ma la rimozione è un meccanismo istintivo di difesa che non risolve granché se non temporaneamente e superficialmente, poiché l’inconscio non rimuove proprio nulla, anzi incorpora gli eventi traumatici vissuti nelle proprie viscere e li fa vivere di vita propria, animandoli, nutrendoli, ingigantendoli, tramandandoli di generazione in generazione, per secoli. Trecento anni sono poca cosa. La vita di tre o quattro esseri umani. Cosa rimane allora oggi di quel trauma nei discendenti dei terremotati del 1693? Se l’effetto immediato del terremoto fu quello di suscitare una voglia di nuovo e un sentimento di rivalsa sulla natura (rivalsa che si poté materializzare nella costruzione di una città che si reclamava ancor più magnifica della natura stessa), quali furono gli effetti più profondi, nascosti e più ritardati nel tempo ? Il sisma del 1693 non rase al suolo un semplice villaggio contadino, ma distrusse una delle città capovalle della Sicilia, una città di primati, primati conquistati con lotte, sacrificio, fatica. Netum, una fortezza, una città inespugnabile, florida, potente, e... bum, spazzata via in una notte. Rimase allora il senso esasperato della fragilità e della provvisorietà della vita, dell’illusione di ciò che ci circonda, della caducità delle opere, la sensazione profonda dell’impermanenza di qualunque realtà. Di fronte al disastro, di fronte al dolore, inoltre, ci si scoprì uguali, ricchi e poveri, nobili e popolani, tutti completamente uguali. Certo si sarebbe potuto convivere con tali profonde verità - anche se bruscamente rivelate. Si presentava l’occasione di trasformarle in una nuova forza vitale, in una responsabiltà morale più elevata, in una coscienza civile inedita per quei tempi. Ma la paura ebbe il sopravvento: a che serve tanto penare, edificare palazzi, espugnare terre, avviare commerci, conquistare primati, accumulare ricchezze, costruirci intorno mura di cinta quando in una sola notte, pochi secondi, un boato e tutto è spazzato via? Ecco cosa andò più verosimilmente ad annidarsi nel cuore dei netini quella notte dell’11 Gennaio 1693, ecco ciò che divenne il lascito invisibile dei terremotati alle generazioni future: il senso della vanità, un fatalismo acuto, caducità assoluta. Probabilmente ci volle qualche decennio perché tali sentimenti si sistemassero per bene nei labirinti dell’inconscio della popolazione terremotata, ma lì infine rimasero, conservandosi di generazione in generazione, fino a noi, dilatandosi, aumentando, rinforzandosi, manifestandosi col passare del tempo sotto forma dei comportamenti tipici in cui noi netini ci riconosciamo: l’immobilismo, la superficialità, l’irresponsabilità, l’opportunismo, l’approssimazione, il parassitismo, l’individualismo, l’indolenza, la negligenza, il fatalismo.
Una città florida e potente, un sisma terribile, i giochi dell’inconscio nell’animo dei superstiti ed ecco tracciato in modo inconsapevole il futuro di una comunità, ecco confezionata la zavorra psicologica che i netini, dalla notte del sisma, si tramandano di generazione in generazione, passandosela in silenzio d’inconscio a inconscio.
Alla luce di tali riflessioni risulta più facile capire perché la scelta di ricostruire la città in un altro sito non fu solo una convenienza operativa ma anche una necessità psicologica. Una rottura fu ciò che sembrò più propizio. La ricostruzione della città a valle rappresentò dunque la rottura netta col passato che si cercava sia sul piano pratico che su quello simbolico, ma le motivazioni psicologiche di tale scelta ebbero come conseguenza diretta il gettare Netum e la sua storia nell’oblìo per dar vita ad una città nuova che non conservò nulla della città che l’aveva preceduta. È naturale chiedersi se una Noto ri-costruita sul monte Alveria avrebbe mantenuto i primati economici e politici che essa aveva conquistato, ma dirlo è impossibile. Difatti non si trattava solamente di ricostruire gli edifici distrutti bensì l’intera vita sociale ed economica destabilizzata dal terremoto. In ogni caso, ciò che sappiamo per certo è che la città nuova, la città barocca, tali primati li perse, ma a questo punto è più appropriato dire che non li riprese.
Tino Tinto
Cittadino e Membro del Movimento Sbarocco
Ringrazio Notolibera per l’ospitalità.
Dopo l’ennesima umiliazione subita dalla città di Noto, concernente il piano per gli interventi delle aree artigianali, il Sindaco ha emanato un comunicato “giustificativo” della mancata ammissione ai finanziamenti per gli insediamenti produttivi, di cui si chiede immediato chiarimento.
Nella dichiarazione ufficiale, il Sindaco dice espressamente e senza mezzi termini che i nominativi degli enti ammessi a finanziamento, e quindi anche di quelli esclusi, si conoscevano “già in epoca non sospetta e prima ancora della scadenza del termine di presentazione”.
Il comunicato continua dicendo che l’On. Gennuso conosceva dell’ammissione al finanziamento da parte del Comune di Rosolini “più di un mese fa, senza che fosse uscita alcuna graduatoria ed in pendenza dei termini per la presentazione delle istanze”.
Dichiarazioni gravissime! Se il Sindaco, così come si evince chiaramente dalle sue parole, sa che il procedimento è stato pilotato, configurandosi in tal caso gravissime fattispecie di reato, si rivolga alla Procura e denunci i responsabili.
In questo caso il PD sarà solidale col primo cittadino.
Ma se, invece, l’ennesima bocciatura per la città di Noto deriva dal fatto che il Sindaco Valvo e la sua maggioranza non godono di alcuna considerazione politica da parte dei vertici regionali e nazionali, nonostante la tanto decantata “congiuntura cosmica” di governi di centro-destra, allora abbiano la dignità, Sindaco e consiglieri di maggioranza, di andare a casa.
Giovanni Campisi - Segretario PD Noto
VIA LE BANCARELLE DAL LIDO DI NOTO
UN ATTO DI CORAGGIO DEL SINDACO O UN ATTO DI “INTOLLERANZA”
Sabato mi reco in piazza per comprare le granite ai miei figli ed assisto ad una scena molto triste.
I Vigili Urbani, collaborati da Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, erano impegnati, mi si dice da ore, a far sgomberare gli ambulanti che da anni, ogni estate e tutte le domeniche delle altre stagioni, con le loro bancarelle, sono i soli (incredibile, ma purtroppo vero) a rendere un po’ vitale la piazza di Lido.
Si fa rispettare un regolamento del Consiglio Comunale che, evidentemente, disciplina il decoro delle sole bancarelle di Lido e fatto in modo tale da rendere quasi impossibile l’attività degli ambulanti.
Sgomberate le bancarelle è stata sosta selvaggia, sotto gli occhi dei vigili impotenti.
Successivamente leggo il comunicato del Sindaco e penso che forse è vero che il potere galvanizza troppo.
Con i problemi di sicurezza che hanno i cittadini di Noto (problemi che il Sindaco dovrebbe conoscere!) si impegnano le forze dell’ordine e si coinvolge il Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, per lo sgombero degli ambulanti.
Non so a quali disordini si riferisca il Sindaco nella Sua nota. Posso solo testimoniare il modo educato con cui gli ambulanti si rivolgevano ai residenti ed ai clienti.
Quanto ai problemi igienici non sono certo causati dagli ambulanti.
A Lido mancano i servizi igienici, mancano i marciapiedi, manca un parcheggio adeguato. A ridosso della piazza manca l’illuminazione pubblica. Con esclusione delle attività svolte all’interno degli alberghi, manca tutto ciò che possa rendere vitale la stagione turistica. Mancano, inoltre, strade di accesso decorose (le sterpaglie ed i cassonetti della spazzatura rendono la strada comunale che collega Lido allo svincolo autostradale una pericolosissima strada ad una sola corsia).
Invece di pensare alle bancarelle, se il Sindaco tiene veramente al decoro e all’igiene della frazione marina, impegni le Sue energie in pochi ma indispensabili interventi:
• Provvedere allo svuotamento più volte al giorno dei contenitori della spazzatura posizionati lungo le spiagge;
• Installare più servizi igienici mobili;
• Pulire i bordi e sistemare il manto stradale della strada comunale di collegamento tra lo svincolo autostradale e Lido;
• Predisporre l’illuminazione pubblica nelle vie mancanti e progettare i marciapiedi;
• Espropriare l’ex area di sosta dei camper al fine di sistemare il sito con un parcheggio comunale ed un parco per ragazzi e villeggianti e dove possano trovare adeguata sistemazione gli ambulanti ed i giostrai (A tal proposito il Sindaco dovrebbe sapere che quell’area era stata donata dai vecchi proprietari al Comune e che soltanto l’incapacità degli amministratori ha fatto sì che l’area tornasse privata?);
• Organizzare un programma di iniziativa, anche con la partecipazione degli operatori commerciali della zona, per rivitalizzare le serate estive rendendo più accogliente la frazione.
Corrado Frasca
Vi ricordate "l'aspra e pretestuosa polemica" - così definita da alcuni esponenti dell'amministrazione Valvo - sul sito di Notolibera relativamente alla bontà del regolamento per gli insediamenti produttivi approvato dal consiglio comunale nell'autunno del 2008?
Un regolamento approvato fra mille polemiche e in tutta fretta stante la necessità dell'ufficio comunale di presentare un progetto per il completamento delle opere di urbanizzazione dell'area in questione.
Bene, a distanza di 8 mesi, il competente ufficio regionale non ha ammesso a finanziamento il progetto prodotto dal comune di Noto.
Per i cittadini il link del testo della gazzetta ufficiale della Regione Sicilia dove si invitava i comuni a presentare progetti ed i links del decreto di approvazione della relativa graduatoria e la graduatoria stessa.
Ancora una volta l'ennesimo bluff!
A proposito di trasparenza ........ ecco a voi la delibera riguardante il mutuo della palazzina servizi.


Si continua ad accusare l’opposizione di voler remare contro il completamento del complesso sportivo di contrada Zupparda.
Il sottoscritto vuole sottolineare che il completamento, ma ancor più la fruizione degli impianti sportivi, sono stati sempre in cima alle sue battaglie di consigliere comunale anche se di opposizione, cercando di essere sempre da stimolo per l’amministrazione.
Lo sport non può essere inteso solo come mezzo per aggregare consenso elettorale; lo sport ha come valore primario quello di educare al rispetto delle regole, quindi a maggior ragione in questo campo, l’amministrazione deve essere trasparente e dire le cose come stanno.
Il fatto che il vice-sindaco sottolinei che il mutuo c’è, ma è a carico dello Stato, conferma il concetto da noi espresso e cioè che si tratta pur sempre di un prestito, che come tale comunque verrà pagato dai contribuenti; con la sua precisazione il vice-sindaco dimostra la visione completamente localistica di questa amministrazione, che mal si concilia con il concetto di Stato ed inoltre non si può avere una visione localistica quando si tratta di dare ed opposta quando si tratta di avere.
L’aver sottolineato che la gestione diretta da parte del comune della piscina comunale sia stata realizzata in modo a dir poco approssimativo, con palesi errori procedurali, non significa che si remi contro la città o l’amministrazione, ma che esiste una parte del consiglio comunale che vigila, fa fino in fondo il proprio dovere, cosa della quale l’amministrazione dovrebbe essere contenta, soprattutto laddove qualcuno riesca ad evidenziare dei problemi e a sollevare dei dubbi, nell’interesse della comunità.
Quindi capisco la frenesia di dimostrare a tutti i costi di aver fatto qualcosa, ma il fine non giustifica i mezzi, le regole vanno rispettate, anche e soprattutto dall’amministrazione.
Salvo Veneziano
Precisazioni del Vice Sindaco in merito a notizie non veritiere sul mutuo concesso dalla Cassa Depositi e Prestiti per il completamento della palazzina servizi
Ancora oggi sono comparse sulla stampa notizie non veritiere, fornite da consiglieri comunali dell'opposizione, per cui il mutuo concesso dalla Cassa Depositi e Prestiti per il completamento della palazzina servizi del complesso polisportivo di Contrada Zupparda, graverebbe sulle tasche dei contribuenti.
A tal proposito appare utile ribadire, ciò che il sottoscritto, supportato dal Dirigente del Settore Ragioneria, ha detto nel corso della seduta del Consiglio Comunale durante la quale è stato approvato il bilancio di previsione 2009 in risposta ad un intervento del consigliere Veneziano, cioè che tale mutuo, dell'importo di € 660.031,92, è "a totale carico dello Stato" come risulta chiaramente dai documenti conservati presso l'Ufficio Sport a disposizione di chiunque voglia visionarli.
Invito, pertanto, i Consiglieri Comunali dell'opposizione, che tanto stanno remando contro chi invece ha voglia di fare risorgere a nuova vita quell'area e quegli impianti abbandonati per più di un ventennio, a rettificare le notizie non vere date alla stampa.
L'Assessore allo Sport
Francesco Caristia
|