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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 31/01/2009 @ 10:28:50, in Per il cittadino, linkato 260 volte)

In tutte le edicole della città è in distribuzione gratuita il nuovo numero di Notolibera. Naturalmente è possibile scaricare il file, in formato pdf, dalla home page del sito. Buona Lettura.

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Di report (del 28/01/2009 @ 09:54:44, in Società, linkato 251 volte)

Sinistra ovvero come farsi minoranza da se di Pancho Pardi - 25 gennaio 2009

In una lunga intervista a Giuliano Zincone sul Magazine del Corriere della Sera, Claudio Martini, presidente della Regione Toscana, fa una specie di outing. Rivela che solo tre mesi dopo il faticosissimo successo del centrosinistra nel 2006, sgomento per la mancata coesione del governo Prodi, telefonò al collega emiliano Errani per dirgli: facciamolo cadere. Per nulla stupito Errani avrebbe risposto: non c’è alternativa. Nel rapido botta e risposta dell’intervista non si capisce quale dei due significati possibili si debba accogliere: se non c’era alternativa a Prodi o alla sua caduta. Errani potrebbe chiarire.
Poiché si tratta di intervista dal tono colloquiale si può ammettere che Martini fosse incline a dare di sé un ritratto familiare e disinvolto. Ma ripromettersi di far cadere il governo della propria maggioranza parlamentare (ancorché scarsa e rissosa) sembra disinvoltura davvero speciale.
Per cautela si deve subito aggiungere che non sarà per l’intesa tra Martini ed Errani che il governo Prodi è poi caduto. Nel centrosinistra ci sono parecchi altri soggetti che potrebbero rivendicare in merito responsabilità più dirette e stringenti. Resta stupefacente che uno dei massimi esponenti della classe dirigente di centrosinistra possa esporre con la massima tranquillità un’intenzione simile. E farla passare quasi come una manifestazione di lungimiranza.
Infatti nelle battute seguenti c’è anche un abbozzo di motivazione: la coalizione era talmente sgangherata tra centristi, riformisti e sinistra radicale che prolungare la sua esperienza avrebbe solo prodotto un suo infinito logoramento.
Il risultato brillante e risolutivo della sua caduta non si è fatto attendere: una sconfitta elettorale disastrosa, la scomparsa della sinistra dal Parlamento e una coalizione macerata dalla debolezza del Partito Democratico. Il guadagno è evidente: a logorarsi non è più la maggioranza ma la minoranza. Qui si è costretti a sfiorare un tema ormai consueto: secondo i teorici della sconfitta necessaria, la sua debolezza sarebbe tutta da imputare all’alleato IdV. Resta a loro l’onere della prova: dimostrare che da solo il PD possa risalire al 50 % più uno.
Ma, riprendendo il filo del discorso, non si può fare a meno di rilevare una preoccupante continuità storica. Infatti anche nel 1998 il precedente governo Prodi fu fatto cadere dai dissidi interni alla sua stessa maggioranza. Secondo la vulgata più diffusa il responsabile fu Bertinotti, il quale dichiarò che puntava a equilibri più avanzati (quanto lo fossero si vide subito dopo: il governoD’Alema sostenuto da Cossiga e Mastella). Ma Marini dopo un po’ fece outing: se Bertinotti era stato l’esecutore i mandanti erano lui stesso e D’Alema.
Cosa concluderne? Il centrosinistra prima fa una fatica improba a vincere contro un avversario che ha, nel migliore dei casi, più della metà del sistema informativo nelle sue mani: quando è all’opposizione il centrodestra ha quattro telegiornali su sei. Subito dopo la massima prova di abilità della classe dirigente di centrosinistra consiste nel far cadere il proprio governo e consegnare il paese nelle mani del campione dell’interesse privato. E dopo aver perso teorizza che potrà di nuovo vincere solo se saprà rinunciare alle alleanze. Dunque solo una minoranza potrebbe esercitare la vocazione maggioritaria. La prova è già stata fatta: la vocazione maggioritaria ha già garantito un destino di minoranza. Per quanto tempo?

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Di Roberto Bellassai (del 28/01/2009 @ 09:43:04, in Cultura, linkato 224 volte)

 

In risposta alle dichiarazioni dell'arch. Mariella Muti.

E’ un nostro diritto di Cittadini, come previsto dall’articolo 21 della Costituzione, denunciare, sollecitare richiedere i dovuti servizi che riguardano un “ sito d’arte “ che deve essere conosciuto e fruito dal mondo intero nelle migliori condizioni possibili sotto l’aspetto dell’accoglienza e dei servizi.
Avere aperto al pubblico i Mosaici della Villa Romana del Tellaro, “prima del tempo dovuto”, solo perché sollecitati a più riprese da alcune Associazioni,Comitati locali e da Cittadini, a cui in quella circostanza si sono aggiunti i “politici“ che avevano interessi per le scadenze elettorali, - il 13 e 14 di Aprile del 2008 si votava per il Parlamento Nazionale e per la Regione Sicilia- non può costituire nessun alibi e nessuna “verginità ricattatrice“, né da parte della Soprintendenza ai Beni Culturali della Provincia di Siracusa, che ha infiniti deficit nei confronti della Città di Noto, né da parte della Soprintendente Arch. Mariella Muti, né da parte di altre figure politiche e tecniche, anzi l’interesse, l’impegno, le critiche e le sollecitazioni da parte di Associazioni e Cittadini, alle varie Istituzioni, tra cui la Soprintendenza, rientra nell’esercizio della pratica della “cultura civile“, di conseguenza le nostre richieste e le nostre critiche sollecitano il confronto aperto e democratico. Abbiamo atteso con “troppa pazienza“ per quasi quarant’anni per la fruizione dei Mosaici, e non vogliamo che per dei “servizi basilari“ si continui con i “tempi biblici“. Le nostre richieste –proteste, sia riguardo all’apertura della Villa Romana e ora delle “infrastrutture minori“, sono un “atto dovuto“ e non un “favore“.
La Soprintendente Mariella Muti, stando alle dichiarazioni rilasciate al quotidiano Il Giornale di Sicilia del 24 Gennaio c. a.,tra l’altro dice: “C’era da aspettarselo: l’apertura, la tanto desiderata apertura,e poi le critiche“.
Il linguaggio della Soprintendente Mariella Muti, pieno di risentimento e dai toni di chi ha fatto delle “concessioni“ o dei “favori“, manca dell’elementare “gusto civile“ nei confronti degli interlocutori, si presta e tende ad una visione autoritaria che non depone per niente bene nei confronti della pratica della Democrazia e del dialogo, invece sottrae Democrazia in questo caso, sottrae Democrazia alle Associazioni, ai Comitati e ai Cittadini che si rapportano e si pongono democraticamente e paritariamente con le Istituzioni e chi li rappresenta,affermando il diritto di critica.
Roberto Bellassai
Comitato per i Diritti del Cittadino

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Di Roberto Bellassai (del 23/01/2009 @ 09:41:41, in Cultura, linkato 301 volte)

E’stata consumata tantissima carta e versati fiumi d’inchiostro per quasi quarant’anni, e ancora purtroppo si è costretti a continuare a scrivere per sollecitare pubblicamente le Istituzioni preposte come il Comune di Noto, la Provincia Regionale di Siracusa, la Soprintendenza ai Beni Culturali della Provincia di Siracusa, per dire che dopo l’inaugurazione della Villa Romana del Tellaro e la sua apertura al pubblico avvenuta nel Marzo 2008, non sono seguiti i lavori per le infrastrutture minori, i servizi basilari che permettono la reale fruizione dei Mosaici.
Ad oggi,Gennaio 2009, dieci mesi dopo l’apertura, abbiamo appreso che la Provincia Regionale di Siracusa si è limitata a dare in appalto i lavori per la semplice segnaletica.
1. Cominciamo col dire che, per esempio, pagare sei euro a persona, ci sembra eccessivo, anche perché in molti musei nazionali il prezzo del biglietto non va oltre le quattro euro. Sarebbe quindi da rivedere il prezzo del biglietto;
2. Abbiamo più volte provato a fare il numero telefonico 0931/573883, numero telefonico della Villa del Tellaro, ma non risponde mai nessuno, pare che detto telefono non abbia mai funzionato;
3. Non riusciamo a capire perché all’ingresso della Villa non è stato messo un Televisore con un Video per introdurre al Turista la storia della Villa Romana;
4. Fuori dalla Fattoria – impianto che contiene i Mosaici e lungo la strada che dalla statale porta alla Villa Romana, è completamente al buio, occorre un impianto di illuminazione che tenga conto e rispetti il contesto;
5. Né la Provincia di Siracusa, né il Comune di Noto, né i Privati hanno pensato di istituire un servizio navetta per poterci arrivare – la Villa Romana si trova in contrada Caddeddi, a più di tre chilometri fuori Noto, sulla statale Noto – Pachino, di conseguenza diventa necessario un servizio di pulmini che d’estate serva anche Vendicari;
6. Dei parcheggi per i pullman e per le automobili di cui tanto si è parlato in passato non c’è nemmeno l’ombra;
7. Ovunque nei luoghi turistici ci sono dei posti di ristoro – bar, non è così per la Villa del Tellaro, dove non c’è nemmeno una fontanella con l’acqua corrente, invece molto spesso i Turisti e chi viene a visitare i Mosaici, vengono “accolti“ da gruppi di cani randagi che stazionano permanentemente all’esterno della Fattoria, con il rischio che qualche Turista o Visitatore venga aggredito.
Negli ultimi tempi i TG nazionali, i TG privati, le testate nazionali, le riviste come Panorama, Kalòs, Bell’Italia, ecc,hanno pubblicizzato e fatto conoscere I Mosaici della Villa Romana del Tellaro, - si parla di pubblicizzarli anche alla Bit di Milano, ma quando arrivano i Turisti e non trovano i servizi necessari, quale è il ritorno d’immagine che ne riceve la Città di Noto?
Che senso ha fare tanto ”Can Can“ mediatico se poi vengono a mancare i servizi basilari!
Si può concepire in Nepal o in India una realtà che presenta simili problemi, e non nel Bel Paese!
Ma i responsabili che se ne dovrebbero occupare, Assessorato al Turismo e Spettacolo, Sindaco di Noto, Provincia Regionale di Siracusa, Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, e On.li regionali, che conoscono questa realtà, perché oltre a tagliare i nastri per le inaugurazioni, non fanno nulla come in questo caso, per creare i dovuti servizi basilari che mancano alla Villa Romana del Tellaro?
Possibile che si limitano a vivere nel “Palazzo“senza occuparsi dei problemi reali ?
Roberto Bellassai
Comitato per i Diritti del Cittadino

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Di NOTOLIBERA (del 22/01/2009 @ 09:56:38, in La voce dei partiti, linkato 546 volte)

 

Al Sig. Presidente del Consiglio Comunale
Sede
Oggetto: proposta di modifica dello statuto comunale da sottoporre all’esame del Consiglio Comunale e richiesta di convocazione del medesimo
Premesso che nel supplemento ordinario n. 59 della Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia è stata pubblicata la Legge Regionale 16 dicembre 2008, n. 22 che all’ Art. 1., composizione delle giunte comunali e provinciali, recita che la giunta comunale e la giunta della provincia regionale sono composte rispettivamente dal sindaco e dal presidente della provincia regionale che le presiedono e da un numero di assessori, stabilito in modo aritmetico dagli statuti, che non deve essere superiore al 20 per cento dei componenti dell'organo elettivo di riferimento;
che l’art. 2 della superiore Legge Regionale recita che i comuni e le province adeguano i propri statuti alle disposizioni del comma 1 dell'articolo 33 della legge 8 giugno 1990, n. 142, come introdotto dall'articolo 1, comma 1, lettera e), della legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48, nel testo sostituito dall'articolo 1 della presente legge, entro il rinnovo delle cariche elettive e che conseguentemente tale adeguamento può essere immediato;
i sottoscritti consiglieri comunali,
chiedono
ai sensi e per gli effetti degli artt.14 dello Statuto comunale e 26 del Regolamento del Consiglio Comunale, la convocazione straordinaria del Consiglio comunale avente all’ o.d.g. “ Variazione e adeguamento, ai sensi della Legge regionale n.22/2008, dell’art. 30 dello Statuto Comunale e conseguente riduzione del numero degli assessori della Giunta Comunale da sette a quattro”.
Allegata alla presente la proposta di deliberazione.
Noto, 20.01.2009
Firmato
Giovanni Baviera
Corrado Bianca
Paolo Tringali
Salvo Veneziano

PROPOSTA DI DELIBERA CONSILIARE

IL CONSIGLIO COMUNALE
premesso che l'articolo 30 comma 1 dello Statuto comunale, stabilisce che la Giunta comunale è costituita dal Sindaco e da non più di sette Assessori;
considerato che le dimensioni demografiche del Comune di Noto, coerentemente a quanto previsto dall'art. 47, comma 5, lett. a), del d.lgs. 267/2000 e successive modificazioni, portavano già in passato a ritenere sufficienti sei Assessori;
che la Legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30, recante norme sull'ordinamento degli enti locali stabilisce solamente che il numero degli assessori che non deve essere superiore ad un terzo, arrotondato aritmeticamente, del numero dei consiglieri comunali non vietando che esso possa essere inferiore;
dato atto che lo stesso Sindaco già il 07 Ottobre dello scorso anno ha proposto e attuato la riduzione dell'importo delle indennità degli amministratori al fine di adeguarsi alle normative nazionale e regionale in materia di riduzione delle spese e espresso compiacimento per la proposta avanzata dal Governatore Lombardo di ridurre il numero degli assessori con il conseguente notevole risparmio economico;
ritenuto che nel supplemento ordinario n. 59 della Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia è stata pubblicata la Legge Regionale 16 dicembre 2008, n. 22 che all’ Art. 1., composizione delle giunte comunali e provinciali, recita che la giunta comunale e la giunta della provincia regionale sono composte rispettivamente dal sindaco e dal presidente della provincia regionale che le presiedono e da un numero di assessori, stabilito in modo aritmetico dagli statuti, che non deve essere superiore al 20 per cento dei componenti dell'organo elettivo di riferimento;
che l’art. 2 della superiore Legge Regionale recita che i comuni e le province adeguano i propri statuti alle disposizioni del comma 1 dell'articolo 33 della legge 8 giugno 1990, n. 142, come introdotto dall'articolo 1, comma 1, lettera e), della legge regionale 11 dicembre 1991, n. 48, nel testo sostituito dall'articolo 1 della presente legge, entro il rinnovo delle cariche elettive e che conseguentemente tale adeguamento può essere immediato;
che in una fase in cui monta l’anti-politica anche per i frequenti episodi di degenerazione e malcostume della politica, è via via crescente lo scollamento tra i cittadini e le Istituzioni politiche ed avvertita l'esigenza di ridurre i costi e di eliminare gli sprechi della politica stessa, anche al fine di reperire risorse pubbliche da destinare ad esigenze primarie ed indifferibili dei cittadini;
che la riduzione da sette a quattro assessori comporterebbe per l'erario comunale un risparmio presuntivo di risorse finanziarie, tra indennità di funzione ed oneri riflessi, pari ad almeno 50.000 euro annui, risorse che potrebbero essere utilmente impiegate per far fronte ad esigenze dei cittadini quali quelle inerenti alla viabilità, all’illuminazione pubblica, all'ambiente, nonché per interventi di adeguamento del sistema impositivo e tariffario comunale a favore delle famiglie con più basso reddito o che versino in condizione di svantaggio;
constatato che, durante la precedente esperienza della giunta tecnica con quattro assessori, il Sindaco, ha più volte evidenziato di essere riuscito unitamente ai componenti dell’esecutivo a gestire puntualmente le pesanti deleghe degli Assessori non sostituiti;
DELIBERA
Di approvare la modifica dell’art. 30 comma 1 dello statuto comunale dall’attuale adeguandolo al dispositivo degli artt. 1 e 2 della Legge Regionale 22 del 16 dicembre 2008, stabilendo che la giunta comunale è composta dal sindaco che la presiede e da 4 assessori, pari al 20 per cento dei componenti del consiglio comunale. 
 

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Di NOTOLIBERA (del 21/01/2009 @ 10:20:17, in Per il cittadino, linkato 264 volte)

Le incompiute in città non mancano tuttavia quella legata alla revisione del P.R.G. sarebbe da superare perché strumento essenziale di crescita per tutti i settori.
Una comunità ferma e autolesionista la nostra che così facendo non concede possibilità agli imprenditori locali di creare ricchezza e posti di lavoro.
Non basterà di sicuro un commissario regionale per smuovere le acque, la sua nomina è l’evidente frutto di un fermo immotivato,ed arriva dopo una serie di avvertimenti formali e informali.
L’amministrazione attiva ha l’obbligo di decidere anche quando ci sono le classiche “patate bollenti” come il P.R.G., su cui sino ad oggi si può fare la sola conta degli errori.
E’ bene rammentare la lunga latitanza amministrativa su questo argomento, perché le acque stantie furono smosse da un gruppo di cittadini che elaborarono le linee guida su cui si pronunciò il precedente Consiglio Comunale, ed aveva come premessa la realizzazione di uno studio di natura socio economica propedeutico al piano stesso, di cui sino ad oggi non si è visto nemmeno l’ombra.
A discapito di tutti la telenovela dura da 7 anni e la città si ritrova con un progetto di massima votato dal C.C. che altri non è che la trasposizione del vecchio P.R.G. in formato digitale aggiornato dei soli ed ulteriori vincoli apposti su città e territorio .
Il Piano è uno strumento necessario e i ritardi non favoriscono la fragile economia locale che se da un lato non cresce dall’altro deve fronteggiare,non si sa come, la concorrenza delle attività commerciali e/o artigianali che proliferano sulle direttrici Avola e Rosolini.
La piccola e media impresa, l’artigianato il commercio, sono realtà che col turismo,possono creare dei posti di lavoro ed un indotto, non come adesso con circa 100 B&B in città tutti in crisi e il turismo balneare che estate dopo estate aspetta sempre infrastrutture e servizi.
La città non necessita di grandi investitori ma di regole e tempi certi.
Mezza città è vuota,con una serie di vincoli che non consente di adeguare gli immobili alle odierne esigenze,si è coscienti che per fare ciò occorre il Piano Particolareggiato del centro storico ma non si fa nessun atto concreto e si rimane sempre li con le mani in mano.
Si deve fare, ma da quell’orecchio i politici locali chissà perché sono sempre sordi
Lo schema di massima approvata sulla revisione del P.R.G. avrebbe già potuto e dovuto dire la sua, iniziando con l’eliminare i tanti errori presenti nel “Piano Agnello” scaduto ed ancora operante, nonché apportare modifiche sostanziali alle Norme Tecniche di Attuazione e al Regolamento Edilizio per snellire le procedure e ampliare le tipologie d’intervento
Se si ha chiarezza si può decidere e tenere conto di fatti evidenti come :
1. lo scarso aumento demografico ;
2. la mancanza di un indirizzo su un eventuale espansione della città;
3. la mancanza di una politica d’investimento per il centro storico, “dove vi sono le opere di urbanizzazione” con conseguenti diminuzioni dei costi, investire nei quartieri storici pone un freno all’esodo dalla città e perché no, potrebbe favorire l’impegno dei finanziamenti di Edilizia Residenziale Pubblica, nel riuso del patrimonio edilizio esistente;
4. estendere il concetto di complesso produttivo alle diverse destinazioni e non solo alle agricole per avere tante aree disponili e un calmiere nei prezzi;
5. mancanza di parcheggi per bloccare il transito veicolare e liberare così il centro storico perché possa essere una vera isola pedonale.
Ci si deve fermare e confrontarsi serenamente.
Chiedere alle organizzazioni di categoria ai giovani, agli studenti,ai cittadini ovunque si fa così e riesce un ottimo prodotto, in linea di principio con le continue esternazioni dell’Avv.Valvo favorevole ad un confronto con la città.
Dopo tanti proclami forse sarebbe il momento di iniziarlo questo confronto in città e non nelle sole segreterie dei partiti.
La città consta di 23.000 abitanti e le 30 o 40 persone che gravitano attorno al Palazzo non possono continuare nel non decidere o decidere senza ascoltare i cittadini, di cui teoricamente dovrebbero essere i rappresentanti.

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Il Parlamento ha approvato la conversione in legge del decreto del 20 novembre 2008 n. 15 recante misure urgenti per il sostegno alle famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anticrisi il quadro strategico nazionale.
Nell’articolo 3 della legge è introdotto un nuovo meccanismo per la determinazione del prezzo di vendita dell’energia sul mercato all’ingrosso, consentendo la suddivisione della rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica in un numero massimo di tre macro-zone, a discrezione del Ministero per lo Sviluppo Economico. Inoltre, non è più definita la modalità per la determinazione del prezzo di acquisto che, finora, era stabilito come media ponderata dei prezzi di vendita zonali. Viene così meno il prezzo unico nazionale che offriva una sorta di sussidio incrociato.
Con il nuovo metodo (pay as bid, che non esiste nel resto d’Europa se non in Inghilterra che lo ha abbandonato giusto nel dicembre 2008) i produttori che offrono in Borsa un prezzo inferiore alla media dei prezzi offerti saranno pertanto incentivati ad abbandonare la Borsa e utilizzare la contrattazione bilaterale, e comunque a offrire non al prezzo marginale ma a quello più alto.
Le aree contraddistinte da costi impiantistici maggiori, quali il Sud e le Isole (se si tiene conto del fatto che oggi un megawattora prodotto al Nord costa in media 87 euro e in Sicilia costa 111 euro circa), ne risulteranno pertanto più svantaggiate, dovendosi approvvigionare di energia sia tramite Borsa che tramite contratti bilaterali ad un prezzo più alto. Va inoltre tenuto presente che il Mezzogiorno, pur essendo l’area di maggiore produzione d’energia (circa il 90% superiore al proprio fabbisogno), è carente di centrali e reti di distribuzione moderne e adeguate e tale inadeguatezza non permette l’ottimizzazione della distribuzione di energia dal Sud che, invece, paga un notevole tributo in termini di impatto ambientale per le sue centrali di produzione d’energia.
Per tutte queste ragioni il provvedimento votato alla Camera è di una gravità estrema per il Mezzogiorno e la Sicilia in particolare e contraddice in pieno la dichiarata volontà di intervenire a sostegno delle famiglie, del lavoro e dell’impresa.
Occorre dunque quella mobilitazione che il governo Lombardo e il centrodestra non sono riusciti a produrre per bloccare o modificare la norma in questione.

FACCIAMO APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

affinché, prima della promulgazione della legge, ne verifichi il rispetto del dettato costituzionale che prevede la eguaglianza dei diritti essenziali di cittadinanza e l’equità della distribuzione delle risorse su tutto il territorio nazionale.
Sollecitiamo inoltre un deciso intervento del governo regionale e di tutta la deputazione siciliana al Parlamento Nazionale, col sostegno dell’Assemblea Regionale Siciliana, sull’Autorità per l’Energia affinché i prezzi di acquisto siano determinati in modo da riequilibrare le insopportabili diversità dei costi di produzione e distribuzione e siano garantite sul territorio nazionale eguali condizioni per le attività produttive e la sussistenza delle famiglie.
Infine, appare del tutto chiaro che nella pianificazione energetica nazionale vanno fatti i necessari investimenti per ammodernare e razionalizzare la rete di distribuzione e produzione dell’energia, soprattutto in Sicilia.
Su questi temi il PD siciliano e tutti i suoi parlamentari nazionali e regionali lanciano l’allarme, invitando a una mobilitazione le associazioni imprenditoriali e datoriali, le forze sindacali e politiche siciliane a tutela del fragile apparato produttivo siciliano che da un aumento delle tariffe energetiche subirebbe un ulteriore insostenibile colpo.
Palermo, 16 gennaio 2009.
Firmato
Francantonio Genovese
Parlamentari nazionali del PD eletti in Sicilia
Parlamentari regionali del PD

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Di NOTOLIBERA (del 15/01/2009 @ 21:31:41, in Per il cittadino, linkato 319 volte)

Lettera aperta dei docenti del “Matteo Raeli”

I docenti del “Matteo Raeli”, istituto superiore di Noto che raccoglie quattro indirizzi di studio, per un numero totale di 1000 alunni, vogliono denunciare il disagio che, insieme a studenti e famiglie, vivono da anni. Le carenze logistiche e strutturali della nostra scuola, segnalate agli amministratori provinciali nel corso degli anni, non hanno trovato risposte adeguate.
Oggi ci troviamo costretti a fronteggiare una situazione di emergenza che dovrebbe costringere parte delle nostre classi ad abbandonare la sede centrale per essere ospitate in altri locali, non ancora del tutto identificati.
Ciò comporterebbe una ulteriore frammentazione dell’istituto con ricadute negative nell’organizzazione dell’attività didattica e notevole disagio anche per l’integrazione dei nostri studenti pendolari. Le varie proposte fatte all’amministrazione provinciale e comunale mirano a salvaguardare l’unità della scuola, che è fondamentale nella nostra azione formativa nel territorio e determinante in fase di pre- iscrizioni per il prossimo anno scolastico.
Pertanto RIVENDICHIAMO, al di fuori delle singole competenze amministrative, il diritto di poter operare in UNA SCUOLA, con una sede UNICA E DIGNITOSA, che riconosca ai nostri studenti il diritto all’istruzione.
Assumendoci tutte le responsabilità conseguenti alle nostre scelte, non siamo disposti a lasciare la sede attuale di servizio, senza la garanzia ufficiale da parte delle amministrazioni competenti di una adeguata soluzione al nostro problema.

Gruppo Docenti
Comitato Permanente per il “Matteo Raeli”

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Di Evarco (del 14/01/2009 @ 12:17:18, in Per il cittadino, linkato 469 volte)

Sembrano personaggi usciti dalla penna di Michele Pantaleone, autore del famoso libro "Mafia e politica", invece è gente in carne ed ossa, eletta con i voti dei concittadini e che da anni riesce, seppur portatrice sana di sordomutismo, a determinare l'infausta sorte della città.
Nella vicenda del passaggio dell'acquedotto comunale all'ato idrico di Siracusa, il presidente della provincia ha almeno cercato di replicare alle nostre affermazioni e perplessità facendo il suo lavoro di politico ma, nella mente dei nostri rappresentanti, nei partiti, insomma coloro che dovrebbero difendere gli interessi della città, non si è appalesato neanche lontanamente il dubbio sulla necessità di esprimere un interesse o almeno un'opinione sull'opportunità di consentire di portare a compimento un'azione che toglie dalla podestà comunale un bene vitale come l'acqua e aggravia di un ulteriore pesante balzello le già tartassate tasche dei netini.
Non è dato sapere cosa pensano il Sindaco Valvo e la sua giunta che dopo aver presentato un ricorso al Tar, in aggiunta a quello di Francofonte, sono rimasti in attesa senza programmare un azione su come governare amministrativamente la questione.
Chissà cosa pensa il Presidente del Consiglio comunale?
Non è dato sapere neanche cosa pensano i “soci” di Forza Italia, Alleanza Nazionale, Udc, e dei movimenti “Amare Noto” e “Patto per Noto” che sostengono l’amministrazione Valvo.
Chissà cosa pensano i partiti e i movimenti che sono all’opposizione, il PD e l’MPA e Noto Nostra?
Solo Bianca e Veneziano, a titolo personale, in epoca passata, hanno fatto sentire la loro voce.
Eppure tutti, a parole, non mancano mai occasione per proclamare in comizi, convegni e pubblici dibattiti il loro amore per Noto
Un bel modo di "Amare Noto", piuttosto direi "A mare Noto".
Insomma il “salotto buono della politica netina” è, come al solito, protagonista di un colpevole e connivente silenzio con i potentati siracusani che i cittadini non mancheranno di ricordare e speriamo sapranno valutare al momento opportuno.
Per qualche curioso lettore comunque ecco il testo della replica all’onorevole Bono
“La vicenda della stipula del contratto di concessione dell’S.I.I. di Siracusa con la Sogeas Ato Idrico 8 appare sempre più inquietante. Nessuno tra gli autorevoli sostenitori della necessità della stipula di questa concessione ha a tutt’oggi chiarito le problematiche di fondo e, soprattutto, il perché della incapacità a fornire adeguate garanzie bancarie da parte della Sogeas Ato Idrico 8; così come sfumati e glissanti appaiono i presunti vantaggi di questa operazione, che si conferma invece sempre di più come una oggettiva penalizzazione di tutti i cittadini utenti della provincia di Siracusa.
Infatti, contrariamente alle finalità istituzionali degli Ato Idrici, concepiti per realizzare economie di scala e, quindi, la riduzione delle tariffe idriche, la concessione dell’Ato Idrico di Siracusa prevede, sin da ora, un non indifferente aumento delle tariffe, senza nessun chiaro beneficio per gli utenti, né in termini di potenziamento delle infrastrutture, né di particolare impulso a nuovi investimenti”. ……
“Non vorrei trovarmi nei panni di quei sindaci dei Comuni che con tanto impegno hanno sostenuto in passato l’opportunità di firmare questa concessione, che non a caso si trascina da mesi senza ottenere il quorum minimo previsto dalla legge per la sua stipula, e che oggi si trovano nella ancora più difficile situazione di dovere approvare un atto che comporta un’ulteriore aggravio degli interessi dei propri amministrati, determinato dalla necessità di convincere, a pagamento, altri enti circa l’opportunità di non ostacolare un procedimento che appare sempre più improponibile. Credo che la vicenda abbia toccato il fondo e che, a questo punto, dignità e residui di correttezza imporrebbero di rinunciare definitivamente all’operazione e di attuare ciò che chiedo da mesi e cioè, da un lato l’annullamento della procedura e l’avvio di una nuova gara d’appalto per l’individuazione del giusto gestore dei servizi idrici e, dall’altro, l’immediata assegnazione ai vari Comuni delle risorse per il triennio in corso, per la gestione diretta degli appalti finalizzati alla realizzazione degli impianti e, quindi, scongiurare la perdita dei finanziamenti per il prossimo triennio, così come già fatto in occasione del primo piano operativo triennale dell’Ato Idrico”.
Queste non sono frasi polemiche mie ma dichiarazioni rese, e mai smentite, dall’on.le Bono pubblicate dal giornale online Libertasicilia.com., quando ancora presidente della provincia era Bruno Marziano.
Questi i link dei pdf dei comunicati di Bono: public/file/Libert%20Sicilia_%20il%20quotidiano%20di%20Siracusadichiarazionibono.pdf, della sua interrogazione parlamentare: public/file/interrogazionebono.pdf e del comunicato della direzione provinciale di AN apparso su Iblon.it: public/file/ato_idrico_ALLEANZA%20NAZIONALE_IL%20BANDO%20VA%20RIFATTO.pdf
Tuttavia, per non ridurre a inutile siparietto mediatico la polemica sulla privatizzazione dell’acqua riportata da “La Sicilia” tra Notolibera e il presidente della provincia è opportuno andare oltre e chiedere ai rappresentanti istituzionali della città, al Sindaco Valvo e alla sua maggioranza, stranamente silenziosi, di opporsi all’imminente passaggio di consegne degli impianti comunali, sulla cui proprietà ricordiamo pende, tra l’altro, un contenzioso tra il comune e il disciolto Ente acquedotti siciliani, al fine di evitare, nonostante le parole rassicuranti dell’on.le Bono, un ulteriore aggravio di 350 euro annue sul già pesante balzello di tasse locali.
Chiediamo al sindaco di promuovere un referendum popolare sulla questione, cosi come sta facendo Vittorio Sgarbi a Salemi, e su questa strada avrà il nostro incondizionato appoggio.
Carmelo Filingeri

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Di NOTOLIBERA (del 12/01/2009 @ 18:04:47, in Per il cittadino, linkato 185 volte)

Da Fabrizio Ardita portavoce del comitato civico no!acquasalata
Ai lettori del  Blog di Notolibera
Mentre gli enti pubblici di spogliano nelle gestioni, dando in mano privata le risorse importanti della vita, siamo attenzionati nelle gestioni e nei disavanzi che a breve rischiano di compromettere finanziariamente gli Enti Pubblici locali, gli ATO idrici o rifiuti, stanno comportando ulteriori affossamenti agli Enti pubblici.

Gli enti locali nel nostro Paese sono osservati speciali anche a Londra, dove si aspetta a breve
il possibile esplodere della sfida fra le banche d'investimento e molte amministrazioni locali italiane sul terreno minato dei derivati.

A dare conto è il Sundy telegraph, secondo cui i <<35 miliardi di euro a rischio passività>> presenti nei portafogli di Comuni, Province e Regioni potrebbero trasformarsi nel peggior scandalo finanziario del Paese dai tempi di Parmalat. Acqua: se privatizzata la pagheremo di più

Desidererei che nel vostro blog, fosse pubblicata anche, un’inchiesta del Corriere della sera, sulle gestioni private dei beni pubblici come l’acqua, a risposta di chi pensa che con il privato le tariffe non aumentano, mentre le ultime notizie dalla Toscana,dicono che le tariffe sono state triplicate nuovamente.

Un'inchiesta del
Corriere della Sera Magazine rivela che il passaggio al privato nella gestione delle reti idriche comporta un aumento nelle bollette.
Mentre Parigi, New York, Amsterdam e Bruxelles preferiscono la gestione pubblica

Un'inchiesta del Corriere della Sera Magazine, in edicola giovedì 4 dicembre, analizza il mercato delle reti idriche che possono finire completamente in mano ai privati con conseguenti aumenti di bolletta per i cittadini.

Infatti l'attuale governo crede nella privatizzazione delle reti idriche: un articolo della legge 133/2008 obbliga i comuni a mettere sul mercato la gestione delle reti idriche entro il 2010. Un mercato che fa gola ai privati perché vale 8 miliardi di euro e che non conosce crisi: gli italiani hanno bisogno dell'acqua per lavarsi, cucinare, fare il bucato.

In sei anni le bollette sono aumentare del 32% e con la privatizzazione rischiano di aumentare sempre di più come ad Arezzo, Firenze e Livorno dove c'è una gestione privata. Milano, Isernia, Benevento, Lecco e Pordenone che hanno lasciato tutto al pubblico hanno le tariffe più basse.

Invece, mentre l'Italia guarda al privato, Parigi, dopo 25 anni, torna al pubblico con un solo canale che garantirà dal 2010 tutto il ciclo dell'acqua, dalla produzione alla distribuzione. Come a New York, Amsterdam, Bruxelles.

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Di NOTOLIBERA (del 11/01/2009 @ 17:08:22, in Per il cittadino, linkato 271 volte)

NESSUN AUMENTO DELLA BOLLETTA, anzi ...

«L’associazione Notolibera può stare tranquilla! Nella qualità di presidente dell’Ato idrico 8 di Siracusa, farò tutto ciò che è nelle mie possibilità perché vi sia il massimo rispetto della legge, la tutela dell’interesse pubblico e dei diritti degli utenti ad ottenere, con la minore tariffa possibile, tutti i servizi connessi alla gestione del servizio idrico integrato».
La replica del presidente della Provincia, Nicola Bono, alla presa di posizione dell’associazione Notolibera in merito all’affidamento del servizio idrico integrato, non si è fatta attendere. «Io non ho mai condiviso la critica sulla costituzione degli Ato - ha puntualizzato Bono che poi ha aggiunto, di essere sempre stato un convinto assertore dell’esigenza di creare strutture per la gestione di alcuni servizi integrati come quello idrico - possibilmente  gestiti da soggetti privati che in genere assicurano alti standard di efficienza ed economicità nella gestione e, quindi, l’applicazione della tariffa più conveniente».Tutta la questione non starebbe dunque, a dire del presidente, nella diatriba se è meglio la gestione privata o quella pubblica, non essendo in discussione il controllo pubblico della risorsa acqua, ma nella definizione di contratti di gestione che, assicurino la conduzione più efficiente possibile del servizio. Il presidente Bono confuta, inoltre, la tesi avanzata da Notolibera che, col passaggio della gestione del servizio idrico a Noto dall’Aspecon all’Ato idrico, dà per scontato l’esponenziale aumento della bolletta dell’acqua. «Non posso che smentire tale affermazione. Non solo, infatti, com’è noto, la tariffa stabilita contrattualmente in provincia di Siracusa è la seconda più bassa praticata in Sicilia, ma è addirittura inferiore a quella praticata dall’Aspecon (0,93 euro al metro cubo, contro gli 0,82 euro dell’Ato). Per questa ragione - conclude il presidente della Provincia - le preoccupazioni dall’Associazione Notolibera sono del tutto ingiustificate». Dovrebbe essere dunque chiusa una polemicasul nascere grazie a queste precisazioni che il presidente della Provincia teneva a fare per sgombrare il campo da ogni possibile equivoco.

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Di NOTOLIBERA (del 10/01/2009 @ 09:46:03, in Per il cittadino, linkato 222 volte)

 

Pubblichiamo l'articolo apparso ieri sulla La Sicilia a firma di Cetty Amenta che riaccende i riflettori sulla privatizzazione dell'acqua e sull'aumento della bolletta idrica. Come dire "Piove sul bagnato". 

«Il presidente della provincia, stando alle sue ultime dichiarazioni evasive, pare che abbia dimenticato di aver presentato nel luglio 2007 un’interrogazione parlamentare al ministero delle Infrastrutture ed emanato dei comunicati stampa infuocati per evidenziare le anomalie riscontrate nello svolgimento della gara di affidamento del Servizio idrico integrato in provincia di Siracusa».

A meravigliarsi dell’attuale atteggiamento di Nicola Bono, è l’associazione Notolibera che alla fine del 2007 aveva promosso con successo una raccolta di firme per sollecitare il sindaco Valvo a ricorrere contro l’affidamento della gestione dei servizi idrici alla Sogeas, società a maggioranza di capitale privato.

«Un processo di privatizzazione dell’acqua, avviato silenziosamente dagli apparati politici dei partiti in tutta la provincia di Siracusa- dichiara il presidente di Notolibera Carmelo Filingeri che ne sottolinea le inevitabili ripercussioni negative per le tasche dei cittadini, dato l’esponenziale aumento della bolletta idrica.

«Al di là delle polemiche - aggiunge Filingeri vorrei invece palesare il dubbio, già avanzato da tante persone nel blog dell’associazione, riguardo le reali possibilità che il cittadino consumatore ha di difendersi, in un obiettivo quadro di debolezza del regolatore locale (Ato), dovuto al possibile conflitto di interessi in cui i componenti, vedi il comune di Siracusa, sono spesso espressione, diretta o indiretta, degli azionisti del gestore vigilato». Con la temibile conseguenza dell’asservimento del regolatore locale agli interessi del regolato.

Il presidente di Notolibera da inoltre per scontato l’aumento della tariffa dagli attuali novanta a trecentocinquanta euro l’anno. «Nonostante le tariffe dell’Ato siracusano prevedano costi sociali per i ceti svantaggiati, gli esempi ipotetici di fatturazione riportati nella brochure pubblicitaria che circola, calcolano un consumo giornaliero pro capite irrisorio, mentre sappiamo dalle statistiche che il consumo medio di una famiglia italiana è 1000- 1200 litri d’acqua al giorno.

Per quanto riguarda la situazione di Noto- rileva in conclusione- avevamo richiesto al sindaco, oltre ad opporsi con un ricorso al Tar, di avviare una consultazione popolare proponendo, in aderenza alla bozza del nuovo Codice sulle autonomie locali, un’aggregazione tra i comuni della zona sud, rivitalizzando l’Aspecon ed elaborando un serio piano industriale per intercettare la quota parte di risorse previste dai fondi europei per il comune di Noto per l’ammodernamento delle infrastrutture idriche.

Oggi riscontriamo con rammarico soltanto un’ulteriore perdita di potestà sui beni inalienabili della città».
CETTY AMENTA

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