NON SI PUÒ SEMPRE GUARDARE INDIETRO Un momento difficile come questo, ancor più difficile per chi nelle difficoltà ci vive, porta irrimediabilmente a pensare che “prima” e andando sempre a ritroso “ancor prima “ di prima si stava meglio.
Questo andare a ritroso acuisce solo un senso di prostrazione e d’ineluttabile che occorre scrollarsi di dosso. Noto non è mai stata avara d’idee o di azioni innovative.
Una città pensata, progettata, oggetto di molteplici discussioni sin dalla sua nascita, come le successive scelte che tra l’800 e il 900 ne determinarono l’ulteriore cambiamento, siamo all’oggi alla Noto del 2000 passata dal terremoto di Santa Lucia alla ricostruzione della Cattedrale.
Una città che si dibatte fra contraddizioni, dove ai monumenti che ritornano all’antico splendore si contrappone la mancanza di un indotto perché siano fonte di ricchezza e con una caduta libera nelle attività imprenditoriali,artigianali e produttive.
La disoccupazione aldilà di numeri e statistiche aumenta più che da altre parti, ed i giovani finita l’Università non sanno che fare,dibattendosi fra l’andar via e la speranza di una “spintarella” che gli dà un’occasione di lavoro, quasi sempre precario.
Guardare ai mali che furono o maledicendo l’oggi, elencare le tante cose che non vanno, definire inutile tizio o caio si può anche fare, ma ….. si può andare oltre Sarebbe meglio con convinzione dire che si deve andare oltre
Se un gruppo discute riesce ad essere concorde su tante cose, magari non su tutte, basta non “accanirsi” più di tanto, le diversità non debbono necessariamente dividere.
Ascoltando,la serata di “ lancio” del movimento cittadino proposto da Massimo Prado e Corrado Bonfanti,si è colta una semplice riflessione fra le tante: In questa città non si discute, non si parla, si è sempre con la guardia alta, sulla difensiva anche tra le persone che pensano di vederla allo stesso modo.
E’ vero ma si può venire fuori da questa impasse, solo che le buone intenzioni non bastano più, ci si deve impegnare perché succeda, per guardare avanti e in un dialogo costruttivo, richiesto da più parti, perché ci sia un impulso che dia corso a proposte concrete e fattibili. Fra cui non si può certo disdegnare di far bene l’ordinario.
Se idee e progetti dopo siano fatti propri o rigettati da qualsiasi sistema politico/partitico che governa la città è un problema che si porrà solo dopo, quando ci saranno idee e proposte, senza di queste il politico di turno decide, non in modo soddisfacente com’è dato vedere sino ad oggi. Si deve essere cittadini oltre l’ubriacatura elettorale, che si vinca e si perda è nelle regole, ma le idee hanno sempre sovvertito le “sudditanze” Si accenna al “Progetto Noto e sì storce il naso” ma questo è andato anche oltre l’autore, il personaggio “Passarello”, un'idea, un’intuizione che allora ha sparigliato il campo, un’idea forte che ha posto la città all’attenzione del mondo e dei suoi stessi cittadini.
I politici degli anni 90 non sono dissimili dagli attuali, buone parti di questi sono sopravvissute e se si fa un raffronto a circa 20 anni tra consiglieri e assessori ve ne sono parecchi presenti ieri ed oggi. Tiriamo fuori allora delle idee che sparigliano il campo
e che mettano in “calcio d’angolo” l’attuale sistema,senza pensare troppo a logiche di partito, spartizione o schieramento, visto che tanti professano o professiamo di voler bene a questa città non che è che sia arrivato il momento di dimostrarlo ? Si dirà l’ottimismo della ragione, ma preferiamo proprio pensarla così.
Tolta l’ICI eccoti servito da subito nuove tasse ( da Italia Oggi)
Io non rubo integro.D'altra parte in Italia chi e' che non integra? (Totò) IL PUNTO
La scusa è legata alla parziale soppressione dell'Ici sulla prima casa: i comuni asseriscono di aver difficoltà di cassa per mancati introiti dell'imposta immobiliare (pur se lo stato sopperisce).
Conseguentemente, con l'usbergo di tale pretesto si è scatenata una corsa a chi più tassa, cui partecipano anche altri enti oltre i comuni.
I filoni da seguire non mancano, tenuto conto che in Italia si sono tassati o si tassano domestici e pesi, finestre e ombra, patenti di guida e cavalli, passaporti e tende, per tacere, naturalmente, di inesauribili fonti d'imposizioni quali casa e automobile.
Come sempre quando si tratta di spremere la gente, non si notano differenze politiche.
Qualche parziale esempio.
A Bologna hanno definito delirium tax la pesante campagna avviata dal comune (centro-sinistra) per colpire migliaia di commercianti tramite l'imposta sulla pubblicità.
A Milano il comune (centro-destra) ha pensato bene di usare l'arma catastale per infierire su quasi 20 mila proprietari di casa.
ANCHE A NOTO l’UFFICIO TRIBUTI HA SPEDITO 1500 RACCOMANDATE AI PROPRIETRAI DI CASE IN CATEGORIA A/5 e A/6
Qua e là comuni e province fanno il muso duro con la tassa sui passi carrai, per occupazione di suolo pubblico.
In Toscana la regione prosegue nella manovra per ampliare la platea dei contribuenti di bonifica: tra un po' pagheranno anche i residenti sull'Abetone. INSENSATA ESCLUSIONE DALL'ESONERO SULL'ICI DEGLI IMMOBILI CLASSIFICATI NELLA CATEGORIA CATASTALE A1 HA VELLICATO, IN MOLTI AMMINISTRATORI COMUNALI, LA CUPIDIGIA DI INSERIRE IN TALE CATEGORIA IL MAGGIOR NUMERO DI EDIFICI; E SI ATTREZZANO ALL'UOPO.
Un po' ovunque si registrano doglianze per gli incrementi della tassa rifiuti. l'addizionale sulla tarsu a favore delle province (ignota ai più, vera tassa occulta) continua a salire:
non è lontano il giorno in cui tutte le amministrazioni la collocheranno al limite massimo del 5%.
La rilevante fetta di Ici rimasta in vita (oltre 14 miliardi di euro) viene incrementata dai comuni con la spinta delle aliquote ancor più verso l'alto, sfruttando in particolare la possibilità, generosamente offerta dalle supreme magistrature, di “ spremere le aree fabbricabili anche quando edificabili non sono” .
Sovente non ci si ferma al presente, ma si gradisce procedere a introitare arretrati per svariati anni, fin dove la legge e le situazioni concrete lo consentano.
L'imperativo diffuso è: tassare.
In nome, beninteso, di altisonanti scopi, partendo dal bisogno di mantenere i livelli di veri o supposti servizi locali.
E siamo ancora lontani dal federalismo fiscale.
Quando arriverà, gli enti locali saranno ancor più liberi di strizzare i contribuenti.
A quel punto, paradossalmente, ci parrà leggera la situazione odierna
Al di là di quello che i veli o i drappi rossi, - a parte quelli degli archi della Porta Reale, di palazzo Ducezio e del Teatro Comunale - insieme alle installazioni artistiche, vogliono simbolicamente rappresentare, si potrebbe dire che oggettivamente non si adattano al contesto architettonico, artistico e scenografico dei palazzi e delle chiese che ricadono su Corso Vittorio Emanuele. Non aggiungono nulla alla bellezza, alla parte più rappresentativa del centro storico di Noto, che esprime e sollecita armonia e bellezza di per sé. Non equilibrano, non fanno “divenire“ l’arte e la bellezza nel suo contesto, ma gli tolgono invece l’armonia e ne squilibrano l’immagine, bloccando la zona aurea della “Città d’oro“ in un’immagine statica che diviene ibrida, profanando e deturpando nello stesso tempo l’identità dinamica di un luogo, di per sé aperto alla molteplicità culturale e alla universalità.
Ci sono centri storici che non hanno bisogno di nessun ornamento e di nessuna aggiunta, perché hanno, esprimono e trasmettono equilibrio, armonia e bellezza in maniera rotonda e completa, come il centro storico di Noto.
Perché invece non si fanno togliere dalle facciate di Corso Vitt. Emanuele i 60 e più condizionatori d’aria?
Da decenni sono sul mercato condizionatori d’aria che non richiedono l’impianto esterno per lo scarico d’aria.
Perché non si fanno spostare le antenne paraboliche TV, dalla facciata di palazzo Astuto, da via Nicolaci – facciata palazzo Giunta – Landolina, da alcune case storiche di via Cavour, dalla facciata di palazzo Cassone, da Piazza XVI Maggio? Sembrano i resti di “reperti Fenici“, dimenticati nel Giardino di Pietra!
La famosa Commissione estetica,istituita recentemente dal Sindaco Avv. Corrado Valvo, che doveva “curare“ l’aspetto estetico del centro storico, che fine ha fatto? Di cosa si occupa?
Cosa aspettano l’Ufficio Tecnico di Noto e la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, a realizzare i dovuti piani?
E cioè: Il piano estetico, il piano del colore e il piano della luce, in una Città d’Arte e Città Unesco quale è la Città di Noto?
Sarà “la bellezza“ a salvarci dalla cultura ornamentale, dall’apparire, dall’improvvisazione e dalle omissioni delle Istituzioni?
“La bellezza ci salverà “? per dirla con F.Dostovskij.
Roberto Bellassai
Comitato per i Diritti del Cittadino
Ho affermato liquidatoriamente che questo è un anno da dimenticare. Forse. Ma, lo ammetto, non resisto alla possibilità di registrare comunque quel poco di nuovo che aleggia in giro, per cui vi annoierò con le seguenti succinte riflessioni di fine anno.
Certo è, che questi ultimi dodici mesi hanno consolidato in molti di noi la convinzione che a Noto è veramente arduo pensare ad un sostanziale cambiamento dello stato di cose. Al di là del palloso “ottimismo della volontà”, non possiamo ignorare che le condizioni attuali ci trovano più propensi a piombare nel più profondo “pessimismo della ragione”. Il quadro generale è presto fatto. Una classe politica al governo, espressione inequivocabile di un elettorato eternamente affetto dalla sindrome di Peter Pan, dedita solo al mantenimento di quello che, evidentemente, considera una condizione di privilegio al punto di relegare a men che un fatto accessorio, il motivo per cui si trova lì e cioè occuparsi della tutela del bene della comunità cittadina.
Questo fatto è talmente evidente, tanto sotto l’occhio di tutti, che non conviene spendere altre parole a riguardo. Chi ci governa, o meglio chi dovrebbe amministrare, si è, coi fatti, delegittimato al punto di essere ormai comico sentire di quel consigliere (8 su 20) che dal partito A va al partito B, magari poi a al partito C, con l’immancabile passaggio da “indipendente”, ecc., ecc.. L’unica cosa che accomuna questi grilli della poltica è che, da qualsiasi parte provengano, finiscono sempre in un partito di questa “maggioranza”. Strana cosa. Si denota sicuramente, in generale, un comportamento ed una fragilità di principi informatori che mal si sposano con quello che si dovrebbe pretendere da una persona adulta, vaccinata e animata da velleità di amministrare la cosa pubblica. Certi atteggiamenti potrebbero essere giustificati se si trattasse di una specie di gioco di società, in cui ognuno rischia soltanto qualcosa di se stesso, ma così non è. Ma visto che così fan tutti, i nostri beniamini pensano che forse la cosa non è poi così grave.
Qualcuno potrebbe però dire che, considerate le raffinate e capaci menti dei Nostri, forse sarebbe peggio se trovassero anche il tempo per occuparsi della cosa pubblica. Per cui accontentiamoci. In attesa di che o di chi? In questi giorni riaffiorano qua e là strane nostalgie: Leone e, addirittura, Passerello. Di questo passo si arriverà magari a Rappazzo o a Verzotto, fino a Giuseppe Lanza Duca di Camastra. L’importante è rimuovere l’imbarazzo di vivere in questo squalificante presente trasferendo tutto a situazioni che non ci sono più, tralasciando che ciò non dipende da una forma di ingiustizia divina, ma semplicemente dal fatto che il tempo passa per tutto e tutti e ciò che va bene in un dato momento storico, quasi sempre non va bene in un altro successivo. Bisogna che ci riappropriamo della convinzione che esiste un “oltre il giardino”, cioè orizzonti economici e culturali più elevati a cui rapportarsi adeguatamente attrezzati. Se è vero che i momenti di crisi costituiscono l’occasione per i migliori cambiamenti (così in questi tempi si dice consolatoriamente della crisi economica), a Noto qualcuno spera che l’acuirsi della ignavia amministrativa possa generare una tale reazione da sovvertire questo sistema locale “tradizionale” dei partiti. Resta da valutare, senza sciocca retorica, se l’elettorato netino è veramente in grado sollevare la testa e di guardare oltre la siepe. I segnali, a dire la verità, sono da troppo tempo deboli e scoraggianti. A parte le iniziative meritorie di qualcuno, la società netina, nel suo complesso (nel senso della sua maggioranza numerica che è quella che conta alle elezioni), sembra indolente come un elefante marino che sonnecchia sulla sua spiaggia.
Questo sonno della ragione (collettiva) permette, tra l’altro, l’attecchimento ed il proliferare di inquietanti personaggi, con ruoli vari di partito, che a vario titolo si inseriscono nel vuoto lasciato dai nostri beniamini ciascuno dei quali ben disposto a farsi persino commissariare i neuroni ( in gergo “coordinare”) pur di mantenere il proprio posto sotto questo pallido sole.
Ma occupiamoci degli odierni pretendenti “capitani coraggiosi”. Da Notolibera al neogruppo di Prado-Bonfanti, passando per una “nonmorta” Notonostra. Sono questi quindi i fermenti, le fucine di anticorpi della nostra comunità, da cui ci si deve attendere il riscatto di questa città? Certo non ci si può aspettare il seme di una svolta dal PD di Foti e Marziano (a Noto quasi tutto del secondo). Né dagli arcobalenici ambientalisti, se non altro per il loro esiguo numero. A Noto, come sappiamo tutti, la partita si gioca quasi tutta nel centrodestra che, col tempo si presenta sempre più affollato, tanto da divenire indistinguibili le sfumate differenze per provenienza ideologica e basilari, invece, i leader (o presunti tali) in grado di raccogliere consenso.
Si prefigura, a mio parere, per le prossime comunali un candidato “forte” del sistema dei partiti (di cui ho una precisa idea) e due o tre candidati di liste civiche, di cui una o due apertamente di centro-destra e una più centrista in modo da fare l’occhiolino ai residui della sinistra netina. Il risultato finale della competizione dipenderà proprio da chi prevarrà tra le prime due che, tanto per intenderci, saranno quella di Prado-Bonfanti e quella del non più (politicamente) ipocrita Leone. Notolibera & similari (cioè quella più centrista) staranno fondamentalmente a guardare per poi schierarsi nel ballottaggio con una delle prime due. Si possono quindi profilare le seguenti possibilità al primo turno:
- la debolezza delle tre liste civiche non unite, farà prevalere a primo turno il candidato unico dei partiti
- tra le due civiche di centrodestra prevarrà quella di Prado-Bonfanti, in grado di pescare a piene mani nel sistema dei partiti; si va a ballottaggio e vince chi non accoglie ufficialmente l’appoggio di Leone (Notolibera si schiera con Prado, come già farebbe pensare la recentissima "partecipazione fotografica" di un suo esponente)
- tra le due civiche di centrodestra prevarrà quella di Leone con l’appoggio di Notolibera; automaticamente si costituirà una formidabile coalizione del residuo centro destra che stravincerà al ballottaggio.
A meno di nuove gradite sorprese, il ragionevole “meno-peggio”, al momento, è la lista civica Prado-Bonfanti che, in qualche modo, si accinge a ripercorrere la formula vincente iniziale dell’ormai archiviato Valvo. Altro capitolo si aprirà però quando si dovrà decidere chi dei due cognati sarà il candidato a sindaco designato. Ma ancora è troppo presto ….
Essere favorevoli alle fonti energetiche alternative non ha nulla a che vedere con l’installazione, assolutamente impattante e invasiva, di pannelli fotovoltaici nel nucleo del centro storico di Noto e a ridosso della fontana di Ercole. E poco importa se ciò è avvenuto a costo zero. Senza voler sottolineare inoltre che fino ad oggi l’araucuaria è stata illuminata solo a metà, esattamente come l’anno scorso. Unica differenza lo scorso anno la metà illuminata era in verticale, oggi in orizzontale.
E nulla hanno a che vedere quegli “alberi di Natale” alternativi realizzati con materiale di scarto, con il nobile intento di sensibilizzare i cittadini a differenziare i rifiuti.
Non vogliamo in alcun modo giudicare, e peraltro non compete a noi, né le opere né la capacità creativa degli artisti che le hanno realizzate ma è certo che le stesse mal si coniugano col contesto del centro storico di Noto e con la tradizione e le radici culturali delle festività natalizie. Supponiamo che per comprendere ciò non bisogna essere né storici né critici dell’arte. Le stesse opere si potevano allocare in uno spazio, anche all’aperto, destinato ad un’apposita mostra.
Al contrario pensiamo che sarebbe stato sufficiente mettere le classiche lucine a goccia e qualche albero di Natale “normale”, così come avviene nella stragrande maggioranza delle città italiane. Ma noi no. Noi a tutti costi siamo alla ricerca dell’alternativo e del diverso dimenticando,come spesso accade, che la città ha voglia di normalità. Quella normalità che si sarebbe potuta realizzare con scelte semplici ed economiche.
Noto, 22.12.2008
Corrado Bianca
Salvo Veneziano
A fine 2008, l’esigenza di fare ordine tra le cose ormai superate, mi porta a tirare le somme di quello che è successo e, in particolare, di ciò che ha caratterizzato quest’anno della nostra città. Così, guardando la tastiera del PC ho iniziato a riflettere e ad un tratto mi è affiorato un ricordo: anche l’anno scorso avevo fatto qualcosa di simile, per cui, dopo facili ricerche, ho trovato nel database di Notolibera il mio vecchio contributo, datato 23/12/2007, dal titolo “Meglio una Piña Colada & Coca Cola?”. Più mi addentravo nella sua rilettura, più mi assaliva un senso di scoramento e di avvilimento. Parola per parola, avrei potuto riscrivere quest’anno le stesse cose! Di fatto niente, ma proprio niente, è cambiato. Un anno trascorso invano per Noto, anzi, in quanto tale, un altro anno perso. A cosa è servito quindi dissertare sui presunti mali di questa città? A giudicare dagli effetti, proprio niente, non si fa altro che continuare a pestare l’acqua nel mortaio. E allora? Persistere, rinunciare o andare oltre? Senza dubbio l’ultima possibilità. Se non altro perché fra tutte rimane la più stimolante e gratificante. Poiché, date le premesse, il 2009 minaccia di essere un altro “deja vu”, è quasi ovvio, che chi presume di essere “diverso” da chi ci governa, debba intervenire, ognuno come meglio crede, cosciente dei propri limiti, ma con realismo e efficacia, perché non appena possibile, le cose DOVRANNO invertire di rotta. La nostra idea di Noto non merita indugi ulteriori.
Sotto il link del mio intervento di fine 2007 che consiglio vivamente di rileggere e confrontare con quanto avvenuto in questo 2008. Auguri di Buone Feste e Migliore Anno Nuovo. http://www.notolibera.it/dblog/articolo.asp?articolo=394
in allegato la risposta del garante alla segnalazione del portavoce Comitato No!Acquasalta Siracusa. F.Ardita, quando da Consigliere Provinciale e Presidente della Commissione Consultiva Ambiente dell'U.R.P.S. aveva presentato un esposto.
LAVORI PUBBLICI
Bollettino dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato n. 42 del 11 dicembre 2008
Segnalazione sulla gestione di servizi idrici e ambientali nella Regione Sicilia
DUBBIO L'AFFIDAMENTO DI SERVIZI IDRICI E AMBIENTALI
Nuove ombre coprono la Regione Sicilia per quanto concerne tre casi di affidamento di servizi idrici e ambientali avvenuti.
La segnalazione dall'Autorità di vigilanza della concorrenza e dei mercati, partita a seguito delle diverse segnalazioni pervenute da parte di enti e associazioni, riguarda:
la gestione dei servizi d'igiene ambientale da parte nell'Ambito Territoriale Ottimale Trapani 2;
l'affidamento del servizio idrico integrato nell'Ambito Territoriale Ottimale n. 8-Siracusa;
l'affidamento del servizio idrico integrato effettuato dal Consorzio Ambito Territoriale Ottimale 2-Acque Catania.
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nell'esercizio dei poteri di segnalazione di cui all'articolo 22 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, ha pubblicato la segnalazione nel Bollettino n. 42 dello scorso 11 dicembre, entrando nel merito di ogni punto ed in particolare:
- per quanto concerne l'ATO Trapani 2, si fa riferimento alla gestione dei servizi d'igiene ambientale da parte della società Belice Ambiente S.p.A., sulla base di un affidamento non rientrante in nessuna delle tipologie previste dalla legge.
Tale impresa, che risulta essere a capitale interamente pubblico e partecipata da una pluralità di enti locali ricompresi nell'ATO Trapani 2, ha infatti ottenuto l'affidamento dei servizi secondo modalità in house sulla base di una delibera non dei singoli Comuni - ovvero da un'eventuale autorità di ambito rappresentante i diversi enti locali - bensì dall'assemblea dei suoi stessi soci, ma in veste di partecipanti a un'impresa di natura privatistica;
- per quanto concerne l'ATO Siracusa 8, si fa riferimento all'affidamento del servizio idrico integrato da parte del Consorzio composto dai diversi enti locali ricompresi nell'ATO.
Nello specifico, l'affidamento sarebbe avvenuto con trattativa negoziata a vantaggio di un raggruppamento temporaneo d'imprese che avrebbe presentato una fideiussione poi risultata invalida, senza che da ciò sia conseguita revisione alcuna dell'affidamento.
Soprattutto, l'affidamento parrebbe aver determinato una peculiare commistione tra gestione di servizi e realizzazione di opere, in quanto il soggetto gestore del servizio dovrà provvedere direttamente, anche a mezzo dei suoi soci, all'esecuzione dei lavori connessi e funzionali alla gestione individuati nel piano d'ambito.
- l'ultimo caso dell'ATO Catania 2 riguarda l'affidamento del servizio idrico integrato effettuato nei confronti di una società con capitale interamente detenuto dalla Provincia di Catania, cui ha poi fatto seguito una controversa gara per la selezione di un socio privato che ne rilevasse il 49%, e che nuovamente riproponeva la questione della commistione tra gestione di servizi e realizzazione di opere.
Al proposito, risulta come il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Sicilia abbia statuito l'illegittimità dell'affidamento (sentenza n. 589/06 del 27 ottobre 2006), ma la pronuncia non avrebbe poi dispiegato effetti in quanto non ne sarebbe stata richiesta l'esecutività a fronte di un sopravvenuto accordo tra Consorzio e amministrazione provinciale competente.
Come evidenziato dall'Autorità nella segnalazione, i casi sopra esposti riguardano la questione del debito perseguimento di un assetto dei servizi pubblici rispettoso della concorrenza, in vista di gestioni più efficienti ed economiche, alla luce, facendo particolare attenzione al primo caso, di quanto disposto dall'articolo 23-bis della legge 6 agosto 2008, n. 133, ove si sottopongono gli affidamenti secondo modalità in house a un giudizio di più rigorosa legittimità e opportunità (v. commi 3 e 4), e più in generale tenuto conto della necessità che le procedure di gara determinino a tutti gli effetti il miglior confronto concorrenziale per l'affidamento di servizi pubblici.
La segnalazione dell'Autorità si è conclusa con l'auspicio che tali evidenti infrazioni inducano gli enti competenti a un'accurata revisione di quanto in precedenza provveduto in materia di affidamenti di servizi pubblici locali di rilevanza economica, al fine di pervenire a un impianto più trasparente e uniforme della disciplina a livello nazionale.
La conferenza dei capigruppo e l’amministrazione comunale ritengono di dovere impugnare il decreto dell’assessore regionale al Territorio e Ambiente, dott. Sorbello, di nomina del Commissario ad acta per la redazione del Piano Regolatore Generale. Tale atto priverà il comune della propria connotazione politica in una scelta territoriale che necessita di una conoscenza del territorio ma soprattutto che vengano condivisi gli indirizzi.
Il comune di Noto è già dotato, perché di recente approvato, di uno schema di massima che in ogni caso pone paletti all’azione dei singoli soggetti.
La partecipazione corale infatti darà luogo a scelte, anche se dibattute, sicuramente condivise e che potranno garantire meglio un sinergico piano di sviluppo territoriale.
Si prende atto che tali provvedimenti riguardano tantissimi comuni della Regione Siciliana, ma si deve anche evidenziare che ogni provvedimento non può essere ciclostilato ma deve contenere chiare e precise motivazioni per garantire l’azione surrogatoria di un unico soggetto rispetto ad organi collegiali che daranno sicuramente una garanzia di dibattito con il territorio e con le forze politiche che lo rappresentano.
Di Nerone (del 16/12/2008 @ 14:38:59, in Economia, linkato 241 volte)
Mentre leggiamo per la Basilicata aspettiamo anche che venga fatta luce sulla vicenda delle concessioni per le trivellazioni siciliane.
Tangenti sul petrolio in Basilitaca, finisce in carcere l'ad di Total Italia Coinvolto anche il deputato del Pd Salvatore Margiotta, per il quale sono stati richiesti gli arresti domiciliari Il pm di Potenza, Henry John Woodcock (Ansa) ROMA - L'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, è stato arrestato nell'ambito di un'inchiesta della procura di Potenza per tangenti sugli appalti per l'estrazione di petrolio in Basilicata. Nella vicenda è coinvolto anche il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, vicepresidente della commissione Ambiente di Montecitorio, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. La misura di detenzione domiciliare per il parlamentare potrà, tuttavia, essere eseguita solo se la Camera dei Deputati darà l'autorizzazione. La relativa richiesta è stata presentata martedì mattina. ANCHE «ULTIMO» IN CAMPO - Le misure cautelari - in carcere per alcune persone, agli arresti domiciliari per altre - sono state disposte dal gip di Potenza Rocco Pavese, su richiesta del pm Henry John Woodcock, ed eseguite da carabinieri del Noe guidati dal tenente colonnello Sergio De Caprio (il «Capitano Ultimo» che arrestò Totò Riina) e personale della squadra mobile di Potenza, diretta da Barbara Strappato. GLI ARRESTI - Gli arresti sono stati fatti in gran parte a Roma, con la collaborazione della squadra mobile della Capitale e della polizia municipale di Potenza. La custodia in carcere riguarda, oltre all'ad di Total Levha, anche Jean Paul Juguet, responsabile Total del progetto «Tempa Rossa» (così si chiama uno tra i più grandi giacimenti petroliferi della Basilicata), attualmente all'estero; Roberto Pasi, responsabile dell'ufficio di rappresentanza lucano della Total; e un suo collaboratore, Roberto Francini. È stata anche disposta la detenzione in carcere dell'imprenditore Francesco Ferrara, di Policoro (Matera), e del sindaco di Gorgoglione (Matera) Ignazio Tornetta. Arresti domiciliari, invece, oltre che per l'on. Margiotta, anche per altre tre persone, e obbligo di dimora per altri cinque indagati. I reati contestati, diversi da persona a persona, sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d'asta (con riferimento specifico agli appalti dei lavori per le estrazioni petrolifere), corruzione e concussione. Il gip ha inoltre disposto varie perquisizioni, che sono tuttora in corso, e il sequestro di numerose società. LE ACCUSE AL DEPUTATO - L'on. Margiotta, deve rispondere di una somma che l'imprenditre Francesco Ferrara gli avrebbe promesso in cambio di un interessamento del parlamentare e di una sua azione a proprio favore. Secondo il pm Woodcock, in particolare, Margiotta avrebbe fatto valere il suo potere e la sua influenza di parlamentare e di leader del Partito democratico della Basilicata per favorire l'aggiudicazione degli appalti alla cordata capeggiata da Ferrara. In questo senso si sarebbe impegnato a fornire informazioni privilegiate al gruppo di imprenditori e a fare pressioni sui dirigenti della Total, società titolare di una delle concessioni per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi della Val d'Agri. E QUELLE AL SINDACO - Sempre secondo le accuse, il sindaco di Gorgoglione, Ignazio Giovanni Tornetta, avrebbe ricevuto periodiche «dazioni» di denaro in contanti, doni ed elargizioni varie, oltre a un non meglio definito «oggetto prezioso» per la sua attività di intermediazione tra i manager della Total e la cordata di imprenditori interessata agli appalti del petrolio. Tornetta è alla guida di uno dei Comuni in cui ricadono i giacimenti petroliferi lucani: secondo l'accusa, avrebbe ricevuto più volte somme di denaro dall'imprenditore Francesco Ferrara per la sua attività di mediazione illecita; lo stesso Ferrara, inoltre, avrebbe promesso di affidare ad una società di fatto gestita dal sindaco il servizio mensa per gli operai della sua impresa. Destinatario di un provvedimento di arresti domiciliari è invece Domenico Pietrocola, dirigente dell'Ufficio tecnico della Provincia di Matera, che - sostiene l'accusa - si sarebbe fatto dare da Ferrara 200mila euro nell'ambito di un appalto per lavori stradali in Basilicata. 16 dicembre 2008 http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_16/tangenti_basilicata_arresti_ad_total_deputato_pd_973c153e-cb6a-11dd-839f-00144f02aabc.shtml
Presentare la nascita di un giornale a vocazione locale titolando di “europeismo” può apparire alquanto paradossale soprattutto in relazione alla situazione di sfinimento geoantropico della città.
Ma, proprio queste condizioni difficili, ci costringono a un esercizio di “immaginazione democratica”, imboccando un percorso di cittadinanza attiva di profilo europeista come ultima chiamata possibile per il risveglio di Noto.
Certo un progetto ambizioso che fonda le proprie ragioni nell’analisi di un sistema di potere potente e trasversale, sostenuto da 60 anni di partitismo intriso di interessi personalistici, incapace a rappresentare i bisogni della comunità.
Per essere estremamente chiari, per quanto ci riguarda, l’avversario da battere non è l’attuale amministrazione, il cui operato certamente non ci convince, ma un sistema di organizzazione del consenso, clientelare e familistico, che ha prodotto frutti avvelenati per la città.
Il progetto di “comunicazione sociale” di Notolibera, attraverso le parole chiavi della democrazia partecipata, informazione, consultazione, partecipazione, ha lo scopo di avviare una serie di iniziative che portino le persone ad essere più consapevoli nelle proprie scelte, fornendo e ricevendo informazione obiettiva, ascoltando e parlando attraverso sondaggi, interviste e attività nei quartieri, chiedendo condivisione e partecipazione ai cittadini sulle scelte importanti.
Questo foglio è il primo tassello con il quale cercheremo di sparigliare le carte del sonnambulismo quotidiano di Noto, proponendo un modello di informazione in cui “l’uomo della strada” sarà il “reporter diffuso” di Notolibera a cui è affidato il compito non solo di evidenziare il problema ma anche provare a darne soluzione. Il successo di questo progetto di secondo rinascimento morale, politico e economico della “città ingegnosa” è proposto dalla nostra associazione ma è affidato alla cura di tutti perché, citando J.J. Rousseau, “se le case fanno la città solo i cittadini costituiscono la comunità”. Si, credo si tratti proprio di localismo europeo.
Carmelo Filingeri (Evarco)
FAI LA SCELTA GIUSTA, ADERISCI AL PARTITO DEMOCRATICO.
CAMPAGNA DI TESSERAMENTO A NOTO
MARTEDÍ 16 DICEMBRE 2008 DALLE 18.00 IN POI PRESSO IL LOCALI DELL’AUSER IN PIAZZA CROCEFISSO. APRIRÁ IL DIBATTITO IL COORDINATORE PROVINCIALE GIOVANNI CAFEO. TUTTI I SIMPATIZZANTI E GLI AMICI SONO INVITATI A PARTECIPARE E A DARE IL LORO CONTRIBUTO
PARTITO DEMOCRATICO NOTO
Come maiali e mucche diventano riciclatori di rifiuti industriali E' di nuovo tempo di allarmi alimentari legati alla filiera di prodotti animali: qualche giorno fa sono stati comunicati gli esiti di una ricerca svedese che accusa gli hamburger di essere tra gli agenti scatenanti dell'Alzheimer, quasi contemporaneamente in Italia si è avuta la segnalazione di bambini colpiti da escherichia coli presente nel latte crudo contaminato, in questi giorni verranno abbattute le 1600 pecore vicino a Taranto colpevoli di aver pascolato in prati alla diossina e l'Europa si trova di nuovo alle prese con la diossina rilevata nelle carni di maiale e di bovino allevati in Irlanda. Di nuovo, perchè già nel 1999 si era avuto un episodio di contaminazione di moltissimi allevamenti a causa di mangimi contenenti diossina prodotti in Belgio. Le carni ed i mangimi si erano diffusi in tutto il continente. Adesso la vicenda si ripropone e, mentre nel '99 erano interessati polli e suini, questa volta insieme ai maiali sono stati colpiti i bovini. In verità dopo quel primo episodio arrivato alle cronache la diossina è stata compagna sgradita delle attività zootecniche in tutti questi anni: nel gennaio del 2006 prosciutti e carne di maiale proveniente dal Belgio avevano presentato la stessa problematica in modo grave, dal 2003 è iniziata la trafila di ritrovamenti nel latte di bovini e bufali soprattutto a sud, con una continuità inarrestabile, dall'inizio del 2008 sono iniziate le plurime segnalazioni di contaminazione nel Tarantino e di nuovo in Campania. La presenza di diossina è in costante e preoccupante aumento. La diossina che esce da impianti industriali, da inceneritori o che è causata dal traffico automobilistico si deposita sui terreni e da qui passa nei vegetali e poi nel latte, nelle uova, nelle carni di animali che hanno mangiato questi vegetali, passa cioè nella catena alimentare animale e poi umana. La presenza della diossina è comune a tutta la penisola, dal sud al nord: in Valtellina è stata trovata nei polli, a Vercelli nelle uova e nel latte dell'unica azienda controllata. I casi più gravi, come quello dei polli del Belgio e dei maiali e bovini dell' Irlanda, indicano però un altro meccanismo: la molecola non arriva "dal cielo" ma viene direttamente immessa nei mangimi. La causa è sempre una sola e cioè il desiderio di guadagno da parte di imprenditori senza scrupoli che, non contenti di lucrare su sostanze di basso costo vendute a caro prezzo, approfittano della capacità degli animali di riciclare sostanze di scarto per introdurre nei mangimi rifiuti veri e propri, anche pericolosi. Da sempre agli animali allevati sono stati dati degli scarti come cibo, in particolare il maiale era allevato con gli scarti di cucina. Nelle fattorie, con gli animali, da un punto di vista ecologico, si chiudeva il cerchio. Si trattava di pochi animali e di rifiuti organici. Ora invece nell'allevamento industriale si riciclano … rifiuti industriali. La diossina è un prodotto di scarto che invece di essere smaltito come rifiuto tossico viene somministrato agli animali. Il guadagno è enorme: si incassa il costo dello smaltimento e in più si ricavano i soldi dalla vendita del mangime così addizionato. Un bell'affare non c'è che dire anche se nel caso dell'Irlanda la causa ufficiale si dice sia un problema tecnico dovuto al guasto di una apparecchiatura. Ora c'è la corsa a rassicurare i consumatori per non danneggiare la filiera e gli operatori del comparto, che però invece di dimostrare coscienza sociale ed etica imprenditoriale non smettono di speculare sulla salute dei consumatori e di trattare gli animali come pattumiere. Infine due considerazioni. In Italia si fanno circa 200 campioni di routine ogni anno in tutto il paese per la ricerca della diossina, e solo in caso di riscontri positivi o di segnalazioni la ricerca si infittisce, ed è facilmente immaginabile che le positività non sono che una piccola punta di un iceberg enorme, perché se bastano pochi campioni a individuare la molecola vuol dire che il problema è diffusissimo. Inoltre abbiamo qualche difficoltà a credere alle raccomandazioni sulla sicurezza per i consumatori se è stato ammesso, solo dopo cinque anni, che il primo famoso scandalo (quello del 1999) ha causato la morte di almeno 250 persone per colpa della diossina. Enrico Moriconi Fonte: www.liberazione.it 11.12.08