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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 Nasce l’associazione politico culturale “Un’Altra Storia” Fondatrice: Rita Borsellino. Tra le adesioni: Vincenzo Consolo, Roberto Benigni, Carlo Lucarelli, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame e Paolo Flores d’Arcais. Sarà presentata il 3 luglio, alle ore 11,30, con una conferenza stampa presso la sala della Mercede di Montecitorio, l’Associazione politico-culturale Un’Altra Storia. L’associazione nasce dal movimento che ha sostenuto la candidatura di Rita Borsellino in Sicilia alle regionali di tre anni fa e da una convinzione rafforzata dagli ultimi risultati elettorali: “La necessità – dice Rita Borsellino - di creare un luogo al di fuori dai partiti per dar voce ai cittadini. Un luogo dove elettori, società organizzata, movimenti, e anche esponenti o semplici iscritti di partito possano incontrarsi per contribuire a ridefinire un nuovo progetto politico di centrosinistra”. Nel corso della Conferenza stampa saranno presentati il documento politico, lo statuto dell’associazione e le prime adesioni al progetto. Tra queste: Vincenzo Consolo, Roberto Benigni, Paolo Flores d’Arcais, Dacia Maraini, Dario Fo e Franca Rame. Cos'è Un'altra Storia Un'altra Storia è un progetto politico che vuole una Sicilia libera. Un progetto di cambiamento vero e profondo nato con la candidatura di Rita Borsellino alle ultime regionali e dall'incontro tra società civile organizzata, partiti del centrosinistra e singoli cittadini. Nell'ultimo anno e mezzo all'Assemblea regionale questo progetto è diventato iniziativa politica e parlamentare. Cuore di questo progetto è la partecipazione democratica. Siamo convinti che davanti ad una Regione politicamente ed economicamente allo sfascio e ad un sistema consolidato di clientele e collusioni mafiose, il cambiamento può nascere solo dal dialogo tra politica e società civile e da un percorso condiviso in grado di programmare uno sviluppo vero, sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. E' il momento della società della dignità: senza il protagonismo e la partecipazione dei cittadini nessun cambiamento è possibile. Tutte le iniziative parlamentari di Rita Borsellino e quelle unitarie dell'Unione nascono da questo incontro e dall'elaborazione fatta nei Cantieri tematici e territoriali sparsi per l'isola. Luoghi fisici di discussione ed elaborazione politica fuori dai palazzi e dove ognuno che creda e abbia voglia di impegnarsi per il progetto, è il benvenuto.
A seguito della nota inopportuna inviata dai dipendenti-vigili urbani di Noto, con la quale gli stessi hanno infestato tutti i giornali di questi giorni, il sottoscritto ha incontrato il Comandante, i capi dei settori e i contrattisti della Polizia Municipale per comprendere le ragioni del documento ma soprattutto per evidenziare loro l’assoluta insoddisfazione dell’Amministrazione Comunale per l’operato dell’intero Settore che non risponde alle esigenze della Città sia in termini di controllo della viabilità, di controllo dell’isola pedonale, di controllo del dilagante abusivismo commerciale ambulante che penalizza tutti i commercianti che regolarmente adempiono alle prescrizioni di legge, sia in termini di assistenza e vicinanza ai cittadini, i quali devono potere vedere la Polizia Municipale quale organo a loro tutela e non piuttosto come organo di repressione.
Si evidenzia che non è tollerabile che il dipendente, nel caso in questione il dipendente-vigile urbano, possa rivolgersi in tale modo ai mezzi di stampa senza prima avere avuto un confronto con l’Amministrazione Comunale. Tale comportamento, avuto in precedenza da altri dipendenti comunali, va anche in questo caso censurato perché deontologicamente scorretto.
Si procederà immediatamente ad un incontro con tutti i Vigili Urbani e l’Assessore per porre fine a questo indecoroso spettacolo che si sta offrendo alla Città, invitando e sollecitando tutti ad adoperarsi per rendere, nel rispetto dei ruoli, dei diritti nonché dei doveri, un servizio per la Città. Si dovrà trovare, dopo il giusto chiarimento, un punto di incontro che, nel rispetto delle legittime aspettative di lavoro ma soprattutto nel rispetto del doveroso compito che tutti abbiamo di dare risposte alla collettività, permetta senza alcun dubbio di dare dignità al Corpo dei Vigili Urbani che dovrà rappresentare un altro punto di eccellenza di questa Città; senza però tralasciare l’attenta analisi delle cause che hanno portato a tale incresciosa situazione.
Nel contempo, così come sollecitato per iscritto, si invitano tutti gli Assessori ad un maggiore impegno e ad una maggiore presenza nell’attività di indirizzo e propulsiva, in quanto ad oggi non posso esprimere piena soddisfazione per l’operato di alcuni assessori che non hanno raggiunto gli obiettivi che sono stati loro dati e che vengono sistematicamente monitorati. Sulla base di ciò mercoledì p. v., nel presentare l’indirizzo del Piano Esecutivo di Gestione (PEG), si daranno ai vari Assessori e Dirigenti i rigorosi obiettivi con i tempi di realizzazione degli stessi. Nel frattempo si invitano le forze politiche a fare una riflessione sull’operato complessivo per le consequenziali determinazioni.
Alla luce di quanto è avvenuto nelle appena trascorse elezioni amministrative siciliane, vorrei sottoporre al giudizio dei frequentatori del blog alcune mie modestissime osservazioni. Nessuna pretesa di analisi del voto per carità, ma un semplice contributo personale forse utile, per cercare di capire perché il centrosinistra non riesce più ad intercettare il consenso dei ceti sociali più deboli del paese; in pratica tutti quei cittadini che poi sono la maggioranza che fatica ad avere le risorse economiche sufficienti ad affrontare dignitosamente le esigenze del proprio vivere quotidiano. C’è una grande fascia della popolazione siciliana che vive una situazione di degrado economico e sociale al limite dell’indecenza, con fenomeni di povertà conclamata, tale da non garantire in molti casi nemmeno il piatto di minestra. Questi disgraziati vengono intercettati da politici senza vergogna, durante i periodi di svolgimento di campagne elettorali e sono comprati in modo pezzente ed umiliante con pacchi di pasta e derrate alimentari varie. Questa prassi molto praticata (sic) in special modo nella nostra città, permette a personaggi incompetenti, incapaci e inconsistenti politicamente di ottenere ampi consensi sfruttando vilmente i bisogni primari della povera gente, che nel bisogno non si accorge nemmeno di vendere miserevolmente la propria dignità. La cultura della deregolamentazione praticata abbondantemente dai nostri amministratori locali, ha fatto crescere in modo esponenziale in tutti i gangli della società fenomeni di illegalità diffusa. Le regole che sovr’indentono la vita quotidiana della nostra comunità netina sono criminogene, che non significa criminali, ma sono parenti stretti. Su queste regole voglio soffermarmi a fare alcuni esempi cercando di tenermi su cose che così d’acchito possono sembrare banali, ma che banali non sono: è sotto i nostri occhi un invadente abusivismo del commercio ambulante, ma nessuno osa far niente per porvi rimedio perché? Lo dico io: in una comunità disamministrata come la nostra questa tolleranza è percepita come una concessione bonaria da parte dell’amministratore di turno nei confronti dell’amministrato e così succede con l’abusivismo edilizio, l’amministrazione non riesce ad elaborare il piano regolatore per una crescita ordinata e programmata della città, il cittadino fa da se, si approva il progetto e si costruisce la casa abusiva senza tanti cavilli che fanno perdere un sacco di tempo. Questo andazzo non è limitato solo a questi due esempi, tanti altri se ne possono fare. Tutto ciò non è concesso a gratis, dai vari rais di turno che si atteggiano a protettori di queste persone, che non sempre sono dei “poveri disgraziati” non pagano le tasse, non pagano gli oneri edilizi, non pagano la tassa sui rifiuti, il canone dell’acqua. Questo comportamento omissivo va a discapito di tutti quelli che vogliono attenersi alle regole, quei pochi che non sono disposti a sottomettersi a nessuno e che pagano per tutti, ma fa crescere cospicuamente il serbatoio dei voti di questi furbi senza scrupoli che stanno precipitando la città in un inarrestabile degrado.
A questo paradosso il centrosinistra non è stato capace di contrapporre un programma credibile, all’ambulante abusivo che deve portare il pane a casa giornalmente, non gliene frega niente delle regole se questo non gli permette di soddisfare i bisogni della propria famiglia, al disoccupato, al precario, all’operaio che non riesce ad arrivare alla fine del mese, non si possono promettere regole, bisogna dare risposte credibili. Queste categorie vivono in uno stato di degrado economico e morale che non gliene frega niente delle regole, sono talmente presi dei loro problemi che non sono in grado di rifiutare una mano, anche se questa poi è una mano disonesta ed illusoria:-la mano del boia
Oggi in questa Sicilia malata, incapace di sognare, che non crede più che le prospettive di vita siano uguali per tutti, che vede scivolare sempre più in basso l’asticella del proprio benessere, che non vede garanzie per il proprio futuro. Quali prospettive siamo capaci di dare? Quali risposte offriamo a tutte queste domande? Dov’è quella CGIL che una volta sapeva rispondere con tempestività a quel bisogno di mutualità che veniva dai ceti più esposti e deboli della società. Vi è stato un cambiamento repentino che fino ad oggi stentiamo a cogliere e ad affrontare per quello che è. Il centrosinistra oggi appare inadeguato ai cambiamenti profondi sia materiali che culturali che sono avvenuti negli ultimi anni. Ma soprattutto è stata inadeguata la risposta che il centrosinistra ha fornito durante il governo Prodi, anche se non tutto è da buttare. Oggi paghiamo pegno.
Stiamo tentando di insediare il PD sul territorio con enormi difficoltà tra spinte centrifughe che ancora persistono, tra qualche isolata voce di scissione, e non ci accorgiamo che forse la scissione con gli operai, col popolo dei giovani e già avvenuta, e dobbiamo colmare il fossato prima che diventa voragine.
Il centrosinistra si deve preparare a combattere delle battaglie importanti, la prima deve essere quella culturale partendo dai fondamenti. Che sono le idee di uguaglianza, libertà e la democrazia. Stimolando i giovani alla formazione politica, al coinvolgimento culturale che deve vederli protagonisti del loro futuro.
Dobbiamo dotarci di nuovi strumentini diffusione delle nostre idee e dei nostri programmi, è necessario dotarci di un canale televisivo che con il digitale offre grandi occasioni di sviluppo. Bisogna tornare fare mutualismo, associazionismo politico, difesa di interessi concreti: aumenti dei salari, contrasto al carovita, mutui casa, beni comuni, università popolari (dove possono tornare a studiare i figli dei così detti ceti medi e operai), dobbiamo tornare ad interagire con il territorio creando spazi di cultura non spazi di partito, ma luoghi in cui chiunque può sentirsi in sintonia con i progetti del proprio futuro. Dobbiamo saper ricostruire una comunità attorno a valori di democrazia.
Altro che “pd” ombra! C’è tanto da fare alla luce del sole.
Emanuele Della Luna
Convocato il Consiglio Comunale per martedì 1 luglio – All’esame la proposta di conferimento cittadinanza onoraria al prof. Tobriner
Il Consiglio Comunale di Noto è stato convocato, in sessione ordinaria, dal Presidente, dott. Arturo Rizza, per il giorno 1 luglio alle ore 18,00.
L’Ordine del Giorno della seduta prevede la trattazione dei seguenti punti:
1) Approvazione verbali sedute precedenti;
2) Interrogazioni ed interpellanze;
3) Conferimento della Cittadinanza Onoraria al Prof. Stephen Tobriner.
L’Azienda Sanitaria Locale comunica l’attivazione della Guardia Medica Turistica 2008 di Noto Marina
L’Azienda Sanitaria Locale n. 8 di Siracusa ha comunicato l’attivazione per il periodo estivo 2008 della guardia medica turistica a Lido di Noto.
L’importante e indispensabile presidio sanitario sarà operativo, con attività continuativa h 24, dal 1° luglio al 15 settembre.
Il Sindaco, che nei giorni scorsi aveva sollecitato tale attivazione, dopo averne più volte fatto richiesta evidenziando la fondamentale importanza del presidio medico in una località così densamente abitata, ha espresso la propria soddisfazione e ha voluto rivolgere un particolare ringraziamento all’On. Vinciullo per l’impegno profuso al fine del raggiungimento di questo obiettivo estremamente rilevante per il territorio.
Nel ringraziare, inoltre, il Commissario Straordinario dell’ASL n. 8 di Siracusa, avv. Ignazio Tozzo, il Direttore Sanitario, dott.ssa Anna Rita Mattaliano, e il Direttore Amministrativo, dott. Giuseppe Di Pietro, per la sensibilità mostrata verso la sua richiesta, il Sindaco ha aggiunto che “in campo sanitario, come in ogni altro settore della pubblica amministrazione, occorre una particolare attenzione per evitare sprechi di risorse, ma occorre altresì garantire i servizi essenziali e, pertanto, non si può prescindere dal mantenimento delle guardie mediche nelle aree densamente popolate”.
Da millenni le onde si inseguono nelle bianche spiagge di Vendicari perpetuando il rito dell’eterno cambiamento della terra.
Genti provenienti da ogni angolo del Mediterraneo, approdando in questi luoghi dove il confine fra terra e acqua a volte si fonde, avranno pensato quanto la bellezza possa entrare nel corpo e scorrervi dentro.
Per gli Arabi fu la “valle del sogno”, per i Bizantini “luogo delle grandi ricchezze” e per i Normanni “cuore dell’Oriente”.
Ancora oggi Vendicari riesce a penetrare nell’animo degli uomini rafforzando il senso di appartenenza a questa terra meravigliosa.
Così, dopo millenni, queste “Terre d’Oriente” hanno ispirato il nostro autore nella scrittura di questo bellissimo saggio frutto dell’amore e della confidenza che egli ha con questi luoghi.
Il rispetto e la difesa dell’ambiente sono figli di una conoscenza profonda del territorio. Un valido contributo in questo senso si deve ad opere come questa che riescono a trasmettere il piacere di conoscere e di vivere la natura.
Questa terra salvata dalle mani degli speculatori da pochi impavidi naturalisti è un’eredità preziosa e la lotta per la sua difesa continua ancora con l’istituzione dell’Area Marina Protetta che rappresenterà la perla nel cuore di un Mediterraneo sempre più mare senza confini per i popoli che lo vivono come sentire comune.
Non si può rimanere indifferenti di fronte a tanta bellezza e l’amico Pino Iuvara si fa testimone, attraverso questo suo testo agile e nello stesso tempo preciso, del fascino eterno di Vendicari.
Tanto è stato scritto su questo fazzoletto di terra d’Africa, ma sembra non essere mai abbastanza; Vendicari ha lo straordinario potere di apparire sempre diversa e così ogni autore riesce a farci scoprire nuovi angoli, nuove atmosfere e a mostrarci quanti misteri nasconda ancora in sé.
In questo testo storia e natura si fondono per offrirci una visione che pervade tutti i sensi. L’autore conduce il lettore attraverso i luoghi, le stagioni, i colori, gli odori alla scoperta dell’anima di Vendicari.
Così la percezione di quel misterioso alone di luce e colore, il profumo dell’aria, intensamente intriso di sale ed essenze resinose, sembrano accompagnarci in un percorso dello spirito oltre che della natura.
Ci colpiscono in modo forte tutti quei contrasti che regnano in Sicilia: ora ci appare dolce e profumata, poi arida e inospitale, poiché, come in tutte le cose siciliane, non esiste la via di mezzo.
Più che un itinerario, l’autore ci propone un viaggio nella memoria attraverso luoghi che invitano il visitatore a riflettere su una massima dell’antico monachesimo: “troverai da scoprire più nei boschi che nei libri”.
Paolo Uccello
Spero di non esagerare nelle mie provocazioni; ma stavolta la vorrei sparare proprio grossa. E se iniziassimo proprio da Noto a dare al Partito Democratico quell’assetto e quella struttura democratici e tentare di stabilire quel collegamento reale con la società, assente in campo nazionale ed in maggior misura in quello locale, cosa ne pensereste? La richiesta non è rivolta al popolo della oramai consolidata nomenklatura del PD, ma a tutta la popolazione di Noto. Quando dico a tutta, decido di smettere di classificare i cittadini di destra, di sinistra di centro etc etc. intendendo occuparmi della cittadinanza nella sua interezza. In sostanza io vorrei mostrarvi una sorta di “partito ombra” che chiamerò per comodità “pd”, che dovrebbe provvedere non solo a verificare ed analizzare e a dare le risoluzioni alle carenze di carattere politico amministrativo dell’amministrazione comunale ma anche e soprattutto a quelle del “PD” il partito ufficiale, quella struttura o meglio quella sovrastruttura attualmente in esistenza. Si tratterebbe di mettere su ed organizzare una entità democratica rispondente ad istanze popolari, con la ricerca di soluzioni realmente accessibili e consentibili a tutti. Sarei quasi contrario alla partecipazione al partito ombra di iscritti al PD, ma dovendo evitare di incorrere nell’errore del settarismo da cui questo spesso non riesce a liberarsi, eviteremo questa soluzione. Pertanto come primo provvedimento il nostro “umile pd” (sic!) azzererebbe tutte le cariche direttive. Dall’attuale direttivo al gruppo consiliare, ai probiviri tutti insomma, a casa. A casa secondo l’accezione che nel nostro dialetto siciliano normalmente si da a questa parola. Giusto per non sembrare di parte, la prima persona che manderei a casa sarebbe Salvo Mazzara. Non vorrei che continuasse ad apparire come colui che parla, parla, per cercare 100 e poi accontentarsi di 001. Quindi, ripetiamo, a casa, il segretario e gli altri vice e naturalmente il gruppo consiliare. I primi per l’inesistenza pratica e politica, i secondi perché non in grado di ricercare soluzioni e soprattutto alleanze realistiche in consiglio comunale. Io delle soluzioni che ci vedono sempre quasi soddisfatti, unitari ed alleati o con posizioni condivise, con i vari saltimbanchi della politica locale, non nutro alcun compiacimento. Questa politica l’abbiamo già messa in atto e sperimentata durante l’amministrazione Accardo, con i risultati che tutti conosciamo. Della politica che si sviluppa attraverso riunioni con pochi intimi, per poi trovare manifestazioni nei comunicati stampa o, massimo di democrazia, negli interventi nei Blog cittadini, non nutro alcuna attrazione. Quindi Bianca, considerato il suo desiderio di fuga alla Provincia, a casa; il nostro consigliere del partito ombra “pd” potrebbe essere un uomo alla Corrado Spataro, in grado cioè per carattere e per costituzione di ricercare le legittime alleanze in consiglio e mantenere quella capacità di difendere orgogliosamente e testardamente le posizioni di una parte di elettorato che in questa fase è veramente sottostimata. Inutile dire che il PD potrebbe attuare una ottima contromossa dando al giovane Luca Zaccone la possibilità di “farsi le ossa” nel secondo scorcio di consiliatura; in tale caso il nostro capogruppo ombra del “pd”, avrebbe un compito più facile. Il segretario c’è ed esiste nella naturalezza delle cose. Si chiama Giovanni Campisi, ha tutte le caratteristiche positive: la maturità per rappresentarci tutti, la cultura tecnica e politica per farlo degnamente, la modestia per farsi collaborare da tutti. Una segreteria organizzativa a lui affiancata potrebbe coinvolgere giovani quali Sessa e Cascone con il compito di far fronte con la collegialità dell’impegno alle varie urgenti esigenze suppletive. Il direttivo sarebbe costituito da tutto il partito, in una prima fase. Con la crescita si vedrebbe. Io credo che in breve tempo il nostro “pd” potrebbe acquistare i requisiti per sostituirsi all’attuale “PD”.
Di report (del 24/06/2008 @ 16:52:10, in Società, linkato 194 volte)
Spesso chi ci guarda da fuori dice qualcosa su noi e la nostra storia che è difficile dire a se stessi e perfino pensare. Di questo nostro terzo occhio possiamo risentirci o esser grati: comunque avremo l’impressione d’ascoltare una non improbabile verità. Nel mezzo d’un attonito imbarazzo un ange passe: un angelo passa, dicono i francesi. Accade nella vita degli individui come delle nazioni, e l’Italia non è l’unica a sperimentarlo. La Francia ha iniziato a scrutare dentro il proprio passato fascista grazie allo storico americano Robert Paxton, nel ’66: l’angelo passò e i francesi impararono a vedere nel vasto buio della collaborazione. Chi guarda da fuori non è necessariamente uno straniero: può anche essere un connazionale che riesce a guardare da una certa distanza, che è meno fasciato da bende linguistiche patrie. Così è stato per l’Italia nell’ormai lunga epoca dominata da Berlusconi. La parola che più spesso la definisce è, da anni, «anomalia democratica»: il terzo occhio questo vede, anche quando comprende l’inquietudine della maggioranza che l’ha votata.
Sull’anomalia di Berlusconi molto è stato scritto, negarla è difficile. È anomalo il conflitto d’interessi. È anomalo che un governante controlli tutte le tv private e, se è al potere, anche le pubbliche. È anomala la naturalezza con cui, quando è Premier, cura i propri interessi e fabbrica leggi che gli evitino processi. È anomalo il fatto che continuamente si indaghi su di lui per corruzione, anche di giudici. Visti da fuori, i magistrati non sembrano eversori. Tutto questo non sorprende più molto: l’anomalia è nota ai più. Molto meno si è scritto invece sull’anomalia dell’opposizione: anomalia che crea ripetuto sgomento, in chi ci osserva con quel terzo occhio.
Un’opposizione così impaurita di sé, così ansiosa d’apparire dialogante e conciliante, si vede di rado nelle democrazie. L’articolo dell’Economist del 12 giugno è rivelatore perché del tutto privo dei nostri infingimenti, come in passato lo è stato su Berlusconi. Questa volta lo sbigottimento si sposta su Veltroni: anche se il leader dell’opposizione ha scelto uno «stile Westminster» (governo ombra, fair play formale) «non c’è assolutamente nulla di britannico» nella sostanza del suo agire. Un’opposizione all’inglese, scrive l’Economist, non avrebbe esitato a indagare su Schifani - dopo le rivelazioni di Abbate e Travaglio - scoraggiando la sua nomina a presidente del Senato. Non avrebbe esitato a denunciare le bugie sulla cordata italiana pronta a comprare Alitalia in condizioni migliori di Air France. Avrebbe alzato una barriera contro il reato d’immigrazione clandestina, il divieto d’intercettazione per crimini tutt’altro che minori, le leggi che sospendono un enorme numero di processi (compresi i processi a Berlusconi; il processo per le violenze contro i manifestanti al vertice G8 del 2001; il processo sulle morti causate dall’amianto). La militarizzazione delle città crea straordinari consensi di italiani, infine, senza perciò divenire ordinaria.
Questa fatica-riluttanza a opporsi non solo è poco britannica. È poco francese, tedesca, americana. Perché nessuno, in questi Paesi, teme di apparire quel che è: inequivocabilmente oppositore, portato a dire no e a mostrare sempre quella che potrebbe essere l’alternativa al governo presente. Non mancano naturalmente le eccezioni: nell’emergenza alcune scelte sono condivise. Ma sono eccezioni, appunto: i politici sanno che le emergenze fiaccano la democrazia proprio perché aboliscono il conflitto, deturpano i modi di dire, demonizzano l’opposizione, parlamentare o giornalistica. Vogliono presto tornare a dividersi e appena possono lo fanno.
Così si comportano, senz’alcuna remora, i socialisti francesi, i democratici Usa, i conservatori inglesi: quando attaccano o contrattaccano, non si sentono in dovere di spiegare i motivi profondamente torbidi per cui hanno interrotto il dialogo. Non danno a questo opporsi il nome indecoroso di antiriformismo o massimalismo. Non sono accusati dalla stampa di «pura agitazione», di «precipitare nel rivoluzionarismo verbale». Nessuno si sognerebbe di accusare i democratici Usa di antibushismo, o la sinistra francese di antisarkosismo. Sono eccettuati i Paesi con larghe intese: in Germania i socialdemocratici non attaccano la Merkel perché la necessità li ha spinti nella Grosse Koalition. Nessuno dei due la voleva, ma hanno dovuto farla e non vedono l’ora di smettere, e riprendere la classica dialettica fra chi governa assumendosene le responsabilità e chi si oppone preparando il ricambio. In Italia non c’è Grande Coalizione ma una strana invasiva idea del decoro impone il linguaggio da Grande Coalizione.
In Italia si fatica a dare un nome al governo Berlusconi: un regime paradossale che promette sicurezza e lede la rule of law. Che fa ardite leggi finanziarie e sottovaluta la cultura della legalità. Ma ancor più impervio è dare un nome all’opposizione. Il Pd si oppone ma non vuol essere antiberlusconiano, si oppone ma non vuol farlo con la determinazione - peraltro rara - dell’Ulivo. Si oppone nell’impaccio, quasi avesse alle spalle severissime offensive: contro il conflitto d’interessi, contro le leggi ad personam. Nulla di questo è stato fatto eppure s’espande la paura di apparire antiberlusconiani, non nella realtà dei fatti ma nell’immaginario della pubblica chiacchiera.
Il clima nelle ultime ore sembra mutato, ma siccome alcune tendenze restano converrà indagare sulle radici di questo immaginario fatto di timori e fantasmi. Una delle radici è forse nella storia del Pci, evidentemente ancora inconclusa o mal conclusa. Non più comunisti, ormai liberali, gli eredi di Togliatti sono alla ricerca di un’identità introvabile ma una cosa sanno e desiderano: tutto vogliono essere, fuorché sembrare quello che sono stati in passato, cioè oppositori intransigenti. È l’intensità dell’opporsi che giudicano deleteria, molto più dell’ideologia che per decenni la sorresse. Abbandonata l’ideologia anche l’opporsi in sé viene abbandonato, come qualcosa di cui ci si vergogna, che sveglia un fantasma sgradito: il proprio. Scrive Paolo Flores d’Arcais sull’Unità che Veltroni non sa dire sì sì, no no. In realtà non oscilla: ha un rapporto malsano con il no, associandolo al no massimalista detto per mezzo secolo dai comunisti dell’Est e dell’Ovest.
Per la verità prima ancora di cambiar nome i riformatori postcomunisti avevano cambiato linea. Ma la cambiarono nell’economia, più che su Stato di diritto e rule of law. Ricordo i tempi in cui chi si congedava dai totalitarismi, in Est Europa, era affascinato da Pinochet. Pinochet aveva abolito la rule of law, ma aveva scommesso sul capitalismo con notevole successo, e questo piaceva al postcomunismo. Quel che non gli piaceva era ben altro, e gli incuteva panico. Panico di somigliare alle sinistre radicali, figure redivive del proprio passato. Panico, oggi, di fronte a chi fa dura opposizione concentrandosi innanzitutto sulla rule of law (Di Pietro, Bonino). Il discredito che colpisce i girotondi (ma che hanno fatto di sovversivo?) è segno di questa pavidità e del conformismo che secerne. Il confluire di tradizioni democristiane nel Pd non aiuta. Avvinti gli uni agli altri, i finti affratellati pencolano nel vuoto.
I massimi dirigenti del Pd hanno grandi tremori e forse non sarebbe male che cominciassero a parlarne. Altrimenti chi guarda da fuori continuerà a sbigottirsi: più sorpreso da questi tremori, in fondo, che da Berlusconi. Tra l’Italia e le altre democrazie si sta aprendo un baratro più vasto di quello che immaginiamo: non solo tra governanti diversi ma tra oppositori, giornalisti, sindacati diversi. Quasi non ce ne accorgiamo. Non ne usciremo dicendo che siamo così complicati e che nessuno, fuori casa, è in grado di capirci.
Una volta si usava dire che il tempo è gentiluomo e lenisce ogni dolore, tuttavia, in questo caso, per non indulgere ancora una volta in una sorta di rimozione collettiva, come già avvenuto per le passate elezioni del 13-14 aprile scorso di cui abbiamo inutilmente atteso l’analisi, più o meno pubblica, dal gruppo dirigente della locale sezione del Partito Democratico è opportuno, e forse addirittura necessario, per la portata del cataclisma elettorale che si è abbattuto sul territorio isolano, accelerare e suscitare, nel nostro piccolo, un ragionamento sulle motivazioni della caporetto del PD.
Umanamente capisco che l’esposizione di queste argomentazioni subito dopo il KO elettorale faranno male a chi, magari per spirito di servizio e con molta abnegazione, ha esposto il proprio viso alle sberle elettorali che, immancabilmente, sono arrivate ma, se non si comprende dove si è sbagliato o se, addirittura, ancora si hanno dubbi “sull’aver sbagliato” allora diviene complicato anche solo ipotizzare di riguadagnare il terreno perduto.
Mi si vorrà quindi scusare se, da interessato osservatore esterno, mi intrometto in discussioni apparentemente di esclusiva pertinenza degli iscritti del partito di Veltroni poiché, in ultima analisi, li penso come riguardanti tutti coloro, movimenti e soggetti politici, vecchi e di nuova costituzione, sono interessati alle dinamiche della vita pubblica cittadina.
Utile intervenire perché, a mio parere, il rischio di sostanziale dissoluzione del partito democratico di Noto di cui, peraltro, le prime avvisaglie si erano già percepite, nonostante l’illusorio e personalistico risultato dell’on. Bruno Marziano all’indomani della tornata elettorale di aprile, e, confermati clamorosamente dall’infausto risultato delle recenti amministrative di metà giugno, porterebbe, in primo luogo, ad un unanimismo elettorale di tipo bulgaro che rischia di sfociare, e se ne vedono già le prime avvisaglie, in un eccessivo delirio di onnipotenza dei partiti del cosiddetto centro destra che, in città, ha già, abbondantemente e a più riprese, dimostrato di essere assolutamente inadeguato a governare e, in secondo luogo, perché ritengo più proficuo, per il percorso politico di cittadinanza attiva del movimento che a breve ci accingiamo a costituire, avere una pluralità di soggetti che siano riconosciuti significativamente dalla comunità piuttosto il “pensiero unico” che attualmente è al governo della città.
Chi possiede quanto meno un elementare approccio alle metodologie della Progettazione – e chi vuole fare politica deve esserne robustamente ferrato – sa bene che non è possibile formulare valide soluzioni senza prima aver analizzato i punti di forza e di debolezza dello scenario-bersaglio elaborando successivamente una strategia adeguata agli obiettivi da raggiungere.
E per contribuire a “salvare il soldato Ryan” mi permetto di offrire al dibattito alcune considerazioni che scaturiscono da un mix di opinioni personali ma anche di umori di persone molto vicine e di altrettante lontane dal Partito democratico.
In primo luogo è bene chiarire che la durezza dei numeri usciti dalle urne non permette a nessuno di evocare strategie elettorali sbagliate o comode onde lunghe da “imprinting” del Governo Prodi, aspetti che hanno sicuramente inciso ma che sono di portata collaterale rispetto a cause di natura, per così dire, strutturale della deblacle.
Né appare essenziale puntare l’indice, come credo qualcuno stia pensando, contro Marco Cannarella & Co, benchè indubbiamente colpevoli di non aver saputo o voluto supplire con azioni proprie l’inefficace attendismo degli organi provinciali rimanendo, invece, troppo impastoiati dalle beghe correntizie nella guerra di posizionamento dei big siracusani, in quanto lo scarto di quasi 60 punti percentuali delle amministrative esula da qualsiasi pecca personale e dimostra, invece, che il Paese Italia e, in particolare, il nostro territorio non crede più nell’alternativa offerta dall’attuale PD.
In due mesi il 33% di aprile si è letteralmente liquefatto nel perseguire una opposizione su temi che la gente continua a percepire di “lana caprina”.
Le intercettazioni telefoniche, Rete 4, l’esercito per le strade, i giudici etc. sono temi che interessano forse me, sicuramente Bianca e Della Luna, ma alla maggioranza degli Italiani e dei netini probabilmente poco o niente.
La parafrasi dell’architetto che, elaborando un bellissimo e funzionale progetto, non tiene in considerazione i bisogni e i sogni del cliente chiude, miseramente e velocemente bottega, si attaglia in maniera impressionante all’opera dei dirigenti del Partito Democratico.
In egual maniera chi si fa carico di fondare un partito veramente nuovo, per non dichiarare bancarotta, ha il sacrosanto dovere di avviare una capillare fase di ascolto dei bisogni delle persone e successivamente approntare strategie e percorsi per realizzarle.
“….. dobbiamo fare un bagno di umiltà, immergerci nella società, recuperare il gusto della condivisione della vita reale delle persone. “Farci popolo”, come una grande forza riformista deve saper fare. Non una èlite di professionisti della politica, ma una comunità immersa nelle tensioni, nelle ansie, nelle speranze della società di cui è parte. Se sarà così sarà il Partito Democratico. Altrimenti non sarà”….. (Walter Weltroni)
Conoscere, analizzare, decidere e poi avere l’onestà intellettuale di essere consequenziali.
Un faticoso e duro lavoro fuori da schemi e ideologie con una certosina attitudine all'ascolto prima della proposta, includere prima di organizzare e poi, strategicamente, attraverso esercizio di “immaginazione democratica” ricominciare a dialogare a 360 gradi con chiunque sia intenzionato a realizzare “buone pratiche” per la città.
Certo, tra le controindicazioni, c’è il rischio di scoprire che la gente ha idee diverse dalle tue che pure ti appaiono cosi belle, pulite, nobili, giuste.
A quel punto se il riscontro del popolo non è aderente alle proprie visioni del mondo occorre onestamente mettersi da parte oppure continuare ad occupare il partito, come già fatto per anni, trastullandosi con lo stesso.
Oggi, a mio modesto parere, il partito democratico non può fare altro che ripartire dall’ascolto dei bisogni e delle aspirazioni della cittadinanza e da lì progettare una efficace azione di aiuto e sostegno ai cittadini.
E per fare questo si deve pretendere da chi è scampato dal fortunale politico, anche grazie ai voti di Noto e della zona Sud – gli onorevoli in carica –, di diventare punto di riferimento dei bisogni e delle aspettative della gente con una presenza fisica costante attraverso l’apertura di una “segreteria politica” a Noto
Dopo tutto Marziano e De Benedictis sono “deputati” a rappresentare le persone.
Uno spunto per chi si propone come il “nuovo che tenta di avanzare”.
Qualche giorno fa mi sono imbattuto in uno dei “periodici” manifesti del dott. Genovesi, in cui stigmatizza, con amara ironia dal sapore “giallo-noire” gli sprechi, le inefficienze e il danno per Noto causati dell’amministrazione Valvo.
Una piacevole lettura di cui condivido tutti i contenuti tranne nella parte in cui il Nostro si dichiara convinto della capacità dell’elettorato di punire i partiti e gli uomini che consentono cotanta inefficienza.
Sessanta anni di elezioni italiane smentiscono questo assunto.
Il deficit conoscitivo ben alimentato dalla classe politica e dagli organi di comunicazione al loro servizio, impedisce una scelta, per così dire, “matura” dell’elettorato e, francamente, da questo punto di vista, non sono riuscito a trovare alcun elemento di novità in queste elezioni amministrative.
I partiti e i singoli candidati hanno fatto leva sui soliti collaudati “grimaldelli” elettorali, la richiesta clientelare, il voto amicale, le parentale, le cene elettorali etc.
La rivoluzione copernicana, il “giovane che non ha età” passa attraverso il tentativo di ottenere il consenso informato e condiviso dalla cittadinanza.
Il partito democratico, le forze sconfitte hanno le risorse, gli strumenti e, soprattutto, la volontà per intraprendere questo impervio cammino?
Certo c’è sempre il vecchio modo e poi ….. “così fan tutti”.
Evarco

“Condivisione assoluta con la presa di posizione del Ministro Stefania Prestigiacomo in ordine alla situazione degli ATO Rifiuti”. Così il Sindaco di Noto, avv. Corrado Valvo, interviene sulla questione della gestione della raccolta rifiuti.
“Gli ATO Rifiuti – continua il Sindaco – si sono rivelati dei pesanti carrozzoni, rasentanti l’immobilità, che hanno dimostrato tutta la loro inefficacia ed inefficienza e che non hanno portato nessun beneficio a fronte delle enormi risorse investite. La recente riduzione del numero degli ATO non è sufficiente per la soluzione della problematica, piuttosto, occorre affidare al territorio le competenze della gestione di questo delicato ed essenziale servizio, e lavorare per l’avvio in maniera definitiva e funzionale della raccolta differenziata, al fine di evitare che l’enorme quantità di rifiuti che vengono prodotti ci porti a situazioni simili a quelle tristemente note che si stanno vivendo in Campania”.
“Non è accettabile – conclude il Sindaco – che un ente produca sforzi per fare decollare la raccolta differenziata e che l’ATO di riferimento non sia nelle condizioni di poterla fare. Siamo quindi totalmente d’accordo con il Ministro Prestigiacomo sul fatto che vengano delegati gli Enti territoriali per la gestione della raccolta rifiuti e, aggiungiamo, che, in questo ambito, è fondamentale che vengano previsti fondi sufficienti per una raccolta differenziata seria operata, ove necessario, anche con il sistema del porta a porta”.
Al di là dell’epidemia di autocritichite acuta che sta ammorbando tutto il popolo della sinistra italiana e un po’ meno quello della sinistra siciliana e, ancor meno, quella siracusana. Al di là dei doverosi allarmi nei confronti di una democrazia che appare oggi più fragile che mai, specie per l’uso personale del potere legislativo (“la pagina buia” denunciata dalla Bonino). Al di là dell’indefinibile consistenza-colore della “capigliatura” del nostro premier. Noi poveri cittadini posti ai margini del regno sia sabaudo che ferdinandeo, dobbiamo, più di altri privilegiati, fare i conti con i governatori locali da cui dipende la riuscita o meno della nostra continua ricerca della felicità su questa terra.
Con le ultime provinciali “finalmente” il cerchio si è chiuso. Ormai nessuno scollamento tra comune, provincia , regione e stato centrale. Nessuna soluzione di continuità che possa fornire alibi per inefficienze e insuccessi dei propri dichiarati programmi e nobili intendimenti. La situazione ideale che vorrebbe qualsiasi maggioranza al governo. Basta solo riuscire a formulare dei ragionevoli programmi e progetti, il resto, e quindi il risultato favorevole, in termini di possibilità realizzativa, è praticamente garantito.
Buone figure e benefici per tutti, governanti (di una sola parte) e governati (di ambedue le parti).
C’è un solo punto debole in questa virtuosissima “filiera”: gli uomini che la compongono. Sappiamo tutti che i criteri di scelta dei candidati, sia da parte dei partiti che, ahimè, da parte degli elettori, niente hanno a che fare con i più elementari criteri adottabili per la selezione delle persone più competenti ed adatte a governare. E nella nostra provincia, come nel nostro comune, non siamo stati baciati dalla fortuna per cui abbiamo ormai tanti e tali esempi di questa “tragedia” intrinseca alle irrinunciabili regole democratiche che quasi verrebbe la voglia di volgere i propri interessi e le proprie passioni verso altri lidi. Ma quando si nasce in un modo, ad una certa età, si sa, è ormai difficile cambiare le proprie inclinazioni e quindi rassegniamoci, anche stavolta, ad esaminare la situazione con un certo collaudato disincanto.
La parabola (discendente) di Bono ha avuto un netto stop. Ora sta lui riguadagnare credibilità nei confronti di Roma, riassumendo il controllo (elettorale) del territorio da tanto tempo trascurato per le illusorie sicurezze acquisite con anni di “listino”. Un po’ di gavetta gli farà (elettoralmente) bene, ma dovrà interessarsi non più ad esaminare e relazionare sulla finanziaria nazionale, ma a risolvere le beghe delle sedi comunali dei partiti (e a Noto non ne mancano), ad esaminare il bilancio della provincia e mettere d’accordo le tante anime del centrodestra, ad erodere quanto possibile il potere in provincia al suo naturale antagonista Fabio Granata e ora pure al suo ex gregario e oggi suo potenziale “(dis)astro nascente” On. Vinciullo. Solo così, tra qualche anno e se tutto andrà per il verso giusto, potrà rialzarsi dalla fanghiglia suburbana in cui lo ha impietosamente cacciato il suo ex amico Fini.
Ora che è al governo della provincia ed in particolare alla presidenza dell’ATO idrico siracusano, che “da fuori” ha tanto avversato nella discutibilissima scelta del gestore provinciale (la Sogeas & C. della “strana” coppia Bufardeci & Marziano), inducendolo ad intraprendere un’aspra e inattesa battaglia “fuori dal coro” con tanto di argomentatissime interrogazioni in parlamento, cosa farà?. Sappiamo tutti che il suo collega di maggioranza, l’on. Gianni ha da sempre dimostrato una sua particolare simpatia per la Sogeas: prima con sua sorella alla presidenza, oggi con la vicepresidenza del consiglio di amministrazione del consorzio di imprese (Sogeas & C) e chissà che altro. Il neopresidente della provincia, ora seduto sulla poltrona più alta della stanza dei bottoni, si sconfesserà da solo in nome di equilibri politici prioritari rispetto ai suoi più dichiarati convincimenti? Vedremo presto di che pasta è fatto.
Ma la cosa che mi preme più sottolineare, spero senza scadere nello scontato strumentale allarmismo di chi non simpatizza con i governanti, è il problema del “profilo di qualità” complessivo dell’attuale classe politica dirigente, specie di alcuni dei suoi esponenti “di punta”. Ci sono, infatti, tutte le premesse per pensare che per costoro l’esercizio del potere in un contesto politico così “plebiscitario”, così depotenziante per l’opposizione, e così potenzialmente duraturo, costituisca il terreno di coltura ideale per sviluppare insani sensi di onnipotenza ed eccessi di arroganza senza alcun contrappeso che non sia costituito dalle sanzioni per avvenute violazioni di legge. Per gestire utilmente (per tutti) questo eccezionale surplus di potere, occorrono regole ferree e una non indifferente dose di competenza ed equilibrio: tutti requisiti poco riscontrabili nel nuovo panorama politico.
Anche se non invoco cosmiche sventure a seguito di questa generale debacle della sinistra, poiché ritengo che il corpo elettorale ha comunque aperto una linea di credito alla destra per un suo presunto pragmatismo a tratti “illuminista” contro un certo “onnicomplicazionismo”, spesso inconcludente e ideologico, di sinistra, non posso negare che questa “nuova” classe politica al governo della regione e della provincia si presenta poco avvezza alla pratica dei minimi meccanismi di democrazia e di legalità. Pensate, ad esempio, a qualche esponente regionale della nostra zona e ai tanti (anche locali) che hanno pensato bene di accodarsi al nuovo partito regionale. Per cui con buona pace di Rousseau e Voltaire, quello che potrebbe essere il vantaggio per una classe politica al potere, costituirebbe invece un incontenibile fattore di autodistruzione. E qui la smetto con le apocalittiche e forse gratuite profezie.
Ma più scorro la lista dei nostri nuovi governanti, quasi tutti illustri soltanto all’interno dei loro partiti, più sprofondo in questo irragionevole pessimismo. Il colpo finale e letale credo senz’altro che lo subirò all’elezione del nostro prossimo sindaco. Ma questa è un’altra storia.
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