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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Apprendiamo con sconcerto che, proprio l’ultimo giorno dell’anno appena trascorso, l’Amministrazione ha determinato l’incremento del 25 per cento della tariffa che i cittadini pagano per la raccolta della spazzatura.
Evidentemente, da più parti, non si è ritenuto opportuno informare tempestivamente la cittadinanza su detto abnorme aumento e sulle sue eventuali motivazioni mentre, per la delicatezza e gli effetti che su di essa ne deriveranno, avrebbe certamente richiesto momenti di preventivo approfondimento sia istituzionale che pubblico.
La Determina Sindacale in argomento appare invece esemplificativa di un abusato e ormai ingiustificabile modo di fare Amministrazione e Rappresentanza politica.
Se, infatti, l’aumento in questione, anche in ragione della sua elevata percentuale, fosse dettata da un ulteriore miglioramento qualitativo e quantitativo di un servizio già efficiente, “nulla questio”.
Nella realtà quotidiana, appare invece insopportabile come, al danno di un evidente decremento della qualità della raccolta e della mancanza di servizi importanti come il ritiro dei rifiuti ingombranti o come il periodico lavaggio dei cassonetti, così come del mancato decollo della raccolta differenziata ( peraltro prevista e in parte pagata già nel contratto di servizio vigente ), si aggiunga anche la beffa di aumentarne in maniera rilevante il costo a carico degli utenti.
Si dirà che la legge Ronchi…, che i costi aumentati di conferimento…., che i sopravvenuti problemi di bilancio….
Tutte motivazioni queste che sarebbero valide e condivisibili qualora si fosse di fronte ad un circolo economico virtuoso di gestione.
Ma quando l’evasione della tariffa pare si attesti intorno al 50 per cento, quando i termini della legge Ronchi risultano prorogati per tutto il 2008 e quando nulla si dice sulle motivazioni dei sopravvenuti problemi di bilancio (posto che il nuovo incremento della tariffa potrà concorrere solo in parte all’eventuale disavanzo ) e quando, soprattutto, nulla o poco si fa sul fronte del contenimento delle spese, appare troppo facile e politicamente discutibile fare ricorso alle solite tasche del solito 50 per cento di cittadini che già pagano, e tra i quali molti già arrancano, per i ben noti motivi che animano anche il dibattito politico nazionale.
Se a questo si aggiunge che a breve molti netini potrebbero scontare il raddoppio dell’addizionale Irpef in favore del Comune di Noto, il quadro economico che si delinea per le famiglie è certamente di ulteriore e crescente preoccupazione.
L’auspicio è che si possa a breve registrare un’inversione di tendenza o, quanto meno, la soddisfazione che ad una sempre più elevata tassazione locale corrisponda un insieme di servizi adeguati e coerenti per tutti.
In ultimo, l’invito accorato a tutto il Consiglio Comunale affinché caratterizzi la sua attività, oltre che per battaglie su Regolamenti di vario genere, anche per una stringente vigilanza degli interessi reali della cittadinanza che rappresenta, specie di fronte ad atti di dubbia efficacia ed equità amministrativa, la cui tempestiva comunicazione deve sempre rappresentare parte significativa del mandato consiliare.
Salvatore Mazzara
Pd – Futuro Democratico
Siamo rimasti assolutamente stupefatti e sbigottiti nel leggere il contenuto della delibera di giunta comunale n. 1 del 7 gennaio 2008 con la quale si autorizzava il Sindaco di Noto, Avv. Corrado Valvo, a costituirsi in giudizio avanti al Tar di Catania nel ricorso, previa sospensione, proposto dal comune di Melilli e che è possibile visionare e scaricare al seguente link: www.notolibera.it/upload/deliberagiunta_1_del_07_01_2008.pdf
Ci siamo resi conto che la volontà popolare contraria alla privatizzazione di un bene così importante è stata ancora una volta calpestata e umiliata.
68 MILIONI DI EURO DI CONTRIBUTI PUBBLICI SONO UN BOCCONE TROPPO GHIOTTO PER GENTE PERENNEMENTE AFFAMATA.
Per mesi l’avv. Valvo ha illuso la cittadinanza sbandierando la sua ferma opposizione alla privatizzazione dell’acqua.
UNA OPPOSIZIONE CHE RITENIAMO, A QUESTO PUNTO, STRUMENTALE AD ALTRI SCONOSCIUTI SCOPI MA NON CERTAMENTE ALLA DIFESA DELL’ACQUA PUBBLICA E DEGLI INTERESSI ECONOMICI DELLA CITTÀ DI NOTO.
UNA OPPOSIZIONE CHE NON HA RETTO LA PROVA DEI FATTI.
Si sapeva infatti che l’unico ostacolo possibile da frapporre fosse la richiesta di sospensiva dell’iter di aggiudicazione. Infatti le banche avevano posto come condizione per concedere le fideiussioni necessarie l’assenza di richieste di sospensiva da parte di eventuali ricorrenti.
Il sindaco, piuttosto che presentare un proprio autonomo ricorso, ha ritenuto opportuno semplicemente “aggiungersi” a quello di Melilli, legando le sorti dell’acqua di Noto agli umori del 1° cittadino di quella città.
UN EVIDENTE TRUCCHETTO GIURIDICO PER METTERSI AL RIPARO DAL GIUSTO MALCONTENTO POPOLARE.
I FATTI CI DICONO CHE IL SINDACO DI MELILLI HA RITIRATO LA RICHIESTA DI SOSPENSIVA LO STESSO GIORNO IN CUI IL COMUNE DI NOTO HA PRESENTATO IL RICORSO.
Per fortuna, l’Autorità Antitrust ha aperto una inchiesta sull’operato dell’Ato idrico di Siracusa congelando, provvisoriamente, l’affidamento del contratto.
Se tutto dovesse andare in porto, se cioè si dovesse malauguratamente arrivare alla firma del contratto, i cittadini di Noto si renderanno presto conto dei disastri prodotti da questa scelta scellerata
Alcune considerazioni sono doverose:
1. CHI PAGHERA’ GLI SPRECHI DEL CARROZZONE POLITICO DELL’ATO IDRICO DI SIRACUSA?
2. CHI PAGHERA’ I PROFITTI CHE DOVRÀ NECESSARIAMENTE FARE L’AZIENDA PRIVATA?
NATURALMENTE IL PORTAFOGLIO DEL CITTADINO.
I bilanci delle nostre famiglie, già martoriati da tasse (ici, addizionale comunale Irpef, bolletta della spazzatura, etc), saranno ulteriormente gravati dall’aumento vertiginoso della bolletta dell’acqua (si parla di 350 – 400 euro annui a famiglia contro gli attuali 90).
I cittadini netini devono conoscere chi sono gli attori responsabili di questo schifo.
Primo tra tutti il Presidente della Provincia Bruno Marziano che, pur di imporre la privatizzazione dell’acqua, non ha esitato ad eludere una legge dello Stato e gli stessi indirizzi, nazionali e regionali, del partito democratico di cui riveste la carica di coordinatore provinciale.
Di seguito il sindaco di Siracusa, l’on.le Bufardeci, in pieno conflitto di interessi, che con questa operazione vorrebbe scaricare i debiti della cattiva gestione dell’acqua del suo comune sulle tasche della collettivita’ provinciale.
Infine il sindaco di Noto Corrado Valvo che CON QUESTA MOSSA HA DELIBERATAMENTE ALZATO BANDIERA BIANCA CONSEGNANDO L’ACQUA DI NOTO AI POTENTATI SIRACUSANI E PRENDENDO IN GIRO LA CITTA’ E IL CONSIGLIO COMUNALE.
CARO SINDACO, NOI, I 2500 FIRMATARI DELLA PETIZIONE POPOLARE E TUTTI I CITTADINI DI NOTO, SPEREREMMO TANTO ESSERE SMENTITI!!
LE BASTEREBBE MOLTO POCO!!
RICHIEDA IL SOSTEGNO DELLA CITTA’ CON UN REFERUNDUM POPOLARE E METTA LA AMATA FASCIA TRICOLORE AL PETTO E, COSI’ COME FECE UN SUO ILLUSTRE PREDECESSORE, NON CONSEGNI LE CHIAVI DELL’ACQUEDOTTO DI NOTO.
Abbiamo messo in linea l'ultimo regalino di fine anno del nostro amato sindaco, avv. Corrado Valvo. Con la determina n. 78 del 31/12/2007 ha infatti aumentato del 25% la tariffa per l'anno 2008 per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tassa sulla spazzatura). Un solo commento: la notizia di questo aggravio di tassazione pari a circa 500.000 euro l'anno per le tasche dei cittadini è scivolata, tra ricchi premi e cotillon, nel silenzio più assoluto. Invitiamo i partiti e le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, a meglio vigilare sugli interessi dei loro elettori. La consultazione e il download al seguente link: www.notolibera.it/upload/detemina_78_del_31_12_2007.pdf
GRANDE E’ IL DISORDINE…………. Il grande leader cinese Mao Zedong diceva : “ Grande è il disordine sotto il cielo, dunque la situazione è eccellente”. Mao, però, era un rivoluzionario, una persona che doveva – e ci riusciva pure – sconvolgere un intero continente e portare idee nuove, schemi nuovi, perché quelli vecchi erano francamente da buttare. Chi scrive invece è un moderato una persona più calma, più tranquilla di Mao; però anche al sottoscritto viene in mente che grande è il disordine sotto il cielo e forse la situazione è eccellente. Proviamo a spiegare il perché. Nei giorni scorsi il Senato ha votato la sfiducia al governo Prodi, il Paese è bloccato, schegge impazzite della magistratura, ancora una volta, si sono sostituite alla politica. Come ha vissuto in questi due anni il governo Prodi? Molto precariamente. Qualsiasi giudizio è sempre difficile da dare: il quadro che abbiamo di fronte non è molto confortante. Prodi certamente non è uno stupido. Ha detto cose intelligenti e anche condivisibili. Viviamo in un Paese con un debito pubblico fra i più grandi del mondo, con servizi fatiscenti, con una economia molto esposta. Un Paese con grandi squilibri, con sacche di nuova povertà. Un Paese come l’Italia vive soprattutto di capacità di risanamento e di intervento nelle principali questioni di politica interna. Il bilancio del governo Prodi è davvero pesante, non tanto perché non abbia realizzato molto, ma perché grandissimo è il divario fra quanto il governo aveva promesso di realizzare e quanto è riuscito effettivamente a portare a casa. Prodi ha detto, al senato, che lui ritiene di aver lavorato bene e pensa che chiunque dia un giudizio non fazioso sul suo ministero debba condividere queste sue parole. Io non so se questo è un giudizio fazioso oppure no, se è un giudizio unilaterale oppure oggettivo; fatto sta che il Governo Prodi, che aveva promesso grandi riforme istituzionali e no, non ha fatto gran che. Aveva promesso di rimettere in piedi il sistema economico, avviando la politica di risanamento a partire dai tagli severi della spesa pubblica, e non si è visto gran che. Diciamo che un bambino a un anno, a due, comincia a pronunciare le prime parole, comincia comunque ad esprimersi, comincia ad avere un rapporto con i genitori. Il governo Prodi a due anni faticava a farlo, ha tardato ad esprimersi, ha tardato a passare alla fase, non dico della maturità e dell’età adulta, ma della comunicazione del linguaggio. Al Governo Prodi, alla vigilia del voto al senato, lo possiamo ben dire, non abbiamo sentito pronunciare la fatidica parola che tutti i bambini, dopo un anno e qualche mese, pronunciano: mamma. Io credo che i partiti italiani dovrebbero mettere un avviso sui giornali: “ AAA cercasi domatore”. Il grado di disordine in cui versa la situazione politica è ormai tale da ricordare le esibizioni del circo. C’è grande confusione. Non c’è una direzione politica sufficientemente forte. I Presidenti del Consiglio non hanno l’autorità sufficiente per tenere insieme maggioranze così eterogenee. Non è un’accusa, non è una critica, è semplicemente una constatazione. La politica è lotta per il potere, e anche quando sembra che ci si debba annoiare, perché apparentemente succede sempre la stessa cosa, e il cerimoniale è ripetitivo e stanco, in realtà, i cittadini adulti devono sapere che la lotta per il potere non si sospende mai. Sì, ci possono essere delle tregue, ma non si sospende veramente mai. Il Presidente della repubblica è molto tormentato, tarda a decidere, per una ragione molto seria: perché dal giro di consultazioni che ha fatto ha capito perfettamente, essendo un uomo saggio ed equilibrato, che questa crisi è un affare importante e che la posta in gioco non è un certo numero di seggi alle elezioni. No, è qualcosa di più e questo qualcosa di più si chiama legge elettorale. Il tormento, la preoccupazione del Quirinale è che da questa crisi bisognerebbe uscire con una riforma elettorale. Ma quale riforma elettorale? Una riforma che garantisca la rappresentatività come vorrebbero i tanti partitini o una riforma elettorale che garantisca la governabilità così come vorrebbero Veltroni e Berlusconi? Io sto con Veltroni e Berlusconi. Magistrati permettendo……. Ca. Pa. ___________
Esito Consiglio Comunale 28 Gennaio
Noto 29.01.08
Il Consiglio Comunale ha approvato nella seduta di ieri, 28 gennaio 2008, il “Nuovo regolamento della scuola musicale comunale”, con i seguenti voti:
- 12 voti favorevoli;
- 5 voti contrari;
- 1 astenuto.
Progetto VerdeOro : coinvolgere i cittadini , per il tramite della Comunicazione, per affermare nel territorio la politica dei risparmio energetico.
Noto 29.01.08
Si è svolta giorno 28.01.08, presso la Sala degli Specchi di Palazzo Ducezio, la Conferenza stampa di presentazione del “Progetto 100 Comuni” - ideato da A&Dwea di Castelfranco Veneto (TV) con la collaborazione tecnica di Cremonesi Consulenze – ricadente nel Progetto VerdeOro.
Ad illustrare le finalità del progetto è stato, per primo, il Dott. Sergio Arena, Responsabile del progetto per la Sicilia. Il quale, ha messo in evidenza che “VerdeOro è un progetto di Comunicazione nato per pensare all’ambiente e alla qualità della vita”.
Per coniugare in maniera ottimale le due cose occorre innanzitutto che la gente sia messa perfettamente a conoscenza di tutte le questioni inerenti al problema del risparmio energetico ” attraverso un’informazione pratica e di immediata fruizione che sappia coinvolgere attivamente imprese e cittadini, che sappia tradurre la legislazione in vivere quotidiano, che riesca a far dialogare amministrazioni pubbliche e territorio”.
Il progetto “100 Comuni” consisterà, appunto, nell’azione congiunta da parte di VerdeOro e del Comune di Noto mirata alla divulgazione e alla sensibilizzazione della cittadinanza sui temi di efficienza energetica e il rispetto dell’ambiente.
Ciò avverrà mediante la stesura e l’invio a tutte le famiglie netine di una guida pratica all’energia termica contenente consigli preziosi e suggerimenti pratici sull’argomento.
Per rendere ancora più forte il messaggio del progetto VerdeOro sarà altresì organizzato un Convegno con esperti della materia che illustreranno, ognuno per la singola competenza, quali vantaggi di natura economica e/o ambientale discendono dall’uso responsabile delle risorse energetiche.
I motivi per i quali l’Amministrazione comunale ha dato il proprio patrocinio al progetto VerdeOro, sono stati, successivamente, illustrati dal Sindaco, C. Valvo, che, in particolare, si è soffermato sui seguenti :
• tutta la problematica legata alla tutela dell’ambiente e allo sviluppo ecosostenibile costituisce l’elemento caratterizzante dell’azione amministrativa dell’ A.C :. Dal No forte alle trivellazioni e al megaeolico, al Si deciso all’Area Marina Protetta, al Fotovoltaico e al minieolico.
• proprio sui temi del risparmio energetico, il Comune di Noto, intende essere, fra quelli UNESCO, comune pilota in tema di risparmio energetico, prendendo parte ad un apposito progetto nazionale con l’attuazione del quale si intende rendere Noto, uno fra i comuni più “verde” d’Italia;
• l’attuazione, inoltre, del progetto VerdeOro, avrà il duplice scopo : avviare una importante campagna di sensibilizzazione delle famiglie netine sulle tematiche del risparmio energetico a costo zero per il Comune.
Subito dopo gli interventi del Sindaco e del dott. Arena, numerose domande sono state poste ai relatori da parte della stampa presente per una migliore ed approfondita comprensione del progetto presentato.
Il Dirigente
Dott. S. G. Serravalle
L’indagine e gli arresti in corso contro i massimi dirigenti di Acqualatina SpA dimostrano quanto i movimenti per l’acqua vanno denunciando da anni : la costituzione delle SpA per la gestione dei beni comuni e l’inserimento dei privati sono la nuova frontiera del business affaristico e della corruzione politica.
Anni di inadempienze del soggetto gestore, tariffe alle stelle accompagnate da enormi sprechi di denaro pubblico, continue vessazioni costantemente denunciate dai movimenti per l’acqua, oggi vengono fuori per quello che sono : un gigantesco business di interessi privati nella grande torta del bene comune acqua.
Ma dimostrano anche che un potere clientelare consolidato può essere scoperchiato solo quando i cittadini si riappropriano dei loro diritti e si mobilitano concretamente contro la privatizzazione dei beni comuni.
La straordinaria pratica di autoriduzione delle bollette, praticata da diversi anni da oltre 6000 famiglie di Aprilia, il costante lavoro dei comitati popolari per far uscire diversi comuni della zona dal cappio della privatizzazione.
Crediamo si debba da subito esigere la convocazione in seduta aperta di tutti i consigli comunali dei comuni appartenenti all’ATO, crediamo si debba giungere subito alla rescissione di tutte le procedure, crediamo che i comuni debbano da subito associarsi costituendo un consorzio pubblico e partecipato dalle comunità locali per la gestione dell’acqua.
Perché una eventuale corruzione o malaffare, si evitano con la democrazia e la partecipazione, la riappropriazione dei beni comuni e dei diritti sociali.
A Siracusa, è arrivata in questi giorni la richiesta da parte della Autorità del garante, che vuole la documentazione relativa all’affidamento del servizio idrico a Sogeas- Saceccav, già qualcuno si vuole fare promotore di una missione a Roma per parlare con il titolare della indagine, per spiegare l’iter seguito e dimostrare trasparenza.
Quale preoccupazione si ha? Se tutto è stato svolto con trasparenza?
Non occorre alcuna missione, ma, attendere pazientemente che venga chiusa l’indagine da parte dell’organo di vigilanza.
Noi siamo fiduciosi nel lavoro del Garante, siamo certi che invece, sul conflitto di interessi e sulla fideiussione o garanzia bancaria, ci sarà molto da discutere.
Fabrizio Ardita
Comitato Civico No!Acquasalata
Si sa, le convinzioni politiche sono come le squadre di calcio, una volta scelte non si cambiano.
Eppure può capitare che nell’età della coscienza e della consapevolezza, per diversi motivi, si cambi, per periodi più o meno lunghi, casacca e tifoseria.
E così quando si vuole giustificare un repentino cambiamento di fronte, ideologico o politico, in genere si abusa di una frase di questi tempi sempre più usurata:“Solo gli idioti non cambiano mai idea”.
Gli ultimi avvenimenti politici hanno scosso fin dalle fondamenta i miei più radicati convincimenti politici.
In verità, da diversi anni, ho trovato sempre più difficile accordarmi con la mia coscienza e rimuovere il senso di vergogna e, perfino, schifo provato nel vedere i trasformismi, gli intrallazzi, i maneggiamenti e, spesso, le ruberie della politica italiana che hanno corroso, minato la salute fino ad arrivare all’infarto della democrazia.
Tanto che oggi, dopo la fine dell’era delle ideologie - sinistra, destra ma chi li distingue più? – mi ritrovo, disperatamente e tenacemente, ancorato ad un solo, ultimo e forse irraggiungibile ideale di equità e giustizia sociale ma, non riesco più ad intravedere né gli strumenti né i modi, condivisibili con l’arco costituzionale dei partiti, per raggiungerli.
Mai però avrei potuto anche solamente ipotizzare di arrivare al punto di pensare di rinunciare al sacrosanto diritto che ogni cittadino ha di schierarsi, attraverso il voto, con la parte politica che più lo convince.
Ho vissuto in un atmosfera surreale, e con me penso buona parte degli italiani, la caduta del governo Prodi.
Ho visto l’indegna gazzarra di un “onorevole” senatore della Repubblica arrivato al punto di rifilare uno sputo in viso ad un collega, bottiglie di champagne e cori da stadio tra gli scranni di palazzo Madama e il tentativo, purtroppo riuscito, dei talk show e media nazionale di dividere il Popolo italiano in due tifoserie opposte.
Un esecutivo travolto, non come politicamente fosse legittimo aspettarsi, sulla politica economica o estera, sulla sicurezza, sulla sanità, sull’emergenza rifiuti o per altre gravi malattie del sistema italiano non risolte.
Il governo è stato mandato a casa sostanzialmente per 2 motivi, apparentemente non correlati fra loro: l’ondata di arresti che ha coinvolto il partito di Clemente Mastella e i disaccordi sulla legge elettorale.
Il primo motivo, che da solo giustifica ampiamente il titolo di questo intervento-sfogo, ha presentato agli occhi dell’opinione pubblica, quello che tutti sanno ma che a nessuno, della politica nazionale e locale, conviene discutere e cambiare.
Il “dolce” Enrico Berlinguer così scriveva: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.”
L’Italia oggi non è cambiata, anzi è peggiorata.
Il ministro della Giustizia ha fatto cadere il governo perché pretendeva dagli “onorevoli” colleghi assoluta solidarietà e conforto, che per altro da larghe parti degli schieramenti ha ricevuto, facendo una chiamata a correo sull’usualita del suo agire politico e personale.
Mastella ha avuto la sfrontataggine politica e umana di richiedere giustificazione universale della corruzione amministrativa fatta a sistema, del vassallagio morale a cui si sottopongono quanti, al grido “Tiengo famiglia”, si calano le braghe diventando burattini ma, soprattutto, l’umiliazione e la mortificazione del merito di tantissimi valenti giovani che rimangono sempre al palo.
Il secondo motivo riguarda la legge elettorale, la regola numero 2, dopo la Costituzione, di ogni democrazia.
In Italia essa non serve più per dare la parola al Popolo sovrano per eleggere i propri rappresentanti. Essa è stata creata, usata, modificata, mercificata per consentire la sopravvivenza e la continuità della casta politica.
In questo semplice assunto sta l’intimo nesso tra i due motivi che hanno portato all’esplosione del governo Prodi.
La legge elettorale deve essere cambiata o, indifferentemente, non cambiata purchè si continui a garantire il sistema di corruzione amministrativa così come è ingegnierizzato per tutti gli schieramenti politici.
E’ questo, credetemi, non è sentimento antipolitico o “grillismo” di cui sempre più spesso vengo accusato ogni qualvolta mi avventuro ad esporre queste considerazioni a qualche ben indottrinato esponente politico locale probabilmente sempre più a corto di argomentazioni controdeduttive.
La situazione siciliana con l’abbandono di Cuffaro, costretto alle dimissioni forse da un regurgito da indigestione da cannoli, indiscutibilmente un bene in assoluto per l’immagine della Sicilia e dei Siciliani nel mondo, apre scenari che lascio tranquillamente alla discussione degli autoctoni infallibili politologi da piazzetta che frequentano le brumose serate del corso Vittorio Emanuele.
In questo caso un solo elemento di discussione voglio portare all’attenzione del lettore: come mai in Sicilia e in provincia di Siracusa la stragande maggioranza dei medici sono schierati politicamente con Forza Italia?
Cari amici quello che mi preme affermare, in questo ultimo immancabile pensiero rivolto alla comunità politica locale, è la percezione di chiarissimi segni di incondizionata adesione, voglio pensare per carità di patria “obtorto collo”, al sistema clientelare nazionale e regionale.
Sempre più spesso ormai sento pronunciare la sconcertante e volgare frase siciliana, retaggio di mentalità mafiosa e clientelare: “Cu è fissa si sta a casa”.
A Noto si vive una crisi morale, culturale ed economica senza precedenti. Ancora oggi molti dei nostri politicanti, in maniera consapevole, fanno finta di non vedere le situazioni emergenziali. Il disagio che si vive tutti i giorni nei quartieri di periferia, nella zona dei nomadi, qui dove parte della popolazione vive con comportamenti spesso oltre il limite della legalità.
Chi ci governa è convinto che basta frequentare la sera i 400 metri del corso per avere il polso della situazione e continuare tranquillamente a parlare di giochi politici, assessorati e prebende varie.
I cittadini, giovani e meno giovani, prima prenderanno coscienza di tale situazione e più presto si inizierà il processo di risalita della china.
Il problema dei problemi in Sicilia, ed in particolare a Noto, è il lavoro ed il compito del Sindaco e della giunta dovrebbe essere quello di creare le condizioni infrastrutturali e ambientali per agevolare quanti, e ce ne sono, vogliono provare a costruire il loro fututo in città. I tempi che viviamo sono molto duri. Ai giovani viene richiesto il sacrificio più duro, abbandonare presto la spensieratezza propria dell'età giovanile e, senza alcun tentennamento, cercare di prendere in mano le sorti della città.
Un’ultimissima notazione di carattere politico-amministrativo comunale.
Da tre mesi si assiste alla crisi politica dell’amministrazione comunale riunita continuamente attorno una tavola imbandita con un capo tavola, il sindaco Valvo, che non riesce a stabilire il menu’ e le porzioni da assegnare ad ogni partecipante alla “mangiata” di palazzo Ducezio.
Non si riesce a far quadrare i conti sui posti di governo, di sub-governo e quant’altro perché i soliti conosciuti “sempre meno idioti” ciurlando per il manico e cianciando di idee, progetti e mancato sviluppo, in realtà cercano di fare la cresta sulla spesa.
Nel frattempo si continua con la gestione dei debiti fuori bilancio, con le assurde cifre delle bollette telefoniche, elettriche e con le enormi spese per la gestione dei rifiuti, con i costi del settimo assessore e così via tanto che, per evitare il dissesto finanziario, il sindaco Valvo, non ha trovato niente di meglio che proporre l’aumento delle tasse e il raddoppio dell’addizionale comunale irpef.
Come al solito mi sono troppo dilungato, pazienza. Non mi resta che ritornare velocemente alla regola aurea stablita in premessa del “trasformista sempre meno imbecille”, per affermare che ho cominciato ad essere anche io, sempre meno “idiota” ma che, nonostante tutto, sono bastate le ultime due interviste dell’ “onorevole” Berlusconi per farmi constatare che in definitiva non diventerò mai furbo. Ad maiora!!
Sabato 19 Gennaio c.a., nella Sala di rappresentanza del Comune di Palazzolo Acreide è stato presentato il libro, “ Inizio D’amore e altri Racconti “, dello Scrittore Giuseppe Rovella, edito dall’Istituto Studi Acrensi e prefato dal Prof. Emanuele Messina.
Due i relatori: Il Prof. Armando Faraone e il Prof. Emanuele Messina.
Armando Faraone ha iniziato facendo un quadro di Giuseppe Rovella,un quadro dinamico dell’uomo, dell’amico,dello Scrittore, del Filosofo e del Poeta insieme, sia sotto l’aspetto umano, filosofico, letterario ,che sotto quello dei contenuti della sua opera.
Presentando il nuovo libro, non poteva che fare dei collegamenti obbligati con “La Fattoria delle querce”, che inizialmente il suo titolo era:“Le condizioni del ritorno“, anche perché tutta la sua successiva narrativa si rifà alla tematica della “ memoria “ e al suo capolavoro che è La Fattoria delle querce. Un libro in cui si racconta la storia di una famiglia contadina,una famiglia siciliana, i Capobianco. Eusebio Capobianco è la personificazione del Mito per eccellenza, il riferimento costante che percorre tutto il libro, insieme a sua moglie Angela Capobianco che ha una natura zingaresca, e a tanti altri uomini e donne che popolano l’universo della Fattoria chiamata “Maggico“, che per associazioni di idee fa pensare subito al villaggio di “ Magondo “ di cent’anni di solitudine,di Gabriel Garsia Marchez, mentre alcuni tra i personaggi della Fattoria, come ad esempio, Palinuro o Ermarco Ononis,il primo Astrologo e l’altro Musicista, fanno venire in mente personaggi e atmosfere che si trovano nei romanzi di Carlos Castaneda.
La vita nella Fattoria è caratterizzata da una realtà che si può definire “arcaico magica“, dove il nome dei luoghi, per esempio: Maggico, il Fiume delle Dimore, Culmo, la Fattoria dei Cembri, Campo Pura, il Regno delle Dimore, ecc, e quello dei personaggi che via via scorrono nelle 336 pagine del libro, hanno alla radice suoni musicali e armonici nei confronti del contesto che fanno pensare – sentire più al “mondo onirico“ che alla realtà ordinaria, dove la compresenza dei vivi e dei morti diviene un tema costante di tutto il romanzo.
Giuseppe Rovella, nato a Palazzolo Acreide nel 1926 e scomparso nel 1989, è uno Scrittore molto singolare e particolare nello stesso tempo che ha uno stile letterario proprio, la sua letteratura e le sue tematiche non sono di “attualità “ o di “denuncia sociale“, il suo impegno è quello di “rivisitare“ il Mito, un Mito che la Sicilia e i Siciliani e non solo i Siciliani, si portano dentro, tra gli infiniti strati culturali soprapposti, che ha i suoi riferimenti e le sue basi nella Filosofia dei Presocratici, negli Archetipi originari, di cui i quattro elementi naturali come, Acqua, Aria, Terra e Fuoco, ne costituiscono il fondamento.
Rovella, denunciava la decadenza della letteratura e i pseudo valori della società di oggi,basata sul conformismo e sul consequenziale consumismo. Sosteneva che oltre ad avere creato una “nuova immagine“ della Sicilia, mancante nel panorama della Letteratura Italiana, “scriveva non libri per il sociale,ma per l’Umanità“.
I “materiali tecnici“ sono diversi da quelli comuni e abituali con cui scrive La Fattoria delle querce, infatti la sua tecnica non si arresta nè si blocca sui significati statici della parola, si può dire che non vi è trama nel suo libro, ma un “narrare” e nello stesso tempo un “afflato“ nella comunicazione tra l’io narrante e i vari personaggi della Fattoria, che insieme “creano atmosfere”, per dirla con Armando Faraone, atmosfere che ribaltano completamente il tempo Kronos e la Storia, per stabilire l’Archetipo col suo tempo “Ajon”, con “l’Immediato Infinito“.
Rovella, e “la paura del tramonto “, è il titolo di una relazione presentata dal Prof. Emanuele Messina, a un Convegno svoltosi a Palermo nel Maggio del 2007.
Il Prof. Messina, ci ha sottolineato che Rovella, era come “radicato“ sullo stato d’animo tra la paura del tramonto dell’Occidente e la speranza di un superamento di questa tendenza che col suo impegno culturale ha cercato di trasmettere “facendo memoria“ con la sua opera e il suo stile di vita.
In Rovella, il gusto della tradizione aveva radici ben salde nella propria famiglia, nella Cultura Archetipa dei nonni, del padre e della madre che “ assorbì “ fin da ragazzo. Per questo i suoi genitori divennero il suo modello e la sua guida, per poi essere presente in tutti i suoi libri.
La sua fede nell’immortalità della vita, che non può essere spiegata con la ragione, ma solo col sano sentimento e con la ricerca di chi ha fatto spazio dentro di se,aprendosi alla dimensione del “sentire“.
Poi il Prof. Messina,ha letto alcuni brani di “Inizio D’amore” e “Lux Perpetua”, che sono due racconti dei venti di cui è costituito il libro presentato.
Sia in Inizio D’Amore che in Lux Perpetua, ritornano i temi del mondo contadino, del “fare memoria“, della luce e delle ombre, del visibile e dell’invisibile, dei vivi e dei morti.
Giuseppe Rovella ,non è uno Scrittore d’area, ma uno Scrittore postumo, troppo trascurato dall’Editoria nazionale e da buona parte della critica ufficiale a causa della sua tematica molto singolare, che fa “memoria“, che va alla ricerca,essendo egli un ricercatore della naturale “essenza dell’uomo“.
Continua ancora ad oggi a essere “ rimosso“ e a stare come in un limbo in compagnia di Aldo Capitini, di Corrado Sofia, di Aldo Braibanti, di Antonio Pizzuto ……con tanti altri libri che aspettano di essere pubblicati.
La sua narrativa che come dicevamo sopra, è aperta ai significati e ai significanti, crea e stabilisce “atmosfere alchemiche “, non può che essere accostata per vari aspetti a quella di autori come Gabriel Garsia Marchez e Carlos Castaneda. Infatti è proprio Castaneda a dire in un suo famoso libro una frase che qui riportiamo che aderisce e calza con il pensare e il sentire di Giuseppe Rovella, la frase è: “ Il potere risiede nel tipo di sapere che possediamo. Che senso avrebbe conoscere cose inutili? Esse non ci possono preparare all’inevitabile incontro con l’ignoto“.
Un ricercatore eclettico come Giuseppe Rovella, un “viaggiatore da fermo“, “un creatore di immagini“ e di “atmosfere mitiche“, un ricercatore che aveva sviluppato altri corpi oltre al corpo fisico, un Genio che si è “bruciato“, che si è donato agli altri come “memoria“, come “opera d’arte“, come “atto d’amore“.
Penso che chissà quante volte ha pensato e riflettuto e comunicato che per “Le condizioni del ritorno“, è necessario il “potere della memoria“, “fare memoria“, radicandosi nel e con il Mito.
La prima pagina de “La Fattoria delle querce”, sia per lo stile della sua “scrittura alata“, che per le immagini che crea, mi ha fatto subito pensare ai Fratelli Taviani, a E. Olmi e a Bernardo Bertolucci, tutti Registi di un Cinema di spessore culturale, che penso si troverebbero a proprio agio con l’opera di Giuseppe Rovella.
Roberto Bellassai
Roma, Settembre del 70 avanti Cristo Palermo, Gennaio del 2008 dopo Cristo Roma, 5 agosto del 70 a.C. Si apre il processo per concussione contro il governatore della Sicilia, Gaio Licinio Verre. L’accusa è sostenuta da Marco Tullio Cicerone, noto avvocato ma ancora agli inizi della carriera politica. Il processo si svolge in condizioni assai difficili. Nonostante le abili manovre degli avvocati difensori e la protezione politica di cui godeva, il governatore viene condannato. La concussione (dal latino concutere: estorcere) è il più grave dei reati contro la pubblica amministrazione. Si configura quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio, abusando dei poteri inerenti alla propria funzione, costringe o induce un privato a dare o promettere indebitamente denaro, o un altro vantaggio anche non patrimoniale, a lui o ad un terzo. Nel 210 a.C., Roma, vittoriosa delle guerre puniche, aveva fatto la Sicilia sua provincia. La protezione di Roma portó ai siciliani un lungo periodo di stabilità e di prosperità. Fu il console Rupilio, nel 132 a.C., a riordinare l’ amministrazione dell’isola e a darle l’assetto che, con qualche variante, conosciamo ancora oggi. Rupilio stabilí 6 capoluoghi (Agrigento, Siracusa, Marsala, Etna, Messina, Palermo) e 68 comuni. I comuni vennero distinti in base al rapporto che avevano con Roma. Tre città (Noto, Messina e Taormina) avevano un trattato; 5 città erano riconosciute libere malgrado non avessero un trattato (Segesta, Salemi, Tusa, Centuripe e Palermo); 54 città pagavano il tributo secondo norme locali e, infine, 61 città, le quali erano state conquistate militarmente, pagavano dazio secondo le norme dettate dai censori di Roma. Il governatore della provincia veniva nominato dal Senato di Roma tra i politici che avevano ricoperto la carica di console o di pretore. Gaio Licinio Verre, figlio del senatore Gaio Verre, arriva in Sicilia nel 73 a.C. Il nuovo governatore era conosciuto a Roma per alcuni antecedenti piuttosto oscuri. Nell’82 a.C. era sparito con la cassa dell'esercito che in quanto questore era tenuto ad amministrare. Cassa che non fu mai ritrovata. Si sospetta anche che la sua elezione alla carica di pretore, nel 75, avvenne grazie a un broglio. Nel 73, mediante sorteggio, gli venne assegnato il governatorato della Sicilia. Nel gennaio del 70, le città siciliane, stanche delle depredazioni indebite di Verre, presentarono a Roma l'accusa di concussione contro il loro governatore. Per sostenere l'accusa i siciliani si rivolgono a Marco Tullio Cicerone, noto avvocato, il quale, peraltro, nel 75 era stato questore di Marsala e godeva di grande stima presso i siciliani. Cicerone aveva 36 anni. Verre affida la sua difesa a Quinto Ortensio Ortalo, considerato il più grande avvocato dell'epoca. Il processo ebbe inizio il 5 Agosto. Cicerone pronunciò due orazioni preliminari: la Divinatio in Quintum Caecilium e la Actio prima in Verrem. Le prove erano schaccianti. Alla metà di settembre, Verre fugge da Roma e si imbarcò per Marsiglia dove visse in esilio volontario per 26 anni tra le statue e i gioielli trafugati ai siciliani. Alla ripresa del processo non ci fu bisogno di procedere con l'actio secunda, data la fuga di Verre. Ortensio riuscì a contenere il risarcimento alla Sicilia in tre milioni di sesterzi, una somma assai modesta rispetto alle ricchezze che Verre aveva estorto ai siciliani. Verre fu accusato di concussione per le attività illegali commesse durante il periodo in cui era stato governatore della provincia di Sicilia negli anni 73-72-71 a.C. La concussione, anche allora, era definita come estorsione e indebita appropriazione di beni, commessa nell'esercizio dei pubblici poteri a danno dei provinciali. Anche senza arricchimento dell'autore. Il 18 Gennaio del 2008 d.C., a Palermo, il governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, in processo di primo grado, viene condannato a cinque anni di reclusione per favoreggiamento semplice e per rivelazione di segreto d’ufficio. Dimenticavo..., i siciliani, per sdebitarsi, offrirono a Cicerone del grano. Cicerone lo distribuì alla plebe.
Caro Walter, vai pure da solo al voto ma non contare sull'elettore coatto.
Caro Segretario, la tua posizione era già nota da tempo ma con la dichiarazione di Orvieto hai voluto precluderti ogni ripensamento. Scelta riaffermata con energia ora che la crisi di governo è stata provocata da un partito dell’1,5 per cento. Con questa lettera non ti invito dunque a ripensarci ma solo a tenere conto di qualcosa che tendi a trascurare.
Il protagonismo civile ha consegnato al centrosinistra un quinquennio di mobilitazione politica e sociale intensissima ma la sua classe dirigente non ha saputo usare il vantaggio e, rinunciando al contributo prezioso di energie fresche, non è stata nemmeno capace di vincere bene le elezioni. I numeri insufficienti in Senato hanno azzoppato il governo, e la maggioranza ha avuto la scusa per non fare leggi essenziali promesse in campagna elettorale: abrogazione delle leggi ad personam, conflitto d’interessi, sistema televisivo.
Col fardello di cose non fatte, e di altre fatte in modo sbagliato, si rischia ora di tornare al voto. Ora ci dici che, qualunque sia il sistema di voto, il PD si presenterà da solo, perché l’importante non è vincere ma governare. Non ti sfuggirà che per governare bisogna vincere. E per vincere bisogna persuadere gli elettori. Questo compito oggi non appare facile nemmeno per una coalizione coesa. Tu vuoi addirittura affrontarlo col tuo solo partito: strumento appena rodato, somma di due partiti in competizione, nuovo soggetto riformista che non ha saputo convincere neppure i socialisti e che, a quanto pare, non è compatto al suo interno.
Tu vuoi ridurre tutta la battaglia elettorale a un confronto tra due partiti, ma non è affatto detto che Berlusconi adotti il tuo stesso criterio. Così finiresti per batterti con un partito contro una coalizione, e in questo caso non ci sarebbe scampo. Ma, se anche l’avversario fosse cavalleresco come auspichi, che cosa ti dà la sicurezza di vincere?
La congiuntura attuale è la peggiore possibile. Il centrosinistra viene da un biennio orribile. Lo strascico finale delle spazzature campane e l’ultimo spaccato sulla politica affaristica e clientelare gli hanno dato un tocco grottesco.
Infine la crisi sottrae al governo qualsiasi possibilità di riconquistare il suo elettorato. Tu vuoi racchiudere tutta la democrazia nel confronto tra i due leader. Né ti poni problemi sulla natura del tuo avversario, la cui partecipazione al confronto elettorale sarebbe impossibile in qualsiasi altro paese democratico. Di più: sembri considerare non pericolosa la sua vittoria. Anzi pare che tu voglia perfezionarla.
Vuoi il premio di maggioranza in modo che possa governare anche se vince male. Vuoi il rafforzamento dei suoi poteri col premierato in modo che possa più di prima presidiare la dialettica del Parlamento e sottomettere la magistratura. E se vincerà, l’avversario non dovrà nemmeno smontare le giuste leggi che il centrosinistra avrebbe dovuto fare e non ha fatto: ballerà sul suo conflitto d’interessi e farà ballare gli italiani con il rinnovato monopolio televisivo. E in cambio di questo disastro che cosa avrai ottenuto? La soddisfazione di aver perso alla testa del tuo solo partito. Ma se sarà un partito vero alla fine ti farà pagare l’insuccesso.
Ma forse hai calcolato anche questo. Poiché la tua sconfitta è purtroppo anche la loro, la nostra sconfitta, speri che la paura spinga un milione di elettori delusi e incerti a votare per l’unico partito che ha la possibilità di vincere.
Insomma conti su un voto coatto. Ma la politica non è, come forse gli scacchi, il regno delle mosse obbligate. Anche gli elettori più motivati, se hanno visto sprecati anni di mobilitazione e tradite le speranze, non possono affidarsi di nuovo alla stessa classe dirigente che non ha voluto mettere a frutto la loro spinta. Possono invece dire in modo sommesso ma irremovibile: no, questa volta no, preferiamo cercare un’altra strada.
Cuffaro non può rappresentare i Siciliani
Cuffaro non può continuare a ricoprire la carica di Presidente della Regione
Il rispetto dei cittadini vuole che un Presidente della Regione che è stato condannato a cinque anni di carcere e all’interdizione dai pubblici uffici non festeggi con i cannoli ma chieda scusa per avere tradito il voto dei cittadini che gli hanno affidato il compito di guidare il Governo nel rispetto della legge e nell’interesse dei siciliani.
Il rispetto dell’etica e delle Istituzioni, oltre che il rispetto della legge, chiede che un Presidente della Regione che ha ammesso di aver frequentato mafiosi e che è stato condannato da un Tribunale per aver favorito mafiosi, si dimetta dalla sua carica o venga rimosso.
Tutto quello che sta avvenendo in Sicilia in questi giorni crea ancora una volta un enorme danno all’immagine della Sicilia, mentre tutto il mondo guarda allibito ai comportamenti di Cuffaro.
I cannoli usati per festeggiare la condanna a cinque anni sono una offesa e una provocazione contro giovani siciliani, sono una offesa e una provocazione contro coloro che ogni giorno sul proprio posto di lavoro, nella propria azienda, nella scuola, nell’università e nella società civile si battono per affermare i valori della giustizia e per far crescere una Sicilia migliore.
E’ ora che Cuffaro, in applicazione della legge, sia rimosso dalla sua carica.
Di dan (del 24/01/2008 @ 14:56:10, in Il Palazzo, linkato 199 volte)
Partito Democratico: I TANTI PERCHE’ di ROBERTO DE BENEDICTIS Come tutti sanno, il 24 novembre scorso, insieme agli onorevoli Ortisi e Zappulla,a Franzo Bruno, Santino Armaro e tanti altri,non abbiamo volutamnete partecipo all’elezione del Coordinatore Prov. del PD, Bruno Marziano. S e ne è parlato molto, per cui credo che le ragioni siano talmente note che qui posso appena accennarle: avevamo posto la necessità che il PD siracusano, affermasse con chiarezza valori e principi coerenti con lo spirito del partito nazionale. E ricordo solo le due questioni più discusse che si assumessero posizioni chiare e contrarie alla presenza di esponenti del PD in giunte di centrodestra come ad Avola ed alla attribuzione di incarichi politici ad esponenti del PD colpiti da condanne penali. Richieste,si dirà, elementari, ovvie. E tuttavia rigettate dalla maggioranza che aveva candidato Marziano e che,a quel punto da sola, ha proceduto ad eleggerlo,tutto ciò rispecchiato nella elezione dei due vice coordinatori, espressi dalle “aree” Piscitello e Foti, quale conseguenza della rottura. E non causa: voglio sottolinearlo, a differenza di quanto taluni hanno scritto e molti hanno voluto credere. Da tutto ciò è derivata una nostra lettera aperta al Segretario Regionale GENOVESE che ha risposto affermando, in piena sintonia con le nostre posizioni, che “il rispetto delle linee-guida del PD rende improponibile e comunque ingiustificabile ogni tipo di alleanza politica o amministrativa con i partiti del centrodestra” e richiamando “nella selezione dei destinatari di incarichi la compatibilità tra i principi a cui si ispira il partito e la condotta morale dei soggetto prescelti”. Per quanto chiare fossero queste parole e sebbene a nessuno di noi è sembrato che “i principi a cui si ispira il partito” fossero quelli della violenza fisica, la “maggioranza di Marziano” ha tuttavia, ed a lungo, mantenuto sui due punti le sue posizioni iniziali, così come noi abbiamo mantenuto le nostre.Questo è il quadro in cui abbiamo continuato a cercare soluzioni. Fino al 3 gennaio, quando l’intero Coordinamento Provinciale, noi compresi, ha votato ed approvato il documento per cui anche gli organismi di vertice sono stati integrati e completati: Ma, anche qui, spiegare tutto quel che è successo attraverso l’aggiunta di qualche incarico o di un posto in qualche organismo è davvero meschino e fa un torto alla verità e a quanti credono nel PD. Anzi, io credo che l’assetto di vertice che il partito si è dato in provincia era e resta sbagliato. Se nonostante ciò abbiamo ritenuto possibile, anzi doveroso, tornare al dialogo, è perché sono stati recepiti quei due punti essenziali che esprimono valori e principi, e senza i quali non ci sarebbe stata, per quanto mi riguarda, alcuna discussione su segreterie né comitati di sorta. Aver ottenuto, dopo settimane di resistenza, che il “caso penale” in questione venisse rimesso alla valutazione vincolante di un organo di garanzia regionale ed aver riconosciuto che il “caso Avola” è una anomalia, stabilendo il percorso per il suo superamento, non è stato facile. A qualcuno potrà sembrare poco, e certamente non è tutto, ma considerate le grandi differenze etiche e politiche su questi punti, io credo che il risultato raggiunto sia significativo e ritengo importante riconoscere che la nostra insistenza abbia giovato al PD siracusano, riuscendo a fargli fare un passo indietro dalle posizioni inizialmente assunte ed uno avanti verso la coerenza coi i principi ed i valori del PD nazionale. Ovviamente so bene che quelle sono ancora parole e che bisognerà passare ai fatti: da ciò si dimostrerà la serietà e l’affidabilità di tutti noi e di Marziano in primo luogo. Così come a noi tocca uscire una volta per tutte dagli arrovellamenti della coscienza, dalle nausee e dalle doglie, ed assumere,con la responsabilità che portiamo dentro un partito, le iniziative politiche che ci competono.
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