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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
…… continua la telenovela
Ormai ci siamo. Stanno recapitando le temute prime bollette del servizio idrico emesse dalla SAI8 SpA. Sono bollette che, per le normali utenze, ammontano, sulla base di un presunto consumo trimestrale, a 34 euro. Ergo in un anno pagheremo quattro volte tanto e cioè 136 euro a fronte dei vecchi 90 euro.
Già siamo al primo aumento di 46 euro (circa il 51% in più).
Un gran successo per i nostri amministratori che ci avevano detto, trionfalmente, che almeno fino a quando non sarebbero divenuti leggibili tutti i contatori, magari fino a dopo le prossime elezioni, si sarebbe pagata la stessa cifra forfettaria di prima.
Dato che tutti i contatori non sono ancora leggibili e che ancora il regolamento che dovrebbe fissare i nuovi criteri di tariffazione non è ancora vigente, ci si chiede come sia avvenuta questa prima umiliante capitolazione.
E che dire della gestione sconcertante a cui assistiamo in questa estate?
I disservizi che si presentavano anche con la precedente gestione comunale, venivano fatti presente al gestore locale che, in qualche modo, e generalmente entro un ragionevole periodo, faceva fronte ad ogni richiesta di intervento.
Oggi a Lido di Noto e a San Corrado chi subisce l’immancabile disservizio deve solo sperare nel Padreterno, perché a dialogare con asettici e frustranti call-center, lo sappiamo per esperienza ormai diffusa, non si ricava quasi mai un ragno da un buco.
Silenzio assoluto sui miasmi nauseabondi e sugli scarichi a mare del depuratore di Calabernardo.
Quindi, rassegnazione generale, tanto è inutile protestare.
E’ questa quindi la rivoluzione che ci doveva portare il subentro del nuovo gestore a prevalenza privata?
C’è da pensare che sia in atto una vera e propria campagna di rieducazione dell’utenza netina. Subito una bolletta “di transizione” verso quella “normale” che pare debba aumentare più del 300% e per giunta, si dice, con un pesante conguaglio retroattivo riferito ai periodi con consumi presunti, come questo in corso, una volta acquisite le prime vere letture.
Subito una minimizzazione dei rapporti utente-gestore, tanto non risulta ancora neanche approvata la carta dei servizi, per quanto possa servire.
Cosa ci possiamo aspettare a breve?
Sicuramente aumenti e disservizi cronici senza fine. Il servizio pubblico, anche se riferito a un bene fondamentale come l’acqua, rischia già di divenire solo un fastidioso ostacolo frapposto tra il gestore privato e il suo sacrosanto diritto al profitto.
Da notizie di stampa il Sindaco di Melilli ha nuovamente minacciato la rescissione del contratto; CHE COSA ASPETTA ANCORA IL SINDACO DI NOTO?
Ricordiamoci solo di un particolare non secondario: le tasche sono le nostre e abbiamo tutti i diritti di pretendere e ottenere che le cose siano fatte come si deve e non come conviene a chicchessia.
Chi si defila oggi, specie se al potere, si assume le sue gravissime responsabilità e, stia sicuro, ce ne ricorderemo.
Ps. Stendiamo un velo pietoso sulle modalità di notificazione delle bollette idriche consegnate con metodi oserei dire artigianali e a malapena inserite negli interstizi dei portoni delle abitazioni da personale privato col risultato che le vie della città sono piene di fogli di carta intestata della Sai 8.
Fra poco in tutte le edicole della città sarà in distribuzione gratuita il nuovo numero di Notolibera.
Naturalmente è possibile scaricare il file, in formato pdf, dalla home page del sito oppure al seguente link: http://www.notolibera.it/public/pubblicazionenuova4.pdf
Questo mese IN PRIMA PAGINA reportage fotografico di Gaetano Bufalino ed ancora l'aumento delle tasse, la nuova cemetificazione e un fondo sulla situazione politica cittadina e tanto altro ancora.
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Quantomeno stravagante il comunicato del Sindaco sul bilancio!
Il Sindaco, alla faccia della programmazione, è felice, beato lui, che il bilancio di previsione sia stato approvato con sei mesi di ritardo. Ed è ancora più felice, in barba alla tanto asserita democrazia partecipata, che sia stato approvato in sole due ore, praticamente senza dibattito, se non fosse stato per i "due soggetti" dell'opposizione che con i loro interventi gli hanno fatto perdere solo tempo, mentre ringrazia gli altri consiglieri, per essersi limitati a votare lo strumento finanziario senza aprir bocca e senza aver fatto neanche dichiarazione di voto.
Complimenti caro Sindaco!
Dalla analisi del documento approvato Giovedì si deduce che non si preannunciano tempi facili per i nostri concittadini: si prevede infatti un forte aumento delle entrate tributarie, cioè tasse che i netini pagheranno in più.
Basti considerare la tassa sulla spazzatura che in soli due anni viene aumentata rispetto al 2007 del 62,5%, basti pensare che le opere pubbliche che si realizzeranno saranno finanziate con mutui a carico dei contribuenti. Per quanto concerne la TARSU inoltre si giustifica l'incremento con l'esigenza di avviare la raccolta differenziata. Posto che tale motivazione sia valida in questa prima fase, poichè la differenziata dovrebbe consentire in prospettiva la diminuzione dei costi del servizio, come mai l'amministrazione nel piano pluriennale non assume alcun impegno per diminuire la tassa una volta acquisiti i primi risultati?
E se la differenziata, come più volte annunciato, non dovesse partire come è quasi certo che sia dal 1 Luglio, a che titolo viene giustificato l'aumento?
E cosa dire della previsione di alcune entrate basate sul nulla, quali quella sul fantasioso e inesistente piano casa per il quale al momento non esiste nessuna norma di legge?
E degli oneri concessori per cui lo stesso assessore in consiglio ha confermato di avere dubbi sul raggiungimento del gettito previsto in entrata?
E dove è concretamente l'intera copertura per i precari?
Dove sono andati a finire i mirabolanti benefici della esternalizzazione dei siti museali?
Dove sono le royaltys derivanti dal sensazionale piano per il fotovoltaico che il sindaco tanto decanta?
E cosa ha portato nelle casse del comune il piano di utilizzo delle aree pubbliche destinate al commercio?
Di questo e di tanto altro Giovedì abbiamo tentato di parlare e abbiamo chiesto in consiglio comunale, ma nulla ci è stato risposto con l'arroganza e la presunzione di questa amministrazione che in barba alla democrazia considera l'opposizione elemento di disturbo.
Il bilancio di previsione rappresenta lo strumento che indica la strada che una amministrazione vuole intraprendere e visto il bilancio approvato non c'è da stare sereni perché si decreta la crisi totale di questa città e purtroppo la mancanza di qualsiasi spiraglio di crescita. L'economia della città è ferma e non si è riusciti ad ottenere finanziamenti significativi per la realizzazione di progetti di particolare rilevanza, a differenza di tutti i comuni viciniori che hanno abbellito i propri centri storici con i fondi comunitari. Mentre gli altri, pur in una situazione di crisi, crescono, purtroppo Noto indietreggia. Mentre agli altri comuni arrivano finanziamenti a noi arrivano solo riconoscimenti e bollini e fingiamo di accontentarci di questo. Altro che svolta Epocale. Di epocale qui c'è solo l'arretramento in cui questa amministrazione ha cacciato la città!
Noto, 27.06.2009
Corrado Bianca
Salvo Veneziano
Approvato dal Consiglio Comunale, con larga maggioranza, il bilancio annuale di previsione per l'esercizio 2009
Bilancio di previsione 2009 approvato in poco più di due ore e con 14 voti favorevoli, come mai successo prima. Ciò è la dimostrazione della valenza dello strumento finanziario, frutto di concertazione con tutte le forze politiche di maggioranza, attese, come sempre, l’inerzia e l’assenza dell’opposizione, è la dimostrazione, altresì, che, pur nella rigorosa stesura, lo strumento finanziario garantisce non soltanto il contenimento della spesa e la erogazione dei servizi ma assicura anche interventi per investimenti di una certa importanza per la Città. Con lo strumento finanziario, infatti, si intende porre principalmente un’attenzione particolare sul problema che riguarda i rifiuti in generale ma soprattutto la raccolta differenziata che ormai è diventata imprescindibile.
Noto, infatti, grazie ad una politica attenta e programmatica, non solo è tra le poche città non investite negativamente dal fenomeno “emergenza rifiuti” ma è una tra le città più pulite d’Italia, presa ad esempio a livello regionale e nazionale.
L’investimento operato dall’amministrazione comunale porterà sicuramente, attraverso la differenziata spinta, ad un aumento della qualità del servizio ma soprattutto, non appena a regime, ad un abbassamento dei costi tesi a compensare i comportamenti poco attenti dell’amministrazione di centro-sinistra che ha approvato il bando di nettezza urbana fino ad oggi in essere.
Oltre a ciò, si è investito, sempre nel rispetto del patto di stabilità, su interventi in materia di lavori pubblici, di servizi sociali, di protezione civile, di beni culturali, di turismo, ma soprattutto si è riservata un’attenzione particolare alle contrade e al problema dell’agricoltura e del randagismo.
Si è riusciti, nonostante la riduzione dei trasferimenti, ad attuare uno strumento finanziario con il quale, operando con grande oculatezza ed attenzione, si potrà continuare nel cammino per il raggiungimento degli obiettivi dell’amministrazione.
Un ringraziamento va rivolto a tutti gli assessori e ai consiglieri comunali che con grande senso di
responsabilità hanno condiviso lo strumento finanziario e la dimostrazione di tale condivisione è data proprio dal voto di ben 14 consiglieri su 16 presenti e dal fatto che la votazione è avvenuta in solo poco più di due ore, fatto come detto mai successo prima.
Il Sindaco
Avv. Corrado Valvo
Nonostante la nostra città sia da tutti invidiata e conosciuta non riesce a sottrarsi a interventi non programmati o programmati male.
Ci si era illusi
Dopo tante affermazioni sullo sviluppo ecosostenibile, ritorna la dura realtà che ci riporta a spinte che pensavamo esaurite da tempo.
Il nodo ritorna eccome se ritorna !!
La nostra una città che va in controtendenza cresce demograficamente, circa 50 unità all’anno, ma non per nuovi posti lavoro o per opportunità date ai giovani, aumentano i pensionati che rientrano in città e parecchi “nordisti” che vi si trasferiscono.
Ad un tratto una voragine:
REALIZZARE a Noto 300 NUOVI ALLOGGI, fra imprese locali e del vicinato.
Ci portiamo sul groppone ancora oggi la pesante eredità di essere Comune ad alta “tensione abitativa” secondo i parametri della Regione Sicilia.
“Apprezziamo” dall’altra un centro storico spopolato e città fantasma come Lido di Noto e San Lorenzo, registriamo come nel nucleo di Cozzo Tondo e San Corrado vi siano non meno di 2000 residenti.
Se cresciamo di 50 unità e nei 300 alloggi si possono insediare mediamente 1000 abitanti, il fabbisogno è forse soddisfatto per i prossimi 20 anni ?
“LA REALIZZAZIONE DI 300 ALLOGGI DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA è utile ?
Occorre fare un passo indietro !
Delle centinaia di case vuote nel centro storico che ne facciamo ?
All’osservatore non sfuggirà come negli ultimi anni vi sia stato l’abbandono dei condomini per trasferirsi nelle contrade con un ulteriore spopolamento del centro cittadino, dopo l’abbandono degli immobili realizzati negli anni 60, oggi avviene l’abbandono di quelli degli anni 80.
L’effetto “palazzinari” ha già dato un duro colpo all’economia delle piccole imprese artigiane.
Nel corso degli anni un intera economia si è sorretta sulla piccola impresa edile (4-5 persone), con le manutenzioni e piccole costruzioni e che ha raggiunto un certo livello con l’utilizzo dei fondi del terremoto.
L’impegno di un ente pubblico non può essere quello di edificare e basta, con le giuste misure deve reinsediare il centro storico, rimettendoci la gente all’interno, non solo riempirlo al collasso per l’infiorata e per le sfilate .
La costruzione scriteriata di 300 alloggi comporterà oneri certi per il Comune, non si intravedono i vantaggi e tutto ciò appare anacronistico visto che lo schema di massima del P.R.G. approvato riduce se non esclude nuovi volumi, essendo presenti tante zone di criticità da riqualificare .
Il cemento sarebbe più indicato per far decollare le attività commerciali e artigianali, pressoché inesistenti nel territorio
Oggi si è senza servizi e senza parcheggi, le piccole imprese chiudono ed il centro storico si svuota, le varianti al Piano Regolatore si “gestiscono”, senza indirizzi e si rimane sospesi in aria .
Perché non si creano le condizioni affinché le imprese rimodulino gli investimenti e le risorse nel centro storico?
Perché non si concede la possibilità di realizzare strutture turistiche, commerciali ed artigianali del tutto inesistenti.
La speculazione del mattone è fine a se stesso e non serve a una città come Noto patrimonio dell’UNESCO.
Daniele Manfredi
Finita la parentesi elettorale con il boom delle astensioni si spera che i “nostri” amministratori comincino a fare il loro lavoro: infatti come già successo per tutte le precedenti tornate elettorali anche questa volta Palazzo Ducezio si è fermato….. ( ma è mai partito) ? Il consiglio comunale non si riunisce da circa tre mesi poiché l’amministrazione non ha prodotto atti da discutere in aula, finalmente e siamo a metà anno arriva il “bilancio di previsione”, con appena sei mesi di ritardo rispetto ai tempi che si era data la stessa amministrazione. Purtroppo leggendo il documento si deduce che non si preannunciano tempi facili per i nostri cittadini
1) si prevede un forte aumento delle entrate tributarie, cioè un aumento delle tasse per i cittadini, basti considerare la tassa sulla spazzatura, che negli ultimi due anni è aumentata del 55% ;
2) Numeri non da poco se si considera, che non sono previste spese per nuovi investimenti e le uniche opere che si realizzeranno, via Ducezio e palazzina servizi di Contrada Zupparla, saranno finanziate con un indebitamento del Comune per quasi due milioni di euro e che ricadranno sul groppone dei netini che le dovranno pagare negli anni.
3) Le previsioni in entrata lasciano perplessi: € 200.000 derivanti dai maggiori oneri di urbanizzazione previsti per il cosiddetto “piano-casa”, variazione a dir poco azzardata se si considera che il piano-casa in Sicilia non è legge né si sa se e quando lo diverrà.
4) c’è la conferma di seicentomila euro di entrate per la sanatoria, nonostante nell’anno in corso si registri un notevole calo delle entrate rispetto all’anno scorso.
5) I REVISORI hanno nella loro relazione rilevato la precarietà dell’equilibrio finanziario del nostro comune , nonché sulla ineludibilità del rispetto del patto di stabilità, premessa irrinunciabile per la possibile stabilizzazione dei precari.
UNA POLITICA ECONOMICA BASATA SU TAGLI, AI SERVIZI ED AUMENTO DELLE IMPOSTE , E FONDATA SU ENTRATE ALEATORIE.
Per la TARSU il sindaco ne giustifica l’aumento con l’esigenza di differenziare i rifiuti, ma la differenziata non dovrebbe consentire una diminuzioni dei costi del servizio? Il sindaco perché non ci da un cronoprogramma con aumenti e diminuzioni man mano che si acquisiscono i risultati?
Infine il sindaco, che in questi anni si è rivelato un campione di democrazia, richiama proprio la democrazia partecipata, sia nei confronti dei propri concittadini che nei confronti dell’opposizione, solo quando gli fa comodo, ovvero per scaricarsi di responsabilità che non è in grado di assumersi da solo. Allora se parliamo di partecipazione perché non ha chiesto, o non chiede ora, cosa ne pensano i cittadini dell’aumento esponenziale della tassa sui rifiuti?
Il bilancio comunale indica il tipo di sviluppo che si vuole perseguire, dà la chiave di lettura della politica economica e non solo di un’amministrazione.
Il bilancio che il consiglio comunale sta per andare a votare decreta la crisi e la paralisi di questa città e purtroppo la mancanza di qualsiasi spiraglio di crescita. L’economia della città è ferma e non si smuove con proclami giornalistici, se consideriamo che non si è riusciti ad ottenere un solo finanziamento per alcun progetto, a differenza di tutti i comuni vicini che hanno abbellito i propri centri storici con i fondi comunitari il gioco è fatto. Mentre gli altri crescono, Noto indietreggia, mentre agli altri comuni arrivano milioni di Euro, qui arrivano medaglie e bollini di cui occorre verificarne la veridicità. Le opere inaugurate da Valvo, ma finanziate e realizzate da altri prima di lui stanno per terminare, quindi a breve il nostro sindaco rimarrà disoccupato. Dovremmo chiederci cosa Valvo riuscirà a lasciare alle future amministrazioni?
Una cosa è certa le rate dei mutui da pagare!
Salvo Veneziano
Di tinto (del 18/06/2009 @ 01:03:06, in Societŕ, linkato 338 volte)
Ovviamente la realtà non è come sta, in maniera subdola, venendo fuori dal tritacarne dei media. Le donne del Sud, per ora le sole protagoniste venute alla luce, non sono tutte o madri o puttane, non sono tutte belle-stupide-spregiudicate vittime di una società retrograda. Nel Sud ci sono donne normali, coraggiose, intelligenti, che lottano per ritagliarsi un po’ di spazio in una società immobile e maschilista. Eppure, di fronte a questa vicenda, di fronte al FEMMINE-GATE italiano, le donne del Sud non si indignano, non fiatano, non si smuovono.
Mute, ferme sono. Perché ?
Quando nel Settembre dell’anno scorso su questo blog lanciai l’iniziativa NOTO-VULVA-NO (TUTTE LE DONNE DI NOTO SONO INVITATE ALLO SCIOPERO VOLONTARIO: NON CE LA DATE PIU' FINO A CHE SINDACO DELLA CITTA' DI NOTO NON SIA UNA DONNA. DONNE DI NOTO UNITEVI E SCIOPERATE !) non ci fu nemmeno un’adesione. Neanche una reazione!
Nel maggio di quest’anno, le donne del Kenya hanno lanciato la medesima iniziativa con risultati immediati. I giornali di tutto il mondo hanno parlato dello SCIOPERO DEL SESSO promosso dalle donne keniote per protestare contro l'empasse politica in cui versa il loro Paese. Un Paese allo sfascio, sull’orlo della guerra civile, diviso dalle dispute tra il presidente Mwai Kibaki e il primo ministro Raila Odinga. Migliaia di donne hanno aderito alla protesta volta a spingere i due leader politici a lavorare insieme, ad uscire dall’immobilismo e a farsi carico dei problemi del Paese. Anche la moglie del premier, Ida Odinga, ha aderito allo stop del sesso. Le prostitute sono state pagate dalle associazioni femminili per non fornire prestazioni ai clienti. Dopo solo una settimana, il presidente e il primo ministro hanno avuto un faccia a faccia, il primo da tempo. Un incontro condito da strette di mano, dichiarazioni distensive e promesse di impegno. Le donne keniane hanno presentato ai due lititgiosi un documento che spiega, punto per punto, nero su bianco, cosa si attendono da loro. Al primo punto c'è la credibilità delle istituzioni, poi l'invito ad avere una «leadership visionaria» che pensi ai problemi della gente.
Che lezione! Le donne!! Le donne del Kenya!!!
E le donne di Napoli ? Le donne di Bari ? Le donne del Sud ? Che dicono ?
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L’UTILIZZATORE FINALE di Cinzia Sasso (http://sasso.blogautore.repubblica.it/)
Quando ce ne sarà abbastanza per dire basta a tutto questo? L’ultima novità che riguarda Berlusconi non è tanto l’intervista della ragazza di Bari che dice di essere stata caricata su un aereo, scaricata in un hotel di extralusso, poi trasportata a Palazzo Grazioli dentro una macchina con i vetri oscurati per essere messa a disposizione del premier. La peggiore novità sono le parole del suo fido avvovcato, Nicolò Ghedini: con il suo linguaggio da azzeccagarbugli mette le mani avanti e dice che “ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza, che vere non sono, il premier sarebbe l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente perseguibile”. L’utilizzatore finale. La prima a indignarsi pubblicamente e a chiedere un minimo di rispetto per le donne, è stata Vittoria Franco, del Pd: “Ormai le donne, negli ambienti che frequenta Berlusconi sono diventate oggetti d’uso. E coloro che ne fanno uso, ovviamente, sono utilizzatori”. Non c’è niente di nuovo, perché il pensiero di chi è arrivato a dire che Eluana Englaro avrebbe potuto essere un contenitore di figli, era già apparso in tutta la sua bassezza. C’è solo da chiedersi: ma le donne del Pdl, santo cielo, non riscono ad avere un sussulto di dignità?
Saluti,
Tina Tinta
Già lo so. Con quello che sto per dirvi, irriterò tutte quelle persone di buona volontà che nelle cose che contano, abitualmente, si espongono in prima persona (ci mettono la faccia), che sono convinti che un solo individuo possa fare la differenza, che il pessimistico realismo spesso è l’alibi di chi non vuole affrontare “di petto” gli argomenti, ecc., ecc.
Per queste persone, lo premetto, nutro una totale ammirazione, persino anche quando sconfinano in atteggiamenti donchisciotteschi, retorici e didascalici. Onore al merito, è a questa gente che spesso tocca l’onere e il merito di cambiare le cose. Anche se non sono mai stato un attivista di punta di questo movimento di “eletti”, ho sempre cercato di fare la mia piccola parte, se non altro applicando, sempre e senza eccezioni, quelli che molti chiamano “sani principi” del vivere civile.
Per quello che dirò, quindi, prego gli “eletti” (detto con devozione), di volgere altrove la loro attenzione. Non voglio essere il responsabile, neanche per un istante, della perdita del loro prezioso e salvifico tempo.
A questo punto, selezionati i lettori (il target come direbbero i più trend), mi sento più tranquillo e disinibito nell’esporre le mie riflessioni.
Questo blog, come Notolibera e come altre (in verità poche) forme di attività aggregative, nascono di volta in volta per la necessità di canalizzare sinergicamente le esigenze di varie persone nel manifestare desideri, idee, visioni, proposte che, nel caso che ci interessa, riguardano il nostro vivere nella società. Alla spinta propulsiva iniziale, come negli innamoramenti, mano a mano si sostituisce il tarlo della routine che sfocia nella noia a causa dei lunghi tempi normalmente necessari per ottenere dei risultati tangibili e apprezzabili. Non è bello dire questo, ma è così. La costanza, l’impegno e, perché no, l’entusiasmo, che sarebbero necessari per perseguire i propri obiettivi, da quelli più realistici a quelli più ambiziosi, non sono merce diffusa. Per cui, spesso, tante iniziative partorite con i migliori intenti si spengono inesorabilmente e cadono nel dimenticatoio. Ma questo è talmente ovvio che è inutile soffermarci oltre a riguardo.
Quello che ora mi preme dirvi è un’altra solenne banalità, enunciata da un personaggio per niente banale: “il potere logora chi non ce l’ha”. Focalizzo la mia attenzione sulle vicende locali e para-locali, il resto lo lascio a menti più acute. La situazione politica regionale e quella periferica dei nostri enti locali fa pensare che siamo ampiamente alla fase due. La prima, quella andreottiana, ha distrutto quel poco di forza innovativa che in qualche modo si era intestata la sinistra nel sud. Dai clamorosi tonfi campani, al plebiscito berlusconiano in Sicilia, nulla di fattivo è rimasto sul campo. I resti della vecchia sinistra, diluiti nella melassa dei riciclati paleo-democristiani, sono diventati quasi patetici nei loro vani proclami. Il fatto è che politicamente (nel senso di detentori di potere), puzzano “di morto”, e pure da lontano.
E l’elettore medio siculo (e meridionale), afflitto dai conti di fine mese, dalla morsa di mutui, tasse, bollette e rate di finanziarie, non può andare troppo per il sottile e con superficialità investe nel breve, nell’immediato, a favore di chi, almeno potenzialmente lo può favorire nel rilascio di un certificato, di una ambita pensione di accompagnamento, di una licenza commerciale o una concessione edilizia. Tutte cose che, chiaramente, nulla hanno a che fare con tensioni ideali, visioni utopiche e altre nobili fantasticherie. Il “pratico-avvilente” al posto dell’ “idealistico-entusiasmante”. Il “tengo famiglia” al posto del “tengo coscienza civile”.
Andiamo quindi alla fase due. Nel nostro piccolo cosa succede? Lo strapotere del centro destra sta per raggiungere la massa critica perché la domanda di posti-potere inizia a superare l’offerta disponibile. Niente è peggio, per chi è a un passo dal tesoro, di dovere stare a guardare. Per cui, come nell’ideale mercato del lavoro concepito da Biagi, si consolida la mobilità orizzontale nella politica, una volta ostacolata da stupidi scrupoli morali. Il pragmatico elettore vuole il suo candidato al potere, sempre e comunque. Il povero politico deve sottostare a questa legge della giungla, altrimenti col piffero che viene rieletto. A Noto (e provincia) di questi politici, vittime dei loro incontentabili elettori, ne abbiamo sempre di più e a bizzeffe. Costretti a viaggiare da un banco all’altro, senza neanche più l’esigenza e il pudore (come si usava una volta) di giustificare la ricollocazione con dichiarazioni di elevato respiro morale. Perché perdere tempo, pensano ormai i nostri beniamini, quando poi tra qualche mese mi potrei ritrovare, imbarazzato, nella stessa formazione che oggi sto abbandonando? Questo sicuramente pensa ogni volta uno dei nostri assessori riconosciuto campione di fluidità politica.
Se qualcuno ha modo di frequentare i cosiddetti ambienti di partito (nessuno escluso), sa benissimo che la lingua parlata in questi ristretti circoli di iniziati, ancorchè simile a quella comunemente parlata, in effetti è nei significati sostanzialmente diversa. I “politici” tra di loro, specie quelli privi di qualsiasi spessore (la quasi totalità) parlano in termini esclusivamente elettorali, nel senso aritmetico del termine. Anche quando scelgono il posto dove mangiare la pizza. Qualsiasi loro azione deve avere un riscontro positivo, diretto o indiretto, in termini di voti. Chi è più bravo, si dice, è “politicamente radicato nel suo territorio”. Si badi, questa legge ammette solo una eccezione per i più grossi, quella di essere inserito nei famosi “listini”, cioè negli elenchi degli eletti senza preferenza diretta (come ad es. l’On. Granata di AN). Gli altri politici devono, poverini, guadagnarsi giorno per giorno il loro posto al sole. Il tempo residuo lo devono impiegare a difendersi dai giochi di potere che simpaticamente animano le loro formazioni, per cui dove c***o lo trovano il tempo di “volare alto”? Il mantenimento del potere diventa l’unica totalizzante preoccupazione di chi è al potere. Come una macchina in salita che rimane ferma dov’è, perchè i cavalli del suo motore sono sufficienti solo a non farla indietreggiare. Così l’ex promettente Valvo, che forse mai sapremo se dotato di veri pregi, non è riuscito ad uscire dalle sabbie mobili della sua “maggioranza” indistintamente formata da professionisti nell’incetta di voti e dilettanti nella capacità amministrativa.
Ma tutto questo, in buona sostanza, è noto a tutti quelli che sono un po’ attenti alla “vita politica” che si svolge dalle nostre parti. La novità è invece la conclamata assenza di forze reattive. I problemi, acuitisi nel tempo, sfuggono sempre più dall’attenzione dell’opinione pubblica: il piano regolatore non c’è e non si vede neanche all’orizzonte, il Comune ha annullato il commissariamento, per poi ripiombare nel nulla operativo. Certamente non costituisce una svolta la costituzione dell’anacronistica commissione edilizia, che sembra sia stata fatta soltanto per “accontentare” qualcuno degli esclusi battenti cassa (a riguardo qualche malizioso nota che di nuovo Notolibera piazza uno dei suoi nelle stanze dei bottoni astenendosi ad arte da qualsiasi commento).
Il servizio idrico è passato alla “scoppiata” Sogeas&C., evidenziando, nel migliore dei casi, l’assenza di qualsiasi miglioramento a fronte di bollette che, per le tartassate famiglie, triplicheranno o si quadruplicheranno. Le eroiche voci fuori dal coro del consigliere Ardita e dello stesso Bono, si sono improvvisamente spente. Il primo, ha detto, si è ritirato sull’Aventino per dedicarsi alla famiglia. Il secondo, da presidente della provincia, si dice, sia dedito ad occupare tutto l’occupabile per controllare quello che, con un eufemismo, possiamo definire l’organizzazione delle risorse umane del “nuovo” gestore provinciale. Persino lo stesso Evarco, partito in quarta, pare si sia impantanato in illuminati comitati contro il caro-acqua.
Il bilancio previsionale del comune viene fatto a metà anno, segno incontestabile dell’incapacità dei nostri amministratori dediti alla navigazione a vista, e si fanno comunicati di disappunto in punta di fioretto. Opposizione ma dove c****lora sei? Certo, ci vengono risparmiate le ponderose dissertazioni del Cannarella (a proposito dov’è e perché è scomparso?) e i richiami di Bianca ai carioca bilanci partecipati. Ma dove sono i futuri candidati a sindaco? Sono convinti che tutto dovrà essere deciso, senza appello, nel buio di una sede di partito siracusana?
Il nostro territorio ha le cinque vele, ma il depuratore di Calabernardo, come non mai, sembra definitivamente colonizzato da una rigogliosa vegetazione spontanea. Sono in atto nuovi e rivoluzionari processi aretuseo-depurativi più eco-sostenibili?
Si parla di turismo sostenibile, destagionalizzato, culturale, competitivo, etc. ed ancora gli operatori locali non riescono ad elaborare alcunché di unitario, anche perché l’amministrazione nel campo latita, non riuscendo a concepire niente che vada oltre fumosi convegni e nobili, quanto sterili, manifestazioni di intenti.
Però tutta questa carne chi è in grado di metterla sul barbecue dell’opinione pubblica? L’unica dialettica di tipo “politico” che registriamo è quella all’interno della stessa maggioranza. Ma solo al fine di ottimizzare e consolidare, nell’accezione più gattopardiana del termine, gli acquisiti livelli di potere. Tutto il resto (Notolibera compresa) sono solo zanzare che talvolta (solo quando lo vogliono veramente) possono risultare fastidiose. Niente di più. Sorry.
Mi accorgo, con quel poco di senso critico che mi rimane, di essere scaduto nei soliti luoghi comuni dettati da ottimismo di sapore verghiano, per cui affido al blog quanto scritto senza ulteriori indugi, sperando di non gettare nel cupo sconforto i più sensibili, ricordando loro che, analogamente a quanto ci ripetono negli ultimi tempi Tremonti&C. per la crisi economica, sono proprio le crisi più profonde che possono costituire l’occasione per esaltanti rinascite. Mi colpisce solo il fatto che i più inguaribili ottimisti sulle riprese dalle crisi, sono proprio quelli che non sono da queste neanche sfiorati. Dettagli. Solo dettagli.
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Lo stato confusionale in cui versa l’amministrazione viene autocertificato dalle stesse dichiarazioni Sindaco che accusa l’opposizione di aver disertato la riunione sul bilancio.
Si conferma ancora una volta che il Sindaco ha poca dimestichezza con le procedure e con la logica che dovrebbe sovrintendere alla formazione di atti così importanti quale il bilancio di previsione.
Al Sindaco vogliamo solo ricordare
1) che, portando il bilancio in consiglio con 6 mesi di ritardo rispetto alla scadenza, smentisce le scadenze che la sua stessa amministrazione si era data con l’assessore La Pira;
2) che è ridicolo che egli stesso pensi di emendare il bilancio predisposto e approvato dalla sua amministrazione ;
3) che la condivisione del bilancio non può essere effettuata dopo che questo è stato predisposto ma esattamente al contrario, cioè nella fase della sua preparazione;
4) che è veramente buffo apprendere che tutta la maggioranza da ieri impegnata nell’esame del bilancio. Ma fin’ora in questi sei mesi di cosa hanno parlato? Solo di poltrone? E prima di portarlo in giunta con chi ne ha parlato?
Per quello che ci riguarda faremo, come abbiamo sempre fatto, le nostre proposte nella sede naturale del Consiglio Comunale, dove analizzeremo capitolo per capitolo il bilancio a cominciare da quelli sull’aumento dei tributi e sugli impegni per la stabilizzazione dei precari preannunciati dall’assessore Ferlisi.
Lasci perdere il Sindaco la democrazia e la partecipazione che sono concetti fin troppo nobili per essere sviliti alla interpretazione di comodo che ne da e che utilizza solo come slogan. A tal riguardo sarebbe anche il caso che ci chiarisse come mai quando si devono nominare rappresentanti del comune nei vari organi non sente altrettanto fortemente il richiamo verso la democrazia partecipata.
Per finire è appena il caso di ricordare che come opposizione siamo stati sempre presenti, a volte in splendida solitudine e con la quasi totale assenza della maggioranza, quando si è trattato di affrontare problematiche di interesse collettivo come ad es. nel caso della sanità. Per il resto non siamo interessati a fare da tappo a scelte politico amministrative per le quali rivendichiamo e confermiamo il nostro ruolo di opposizione.
Noto 11.06.2009
G. Baviera (MPA)
C. Bianca (P.D.)
S. Veneziano (Noto in Movimento)
Sempre più forte la volontà di effettuare attività di democrazia partecipata ma ci si rende conto che non c’è maggior sordo di chi non vuole sentire.
Infatti l’amministrazione comunale, al fine di arrivare ad un documento finanziario condiviso, con emendamenti da apportare in maniera unanime, ha fissato una serie di incontri con tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione per l’esame del bilancio.
Purtroppo, come sempre avviene, tali incontri sono stati disertati dalle forze politiche di opposizione, le quali puntualmente e in maniera demagogica, in altri luoghi affermeranno infondatamente di essere in grado di predisporre bilanci migliori rispetto a quello che viene approvato in consiglio comunale.
Tutta la maggioranza continuerà nell’esame dell’intero bilancio di previsione per l’anno 2009 e ciò al fine di poter arrivare, giorno 25 giugno, in consiglio comunale ad approvare l’importante strumento finanziario nel più breve tempo possibile, comprendendo in ogni caso i sacrifici che sono stati fatti in tutti i settori a seguito delle riduzioni dei trasferimenti nazionali e regionali.
Il Sindaco
Avv. Corrado Valvo
Il referendum sulla legge elettorale Calderoli, su cui si voterà il prossimo 21 giugno insieme ai ballottaggi delle elezioni amministrative, è stato proposto da Guzzetta e Segni come unico mezzo per liberarci da una pessima legge elettorale. In realtà se vincerà il Sì il referendum peggiorerà la legge e non ne eliminerà gli aspetti più pericolosi.
La legge Calderoli, detta “la porcata” dal suo stesso autore, attribuisce “alla lista o alla coalizione di liste” che prende più voti un robusto premio di maggioranza calcolato su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato. Con questa legge il centrodestra, che aveva ricevuto circa il 47% dei voti, ha ottenuto il 55% dei seggi: una grossa minoranza ha così avuto il vantaggio di vedersi attribuita la maggioranza in Parlamento. I rapporti tra maggioranza e opposizione sono stati alterati all’origine: nell’attribuzione dei seggi l’opposizione è ridotta in condizione molto più minoritaria di quanto sia in realtà. In sintesi, la legge Calderoli ha prodotto un bipolarismo coatto.
La stessa legge stabilisce il criterio delle liste bloccate: così le direzioni dei partiti possono gestire in piena libertà la scelta delle candidature. Quello attuale è un Parlamento di nominati assai più che di eletti.
Il fenomeno è aggravato dalla possibilità di candidarsi in più collegi. In questo modo chi è eletto in più di un collegio ha la possibilità di optare per quello preferito e quindi di decidere chi sarà il primo dei non eletti a salire negli altri collegi. Pare che almeno un 30% degli eletti sia stato scelto non dai cittadini ma dal collega che ha optato per un collegio diverso.
Solo su questo ultimo punto il referendum Guzzetta-Segni migliora la situazione perché elimina la possibilità delle candidature multiple. Ma non elimina le liste bloccate e quindi consegna ancora una volta alle dirigenze dei partiti il dominio sulla scelta delle candidature. Infine sono molto più gravi le conseguenze del Sì per il quesito principale, articolato in due quesiti separati, uno per la Camera e uno per il Senato. Infatti il Sì attribuisce il premio non più alla coalizione vincente ma solo alla lista che prenderà più voti.
Non é stabilita una soglia minima: se per puro caso le cinque maggiori forze politiche che stanno ora in Parlamento si dividessero quasi alla pari il suffragio elettorale, una lista con poco più del 20% potrebbe ottenere il 55% dei seggi (il fascismo andò al potere superando la bassa soglia del 25% fissata dalla legge Acerbo).
Ma è anche temibile che una lista con il 40% dei voti (questa è la stima attuale per il PdL) possa ottenere da sola la maggioranza assoluta. Così il potere di Berlusconi non avrebbe più limiti perché potrebbe fare a meno dell’apporto della Lega, suo attuale e decisivo alleato, con cui condivide ora il 55% dei seggi. La politica italiana avrebbe un unico padrone, rafforzato dal controllo quasi totale sull’informazione televisiva. Sul fronte opposto, la necessità di convogliare la maggior parte dei voti su una sola lista potrebbe far scomparire anche la minima pluralità all’interno dell’opposizione.
La rappresentanza politica delle opinioni dei cittadini già drasticamente semplificata dal bipolarismo coatto della legge Calderoli sarebbe schiacciata e ridotta alla scelta tra le due sole alternative possibili nel bipartitismo coatto prodotto dal Sì nel referendum Guzzetta.
Ora, se vincesse il Sì, si prospettano due futuri possibili. Il primo: entrambe le coalizioni danno vita ognuna a un solo listone riassuntivo di tutte le loro componenti. In questo modo si vanificano tutte le intenzioni semplificatrici del referendum, perché all’interno dell’unico listone si ritroverebbero tutte le forze politiche della coalizione originaria, e lì si replicherebbe con ogni probabilità la loro rissosità precedente. Il secondo: sui due fronti opposti le liste concorrono ognuna per proprio conto. E allora si verificherebbe il dominio incontrollato di una minoranza dotata degli strapoteri di una larga maggioranza. La democrazia ne uscirebbe sfigurata.
I promotori del referendum sostengono che già con il sistema attuale (premio di maggioranza a una lista o a una coalizione di liste) Berlusconi potrebbe raggiungere lo stesso risultato temuto sulla base del Sì nel referendum. Ma trascurano un punto decisivo: l’autonomia della Lega. Con la legge Calderoli, Berlusconi può sì tentare di prendere da solo il premio di maggioranza ma deve fronteggiare l’immediata ostilità della Lega. E’ difficile immaginare che il PdL faccia cadere il suo stesso governo per tornare al voto con la stessa legge, me se facesse ora questo tentativo la Lega mobiliterebbe tutte le sue forze di alleato vigile per non essere ridotta a mero contorno, fuori dall’eventuale 55% dei seggi acquisito dal solo PdL. Se invece passasse il Sì, a Berlusconi basterebbe battere da solo il PD anche di un solo voto per prendersi la maggioranza assoluta, e la Lega resterebbe come accessorio trascurabile. C’è un ulteriore ipotesi peggiorativa: se la Lega dopo il voto volesse comunque acconsentire a una nuova alleanza con il PdL, si potrebbe rischiare che insieme raggiungano la percentuale per cambiare la Costituzione senza dover passare, come nel 2006, attraverso il referendum confermativo. In questo caso la maggioranza potrebbe anche cambiare la Corte Costituzionale e asservire a sé stessa tutto il sistema politico: fine della democrazia, fine della Repubblica.
I promotori del referendum sostengono che la vittoria del Sì permetterà la scrittura di una nuova migliore legge elettorale. Non è vero. La legge uscita dalla modifica referendaria sarà immediatamente applicabile e non è credibile che Berlusconi rinunci al vantaggio di poter governare da solo con il 55% dei seggi.
I promotori del referendum rivendicano di perseguire l’unica via possibile per costringere il centrosinistra a stare unito sotto una direzione politica unica. Sostengono che l’esperienza precedente del centrosinistra è stata disastrosa e che solo col bipartitismo coatto il centrosinistra può sperare di battere Berlusconi.
E’ vero che il centrosinistra ha fatto di tutto per perdere e anche quando, con estrema fatica, ha vinto ha poi affossato i governi usciti dalla difficile vittoria elettorale. Ma sperare di riunire in un partito unico forze che non sono riuscite a stare insieme in una coalizione è prospettiva realistica? E sarebbe ancora più realistica la fantasia di una riscossa vittoriosa animata dal solo PD? E in nome di questo miraggio vale la pena di rischiare di consegnare il paese e la Costituzione a un padrone unico senza limiti e senza controllo?
Una cosa è certa: nelle condizioni attuali il Sì consegna l’Italia a un soggetto che in qualsiasi altro paese democratico non avrebbe mai nemmeno potuto accedere al Parlamento. Ma non si può nemmeno votare No. Perché? Se il PD insiste nel votare Sì e Berlusconi invita il suo elettorato a fare la stessa scelta, votare No significa solo facilitare il raggiungimento del quorum e con questo la vittoria del Sì. Chi vuole impedirla ha un solo mezzo: non partecipare al voto e convincere quante più persone possibile a fare la stessa cosa. Di più: chi va a votare il 21 di giugno per i ballottaggi delle amministrative bisogna convincerlo a non ritirare le schede dei quesiti referendari perché anche la sola accettazione delle schede, senza voto, aiuta il raggiungimento del quorum.
Non diciamo a nessuno di andare al mare. Votare è un diritto civile. Ma in questo specifico caso votare nel referendum in qualsiasi modo (Sì, No, scheda bianca o annullata) aiuta solo la vittoria del Sì. I cittadini sappiano che essa ha una sola conseguenza: la vittoria definitiva e incontrastata di chi vuole sostituire la democrazia con il rapporto diretto e a senso unico tra capo e popolo.
Pancho Pardi
Atmosfera pesante alla corte del premier alla vigilia dell'incontro in cui Lombardo andrà a chiedere i soldi dei Fas: i consulenti del Cavaliere gli consigliano di non star più dietro al Sud e alla Sicilia sprecando risorse Raffaele Lombardo stavolta va da Berlusconi per cantargliele, non per chiedere come sempre qualcosa che, tanto, non arriverà. Il presidente della Regione, forte del suo risultato regionale e del mancato sfondamento del Pdl, nelle prossime ore incontrerà il premier per spiegargli che sul Sud e la Sicilia ha sbagliato tutto e che se vuole rimettere sulla rotta giusta la nave azzurra deve reimpostare il rapporto con il Mezzogiorno. Intanto concedendo subito i 4 miliardi dei Fas, poi accelerando per il progetto esecutivo del Ponte, anzichè vendere come buona la posa della prima pietra sullo Stretto per un progetto che non c'è nei fatti. E poi tutto il resto. Ma non si pensi che, nonostante la battuta d'arresto nell'Isola, Berlusconi dirà sì a Lombardo. Perchè basta dare un'occhiata ai giornali che fanno opinione al Centro Nord e nella casa del centrodestra tremontista, per capire che i consiglieri del Cavaliere hanno presentato da una prospettiva profondamente diversa la sconfitta. "Sei stato troppo terronizzato, ecco perchè il Nord ha scelto la Lega. Ora basta". E' questo il ritornello con cui stanno catechizzando Berlusconi in queste ore: mandi a quel paese il Sud e la Sicilia, da cui non si cava niente di buono, manco più consensi e punti tutto sul Centro-Nord produttivo e ricco da rilanciare per far ripartire l'economia del paese. Ecco in quale clima Lombardo andrà a discutere dei 4 miliardi di Fas che il governo Bossi-Tremonti non ha nessuna intenzione di sganciare. Altro che stop per motivi elettorali per non favorire Vendola in Puglia o Lombardo in Sicilia: gli sghei non li vogliono mollare proprio Castelli e gli altri, perchè sono gli unici con cui possono spendere cash, pagare gli ammortizzatori sociali, fare un po' di buona figura in Abruzzo. Tanto per esser chiari chi sta ammonendo Berlusconi in queste ore gli ha anche detto: "Basta bruciare quattrini per salvare Catania o Palermo, che affoghino nei loro debiti e nell'immondizia, dopo aver sperperato". Insomma soldi al Nord e il Sud vada via al cul. Ecco l'atmosfera romana che Raffaele Lombardo troverà a Palazzo Chigi. http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=22956&template=lasiciliaweb&template=elezioni2009
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