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		<title><![CDATA[L'AFFARE ACQUA: OPERAZIONE ORO BLU]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img border="2" hspace="2" alt="" vspace="2" align="left" src="/public/babele.jpg" />Si trascrive integralmente il comunicato stampa della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Siracusa</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">&quot;In data odierna sono state eseguite due misure cautelari (arresti domiciliari) disposte dal GIP di Siracusa su richiesta della locale Procura nei confronti di FOTI Luigi, nato a Siracusa il 5.12.1934, residente a Siracusa, in via Rosario Gagliardi n. 32, detto &ldquo;Gino&rdquo; e di MAROTTA Giuseppe, nato a Siracusa il 9.11.1954, residente a Siracusa, in via M. Politi Laudien n. 7.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Le misure cautelari sono il frutto di oltre un anno di indagini sviluppate nell&rsquo;ambito della gestione del servizio idrico integrato nella provincia di Siracusa e svolte, su coordinamento della Procura Aretusea, dalla Sezione di P.G. della Procura &ndash; Aliquota Carabinieri unitamente al Reparto Operativo C.C. di Siracusa.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Ai due indagati, in particolare, &egrave; stato contestato il seguente delitto in concorso con il Presidente della Provincia di Siracusa &ndash; Nicola BONO:</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">&laquo;per il reato p. e p. dagli artt. 56, 110, 317 perch&eacute; - in concorso tra di loro (BONO nella qualit&agrave; di Presidente pro tempore dell&rsquo;A.T.O. Idrico di Siracusa ed abusando dei relativi poteri, MAROTTA nella qualit&agrave; di Amministratore delegato della SO.GE.A.S. s.p.a., FOTI Luigi nella qualit&agrave; di esponente del Partito Democratico di Siracusa) e con minaccia consistita nel prospettare agli amministratori della SOGEAS ATO Idrico 8 s.p.a. (GIORGI Mirco e FERRAGLIO Marzio) che avrebbero risolto il contratto di concessione esistente tra l&rsquo;ATO Idrico di Siracusa e la stessa SAI8 ricorrendo strumentalmente alla clausola risolutiva espressa prevista dall&rsquo;art. 7 della Convenzione - compivano atti idonei e diretti in modo non equivoco ad indurre gli amministratori della SAI8:</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">ad assumere indebitamente il segretario particolare di BONO (VACCARISI Sebastiano) direttamente o attraverso la ditta di propriet&agrave; di FAZZINO Massimiliano;</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">ad affidare il servizio di riscossione delle bollette insolute ad una ditta esterna, la Teleservizi di Caserta, garantendo alla stessa ditta alte percentuali di guadagno sulla riscossione (pari al 15% comunque superiori e quelle praticate da analoghe societ&agrave; presenti sul mercato);</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">a rinunciare alla realizzazione di importanti infrastrutture nella provincia di Siracusa (e, segnatamente il c.d. campo pozzi di Siracusa ed il nuovo acquedotto di Augusta) riservata dalla convenzione di affidamento del servizio idrico al Gestore individuato con la procedura negoziata.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Evento non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volont&agrave; e, segnatamente, la reazione delle parti offese che presentavano denuncia determinando l&rsquo;intervento dell&rsquo;A.G.. In Siracusa tra il marzo 2010 ed il dicembre 2010&raquo;</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Il GIP accogliendo le richieste della Procura nei confronti di FOTI e MAROTTA ha ritenuto, in questa fase, di rigettare l&rsquo;istanza cautelare avanzata nei confronti del Presidente della Provincia sostenendo che &laquo;Le argomentazioni della Procura, basate su dati temporali precisi, non sono certamente peregrine, e costituiscono sicuramente base importante di un quadro indiziario che appare ragionevolmente sostenibile, tenendo presente la ricostruzione complessiva della vicenda.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Resta per&ograve; - quanto alla seconda e pi&ugrave; rilevante serie di coincidenze temporali e cio&egrave; quanto a ci&ograve; che avviene a cavallo della precisa richiesta di affidamento della gara di riscossione degli insoluti alla Teleservizi di Caserta &ndash; la pi&ugrave; volte evidenziata assenza di collegamenti diretti tra il BONO e detta societ&agrave; e di richieste dirette del BONO in tal senso, alle persone offese&raquo;.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Nel corso dell&rsquo;attivit&agrave; di indagine, inoltre, la Procura ha accertato l&rsquo;esistenza di una rilevante turbativa d&rsquo;asta posta in essere nel corso della procedura per l&rsquo;affidamento del servizio idrico alla societ&agrave; SAI8.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">&Egrave; stato, nello specifico, accertato che le societ&agrave; SACCECAV e SOGEAS (societ&agrave; riunite nell&rsquo;ATI SAI8) hanno prodotto una fidejussione irregolare per la partecipazione alla gara ad evidenza pubblica. Nei confronti dei rappresentati legali delle societ&agrave; coinvolte &egrave; stato pertanto elevato il seguente capo d&rsquo;imputazione: &laquo;per il reato p. e p. dagli artt. 110 &ndash; 353 c.p. perch&eacute; in concorso tra di loro (CASADEI nella qualit&agrave; di legale rappresentante di SACECCAV DEPURAZIONI SACEDE S.p.a, PARISI e MAROTTA nella qualit&agrave; di legali rappresentanti della SO.GE.A.S. s.p.a.. &ndash; societ&agrave; riunite in ATI per la partecipazione alla gara oggetto della turbativa) turbavano la regolarit&agrave; delle procedure di gara per l&rsquo;affidamento del servizio idrico integrato della Provincia di Siracusa e, segnatamente, presentavano, come cauzione provvisoria, la fideiussione n. 1005250 dell&rsquo;importo di &euro; 4.000.000, rilasciata a Roma, in data il 24.2.2005, da OMNIA S.p.A. societ&agrave; che, come a loro ben noto, non era in possesso dei requisiti richiesti dall&rsquo;art. 10, punti 1 e 2 del bando di gara non risultando iscritta all&rsquo;albo di cui all&rsquo;art. 13 T.U.L.B. Fatto commesso in Siracusa, il 3 luglio 2006&raquo;.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Si rileva che la turbativa d&rsquo;asta accertata non &egrave; in alcun modo collegata con le doglianze relative alle presunte inadempienze contrattuali fatte valere dall&rsquo;ATO Idrico e dal suo legale rappresentante nelle sedi civili e amministrative nei confronti della SAI8.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Aggiornamento delle 12.30</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">--------------------------------</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Luigi Foti, ex parlamentare e sottosegretario in alcuni governi della prima repubblica, e Giuseppe Marotta, ex amministratore delegato della Sogeas, la societ&agrave; che gestiva il servizio idrico a Siracusa, sono stati arrestati stamattina.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">I due sono accusati di tentata estorsione. Ad entrambi il Gip ha concesso gli arresti domiciliari.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">L'indagine che ha portato ai due arresti e' stata denominata &quot;Oro blu&quot; in riferimento all'acqua, bene prezioso gestito dalla Sogeas e riguarda proprio la distribuzione dell'acqua a Siracusa. Ad eseguire gli arresti sono stati i Carabinieri.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">Gino Foti &egrave; stato, insieme a Santi Nicita, uno dei massimi esponenti della Democrazia cristiana a Siracusa, ma anche in Sicilia. Sindaco dal 23 marzo 1972 al 28 dicembre 1973, fu eletto alla Camera dei deputati nella VIII, IX, X e XI Legislatura, ricoprendo la carica di sottosegretario nel governo Goria e nei governi Andreotti VI e Andreotti VII. E' stato anche presidente della squadra di calcio.</font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">I dettagli sull'operazione, denominata &laquo;Oro blu&raquo; e condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Siracusa, verranno illustrati alle 10,30, nel Palazzo di giustizia, durante una conferenza stampa. </font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[PD E LAICITA']]></title>
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		<created>2012-02-02T08:56:14+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<div class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><img alt="" hspace="2" src="/public/bellassai.jpg" align="left" vspace="2" border="2" />Ho partecipato alla Conferenza programmatica del Partito Democratico che si &egrave; tenuta Domenica 29 Gennaio nel Salone del Palazzo dei Gesuiti, ex Convitto Ragusa, ed ho apprezzato molto alcuni interventi, in particolare quello del vice Segretario Cettina Raudino che ha centrato il suo intervento sulle risorse culturali del territorio di Noto, come ad esempio, i giacimenti culturali di Noto Antica, Vendicari, Castelluccio, <wbr></wbr>Eloro, i Mosaici del Tellaro, <u></u><u></u>la Costa Marina quindi <u></u><u></u>la Citt&agrave;<u></u> Barocca a cui deve essere legato l&rsquo;intero territorio ma per poterlo realmente realizzare, e quindi valorizzare adeguatamente, dice <u></u>la Raudino<u></u>, sono basilari le figure professionali <span>&nbsp; </span>per poi poterlo promuovere e farlo realmente fruire, dando occupazione alle figure professionali e ai giovani qualificati per un lavoro non delocalizzabile.</font></div>
<div class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font size="3"><span>&nbsp;&nbsp; </span>Per il resto si &egrave; parlato, ad esempio, dei due problemi basilari divenuti cronici come l&rsquo;Ospedale Trigona e l&rsquo;Acqua data sciaguratamente in gestione alla Sai8.&nbsp;&nbsp;Penso che se non si scioglie il &ldquo; nodo politico &rdquo; del conflitto d&rsquo;interessi tra Privato e Pubblico non credo che le due questioni possono essere risolte in positivo per l&rsquo;intera Citt&agrave; e <u></u><u></u>la Zona<u></u> Sud.<u></u><span>&nbsp; </span></font></font></div>
<div class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><span></span><font face="Times New Roman" size="3">Di ci&ograve; non n&eacute; <span>&nbsp;</span>ha parlato n&eacute; la base del PD, n&eacute; i due Deputati presenti, Marziano e De Benedictis, che non lo hanno nemmeno sfiorato!</font></div>
<div class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Times New Roman"><font size="3"><span>&nbsp;&nbsp; </span>Per il resto degli interventi direi che a Noto, come in tutto il Belpaese, <u></u>la Democrazia<u></u> &egrave; completamente sterile, &egrave; senza il &ldquo;dovuto senso&rdquo; , quindi ha bisogno di nuova linfa per potersi dire tale! </font></font></div>
<div class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Times New Roman" size="3">La linfa e la qualit&agrave; della linfa basilare, la vedo in una alternativa reale ai pseudo valori, che purtroppo prevalgono e su cui il PDsi &egrave; appiattito, sia a livello locale che a livello nazionale, limitandosi all&rsquo;ordinario burocratico, a una politica da impiegati della politica, quando invece, come forza politica di sinistra o di centro sinistra, dovrebbe pensare anche ad una reale alternativa culturale e democratica per potere parlare di pluralit&agrave; delle idee, sia a Noto che nel Belpaese, promuovendo la reale cultura laica con i suoi incroci infiniti<span>&nbsp; </span>di valori alternativi, ai valori del sistema cattolico &ndash; borghese &ndash; oggi consumistico, ma sempre e purtroppo a guida etica religiosa e non civile a causa di una Chiesa sempre in concorso con i vari poteri politici, che impone la monocultura a discapito della pluralit&agrave; dei saperi, facendo prevalere una<span>&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span>&nbsp;</span><span>&nbsp;</span>&ldquo; soggettivit&agrave;<span>&nbsp; </span>generica &rdquo; , fragile, che diviene funzionale allo status quo,&nbsp; sociale, politico, culturale e spirituale!</font></div>
<div class="MsoNormal" style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align="justify"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Roberto Bellassai</font></div>]]></content>
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		<title><![CDATA[IL CLIENTELISMO E I SUOI COMPLICI]]></title>
		<id>http://www.notolibera.it/dblog/articolo.asp?articolo=1244</id>
		<created>2012-02-01T09:07:50+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"><span style="COLOR: rgb(51,51,153)"><font size="3" face="Times New Roman"><img border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" src="/public/debenedictis.jpg" alt="" />Prendiamo ad esempio la sanit&agrave;: nell’ospedale di Avola, nella provincia di Siracusa, c’era una unit&agrave; operativa complessa che i tecnici dell’assessorato regionale e dell’ASP, direttore generale in testa, avevano deciso di sopprimere perch&eacute; la casistica non ne giustificava il mantenimento. Proteste accanite del primario assieme a tutto il suo partito, il PdL, di cui era stato candidato non eletto nelle ultime elezioni regionali. Ma proteste inutili, sempre stoppate dall’assessore Russo al lume dei dati. Fino a quando il bravo dottore non &egrave; stato colto dalla ammirazione proprio per Raffaele Lombardo, (presente in tutte le occasioni in cui il Presidente veniva da quelle parti e perfino ai congressi del suo partito) e infine divenirne un fedelissimo. Risultato numero uno: reparto ripristinato con tanto di decreto dell’assessore Russo. Risultato numero due: fine della leggenda dell’assessore che giurava di tenere la politica fuori dalla sanit&agrave;. Risultato numero tre: abbiamo scherzato, tutti ai vostri posti, si riparte da dove eravamo rimasti. Cio&egrave; dall’insegnamento che per ottenere quello che si vuole – pretesa o diritto, poco importa – la strada giusta &egrave; quella di sempre. Come ha fatto alle vigilia delle elezioni amministrative nella sua citt&agrave; la dottoressa F., stanca delle vessazioni subite dal coordinatore sanitario del suo ospedale, guarda caso di fede presidenziale, il cui marito &egrave; andato offrirsi, elettoralmente parlando, al partito del presidente: “per difenderla”, dice giustamente lui. Creare l’occasione di nuovi “posti” non &egrave; dunque indispensabile, vanno bene anche quelli esistenti purch&eacute; si usi il ruolo di cui si dispone nelle mille opportunit&agrave; che la disamministrazione consente: si chiama clientelismo, si pratica con l’abuso di potere.</font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"><span style="COLOR: rgb(51,51,153)"><font size="3" face="Times New Roman">Si moltiplichi ora questo esempio per tutti gli altri casi possibili nella stessa ASP di cui parliamo e per tutte le aziende sanitarie e le aziende ospedaliere dell’isola, fino a coprire tutto quell’universo governato dall’assessorato alla sanit&agrave;. E quello che &egrave; possibile nell’assessorato alla sanit&agrave; lo si estenda idealmente a tutti gli altri del governo regionale, che non hanno la fortuna di essere presidiati da un assessore di legge che aveva promesso rigore e legalit&agrave;, e forse apparir&agrave; l’idea di quell’immenso mosaico in cui collocare le tante tessere che occasionalmente, eppure giornalmente, la cronaca fa trapelare: nomine, consulenze, incarichi, dagli uffici di gabinetto alle societ&agrave; partecipate, da primari ospedalieri a tutti i dirigenti dell’elefantiaca amministrazione regionale. Ed ancora tutto questo &egrave; solo la punta dell’iceberg perch&eacute;, come s’&egrave; detto, il resto, il sommerso, sta l&igrave; dove la disamministrazione ti mette sulla strada la barra di un passaggio a livello che non si alza automaticamente come dovrebbe e ti fa capire, o ti viene detto, che &egrave; meglio parlare con il Presidente. E si aggiunga infine la fondazione di questa montagna, il denaro pubblico orientato a sostenerla in mille modi, dai contratti dei precari ai contributi per i prenditori travestiti da imprenditori. </font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"><span style="COLOR: rgb(51,51,153)"><font size="3" face="Times New Roman">È male tutto questo, e perch&eacute;? E se fosse giusto? Domandarselo non &egrave; per nulla ozioso, perch&eacute; la tolleranza verso questo metodo, fino alla sua pratica, impregnano tutto il nostro sistema sociale. Radicalizzando, si possono assumere tre diversi punti di vista: etico, giudiziario e politico. Nei primi due prevale la riprovazione per l’iniquit&agrave; della condotta, per i reati che la rendono possibile, per i vantaggi che ingiustamente ne derivano a taluni, per la violazione degli stessi principi costituzionali posti a garanzia degli individui e della nostra comunit&agrave;. Ma sento gi&agrave; le risatine di tanti, politici e non, e quelle di chi nel mio stesso partito ama deriderci appellandoci “anime belle” (anche questo si deve sopportare!). E sia: mettiamo da parte ogni moralismo e guardiamo al problema con mero cinismo politico. Questo sistema, che ha favorito in Sicilia l’inefficienza della pubblica amministrazione, la spesa pubblica improduttiva, la fragilit&agrave; e la bassa competitivit&agrave; delle imprese e quindi l’arretratezza del contesto e la disoccupazione (lo dimostrano numerosissimi studi socioeconomici, fra cui recenti quelli diretti da Carlo Trigilia per la Fondazione RES), ha tuttavia premiato le forze politiche che lo hanno gestito (democristiane nella prima repubblica, del centrodestra nella seconda). E perfino adesso che le risorse pubbliche (cio&egrave; le fondamenta di quella montagna) scarseggiano e che il suo uso perverso si ritorce sulle famiglie con una crisi senza precedenti innescata proprio dal debito pubblico, quel modello pu&ograve; essere ancora, drammaticamente, fonte di consensi per chi lo gestisce. Un consenso accattone, certo, miserabile, contrario all’interesse generale, ma non &egrave; questo il punto.</font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: justify" align="justify"><span style="COLOR: rgb(51,51,153)"><font size="3" face="Times New Roman">Quale pu&ograve; essere allora l’obiettivo politico di una forza come il PD che oggi sostiene Lombardo, nei confronti di questa sua gestione? Puntare a parteciparne per trarne anch’essa parte di consenso elettorale, e se non per tutti almeno per chi ci riesce? Imporvi un freno per dimostrare la propria capacit&agrave; di orientare il cambiamento? Lasciar fare senza approvare? Al di l&agrave; del mero biasimo usato quale argomento da chi ha contestato l’appoggio a Lombardo, dentro il PD non c’&egrave; mai stata una vera riflessione su questo tema e quando qualcuno ha cercato di porla, essa non ha avuto seguito, derubricata a poco pi&ugrave; di un fatto di costume, di irrinunciabile armamentario della prassi di governo, in ogni caso questione secondaria o addirittura fuori dai limiti della nostra azione politica.Quell’innovazione all’insegna della quale il PD ha favorito, nella legislatura regionale in corso, la disarticolazione del centrodestra e il suo sostegno all’attuale governo Lombardo, non ha avuto un’attuazione degna delle promesse e ancor meno delle premesse, che pure vi erano state. Non l’ha avuto in generale, nella carente azione di governo, ma soprattutto in quel cambio di metodo che si richiedeva necessario ad una stagione d’innovazione e, se mi permettete, sostenuta dal PD. Perch&eacute; non lo si &egrave; ritenuto necessario, determinante o, pi&ugrave; semplicemente, possibile. Al contrario, non &egrave; fin troppo ovvio che un processo di ammodernamento della Sicilia non poteva e non pu&ograve; prescindere dall’arretramento del sistema delle intermediazioni politiche parassitarie, da un cambio di passo radicale sul terreno del clientelismo, chiunque lo gestisca? Non &egrave; evidente che ci&ograve; che si muove a partire dalla sacrosanta richiesta di riduzione dei costi e dei privilegi della politica fino alla pi&ugrave; sommaria e discutibile antipolitica, esprime in realt&agrave; (non sempre esplicitamente) una netta critica verso quella gestione ed i suoi risultati? “Pochi si rendono conto che questo &egrave; un paese assetato di giustizia”, scrive Dacia Maraini. “Anche se finge di non crederci, anche se pratica il vezzo del cinismo, anche se per abitudine preferisce allearsi coi pi&ugrave; forti, anche se pretende di credere che la furbizia vinca su tutto. Quel poco o molto di buono che c’&egrave; nel Paese ha un bisogno fisiologico, estremo di giustizia. E non di una giustizia astratta, sbandierata, retorica, proclamata e fumosa. Ma di quelle piccole giustizie quotidiane che costituiscono poi la grande rete del vivere civile.” (Dacia Maraini, “Sulla Mafia”, 2009). È drammatico se fra quei pochi che si rendono conto non ci siamo anche noi, che pure in molti proclamiamo quella giustizia astratta, retorica, fumosa..</font></span></p>
<p style="TEXT-ALIGN: right" align="justify"><span style="COLOR: rgb(51,51,153)"><font size="3" face="Times New Roman">Roberto De Benedictis</font></span></p>]]></content>
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		<issued>2012-02-01T09:07:50+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[RIPRENDE CON FORZA IL PROCESSO DI FORMAZIONE DEL PIANO REGOLATORE GENERALE]]></title>
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		<created>2011-11-16T10:31:30+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><img hspace="2" src="/public/pericle1.jpg" align="left" vspace="2" border="2" alt="" />La redazione del Piano Regolatore Generale &egrave; uno dei pilastri portanti del programma di governo dell'Amministrazione Bonfanti. La maggioranza di governo ha, in questi giorni, dato un forte impulso agli uffici preposti verso questa direzione. Pubblichiamo lo studio socio- economico redatto dal Prof. Pedalino e adottato dal&nbsp;Consiglio Comunale.</font></p>
<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><a href="http://www.notolibera.it/public/STUDIO SOCIO ECONOMICO NOTO[1].pdf" target="_blank">www.notolibera.it/public/STUDIO SOCIO ECONOMICO NOTO[1].pdf</a></font></p>
<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3">L&rsquo;adozione dello Schema di Massima (delibera del C.C. n. 82 del 24.10.2007) relativo alla &ldquo;Revisione del P.R.G. del territorio di Noto&rdquo;, redatto nel maggio 2006 (trasmesso con nota prot. gen. n. 22518 del 04.07.2006) dall&rsquo;Ufficio speciale di Piano (istituito con delibera di G.M. n. 105 del 26.06.2003 ed integrato con delibera di G.M. n. 87 del 26.05.2005) con la consulenza della prof.ssa Tatiana Kirova (delibera di G.M. n. 106 del 26.06.2003) secondo le &ldquo;Linee guida&rdquo; delineate dalle &ldquo;Direttive Generali&rdquo; del 2004 (delibera del C.C. n. 11 del 18.02.2004), ha rappresentato una fase &ldquo;importante e significativa&rdquo; del processo urbanistico degli ultimi cinquant&rsquo;anni (riferito allo scempio del Piano &ldquo;Sultana&rdquo; negli anni &rsquo;60-70 per la proposta di realizzare un &ldquo;porto turistico&rdquo; nei Pantani di Vendicari) per aver introdotto gli &ldquo;indirizzi di pianificazione strategica e di programmazione sostenibile&rdquo; &ndash; oltre alla &ldquo;dichiarazione di sostenibilit&agrave;&rdquo; - riconducibili ai principi e ai criteri della sostenibilit&agrave; economica, sociale e ambientale tipici del processo di Agenda 21 locale e della Carta di Aalborg (1994 e 2004) alla quale il Comune di Noto ha aderito nel gennaio 2004. I contenuti e gli obiettivi sono evidenziati nel &ldquo;Documento sugli indirizzi di programmazione&rdquo; di cui all&rsquo;Allegato alla Tav. 6-Bis dello Schema di Massima relativi alla &ldquo;Rete Ecologica e Agenda 21 locale per lo sviluppo sostenibile&rdquo;. <br />1. La Rete Ecologica in ambito comunale, definita secondo i &ldquo;lineamenti di indirizzo tratti dalle linee guida di attuazione della R.E.S. &ndash; P.O.R. Sicilia 2000- 2006, rappresenta una &ldquo;nuova concezione delle politiche di conservazione dell&rsquo;eco-sistema territoriale&rdquo; per fronteggiare il progressivo degrado del patrimonio naturalistico, paesaggistico e ambientale, causati dall&rsquo;accrescimento discontinuo e incontrollato delle attivit&agrave; antropiche e insediative. L&rsquo;approccio di tale sistema, quindi, coniuga la conservazione della natura con la pianificazione territoriale e delle attivit&agrave; produttive, assegnando alla Rete Ecologica il valore di &ldquo;strumento&rdquo; per la conservazione della ricca diversit&agrave; di paesaggi, habitat e specie di rilevanza europea e mondiale. Obiettivo principale della R.E. &egrave; quello (come le Direttive Habitat e Natura 2000) della &ldquo;conservazione&rdquo; della biodiversit&agrave; come parte integrante dello sviluppo economico e sociale ma anche di &ldquo;costruire&rdquo; nuovi modelli di gestione che generino &ldquo;conservazione e qualit&agrave; ambientale&rdquo;, producendo reddito e occupazione attraverso la valorizzazione delle risorse del patrimonio endogeno, lo sviluppo di nuove attivit&agrave; e di sistemi produttivi ed erogazione dei relativi servizi, facendo s&igrave; che il territorio interessato dalla R.E. diventi &ldquo;ambito privilegiato&rdquo; nel quale sperimentare nuove forme di intervento per diventare &ldquo;piani o progetti d&rsquo;eccellenza&rdquo;. Il concetto di &ldquo;sviluppo sostenibile&rdquo; &egrave; ricompresso, quindi, in una concezione pi&ugrave; articolata e complessa del processo di sviluppo economico e sociale, non contrapponendosi ad esso ma integrandolo o adattandolo con verifiche di &ldquo;compatibilit&agrave; ecologica&rdquo;. <br />2. Agenda 21 locale rappresenta il &ldquo;motore&rdquo; privilegiato e strategico per la &ldquo;partecipazione, consultazione e condivisione&rdquo; delle idee e dei progetti che, attraverso gli strumenti del Piano d&rsquo;Azione e del Forum cittadino, realizzano gli interventi migliorativi da attivare nel territorio secondo &ldquo;obiettivi, priorit&agrave; e tempi&rdquo; di realizzo. L&rsquo;introduzione nel P.R.G. di tali strumenti rappresenta una &ldquo;strategia nuova&rdquo; di &ldquo;conoscenza&rdquo; ma soprattutto di capacit&agrave; innovativa di saper &ldquo;gestire&rdquo; il territorio e di &ldquo;monitorare&rdquo; le aree di &ldquo;criticit&agrave;&rdquo; individuate in fase ricognitiva dello &ldquo;stato di fatto&rdquo; al fine di &ldquo;controllare&rdquo; il loro grado di &ldquo;qualificazione ambientale&rdquo; e di perseguimento degli obiettivi prefissati. Il Piano di Azione denominato &ldquo;Noto Sostenibile&rdquo; individua, in linea di massima, aspetti riguardanti: - la mobilit&agrave; urbana - i trasporti pubblici e privati - la tutela e conservazione delle risorse naturali e ambientali e delle azioni per valorizzarle - il risparmio energetico nell&rsquo;edilizia pubblica e privata, con allegato al R.E. sul &ldquo;piano energetico ambientale&rdquo; - la raccolta differenziata dei rifiuti urbani e il loro riciclo o recupero - la riduzione dei fattori inquinanti (acustico, atmosferico, idrico), specie nelle colture agricole e intensive - il turismo sostenibile che rispetti l&rsquo;ambiente, la natura, il patrimonio culturale e artistico l&rsquo;educazione ambientale nelle scuole come processo di sensibilizzazione al rispetto della natura e del patrimonio artistico, delle tradizioni, dell&rsquo;ambiente, del paesaggio - il risparmio nel consumo di suolo edificabile e nell&rsquo;introduzione di aspetti normativi per incrementare il verde privato e le aree di verde pubblico (c.d. &ldquo;standard urbanistici&rdquo;) - pianificazione urbanistica ed attivit&agrave; edilizia da realizzare secondo i principi della &ldquo;sostenibilit&agrave; ambientale&rdquo; Spetta, pertanto, alla definizione del Piano Urbanistico Comunale l&rsquo;introduzione di norme, principi e linee d&rsquo;intervento per realizzare la &ldquo;sostenibilit&agrave; ambientale&rdquo; nel territorio di Noto. Il Piano Ambientale &egrave; uno strumento di governance e di democrazia partecipata,che impone agli amministratori trasparenza e assunzione di responsabilit&agrave; rispetto agli impegni assunti; occorre,quindi, che gli impegni dell&rsquo;Ente siano esplicitati e l&rsquo;azione svolta e i risultati raggiunti (e i relativi costi) monitorati e oggetto di verifiche in merito alla loro efficacia ed efficienza. <br />Se l&rsquo; &ldquo;azione&rdquo; non fondata sulla conoscenza &egrave; destinata ad essere vana, la conoscenza senza una volont&agrave; realizzatrice &egrave; cosa sterile. La redazione del Nuovo Piano Regolatore integrato, nel contesto di uno Studio Socio-Economico del territorio di Noto, &egrave; finalizzata a fornire al &ldquo;saggio&rdquo; Amministratore la visione dell&rsquo;esistente e del possibile quale premessa per un&rsquo;azione efficiente ed efficace. <br /><br /><br />Il senso delle cose (&hellip;e le cose di senso). <br />Nel cambiamento in atto dei sistemi produttivi locali entrano in gioco diversi livelli (locali, metropolitano, globale) che ridefiniscono i confini dei luoghi in rapporto alle molteplici esperienze dei soggetti che li abitano o li usano, spostandosi da un punto all&rsquo;altro di un sistema che, ormai, sembra privo di confini ben tracciati. Un aspetto cruciale che alcuni filoni teorici hanno messo in luce &egrave; il ruolo del territorio, inteso come qualcosa di pi&ugrave; e di diverso dallo spazio. <br />Solo concependo il territorio come spazio relazionale, costrutto socio-economico, fortemente influenzato dalle convenzioni, dalle strutture di governance e dai meccanismi di regolamentazione, &egrave; possibile cogliere la vera natura dei sistemi locali di produzione ove il territorio costituisce dunque una componente attiva dei sistemi economici, che determina le scelte produttive e diventa esso stesso una risorsa fondamentale per la produzione. <br />Il territorio come spazio cognitivo in cui si genera e si trasmette conoscenza, rappresenta un rilevante elemento esplicativo della crescita dei sistemi locali di produzione. Il territorio deve essere interpretato come un sistema sociale, in cui si stabiliscono scelte e regole; ma soprattutto legami sociali ed economici all&rsquo;interno di un contesto specifico. Da tale concezione discende l&rsquo;eterogeneit&agrave; dei sistemi produttivi locali ognuno dei quali segue un proprio percorso evolutivo determinato dal suo stesso evolversi. Si &egrave; molto discusso sui fattori in grado di generare esternalit&agrave; positive a livello locale. <br />I vantaggi competitivi di un&rsquo;area possono scaturire dall&rsquo;elevato livello di specializzazione produttiva, ovvero da una agglomerazione di produzioni diversificate, caratterizzate da forti interdipendenze settoriali. La crescita economica di ogni specifica area territoriale viene inoltre considerata dipendente dalla capacit&agrave; della stessa di attirare risorse mobili rilevanti ai fini della crescita: imprenditori, capitali e lavoratori specializzati. Nella recente letteratura sullo sviluppo economico i meccanismi di creazione e trasmissione delle conoscenze hanno assunto un ruolo cruciale nella spiegazione del successo di alcune aree e del declino o della stagnazione di altre. <br />In particolare i contributi degli studiosi dello sviluppo locale hanno sottolineato l&rsquo;importanza dell&rsquo;interazione fra agenti economici ed ambiente circostante nello sviluppo di know how produttivi derivanti da un corpus di conoscenze diffuse nel territorio, e capaci di influenzare in modo decisivo, grazie alla loro specificit&agrave;, la competitivit&agrave; della struttura produttiva locale. <br />Il territorio non &egrave; pi&ugrave; concepito come spazio fisico rilevante soprattutto dal punto di vista dei costi dei trasporti secondo lo schema classico, ma piuttosto come luogo di una complessa rete di relazioni socio-economiche favorite dalla comunanza di cultura, storia e competenza degli attori. In economia la teoria dei &ldquo;distretti industriali&rdquo; prefigura una societ&agrave;, un cluster, che a vari livelli partecipa al processo di trasformazione e di sviluppo in un concerto sinergico di conoscenze e iniziative, realizzando economie di scala (all&rsquo;interno del Distretto) che lo rendono competitivo. <br /><br />Al territorio di Noto, in quanto parte di un contesto &ldquo;produttivo&rdquo; quale quello del Val di Noto (inserito dall&rsquo;UNESCO nel WHL) si possono applicare moduli cognitivi ed operativi propri dei Distretti? <br />La nostra risposta &egrave; affermativa pur nella consapevolezza della specificit&agrave; &ldquo;produttiva&rdquo; dell&rsquo;area. <br />In tal senso &egrave; altamente significativo il processo messo in atto con l&rsquo;Atto Costitutivo del 29 gennaio 2007 tra i Comuni del &ldquo;Val di Noto&rdquo; che ha costituito il &ldquo;Distretto Culturale del Sud Est&rdquo; per lo &ldquo;sviluppo e il coordinamento delle attivit&agrave; di promozione turistico-culturale&rdquo; al fine della valorizzazione, conservazione e diffusione pubblica dei beni culturali e della valorizzazione e promozione delle tradizioni locali. <br />Sulla stessa linea guida si innestano le attuali iniziative di riconoscimento dei Distretti Turistici avviate nello scorso mese di Giugno ed a cui il comune di Noto ha intelligentemente aderito sia per quanto riguarda il &ldquo;Distretto Turistico Culturale del Sud Est&rdquo;, comprendente i 16 comuni inseriti nella WHL Unesco, che per quanto concerne il &ldquo;Distretto Turistico territoriale Siracusa e Val di Noto&rdquo;, a cui hanno aderito 17 comuni della provincia di Siracusa. <br />Tali distretti, tutti imperniati sulle strategie di sviluppo turistico in rete ispirate all&rsquo;approccio di &ldquo;destinazione turistica&rdquo; e di &ldquo;turismo relazionale integrato&rdquo;, rappresentano il percorso obbligato da seguire per il rilancio e lo sviluppo del turismo nel territorio di Noto. <br />Significativi appaiono in tal senso gli obiettivi operativi che si prefigge la costituenda Societ&agrave; consortile mista a responsabilit&agrave; limitata denominata &ldquo;Distretto Turistico del Sud Est s.c.r.l.&rdquo; per perseguire le strategie di sviluppo e rilancio turistico del territorio: <br />&bull; Miglioramento delle condizioni generali di appetibilit&agrave; del prodotto turistico del distretto, attraverso l&rsquo;attuazione di sinergie tra i soci e gli organismi pubblici e privati in qualunque modo interessati, sostenendo le imprese operanti nel settore turistico; <br />&bull; Elaborazione e realizzazione di ogni azione utile a promuovere uno sviluppo turistico durevole delle aree del distretto, nel rispetto dell&rsquo;identit&agrave; culturale locale e dell&rsquo;ambiente; <br />&bull; Promozione e realizzazione di azioni integrate, pubblico-private, di marketing ed animazione territoriale finalizzata alla promozione del prodotto turistico; <br />&bull; Promozione dell&rsquo;immagine unitaria e complessiva del turismo riferita all&rsquo;area del Sud Est di Sicilia, promuovendo altres&igrave; l&rsquo;immagine sui mercato nazionali ed internazionali. <br />Il territorio non &egrave; solo un congegno produttivo che conviene addensare in un posto anzich&eacute; disperdere in luoghi diversi, ma &egrave; prima di tutto un luogo che accoglie una societ&agrave; locale specifica, con le sue regole, il suo sapere la sua capacit&agrave; di governo dei conflitti. <br />In questa visione delle cose, che in una certa misura ha guidato il nostro lavoro, il Distretto Industriale si configura come un sistema sociale che, sulla base della sua specifica qualit&agrave; istituzionale, culturale e antropologica, offre una cornice appropriata alla moltiplicazione delle conoscenze locali. <br />In tale contesto quindi lo sviluppo &egrave; indotto dalla moltiplicazione delle conoscenze, del loro valore, e dagli interventi all&rsquo;interno di una visione pi&ugrave; ampia, ancorch&eacute; legati al contesto locale. <br />La contiguit&agrave; fisica dei luoghi e la loro comune vocazione, se da un lato offrono una rete &ldquo;naturale&rdquo; per far circolare i flussi di conoscenze, esperienze, professionalit&agrave;, idee imprenditoriali, dall&rsquo;altro possono esprimere verso l&rsquo;&rdquo;esterno&rdquo; un&rsquo;offerta &ldquo;produttiva&rdquo; pi&ugrave; appetibile, pi&ugrave; concorrenziale, perch&eacute; pi&ugrave; organicamente strutturata. La robustezza istituzionale e la permeabilit&agrave; cognitiva offrono i canali che servono per far circolare i flussi di conoscenze, esperienze, professionalit&agrave;, idee imprenditoriali. <br />L&rsquo;ottima riuscita di una simile strategia di comunicazione richiede una cooperazione tra i singoli produttori i quali, se da un lato sono competitori sul singolo prodotto, dall&rsquo;altro lato, devono al contempo operare come alleati nel territorio di riferimento. La contiguit&agrave; fisica non basta a far scattare la molla dello sviluppo localizzato e cumulativo nel tempo. Anche se l&rsquo;addensamento venisse a prendere forma, in assenza di un nucleo cognitivo importante di sapere localizzato, con ogni probabilit&agrave; finirebbe, ad un certo momento, per perdere forza. <br />Non bisogna dimenticare che se esistono economie di agglomerazione, esistono anche diseconomie collegate all&rsquo;effetto cogestione e all&rsquo;effetto scarsit&agrave; che l&rsquo;agglomerazione comporta sulle risorse materiali localmente disponibili: la terra, gli spazi, il tessuto urbano, l&rsquo;acqua, le materie prime, il lavoro e gli fattori produttivi localizzati sul territorio. Gli unici effetti moltiplicativi che non sono soggetti a congestione e a scarsit&agrave; sono quelli che riguardano la conoscenza e i fattori immateriali. <br />La costruzione del territorio &egrave; un processo in divenire, frutto di un intreccio continuo tra lo &ldquo;spazio&rdquo; locale e le dinamiche esterne; e del modo in cui queste vengono intercettate. Lo spazio locale (il &ldquo;luogo&rdquo;), che diventa habitat del movimento, non &egrave; un dato, ma il risultato di una interazione continua e complessa tra natura ed elemento umano: la sua cultura, il &ldquo;radicamento&rdquo;, le sue risorse, l&rsquo;economia. <br />Il risultato quindi di una costruzione dei &ldquo;materiali&rdquo; prodotti dalla storia (l&rsquo;uomo) e dalla natura, per dare luogo di volta in volte a forme ed assetti, flussi, in divenire sempre nuovi ed &ldquo;in avanzamento&rdquo;: la mobilit&agrave; delle idee, delle persone, dei capitali, dei servizi e delle merci. <br />Il rilancio, la rigenerazione del territorio ad opera del &ldquo;saggio&rdquo; amministratore, onde evitarne la decadenza entropica, &egrave; un processo difficile quanto indispensabile che si svolge lungo due momenti: - la de-costruzione dell&rsquo;ordine territoriale pre-esistente, magari ereditato dalla storia e coerente con la cultura locale, ma bisognoso - per restare &ldquo;competitivo&rdquo; e &ldquo;vivo&rdquo;- di essere re-inventato con innesti di idee, uomini e moduli produttivi nuovi, richiesti dalle dinamiche esterne; - la ri-costruzione dell&rsquo;assetto del &ldquo;luogo&rdquo; intorno ad elementi di originalit&agrave; e specificit&agrave;, mediante un utilizzo ottimale delle risorse: servizi, infrastrutture, conoscenze contestuali, ecc, che rendano il luogo capace di produrre valori culturali ed economici spendibili sul mercato globale e di attrarre fattori, processi produttivi e &ldquo;interessi&rdquo; da altri luoghi. Su una circostanza occorre ben riflettere: se la de-costruzione &egrave; certa, anche se spesso avviene lentamente e in maniera poco appariscente, la ri-costruzione delle identit&agrave; locali pu&ograve;, verosimilmente, trovare ostacoli e resistenze a causa di una mancanza di incisivit&agrave; dell&rsquo;azione di promozione, specie se rispetto ad un ambiente poco recettivo e non adeguatamente disposto al cambiamento. <br />Da questo punto di vista, non &egrave; detto che avere alle spalle una forte identit&agrave; e storia culturale del luogo (come nel &ldquo;nostro&rdquo; caso) aiuti nella misura in cui ristagnano forme di conservatorismo pi&ugrave; o meno latente. Spesso, se questa identit&agrave; fa diga al rinnovamento, possiamo assistere alla lenta decadenza del territorio, senza che prenda forma un &ldquo;nuovo luogo&rdquo; con nome e identit&agrave; diverse, s&igrave;, sebbene eredi del precedente. Per questo, chi vive nei luoghi e vuole salvare la loro identit&agrave;, deve preoccuparsi di generare identit&agrave; competitive, costruite intorno all&rsquo;innovazione ed una ipotesi di sviluppo competitivo. <br />Perch&eacute; i soggetti possano davvero plasmare lo spazio dei luoghi e le &ldquo;reti&rdquo; dei flussi in funzione della loro idea di futuro, debbono abbandonare l&rsquo;idea di abitare un territorio ricevuto in eredit&agrave; da altri, o dalla storia, e cominciare a pensarlo come risultato di una loro visione in un contesto progettuale condiviso. <br />I luoghi non sono pi&ugrave; dati ma sono - o quanto meno possono essere - &ldquo;prodotti&rdquo; dagli uomini che li abitano. La costruzione dei luoghi cui dare un senso costituisce un grande impegno intellettuale ed operativo che chiama al lavoro tutti noi: amministratori, studiosi, consumatori (fruitori), cittadini. E che pu&ograve; essere fonte di valore economico e di vantaggi competitivi destinati a durare nel tempo, perch&eacute; riconosciuti ed apprezzati dai nostri interlocutori nel mondo. Se il recupero del patrimonio architettonico costituisce una concreta testimonianza delle antiche tradizioni costruttive, visibili in ogni particolare, dai palazzi del centro storico al patrimonio architettonico rurale sparso sul territorio, gli insediamenti urbani e produttivi non dovrebbero modificare la vocazione architettonica ed urbanistica del territorio e realizzarsi nel rispetto delle valenze naturalistiche, paesaggistiche ed ambientali. <br />Nei distretti industriali la societ&agrave; locale partecipa a questa trasformazione mobilitando le sue tre anime: quella del cluster geografico (addensamento, agglomerazione), quella dell&rsquo;ecologia territoriale - sintesi di societ&agrave;, tecnica, economia e natura emergente dalla storia passata, consapevoli che la storia non passa mai - e quella del sistema delle conoscenze costruito dalle persone (variamente articolate, organizzate in gruppi portatori di interessi e valori significativi) e dalle imprese che progettano il loro futuro: questo il punto (o se si vuole: qui sta il problema!). E&rsquo; la capacit&agrave; progettuale all&rsquo;interno di un quadro di riferimento elaborato e portato avanti dagli enti pubblici locali e da essi sostenuto che, come espressione dell&rsquo;elemento umano, determina alla fine le sorti di un territorio in una direzione piuttosto che un&rsquo;altra. <br />Infatti i tre modi di essere del territorio sopra delineati coesistono nel presente ma devono essere intrecciati fruttuosamente l&rsquo;uno con l&rsquo;altro in un rapporto operativo sinergico. Affinch&eacute; i soggetti (pubblici e privati) possano plasmare lo spazio dei luoghi e le reti dei flussi in funzione della loro idea del futuro debbono accantonare un atteggiamento passivo &ldquo;accontentandosi&rdquo; di abitare un territorio ricevuto in eredit&agrave; da altri o dalla storia, e cominciare a pensarlo come risultato di una loro visione e di un loro progetto condiviso. La capacit&agrave; di sintesi di istanze riconosciute &ldquo;degne&rdquo; e significative &egrave; quella di progettare un sentiero di crescita che non &egrave; solo o prevalentemente di sviluppo economico. Inefficienze del sistema produttivo, scarsi livelli di qualificazione del capitale umano, unitamente a inefficienze socio-politiche-istituzionali, possono costituire ostacoli insormontabili per lo sviluppo locale. <br /><br />Lo sviluppo locale. <br />Nelle organizzazioni di tipo distrettuale, la notevole contiguit&agrave; geografica delle imprese dovrebbe gi&agrave; di per s&eacute; favorire l&rsquo;appropriabilit&agrave;, da parte delle stesse della componente del bene pubblico insita nelle innovazioni tecnologiche (maggiore diffusione delle conoscenza tecnologica). Come emerge sempre pi&ugrave; dagli studi in materia, il processo di generazione e sfruttamento della conoscenza tecnologica &egrave; in realt&agrave; un fenomeno molto complesso. Ai fini dell&rsquo;avanzamento tecnologico, &egrave; evidente l&rsquo;esigenza non solo di una elevata capacit&agrave; innovativa ma anche di una rapida assimilazione e di sviluppo delle innovazioni effettuate altrove. Sicuramente &egrave; vero che l&rsquo;imitazione &egrave; pi&ugrave; semplice, pi&ugrave; rapida e pi&ugrave; economica rispetto alla scoperta e alla messa a punto di una innovazione (di prodotto e di processo). In pratica, tuttavia, non &egrave; sempre facile appropriarsi delle innovazioni introdotte altrove e riuscire a trarne vantaggio: inefficienze del sistema produttivo, scarsi livelli di qualificazione del capitale mano, unitamente a inefficienze sociopolitico- istituzionali, possono costituire insormontabili ostacoli a riguardo. Con il passare del tempo, si &egrave; andata sempre pi&ugrave; affermando l&rsquo;idea che il processo di generazione e sfruttamento della conoscenza tecnologica sia condizionato dalla capacit&agrave; di adattamento e dalle potenzialit&agrave; innovative non solo a livello di imprese, bens&igrave; dell&rsquo;ambiente, e cio&egrave; dell&rsquo;intero contesto territoriale nel quale le imprese si trovano ad operare: conta infatti moltissimo il modo in cui i vari contesti territoriali sono in grado di acquisire, selezionare, utilizzare, sviluppare e diffondere la conoscenza tecnologica e valorizzare i saperi locali attraverso i propri sistemi innovativi locali; attraverso, cio&egrave;, l&rsquo;insieme delle istituzioni e degli operatori (pubblici e privati) che in qualche misura hanno a che fare con la scuola professionale, con l&rsquo;attivit&agrave; di ricerca scientifica e tecnologica e con le relative applicazioni sul tessuto produttivo. Recentemente poi, vari studiosi hanno posto in evidenza come il successo di alcune esperienze di sviluppo locale sia legato alla presenza in determinate aree di saperi e competenze in qualche caso connesse con la produzione agricola, in altri con know how di origine artigiana, da cui trae origine l&rsquo;attuale bagaglio di conoscenze tecnologiche, spesso molto avanzate e competitive. In vaste aree del Mezzogiorno la cultura locale ha prodotto conoscenze non meno ricche e sofisticate che altrove; ma ci&ograve; non &egrave; stato sufficiente ad avviare un processo di sviluppo autopropulsivo paragonabile a quello sperimentato in alcune aree del Nord. Spesso la struttura produttiva rimane molto polverizzata, le microimprese che la costituiscono mostrano una scarsa propensione a crescere, a innovare e a espandersi su mercati pi&ugrave; ampi e dinamici di quello locale. Sarebbe errato tuttavia pensare che il territorio di Noto ricada sic et simpliciter in tale categoria e pi&ugrave; in generale affermare che i settori produttivi basati sui saperi locali tradizionali presentino un quadro sostanziale di stagnazione. Soprattutto in anni recenti, &egrave; possibile individuare in diverse aree (e fra queste il territorio di Noto) vari segnali di dinamismo e di trasformazione sia per quanto concerne le tecniche produttive che la struttura organizzativa: si pensi alle alla &ldquo;produzioni&rdquo; di turismo legato al territorio e alla sua vocazione culturale ed eno-gastronomica. Negli anni recenti segnali di dinamismo e di trasformazione produttiva si sono manifestati in numerose attivit&agrave; produttive tradizionali basate su know how fortemente radicati nella cultura locale. Alcune produzioni familiari - in passato destinate prevalentemente all&rsquo;autoconsumo o ad una ristretta cerchia di clientiamici -sono divenute produzioni per il mercato dando vita a nuove imprese (anche se spesso su basi prevalentemente famigliari) artigiane e, in qualche caso, industriali. Questi fenomeni rappresentano un&rsquo;inversione di tendenza rispetto ai primi decenni del dopoguerra in cui l&rsquo;espansione della produzione industriale di massa e la progressiva standardizzazione dei modelli di consumo sembravano condannare alla scomparsa molte produzioni locali artigianali incapaci di competere con le tecnologie pi&ugrave; efficienti, le economie di scala che la produzione standardizzata inevitabilmente determinata con il conseguente abbattimento dei costi e dei prezzi. <br />Il processo di progressivo spiazzamento ed espulsione dal mercato delle &ldquo;piccole&rdquo; attivit&agrave; produttive locali appariva come un fenomeno fisiologico ed irreversibile, come un prezzo da pagare alla modernizzazione del tessuto produttivo e alla crescita economica; incurante del fatto che con l&rsquo;emarginazione, se non la scomparsa, di tante &ldquo;piccole&rdquo; attivit&agrave; produttive, anche di &ldquo;nicchia&rdquo;, si decretava la morte dei saperi locali legati alla capacit&agrave; di esaltare le specificit&agrave; del territorio. In molti casi, come nel &ldquo;nostro&rdquo;, i sistemi agricoli tradizionali di produzione alimentare costituiscono un aspetto integrante dell&rsquo;identit&agrave; locale e culturale: l&rsquo;agrobiodiversit&agrave; dipende largamente dalle diverse sensibilit&agrave; culturali. Tutte le comunit&agrave; umane hanno il diritto di conservare, sviluppare e di arricchire ulteriormente le loro diverse identit&agrave; culturali, quali sono pratica ed espresse storicamente e tramandate di generazione in generazione. <br />Ecco perch&eacute; lo sviluppo andrebbe ripensato alla luce dell&rsquo;importanza culturale delle comunit&agrave; agricole biodiversificate su piccola scala, che rappresentano una fonte primaria di conoscenza e saggezza e alimento di sviluppo socio-economico. <br />Ma la crescita del benessere della popolazione associata alla crescente mobilit&agrave; di idee, preferenze e persone ha determinato in maniera non irrilevante un mutamento, se non una mutazione vera e propria, nel &ldquo;paniere&rdquo; di scelta di vasti strati della popolazione in grado di esprimere in maniera sempre pi&ugrave; significativa la domanda di beni non sofisticati, non standardizzati; ma legati alle tradizioni locali e territorialmente radicati nel ricco e multiforme panorama della &ldquo;provincia&rdquo; italiana. Le sollecitazioni provenienti dai mutamenti nelle preferenze dei consumatori hanno stimolato un certo dinamismo nei settori tradizionali basati sui saperi locali. La domanda ed il consumo culturale, infatti, si evolvono oggi in ogni campo di attivit&agrave;. Si tratta di una nuova forma di conoscenza, di recupero di luoghi che appartengono alla storia e all&rsquo;identit&agrave; culturale, affermando cos&igrave; un nuovo modo di abitare i luoghi ed una nuova forma di partecipazione sociale. In questo contesto il fattore di competitivit&agrave; pi&ugrave; importante non &egrave; tanto la riduzione dei costi grazie ad economie di scala, ma la capacit&agrave; di soddisfare bisogni differenziati mediante una produzione legata alla tradizione culturale del luogo: il luogo, la tipicit&agrave; come sinonimo di genuinit&agrave; incontaminata dalla macchina seriale &ldquo;livellatrice&rdquo; delle diversit&agrave;. Da questo punto di vista il prodotto tradizionale si differenzia da quello industriale grazie alla sua identificazione e radicamento nella cultura e nelle tradizioni di uno specifico territorio. <br />Il mutamento nelle caratteristiche della domanda ha trovato in molte realt&agrave; territoriali, e fra queste il comprensorio di Noto, una risposta sebbene non sempre adeguata: ma la strada appare tracciata e ci sono segnali importanti in tal senso; dai dati ISTAT, ad esempio, si evince come il settore agro-turismo abbia segnato a livello nazionale negli ultimi anni una forte crescita del 18%, sebbene in gran parte radicato nel Centro-Nord. Questo clima culturale ha favorito la riscoperta e la riappropriazione delle tradizioni locali di appartenenza. L&rsquo;estensione dei mercati non &egrave; necessariamente connessa ad una trasformazione in senso industriale dei processi produttivi. Molte imprese continuano a mantenere tecnologie tradizionali e a perseguire strategie di nicchia anche sui mercati esterni. Ci&ograve; accade, in particolare, quando il prodotto presenta caratteristiche di tipicit&agrave; poco compatibili con metodi produttivi industriali. Peraltro, in un territorio, come il &ldquo;nostro&rdquo;, dove l&rsquo;industria locale si intreccia con forme di turismo, la domanda &ldquo;estera&rdquo; ha una sua naturale fonte di alimentazione in una presenza turistica qualificata se in crescita. Lasciato a se stesso il territorio e con esso il tessuto economico e sociale &egrave; inesorabilmente destinato al degrado: per quanto favorevoli possano essere le condizioni di partenza &ldquo;ereditate&rdquo; dalla storia. Solo attraverso un radicale concepimento del territorio come spazio relazionale, costrutto socio-economico fortemente influenzato dalle convenzioni, dalle strutture di governance e dai meccanismi di regolazione, &egrave; possibile comprendere a fondo la vera natura dei sistemi locali di produzione. Il territorio rappresenta dunque una componente attiva dei sistemi economici, da cui scaturiscono e discendono le scelte produttive e che si pone in primo piano come una risorsa stessa fondamentale della produzione. <br />Il territorio assurge al ruolo di spazio cognitivo, in cui si genera e si trasmette conoscenza, rappresentando al tempo stesso un rilevante elemento esplicativo della crescita dei sistemi locali di produzione. <br />Esso deve essere interpretato come sistema sociale in cui si stabiliscono azioni, ma soprattutto legami sociali, in cui si stabiliscono azioni, regole. <br />Da tutto ci&ograve; consegue che una via efficace per esaminare la nascita e lo sviluppo di un sistema produttivo locale passa attraverso l&rsquo;attenta osservazione delle sue caratteristiche peculiari. I <br />nfatti i tre modi di essere del territorio sopra delineati coesistono nel presente ma devono essere intrecciati fruttuosamente l&rsquo;uno con l&rsquo;altro in un rapporto sinergico. Affinch&eacute; i soggetti (pubblici e privati) possano plasmare lo spazio dei luoghi e le reti dei flussi in funzione della loro idea del futuro, debbono accantonare un atteggiamento passivo &ldquo;accontentandosi&rdquo; di abitare un territorio ricevuto in eredit&agrave; dalla storia, e cominciare a pensarlo come risultato di un elaborazione, di un progetto condiviso. La capacit&agrave; di sintesi di istanze ritenute &ldquo;degne&rdquo; e significative, quella di progettare un sentiero di crescita che non &egrave; solo di sviluppo economico. <br />Osserva un &ldquo;ascoltato&rdquo; economista politico: &ldquo;Lo sviluppo - sostiene Sen - deve essere inteso come un processo di espansione delle libert&agrave; reali di cui godono gli esseri umani, nella sfera privata come in quella sociale e politica. Di conseguenza la sfida dello sviluppo consiste nell&rsquo;eliminare ovvero attenuare i vari tipi di &ldquo;illibert&agrave;&rdquo; tra cui la fame, la miseria, la tirannia, l&rsquo;intolleranza e la repressione, l&rsquo;analfabetismo, la mancanza di assistenza sanitaria e la tutela dell&rsquo;ambiente &hellip;&rdquo; <br />Rileva, il contributo di Sen, per l&rsquo;enfasi che un certo filone di ricerca sullo sviluppo pone sempre pi&ugrave; sulla valenza qualitativa che occorre dare a tale tematica economica e di come l&rsquo; elemento umano debba restare al centro della riflessione sui problemi dello sviluppo economico a tutti i livelli. <br />La prospettiva aperta alla politica dello sviluppo si fonda su interventi capaci di accrescere la persona umana. <br />In assenza di uno sviluppo in tal senso si stabilisce sul territorio un circuito vizioso tra preferenze individuali, carenza di servizi pubblici e di istituzioni rappresentative. Una situazione, questa, che favorisce comportamenti passivi, di accettazione, da parte dei cittadini e di conservazione dello status quo da parte delle istituzioni; cristallizzando le carenze iniziali, creando esternalit&agrave; negative agli agenti economici, lavoratori e imprenditori. <br />Si vuole qui porre ancora una volta, e ritorneremo in chiusura su questo aspetto, sulla centralit&agrave; dell&rsquo;elemento umano e di come esso possa essere esaltato o depresso da un&rsquo;inazione pubblica capace di incidere direttamente sulle condizione della qualit&agrave; della vita. . <br /><br />Integrazione verticale e orizzontale: il settore dell&rsquo;agroturismo. <br />In una economia globalizzata, la risposta da dare &egrave; quella di coltivare, da un lato, la propria originalit&agrave; complessa (non imitabile, non trasferibile) e dal&rsquo;altro di renderla fruibile al maggior numero di clienti nel mondo attraverso creativit&agrave; e reti che la rendano utile e apprezzata. L&rsquo;attivit&agrave; dell&rsquo;Agriturismo che, come evidenziano i dati riportati nel &ldquo;Rapporto&rdquo;, ha registrato una buona performance sul territorio, rappresenta un aspetto esemplare di ci&ograve; che pu&ograve; essere uno sviluppo sostenibile e integrato sia sul piano &ldquo;orizzontale&rdquo; che &ldquo;verticale&rdquo;. Si tratta di un settore che sta prendendo viepi&ugrave; consistenza sul territorio e che presenta le seguenti caratteristiche positive: <br />&bull; si realizza quasi esclusivamente utilizzando strutture rurali esistenti e caratterizzanti del territorio. E&rsquo; questo un punto di grande rilevanza, come &egrave; facile capire. Attraverso un&rsquo;attivit&agrave; che si snoda su questo piano si opera &ldquo;inconsapevolmente&rdquo; un piano di recupero del vasto patrimonio culturale edilizio sparso per le campagne che altrimenti sarebbe stato destinato ad un inesorabile degrado e perdita di ogni interesse: economico e culturale; <br />&bull; si recupera la tradizione eno-gastronomica cosi fortemente presente sul territorio che trova in tali strutture un mercato di sbocco &ldquo;immediato&rdquo;; <br />&bull; il fatto poi che tali strutture sono spesso a conduzioni prevalentemente familiare realizza ad un tempo due importanti obiettivi: quello di &ldquo;legare&rdquo; una parte della struttura occupazionale alla vocazione del territorio, e in pari tempo di preservarne la trasmissione generazionale. <br />La integrazione verticale consiste pertanto in ci&ograve;: che la presenza dell&rsquo;azienda agriturismo si alimenta della, ed al tempo stesso offre un immediato sostegno, alle produzioni agricole tipiche del territorio o, come &egrave; stato detto, a produzioni ad elevato contenuto territoriale. <br /><br />Innovazione e sviluppo <br />Uno dei punti deboli della struttura del territorio di Noto &egrave; la scarsa interconnessione del tessuto industriale: le relazioni di network, anche fra imprese localizzate nella stessa area, sono, con poche eccezioni, molto limitate non solo nella fase di produzione ma anche, e soprattutto, in quella della commercializzazione dei prodotti. Questa povert&agrave; di relazioni, unitamente ad un tessuto produttivo polverizzato, rientrano fra i principali fattori di debolezza competitiva dei settori basati sui saperi locali. In tale contesto l&rsquo;innovazione pu&ograve; presentare aspetti problematici con risultati sorprendenti, come peraltro dimostra il modello di sviluppo a due settori (uno ad alto tasso di sviluppo tecnologico con produzione standardizzata, l&rsquo;altro a conduzione artigianale con produzioni tipiche) di Lucas del 1988. In esso si dimostra come non necessariamente la scelta di adottare tecnologie industriali conduce ad un pi&ugrave; alto livello di crescita del settore tradizionale. Se il prodotto &egrave; di elevata qualit&agrave; con caratteristiche proprie ben marcate e quindi fortemente differenziato, qualora la scelta di introdurre innovazione di processo finisce inevitabilmente per determinare innovazioni, ancorch&eacute; &ldquo;intenzionali&rdquo;, di prodotto con caratteristiche tali da ridurre, se non annullare, la differenziazione rispetto ai beni standardizzati sostitutivi, il risultato pu&ograve; appunto essere quello della &ldquo;caduta&rdquo; di attrattiva del prodotto con caduta della domanda e della crescita produttiva se non con conseguenze estreme di&rdquo;scomparsa&rdquo; del settore produttivo stesso. <br />Tutto ci&ograve; suggerisce la possibilit&agrave; di percorsi evolutivi molto differenti a seconda della specifica relazione fra innovazione e differenziazione del prodotto presente nel territorio. In particolare laddove il prodotto tradizionale &egrave; molto specifico, fortemente differenziato, come nel &ldquo;nostro&rdquo; caso, e tende a perdere tali caratteristiche con l&rsquo;introduzione di tecnologie pi&ugrave; moderne, il mantenimento delle tecniche tradizionali (che peraltro consentono la sopravvivenza e lo sviluppo &ldquo;a monte&rdquo;delle produzioni locali dei beni strumentali connessi all&rsquo;applicazione di &ldquo;quelle&rdquo; tecniche), associato ad una strategia di mercato di nicchia, pu&ograve; rivelarsi una scelta pi&ugrave; adatta a favorire la crescita dell&rsquo;economia del territorio. <br />Il problema dell&rsquo;innovazione presenta dunque aspetti complessi e differenti a seconda delle particolari caratteristiche dell&rsquo;economia del territorio ed &egrave; compito della policy, sulla base di una strategia prescelta, saper esprimere una gestione a livello locale capace di indirizzare e offrire supporto organizzativo, in infrastrutture e marketing: gli effetti delle politiche pubbliche di promozione e di marketing volte a migliorare l&rsquo;immagine della struttura produttiva locale e a diffondere la conoscenza del mercato locale assumono un aspetto rilevante ai fini della promozione del tessuto produttivo del territorio. <br />In un contesto territoriale come il &ldquo;nostro&rdquo; quella di mantenere una tecnologia tradizionale pu&ograve; dunque rivelarsi una scelta consapevole di &ldquo;posizionamento&rdquo; sul mercato in relazione alla qualit&agrave; e alle caratteristiche del prodotto: la distinzione ha, come sopra evidenziato, importanti implicazioni di policy che approfondiamo in quel che segue. <br />Un primo problema molto rilevante &egrave; la frammentazione del tessuto produttivo. La tipologia prevalente &egrave; la microimpresa artigianale spesso a conduzione familiare. La cooperazione tra le imprese e la condivisione dei costi di marketing consentirebbe di superare meglio le difficolt&agrave; di aprirsi al mercato e consolidarvi il &ldquo;marchio&rdquo; di provenienza che dovrebbe ricevere l&rsquo;avallo dell&rsquo;autorit&agrave; amministrativa. <br /><br />Il problema della reputazione collettiva. <br />Un aspetto molto importante &egrave; quello della reputazione collettiva. Come evidenziato con insistenza, la competitivit&agrave; di questi settori &egrave; spesso legata non tanto a vantaggi derivanti dalle condizioni di produzione e da minor costi, quanto piuttosto alla natura stessa del prodotto e dalle sue caratteristiche di specificit&agrave; e qualit&agrave;. Raramente questi aspetti si identificano con una singola impresa, al contrario essi sono quasi sempre legati ad un certo territorio ed alla sua cultura. <br />In altri termini il consumatore tende ad identificare il prodotto con il territorio di origine e a valutarne la qualit&agrave; sulla base delle informazioni che quest&rsquo;ultimo convoglia. <br />Il prodotto gode cio&egrave; di una reputazione collettiva che coinvolge tutte le imprese operanti in quel particolare settore. <br />La &ldquo;produzione&rdquo; di turismo non solo non sfugge a questa &ldquo;regola&rdquo; ma assurge a caso esemplare. Esso costituisce, peraltro come &egrave; gi&agrave; stato rilevato, una sorta di prolungamento del mercato locale e in quanto tale pu&ograve; rafforzare la vocazione locale delle imprese. Si tratta di un prodotto, quello del turismo, che veicola anche, ed in maniera non irrilevante, col &ldquo;passaparola&rdquo;. <br />Il comportamento scorretto, non all&rsquo;altezza di un albergatore (cos&igrave; come di un qualsiasi produttore), si riflette in maniera pi&ugrave; o meno ampliata sulla reputazione di tutto il territorio e del suo tessuto produttivo. La conoscenza e la capacit&agrave; di apprezzamento della qualit&agrave; del prodotto da parte dei consumatori sono fortemente condizionati con il livello di &ldquo;reputazione&rdquo; che gode il territorio di provenienza del prodotto stesso pi&ugrave; che con la singola impresa. La specificit&agrave; e tipicit&agrave; dei prodotti sono all&rsquo;origine di una ulteriore peculiarit&agrave;. Le preferenze dei consumatori sono il risultato di un lungo processo di apprendimento sia individuale che culturale. <br />Grazie all&rsquo;apprendimento il consumatore &egrave; in grado di apprezzare meglio le a volte sottili differenze qualitative di un prodotto &ldquo;locale&rdquo; rispetto a quello standardizzato. Mano a mano che questa capacit&agrave; progredisce le sue preferenze possono sempre pi&ugrave; in maniera significativa essere orientate verso il prodotto di qualit&agrave;. <br />Questo fatto non &egrave; privo di conseguenze significative. <br />Da un lato l&rsquo;elasticit&agrave; di sostituzione tra prodotto locale e i beni concorrenti standardizzati tende ad abbassarsi (e pertanto la domanda del prodotto locale divenire pi&ugrave; rigida); dall&rsquo;altro lato per&ograve; nel momento in cui la qualit&agrave;, la reputazione, del prodotto locale dovessero &ldquo;tradire&rdquo; le aspettative che si erano formate, pu&ograve; aversi una caduta verticale della domanda stessa. . <br /><br />Alcune implicazioni policy <br />Nella ricerca di una maggiore efficienza aziendale (di fronte alle maggiori pressioni concorrenziali), il superamento della tradizionale concezione individualistica della funzione imprenditoriale appare sempre pi&ugrave; come un elemento di fondamentale importanza nel determinare il successo (o l&rsquo;insuccesso) delle imprese appartenenti ad uno specifico contesto territoriale e nel condizionare le capacit&agrave; di crescita delle stesse sul mercato. <br />La sorte dello sviluppo economico in generale e quello fortemente legato al turismo in particolare, e alle strutture che tale settore economico sollecita, &egrave; il frutto dell&rsquo; &ldquo;utilizzo&rdquo; delle risorse umane presenti nel territorio, della loro capacit&agrave; di esprimere, a livello di iniziativa privata che pubblica, una visone del futuro e di approntare gli strumenti idonei per la sua realizzazione. <br />Lo sviluppo del settore del turismo e delle attivit&agrave; ad esso legate richiede pi&ugrave; che in altri settori produttivi, come sopra accennato, ed in maniere dirimente un forte apporto della mano pubblica. <br />Al &ldquo;saggio amministratore pubblico&rdquo; viene chiesto di potenziare la rete di infrastrutture, di assicurare la preservazione e la possibilit&agrave; di fruizione del patrimonio storico-culturale, di governare la rete di collegamento logico-strategico tra i vari momenti di un di un &ldquo;percorso&rdquo; turistico culturale che deve condurre alla creazione di un sistema di &ldquo;rete&rdquo;. <br />Per &ldquo;rete turistica&rdquo; deve pertanto intendersi un insieme di risorse che hanno una capacit&agrave; di attrazione per il viaggiatore che &egrave; indotto a raggiungerla, dove non sono solo i musei i monumenti o l&rsquo;albergo a fare di un territorio una destinazione turistica, ma occorrono soprattutto i servizi e pi&ugrave; in generale occorre una organizzazione del territorio. <br />Si tratta quindi di mettere a sistema la totalit&agrave; delle risorse del territorio, in un&rsquo;ottica di rete, capace di realizzare e soddisfare le aspettative del turista e, al contempo, di assicurare la sostenibilit&agrave; economica, ambientale e socio-culturale del territorio, contribuendo alla creazione di prosperit&agrave; e sviluppo economico in un orizzonte temporale di medio e lungo periodo. <br />A tal fine risulta necessario, nonch&eacute; passaggio obbligato, creare un disegno organizzativo volto a pianificare una offerta turistica integrata mettendo a sistema le prerogative degli enti locali e del pubblico in generale, con le capacit&agrave; e le risorse del privato, condividendo obiettivi e strategie, definendo regole e ruoli; il tutto guidato dalla condivisione da parte della comunit&agrave; di riferimento della visione prospettica di sviluppo che hanno gli attori locali, pubblici e privati. <br />L&rsquo;obiettivo finale &egrave; quello di istituire all&rsquo;interno del territorio della Val di Noto un nuovo sistema di relazioni che integri il processo di valorizzazione delle dotazioni culturali, sia materiali che immateriali, con le infrastrutture e gli altri settori produttivi ad esso connesse, comunicando all&rsquo;esterno la preziosit&agrave; e unicit&agrave; del patrimonio, esaltandone il generale vantaggio competitivo. <br />Il turismo va pensato e gestito come risorsa economica del territorio; risulta pertanto necessario lavorare con il settore e le Amministrazioni per far crescere il territorio, inteso in senso lato, conquistando nuovi clienti, fornendo servizi ed informazioni di qualit&agrave;. <br />Per raggiungere tale obiettivo sar&agrave; necessario procedere ad un passaggio propedeutico che stravolge gli attuali schemi guida su cui &egrave; imperniato il turismo del territorio; bisogna abbattere il concetto della tradizionale offerta turistica prevalentemente centrata sulla &ldquo;visita mordi e fuggi&rdquo; dello straordinario giacimento di luoghi di pregio naturalistico e monumenti e beni storico architettonici che il territorio custodisce, e trasformare l&rsquo;area in una &ldquo;destinazione turistica&rdquo;, in collegamento sinergico ed integrato con le altre location limitrofe del comprensorio della Val di Noto e della provincia di Siracusa; ed allora bisogna decisamente puntare su alcuni concetti strategici che devono costituire il modello di riferimento delle politiche improntate allo sviluppo del territorio: <br />&bull; Aumentare l&rsquo;attrattivit&agrave; <br />&bull; Accrescere la competitivit&agrave; <br />&bull; Creare valore per il territorio <br /><br />L&rsquo;attrattivit&agrave; di una destinazione turistica &egrave; negli occhi di chi la guarda dal di fuori, di chi deve venire a godere delle ricchezze del comprensorio; <br />aumentare l&rsquo;attrattivit&agrave; significa pertanto comprendere ed assecondare le esigenze del turista, soddisfacendone i bisogni attuali ed anticipandone le aspettative future. <br />La competitivit&agrave; di una destinazione turistica risiede nella testa di chi vive e lavora nel territorio, sia esso operatore pubblico, privato, oppure semplice cittadino residente; accrescere la competitivit&agrave; significa pertanto innalzare il livello qualitativo dell&rsquo;offerta dei prodotti e dei servizi turistici locali. <br />La crescita di valore per un territorio consente di migliorare la qualit&agrave; complessiva di una destinazione, di aumentare l&rsquo;attrattivit&agrave; verso l&rsquo;esterno, sia nei confronti dei turisti che degli investitori, ma soprattutto permette di migliorare la qualit&agrave; della vita dei residenti. <br />Fondamentale risulta in tal senso la puntuale e corretta individuazione delle problematiche specifiche e delle criticit&agrave; peculiari connesse allo sviluppo turistico del territorio. Cos&igrave; ad esempio, riferendoci al gi&agrave; citato settore &ldquo;agro-turistico&rdquo;, il sistema di accoglienza si pone come un problema specifico. <br />Trattandosi per lo pi&ugrave; di strutture &ldquo;piccole&rdquo; (se di grandi dimensioni perderebbero per ci&ograve; stesso le loro attrattive come &egrave; facile immaginare) abbisognano necessariamente di iniziative di compensazione per all&rsquo;allestire le strutture (come per esempio: piscine, campi da golf, tennis, equitazione) che comportano da un lato costi di impianto e di manutenzioni notevoli non sopportabile per una singola azienda, e dall&rsquo;altro che assumerebbero la caratteristica di beni semi-pubblici. Sarebbe questo un &ldquo;esempio di scuola&rdquo; di una collaborazione sinergica tra pubblico e privato. <br />Per quei settori che hanno decisamente imboccato la via della trasformazione in senso industriale (si pensi ad esempio ad alcune specifiche realt&agrave; agro-alimentari operanti nei settori vinicolo, oleario e caseario), con estesa meccanizzazione dei processi produttivi ed il cui know how tradizionale ha perso quasi totalmente il suo ruolo, l&rsquo;abbattimento dei costi risulta un fattore molto importante del vantaggio competitivo che appare, peraltro, scarsamente dipendente da specificit&agrave; del know how locale o da caratteristiche di tipicit&agrave; del prodotto. <br />Non esistono in questo caso particolari problemi di policy se non in quelli connessi al fatto che la struttura produttiva &egrave; costituita in gran parte da microimprese, molte delle quali operano sul mercato locale. Gli ostacoli all&rsquo;innovazione sono, in gran parte, quelli tipici delle piccole imprese. Sono cio&egrave; legati a problemi dell&rsquo;informazione, a difficolt&agrave; finanziarie, ai costi elevati in presenza di &ldquo;indivisibilit&agrave;&rdquo; tecnologiche. &ldquo;Qui&rdquo; il problema &egrave; la crescita: la limitatezza e la scarsa dinamica dei mercati di sbocco sono spesso il fattore che influenza maggiormente la propensione a innovare. In questi casi il policy mix corretto &egrave; l&rsquo;uso simultaneo e coordinato di strumenti di intervento tendenti a stimolare da un lato la diffusione di nuove tecnologie di processo, l&rsquo;evoluzione del know how attraverso i processi di apprendimento e la formazione di relazioni di network fra imprese; dall&rsquo;altro favorire i contatti fra le imprese locali e mercati esterni al fine di evitare un circolo vizioso di bassa competitivit&agrave; e bassa domanda. <br />E&rsquo; chimerico che a livello comunale o meglio ancora di coordinamento territoriale in tal senso possano essere attivate iniziative? <br />Per quanto invece riguarda i prodotti tipici del settore (come ad esempio l&rsquo;olio d&rsquo;oliva, la mandorla pizzuta, il vino moscato e nero d&rsquo;Avola, il pomodoro ciliegino, il formaggio caciocavallo, il melone cantalupo, il carrubo, la bottarga e la ventresca di tonno, etc.) ai quali abbiamo dedicato particolare ed estesa attenzione per la rilevanza che essi rivestono nel nostro territorio, i problemi da affrontare sono abbastanza diversi. Si &egrave; gi&agrave; avuto modo di rilevare come in questo caso la relazione fra innovazione e competitivit&agrave; presenti aspetti problematici. <br />Quando il prodotto si caratterizza per un elevato grado di differenziazione legato alla sua tipicit&agrave;, il mutamento dei metodi produttivi pu&ograve; causare una riduzione della differenziazione e un riposizionamento del prodotto su un diverso segmento di mercato che lo pone in competizione con beni standardizzati. <br />Naturalmente non tutti i tipi di innovazione producono questi effetti e ciascuno di essi pu&ograve; produrre effetti diversi a seconda del prodotto considerato. In generale le innovazioni che riguardano l&rsquo;immagine del prodotto, la conservazione o la trasportabilit&agrave; hanno da un lato scarsi, se non nulli, effetti sulle caratteristiche del prodotto mentre possono incidere significativamente sulla sua commerciabilit&agrave;; <br />si pensi, a titolo di esempio ed in ottica emulativa di benchmarking, alle &ldquo;boutique del baccal&agrave;&rdquo; di Barcellona, ad uso quasi esclusivo dei turisti in transito, ben attrezzate per il trasporto del prodotto anche in aereo del prodotto. Il punto importante &egrave; che, in situazione del genere, una politica di sostegno indiscriminato all&rsquo;innovazione potrebbe dar luogo a effetti controproducenti sulla competitivit&agrave; delle imprese (che a quel punto non godranno pi&ugrave; di un &ldquo;monopolio&rdquo; locale e dovranno competere con la produzione nazionale&hellip;e globale) e sulla crescita del settore. <br />La variabilit&agrave; dei casi specifici suggerisce un approccio mirato capace di individuare per ciascun settore o singoli prodotti le misure opportune. <br />In generale il sostegno all&rsquo;innovazione mediante l&rsquo;incentivazione finanziaria &egrave; strumento piuttosto grossolano e che ha mostrato nella lunga pratica di sua applicazione dei limiti molto forti laddove politiche a livello locale mirate a realizzare una adeguata rete di servizi reali, soprattutto da parte dei centri di ricerca e assistenza tecnica, che privilegi questi tipi di intervento sono indubbiamente pi&ugrave; adatti ad affrontare selettivamente casi specifici. <br />In questi contesti l&rsquo;elemento cruciale dell&rsquo;attivit&agrave; innovativa non &egrave; tanto, lo ribadiamo, l&rsquo;adozione di macchinari pi&ugrave; efficienti quanto, piuttosto, il processo di apprendimento. In esso infatti avviene la trasmissione delle conoscenze tecniche tacite e codificate che consente di orientare l&rsquo;innovazione alla luce della tradizione e di muoversi lungo percorsi innovativi compatibili con le specificit&agrave; del prodotto preservando il vantaggio competitivo che ne deriva. La dinamica dell&rsquo;apprendimento &egrave; influenzata dagli stimoli conoscitivi presenti nell&rsquo;ambiente in cui l&rsquo;impresa &egrave; immersa: un ruolo importante, in tal senso, giocano gli istituti di ricerca, formazione e assistenza tecnica di settore come dimostrano i tanti casi presenti in Italia (vedi i territori sparsi in vari centri a vocazione turistica, votati alla produzione di ceramiche artistiche, di manufatti artigianali quali &ldquo;borse&rdquo;, sandali, etc.). La formazione professionale &egrave; uno dei canali attraverso i quali nuove conoscenze possono essere diffuse nell&rsquo;ambiente locale integrandosi con i know how tradizionali e contribuendo a diversificarlo ed arricchirlo. L&rsquo;amministrazione locale anche, come si diceva prima, consorziandosi con le aree limitrofe lo stretto territorio comunale, dovrebbe in tal senso essere parte attiva di tale processo. <br />Ed in tale visione diventa semplice richiamare i gi&agrave; insistentemente citati concetti di distretto e di destinazione turistica, dove l&rsquo;obiettivo primario permane quello di collaborare e definire un indirizzo strategico di fondo secondo una visione di sviluppo di ampio respiro, tanto verso la destinazione e la comunit&agrave; residente quanto verso i turisti. <br />Il sostegno alle strutture associative in grado di attenuare il problema dell&rsquo;indivisibilit&agrave; dei costi di marketing e la promozione dei marchi collettivi costituiscono gli strumenti classici di intervento. <br />Nel caso dei settori tipici, dove sono particolarmente diffuse le esternalit&agrave;, la reputazione collettiva, di cui abbiamo trattato sopra, assume particolare rilevanza. Chiudiamo queste considerazioni generali sul lavoro svolto richiamando ancora una volta l&rsquo;importanza del fattore umano e della politica demografica e, quindi, urbanistica, che deve essere in cima ai pensieri dell&rsquo;Amministrazione. <br />E&rsquo; chiaro a tutti che un territorio che dovesse mostrare una tendenza all&rsquo;invecchiamento e al depauperamento delle popolazione sarebbe inesorabilmente destinato al declino. Dall&rsquo;analisi dei dati e delle proiezioni riportate nell&rsquo;apposita sezione emergono luci ed ombre. Il fatto pi&ugrave; rilevante (in positivo) &egrave; la netta inversione di tendenza tra l&rsquo;ultimo decennio del novecento, quando si assiste ad un declino della popolazione residente, e il primo del duemila, che vede una costante crescita della popolazione. La popolazione residente a Noto alla data del 31 dicembre 2009 risulta essere di 23.761 abitanti, corrispondenti a 9.089 famiglie; un ultimo aggiornamento dell&rsquo;anno in corso ha visto una ulteriore crescita della popolazione nei primi 6 mesi, con un totale di 23.821 residenti alla data del 15 Luglio 2010. A titolo di confronto, si consideri che nel 1991 i residenti risultavano 21.722 e le famiglie erano 8.151. Nell&rsquo;ultimo decennio si &egrave; assistito ad un fenomeno di progressiva riduzione dell&rsquo;ampiezza del nucleo familiare, passato dal valore di 2,75 del 2001 all&rsquo;attuale valore di 2,61 del 2009; complesse risultano le motivazioni di carattere sociale ed economico che stanno alla base di tale tendenza, le cui radici sono essenzialmente riconducibili alla generale diminuzione della natalit&agrave; media dei nuclei familiari ed alla formazione di nuovi nuclei familiari composti esclusivamente da persone anziane o &ldquo;singles&rdquo;. Il movimento naturale della popolazione (differenza tra nascite e morti) si &egrave; sempre mantenuto positivo negli ultimi vent&rsquo;anni, sebbene con un andamento positivo ma decrescente negli anni novanta e che inverte la sua tendenza a partire dal duemila per effetto della crescita del tasso di natalit&agrave;; in tale scenario, abbastanza confortante appare il dato delle nascite, che mostra interessanti segni di ripresa negli ultimi 3 anni, con una media di circa 244 nascite all&rsquo;anno. Anche il flusso migratorio (differenza tra iscritti e cancellati all&rsquo;anagrafe comunale) presenta un saldo sempre positivo negli ultimi 9 anni dal 2001 al 2009, ed in particolare nell&rsquo;ultimo periodo si &egrave; assistito ad un saldo sempre superiore alle 100 unit&agrave;; significativo appare in tal senso il dato relativo a nuovi iscritti provenienti da regioni italiane del Nord Italia (particolarmente Emilia Romagna, Toscana e Piemonte) che hanno trasferito la propria residenza nel Comune di Noto, in abbinamento al dato di cittadini stranieri residenti nel territorio, in costante aumento negli ultimi 5 anni. La situazione demografica di Noto tuttavia non sfugge al dato di fondo tendenziale, registrato universalmente a livello nazionale e regionale, di un progressivo invecchiamento della popolazione, sebbene il dato risulti abbastanza in linea con quello regionale, leggermente migliorativo rispetto ai dati della provincia e ancor pi&ugrave; rispetto a quello dell&rsquo;Italia insulare e al dato complessivo nazionale. Tale dato relativamente confortante si associa poi ad una distribuzione per classi di et&agrave; che vede una polarizzazione maggiore della popolazione in et&agrave; lavorative attive, in particolare nelle fascia 36-50, che mostra gli indici di crescita maggiori. Il fatto per&ograve; che si registra un calo nella classe di popolazione compresa tra i 20 e i 35 anni solleva qualche perplessit&agrave; sulle dinamiche future della popolazione in et&agrave; lavorative attive. L&rsquo;inversione di tendenza dei saldi migratori (negativi negli anni novanta, positivi e con andamento crescente negli anni duemila) e il conseguente aumento della popolazione residente ci inducono a pensare che il territorio di Noto abbia riacquistato una sua capacit&agrave; di attrattiva. Anche gli scenari delineati in questo rapporto per il 2020 relativamente alla popolazione residente nel comune sono confortanti; allo stesso modo, anche gli scenari prospettici estesi fino al 2030 confermano tale tendenza. Queste situazioni possono ben rappresentare una buona premessa per il futuro del territorio; ma da esse ne deriva una sfida alla Pubblica Amministrazione sul piano del riassetto e della preservazione del territorio, di uno sviluppo urbanistico adeguato sia sul piano quantitativo che qualitativo, del sostegno alle attivit&agrave; di formazione orientate ad uno sviluppo sostenibile. <br /></font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[ GREEN DRINKING: ATTI CONCRETI CON I REGOLAMENTI EDILIZI DI BIOARCHITETTURA]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><img class="" height="247" hspace="2" width="150" align="left" vspace="2" border="2" alt="" src="/public/image/sindaco_corrado_bonfanti.jpg" />Continua il riscontro in provincia di Siracusa da parte delle amministrazioni locali verso un nuovo modo di comunicare il tema della sostenibilit&agrave;. <br />
<br />
I Green Drinking: percorsi di bioarchitettura, sono diventati un luogo di confronto fra gli addetti ai lavori, le classi dirigenti e le forze sociali per porre degli obiettivi concreti e pianificare azioni per il vivere quotidiano. <br />
<br />
A Noto il Sindaco Corrado Bonfanti, ha apprezzato molto l’iniziativa di venerd&igrave; 11 novembre e in particolare ha accolto con favore il gesto dell’inbar Siracusa che ha voluto donare al Comune di Noto il regolamento edilizio di bioarchitettura, cos&igrave; come fatto a Solarino lo scorso ottobre con il sindaco Pietro Mangiafico. <br />
<br />
Il presidente dell’Inbar Siracusa, Massimo Gozzo afferma che il primo passo per un governo del territorio sano e lungimirante &eacute; capire che la qualit&agrave; della vita nei centri urbani dipende da fattori legati a buoni strumenti urbanistici che regolino aspetti importanti della pianificazione, e che purtroppo amministrazioni miopi, come il capoluogo di provincia sempre pi&ugrave; raggomitolato in questioni interne e gi&agrave; in possesso da pi&ugrave; di un anno di questo strumento votato all’unanimit&agrave; dalla commissione urbanistica, rischiano di paralizzare il territorio. <br />
<br />
Il tema dell’incontro, che si &egrave; inserito nella Settimana Unesco “A come Acqua”, &egrave; stato proposto dal direttore di dipartimento Ambiente Francesca Pedalino. L’Elemento Acqua il filo conduttore di una conversazione che ha toccato temi sociali e ambientali e da cui &egrave; nata una scaletta di priorit&agrave; per l’agenda programmatica dell’Istituto in provincia di Siracusa peraltro condivisa dal presidente del consiglio provinciale Michele Mangiafico presente all’incontro.</font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[SALVALARTE A CASTELLUCCIO - NOTO]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="150" height="112" alt="" src="/public/image/VINCENZOBELFIORE.jpg" />Domenica 13 novembre alle ore 10:30 appuntamento a Castelluccio -Noto <br />
(chi non conosce la strada, appuntamento alle 10:10 al bar di testa dell'acqua, per raggiungere Castelluccio dall'altipiano, 3 km lungo la strada provinciale noto Palazzolo, segui le indicazioni, Castelluccio, in discesa a sinistra) <br />
La storica campagna di Legambiente sul patrimonio culturale ci riporta a Castelluccio che nel 2007 ci vide protagonisti insieme detenuti della casa di reclusione di Noto con l'intervento per la pulizia della regia trazzera che conduceva alla grotta dei santi, da allora grazie a tante associazioni e organizzazioni turistiche il sito &egrave; sempre pi&ugrave; fruito e per questo dimostra la necessit&agrave; di continua e costante manutenzione. <br />
Quest'anno l'immenso patrimonio della contrada Castelluccio &egrave; stato reso fruibile grazie all'accordo tra l'assessorato dei Beni Culturali e dell'Identit&agrave; Siciliana con quello del Territorio e Ambientee per l'utilizzo degli operai del servizio antincendio boschivo in aree archeologiche un lavoro che ha reso possibile per noi la visita al poco conosciuto castello che d&agrave; il nome alla contrada. Accompagnati dal direttore del Parco archeologico dottor Lorenzo Guzzardi potremo inoltre visitare il villaggio e la necropoli preistorica e attraverso la trazzera raggiungere la grotta dei santi un'occasione privilegiata delle aumentare la consapevolezza dell'immenso patrimonio culturale del territorio che ancora non esprime il suo attraverso il suo fascino il suo potenziale attrattivo. <br />
<br />
Inoltre sar&agrave; possibile ricevere oltre la consueta pubblicazione curata dall'ideatore Gianfranco Zanna sull'intera campagna SalvalarteSicilia, il dossier &quot;Unesco alla siciliana&quot; sulle criticit&agrave; dei siti Unesco siciliani. <br />
<br />
Vincenzo Belfiore </font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[ GAN: SE FACESSIMO UN POCHINO DI CHIAREZZA]]></title>
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		<created>2011-11-07T10:06:58+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><img class="" height="91" hspace="2" width="110" align="left" vspace="2" border="2" alt="" src="/public/image/CETTY.jpg" />“Gan sta per galleria civica di arte contemporanea di Noto oppure &egrave; solo uno spazio espositivo affidato in forma gratuita ad un’associazione?” Questa &egrave; la domanda che rimbalza di bocca in bocca nello sconcerto generale, in attesa di sapere cosa il sindaco Corrado Bonfanti voglia farne. Intanto per&ograve; cresce l’indignazione di artisti, professionisti, e cittadini comuni che non avrebbero mai voluto assistere alla rimozione della lastra dal prospetto dei Gesuiti, posta per indicare che Noto, culla naturale di cultura e d’arte, ospitava una galleria civica. “La chiusura della Gan - dichiara l’artista e scrittore Mario Zuppardo - danneggia l’immagine di Noto che sta cercando di elevarsi al rango di citt&agrave; d’arte e di cultura”. Eppure era nell’aria che sarebbe finita cos&igrave;. Nella lettera dello scorso 5 settembre, a firma del neo sindaco si chiedeva al direttore dell’Accademia di Belle arti Val di Noto Letterio Consiglio di provvedere al rilascio dei tre saloni dell’ex Convento dei gesuiti, concessi all’Accademia per dodici mesi non rinnovabili a decorrere dal 9/5/2009, in comodato d’uso gratuito per istituire una galleria d’arte contemporanea, “essendo il termine abbondantemente scaduto”. Nella lettera per&ograve; non si fa menzione alcuna a gestione affidata ad associazioni facenti capo a soggetti pur autorevoli nel campo dell’arte, come espresso nella sua replica, dall’assessore al Turismo, bens&igrave; all’Accademia di Belle arti. La Gan era una galleria civica? Sembra proprio di s&igrave;, tant’&egrave; che ci fu un protocollo d’intesa tra Comune e Accademia, col quale furono fissati alcuni punti. Ad esempio il primo salone sarebbe stato adibito a mostra di artisti locali con l’obbligo per ciascuno di donare un dipinto alla Gan. Il secondo salone invece sarebbe servito per esposizioni di artisti nazionali e stranieri come di fatto &egrave; avvenuto. Quanto ai tempi “abbondantemente superati” rispetto alla scadenza del 9 maggio 2010, bisogna fare un passo indietro al momento in cui la Gan avvi&ograve; i primi passi. All’inizio si ritenne giusto fare una prova, per questo i locali vennero concessi per 12 mesi ad un’istituzione. Quando si vide che i risultati erano brillanti si stabil&igrave; di continuare. Fra l’altro il complesso dei gesuiti si prestava ad una situazione di carattere culturale di alto profilo. Probabilmente l’ex sindaco Valvo fece una leggerezza nel non rinnovare il contratto ma va a pensare che, dati i risultati in termini di immagine per la citt&agrave; e di attivit&agrave; culturale non circoscritta all’ ambito territoriale, anche se non ce l’avesse fatta ad essere rieletto, il suo successore ne avrebbe decretato la fine! “Nel concepire la Gan - rileva la professoressa Carmela Cirinn&agrave; - ci siamo prefissati di creare uno spazio di confronto culturale. Tutte le citt&agrave; d'arte hanno almeno una galleria civica d'Arte contemporanea. Mi viene da sorridere all’idea di concepire L'Accademia come un’associazione che “monopolizza" gli spazi e non piuttosto un’universit&agrave; che ha creato una Galleria civica”. Cetty Amenta </font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[L'OSPEDALE TRIGONA NON SI TOCCA]]></title>
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		<created>2011-10-28T10:39:40+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><strong><img class="" height="150" hspace="2" width="150" align="left" vspace="2" border="2" alt="" src="/public/image/LogoELETTORALEPD.jpg" />L&rsquo;OSPEDALE TRIGONA NON SI TOCCA <br />
</strong>Ha ripreso vigore il dibattito sul futuro della sanit&agrave; nella zona sud e, in particolare, sul futuro dell&rsquo;ospedale Trigona. <br />
Purtroppo, ad oggi, tanti bei discorsi e nulla pi&ugrave;. <br />
Le esperienze del 1994 e del 2002, per&ograve;, non ci fanno stare tranquilli. <br />
<strong>SIA CHIARO: IL CIRCOLO PD DI NOTO DIFENDE L&rsquo;OSPEDALE <br />
</strong>e pretende una sanit&agrave; di eccellenza (servizi di qualit&agrave; e basta con le liste di attesa). <br />
Durante la recente competizione elettorale, il Presidente Lombardo ha assicurato il Suo sigillo al mantenimento e miglioramento del nostro ospedale, mettendo, nei fatti, la parola fine al progetto AGENAS. <br />
Occorre dimostrare con i fatti che non si trattava di una promessa elettorale, perch&eacute; gli atti che, intanto, vengono posti in essere dall&rsquo;ASP provinciale di Siracusa si dimostrano in contrasto con quanto promesso dal Presidente della Regione e vanno pertanto bloccati. <br />
Bisogna mettere fine alla confusione, alle speculazioni, al campanilismo e alla demagogia: <br />
<strong>VOGLIAMO UNA SANITA&rsquo; MIGLIORE IN TUTTA LA ZONA SUD</strong>. <br />
CHIEDIAMO che il Presidente Lombardo, l&rsquo;Assessore Russo e il Dirigente dell&rsquo;ASP di Siracusa dr. Maniscalco, vengano a Noto per garantire il rispetto degli impegni assunti in campagna elettorale. <br />
</font></p>]]></content>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.notolibera.it/dblog/articolo.asp?articolo=1239"/>
		<issued>2011-10-28T10:39:40+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[E LA FARSA CONTINUA .........]]></title>
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		<created>2011-10-07T23:43:46+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p><font size="3" face="Times New Roman">
<p align="justify"><em><strong><font size="3" face="Times New Roman">                                  Tratto da La Civetta di Minerva di Siracusa</font></strong></em></p>
<p align="justify"><img border="2" hspace="2" alt="" vspace="2" align="left" width="111" height="111" src="/public/image/CIMETTOFIRMA.jpg" />"Tutta la vicenda rischia di oltrepassare il limite della decenza. I sindaci sono abilitati alle decisioni che avevano rivendicato"</p>
</font></p>
<p align="justify"> </p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman">"Comportamento inqualificabile, che va al di l&agrave; dell’incarico conferitogli. <br />
L'ex magistrato Cardaci sta invadendo le competenze dell'assemblea" <br />
<br />
<br />
«Inammissibile, ingiustificata e fuori da ogni regola democratica. Il commissario Cardaci non pu&ograve; privare i sindaci di questa provincia del diritto di Assemblea di un organismo nel quale, a pieno titolo, sono soci. Quello che registriamo &egrave; un comportamento inqualificabile, che va al di la dell’incarico conferitogli dal presidente della Regione, al quale abbiamo chiesto un incontro urgente, per avere risposte immediate su una vicenda che rischia di oltrepassare il limite della decenza». <br />
<br />
Si esprime cos&igrave;, amareggiato e rammaricato, il sindaco di Canicattini Bagni, Paolo Amenta, nella sua veste di vice presidente dell’Ato Idrico 8 Siracusa, e di portavoce degli altri 14 sindaci che con lui (gli altri sei sindaci mancanti, Augusta, Floridia, Pachino, Priolo, Rosolini, Siracusa, erano fuori sede) hanno sottoscritto lo scorso 22 settembre, la richiesta di convocazione dell’Assemblea, con oltre la firma di un quinto dei soci previsto dallo Statuto, alla notizia diffusa dal Commissario Gustavo Cardaci, dopo la conferenza stampa dallo stesso tenuta ieri, con la quale comunica la sua decisione di non provvedere alla convocazione dell’Assemblea in cui i primi cittadini chiedevano di discutere ed eventualmente poter deliberare su fatti urgenti riguardanti la situazione dell’Ato, quali: 1) approvazione del verbale della seduta precedente, 2) presa d’atto del decreto di nomina del Commissario in sostituzione del CdA dell’ATO e provvedimenti consequenziali, 3) deliberazioni Commissariali nn.2 e 3 e provvedimenti consequenziali; 4) ricorso per ottemperanza promosso da SAI 8 spa contro il CONSORZIO ATO di SR (e contro il Comune di Melilli) avanti al CGA (udienza fissata per il 19/10/2011) e provvedimenti consequenziali. <br />
<br />
Secondo Amenta e i sindaci della provincia di Siracusa, il Commissario straordinario, che ha assunto i poteri di sostituzione del CdA del Consorzio e successivamente, con ulteriore nomina, anche di presidente dello stesso Consorzio e dell’Assemblea, di fatto, con la sua decisione, assumendosene la responsabilit&agrave;, sta impedendo all’Assemblea, e quindi ai rappresentanti dei Comuni che ne fanno parte, di esercitare la funzione di indirizzo generale che gli &egrave; attribuita dallo Statuto. <br />
<br />
Non compete al Presidente l’arbitrio di revocare (rectius: impedire) la convocazione dell’Assemblea richiesta in via d’urgenza da un quinto dei consorziati, n&eacute; quello di stabilire quando ricorrono o meno i motivi che giustificano l’urgenza della convocazione, cosi come quello di rimuovere dall’ordine del giorno e scegliere egli stesso gli argomenti sui quali i consorziati intendono esercitare la funzione d’indirizzo che gli &egrave; attribuita dalla legge. <br />
<br />
Piuttosto, viene sottolineato dai sindaci che hanno sottoscritto la richiesta di convocazione, il Commissario, da un lato, sta ulteriormente invadendo le attribuzioni stesse dell’Assemblea e dei soci, impedendone il regolare svolgimento e, d’altro lato, pretende insistentemente che gli stessi, nella loro funzione di sindaci dei Comuni consorziati, consegnino gli impianti alla SAI 8 nonostante la sentenza del CGA che annulla il bando e i conseguenti atti con cui la stessa SAI 8 si era aggiudicata la gestione del Servizio Idrico Intergrato. <br />
<br />
Cos&igrave; facendo, fanno rilevare Amenta e gli altri sindaci, il Commissario Cardaci si &egrave; posto in una situazione di evidente conflitto con le funzioni straordinarie affidategli perch&eacute;, di fatto, anzich&eacute; fare gli interessi dell’Ato, si preoccupa di curare quelli della SAI 8. <br />
<br />
D’altra parte, diventa incomprensibile la fretta del dottor Cardaci, considerato, come pi&ugrave; volte suggerito dai sindaci che si rifiutano di consegnare gli impianti delle loro citt&agrave; a SAI 8, oltre che per la serie di inadempienze contestatale (dal mancato versamento del canone annuo 2010 e 2011 per 4 milioni di euro, come quota di funzionamento del Consorzio, dove all’interno sono previste i pagamenti delle rate dei Mutui dei vari Comuni, al mancato deposito del contratto di finanziamento a garanzia della realizzazione dell’intero Piano d’Ambito, per la quale ha sottoscritto gli accordi), anche per il fatto che il prossimo 19 ottobre &egrave; fissata avanti il CGA l’udienza nella quale sar&agrave; discusso il ricorso per ottemperanza della sentenza che ha annullato gli atti di aggiudicazione della gestione del Servizio Idrico alla SAI 8. <br />
<br />
Non solo, ma vale la pena ricordare, in primo luogo proprio al Commissario straordinario, che i Comuni hanno richiesto la convocazione dell’Assemblea in via d’urgenza, tra l’atro, per deliberare, nell’esercizio delle proprie prerogative, un atto di indirizzo circa l’opportunit&agrave; che l’Ato prenda atto della sentenza del CGA nel senso che l’annullamento giurisdizionale degli atti della procedura di gara comporta la caducazione automatica degli effetti negoziali. <br />
<br />
«Non ci stupiremmo affatto – sottolinea il vice presidente dell’Ato Idrico Amenta riportando il pensiero anche degli altri sindaci - se venissimo a sapere che il dottor Cardaci, che si &egrave; rifiutato di convocare l’Assemblea dell’Ato in via d’urgenza, impedendo ai Comuni di esercitare una loro legittima prerogativa, approfittando del suo ruolo di commissario del CdA, si sia costituito in giudizio, apparentemente in nome e per conto dell’Ato ma, in verit&agrave;, per supportare le tesi difensive della SAI 8 e, soprattutto, contro gli indirizzi dei componenti l’assemblea dell’Ato! La situazione venutasi a determinare in conseguenza dei comportamenti del Commissario &egrave; gravissima! Per questo abbiamo chiesto un incontro urgente con il Presidente della Regione al quale chiederemo la revoca immediata dei decreti con i quali il dottor Gustavo Cardaci &egrave; stato nominato Commissario del CdA e della presidenza dell’Assemblea dell’Ato. Nel frattempo, confidiamo nell’esito della causa pendente avanti il CGA, nella quale ci siamo costituiti, dando mandato all’avvocato amministrativista Emanuele Tringali di tutelare gli interessi dei cittadini amministrati in ossequio ai principi di legalit&agrave; e di giustizia ai quali ci atteniamo scrupolosamente e che non intendiamo contravvenire».</font></p>]]></content>
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		<issued>2011-10-07T23:43:46+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[IO ERO CONTENTA]]></title>
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		<created>2011-10-06T01:25:57+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" alt="" vspace="2" align="left" width="107" height="166" src="/public/image/ANGELO%20AMENTA.bmp" />IN VETRINA <br />
A cura di Biagio Iacono <br />
<br />
"IO ERO CONTENTA" <br />
OPERA PRIMA DI CETTY AMENTA <br />
Noto,03.07.2011 – Ci sono libri che, una volta sfogliati o letti, quasi quasi “si rifiutano” di venire ammassati con gli altri o posti nel dimenticatoio d’una anonima libreria. <br />
E’ il caso di “Io ero contenta” dell’amica prof. Cetty Amenta, giornalista del quotidiano ”La Sicilia”, non tanto per uno “scambio” di cortesie fra colleghi del tipo “io scrivo per te perch&eacute;…tu lo farai per me“, quanto per il groviglio appassionante di sentimenti che regge tutta l’opera narrativa. Infatti, nel susseguirsi d’una serie ricchissima di flashback che solo le pagine del “diario d’una vita” - davvero vissuta o del tutto interiore ma vivissima – avrebbero potuto restituire, Cetty Amenta ci narra la storia sua e della sua famiglia cos&igrave; come a Noto, nell’arco di mezzo secolo dal dopoguerra ad oggi, ancora molti di noi ricordiamo la nostra storia familiare e socio-personale.<br />
<br />
<< "Io ero contenta" – recita la quarta di copertina - &egrave; un libro dei sentimenti nel quale la protagonista, Emma, si racconta tratteggiando a volo d'uccello la sua vita, il suo essere donna, le contraddizioni interne e i laceranti sensi di colpa dovuti al peggiore peccato che la societ&agrave; non &egrave; mai riuscita a perdonare a una donna: il Peccato di fare. <br />
La storia si dispiega nell'arco di cinquant'anni. A fare da sfondo, la vita di un paese narrata attraverso i suoi personaggi, le battaglie politiche, sanguigne e senza esclusione di colpi tra liberali, socialdemocratici e comunisti, i piccoli fatti di vita quotidiana e gli eventi storici "i cui effetti arrivavano sempre a scoppio ritardato". <br />
Grazie ad Emma il lettore potr&agrave; penetrare in un modo di sentire tutto siciliano, spesso rimasto pressoch&eacute; immutato nonostante lo scorrere dei decenni.>> <br />
Nella cronaca dell’avvenuta presentazione a Noto il 30 aprile scorso, Carmela Modica ha ben definito “Io ero contenta” come un’opera <<… che si snoda nell’arco di dieci lustri di storia netina, tra passione politica, affetti e battaglie civili nelle luci del barocco del Vallo piu’ famoso d’Unesco … dove Emma, la protagonista, prende il lettore per mano portandolo con leggera pesantezza nel mondo tutto siciliano di difficili cambiamenti nonostante lo scorrere inesorabile del tempo. … Il ricordo di Angelo Amenta, insegnante e protagonista della politica netina, padre di Cetty e socialista di grande umanit&agrave;, progettualit&agrave; e lungimiranza, ha campeggiato durante la presentazione del libro: ricordi che hanno affascinato la platea numerosa dentro un amarcord di grande attualit&agrave;.>> <br />
Angelo Amenta, appunto, &egrave; il vero “protagonista” di questo “zibaldone notigiano”, il “primo motore immobile” dei sentimenti d’una figlia che cerca ancora il padre nella leopardiana coscienza d’un suo impossibile ritorno alla luce della ragione ma vivissimo in quella del cuore nei suoi giovanili ricordi. <br />
Questi, analizzati e dispiegati al lettore con l’essenziale stile di chi tutti i giorni combatte con lo spazio grafico d’un giornale, restano lucidamente impressi nella nostra mente grazie alla malcelata ma positiva nonchalance d’una narrazione solo apparentemente senza pretese letterarie, perch&eacute; quei ricordi restano, invece, scolpiti nell’immaginario d’un mondo scomparso a cui l’Autrice, con consapevole voluptas dolendi torna, delineandone ogni particolare con dovizia di luci ed ombre che rivivono proprio oggi, quando - in chi scrive, almeno - sembravano ormai definitivamente scomparse. <br />
<< I ricordi si accalcano nella mia mente – scrive Cetty a pag. 19 – smaniosi di uscire dal cono d’ombra in cui per lunghissimi anni li ho relegati. Come un fiume in piena s’incrociano, dettano i tempi, le precedenze, segnando un percorso che io posso soltanto assecondare, mentre il passato scorre lentamente davanti ai miei occhi.>> <br />
Infatti, i numerosi capitoletti, spesso di poche pagine, si aprono alla memoria di quel tempo costituendo granelli preziosi d’un rosario intensamente vissuto, giorno dopo giorno, solo rileggendone i titoli: “Sogno”, “I giorni di Carnevale”, ”Giogi&ograve;”, “Peppinu u cuocu”, ”I mascherati”, ”Emma, annachiti” e via dicendo, sino ad “Arriva la Televisione”, “A calata ra ciazza”, ”La fuitina”, ”I ragazzi di San Pietro” per concludersi con la pagina de “U caff&egrave;”. <br />
Protagonista diventa cos&igrave; tutta la citt&agrave; di Noto, nel suo multicolore palcoscenico di vita quotidiana e socio-politica, che da Angelo Amenta raggiunge pure “Il Sindaco Transenna” nel rimpianto dell’avv. Corrado Passarello che era stato docente di Cetty al Liceo Classico “A. Di Rudin&igrave;” a lei tanto caro: << …Allora non avevo la pi&ugrave; pallida idea – scrive a pag. 133 - che quel professore di Storia e Filosofia, tanto amato e detestato per avere scelto di stare dalla parte sbagliata, almeno dal nostro punto di vista (si era candidato nel MSI ndr), avrebbe avuto un ruolo di primo piano nella storia della nostra citt&agrave; segnandone il corso, anche dopo la prematura scomparsa. Sindaco transenna sarebbe stato nominato trent’anni dopo dalla stampa nazionale ed estera quando provocatoriamente transenn&ograve; tutto il fatiscente centro storico, facendo accendere su Noto i riflettori del mondo culturale, politico, artistico internazionale. Grazie a lui la macchina pur lenta e farraginosa della ricostruzione si mise in moto. Il crollo della cattedrale, come manna piovuta dal cielo molti anni dopo avrebbe fatto il resto, ma il “La” lo diede lui, il mio professore di Filosofia Corrado Passarello che, da grande comunicatore, riusc&igrave; a coinvolgere la citt&agrave;, i professionisti,la gente comune. Sinceramente non so se le sue battaglie fossero solo dettate dall’amore per la citt&agrave; come ripeteva, per&ograve; i risultati sono stati positivi. Per questo dovremmo essergli grati. Invece fino ad oggi nessuna Amministrazione comunale ha sentito il dovere di dedicargli quantomeno una strada in segno di riconoscenza.>> <br />
Stesso affetto per il suo Prof. di Lettere che – mentre lui spiegava Petrarca – non si accorgeva che Cetty leggeva dalla prima all’ultima parola “Love Story” e tutto d’un fiato, impiegando lo stesso tempo occorsogli per la vita e tutte le opere maggiori del poeta: << … Mentre leggevo, piangevo. Quando l’eroina mor&igrave;, mi scapp&ograve; perfino un singhiozzo ma il professore, preso dalla sua lezione per fortuna, non ci fece caso.>> <br />
Senza dire delle continue ed opportune mature riflessioni sulla vita, vista e intessuta “… come un grande sacco di juta, pieno zeppo di oggetti. Alcuni assolutamente inutili … ” altri “… racimolati nelle varie ricorrenze” - come scrive a pag.135. Infine, <<… in mezzo a tante cianfrusaglie minute, ingombranti, colorate, grigie o nere come la pece ci sono i beni preziosi che ti emozionano e accarezzi con lo sguardo ogni qualvolta gli occhi si posano su di essi. … Questa &egrave; la vita: un cumulo di eventi importanti e banali che ispirano sentimenti contrastanti d’amore, indifferenza, affetto, ostilit&agrave; a volte anche odio.>> <br />
Il libro &egrave; tutto un’onda dei ricordi che travolge la Nostra, alla quale, nel cuore di quei “tasselli preziosi” del suo “puzzle personale”, guardando il soffitto – lei dice, ma sarebbe pi&ugrave; esatto dire “mirando” -un lampadario richiama alla mente del suo “Infinito” leopardiano proprio il profilo del padre Angelo, ingenuamente cos&igrave; persuasa: <<… So gi&agrave; che se lo fisser&ograve; intensamente avverr&agrave; il miracolo. Il contorno della sezione superiore pian piano si sfumer&agrave; lasciando il posto alla sua fronte alta, al naso affilato, alla bocca. Lui mi guarder&agrave; sorridendo ed io, dapprima intimorita e poi rasserenata, godr&ograve; della sua presenza accanto a me per pochi secondi prima che svanisca nuovamente dietro i contorni del lampadario.>> <br />
Impossibile, in questa sede, proseguire con tutte le altre citazioni testuali, da chi scrive segnate per segnalarle ai Lettori, scorrendo le molteplici pagine in cui le riflessioni dell’Autrice non sono per nulla diverse da quelle derivate dalle nostre personali vicende esistenziali. <br />
N&eacute; ci soffermeremo sulla meritoria analisi testuale del volumetto - sia per la chiave di lettura della voce narrante, sia per la corale partecipazione di tutta una citt&agrave;, Noto, ai ricordi e sentimenti magistralmente espressi da Cetty Amenta, la cui opera merita tutto il nostro pi&ugrave; sincero rispetto per l’uso sapiente e frequentissimo di quel dialetto notigiano di cui gi&agrave; con Gaetano Passarello lamentavamo la lenta scomparsa nel 1972 nei versi de “La Carcarazzata” e che ora rivive intrecciato alla lingua in quasi tutte le pagine di “Io ero contenta”. <br />
Per cui, se – come dicevamo nell’incipit di queste brevi note – ci sono libri che, una volta sfogliati o letti, “si rifiutano” quasi di venire ammassati con gli altri o posti nel dimenticatoio d’una anonima libreria, questo di Cetty Amenta viene ad occupare di prepotenza, per il prestigio del tema e per la grandezza narrativa, certamente un posto di primo piano fra quelli di almeno quest’ultimo mezzo secolo pubblicati in Noto. <br />
Penso, dopo i libri di Corrado Gallo, a quelli di Corrado Curcio, Gaetano Passarello, Gaetano Gangi, Corrado Sofia, Corrado Rizza, Gioacchino Santocono Russo, Bruno Ragonese ed a quelli di tanti altri come Armando Faraone, Umberto Emanuele Muscova, l’amatissimo mio Enzo Papa, Enzo Accarpio, Giuseppe Iuvara, Corrado Marescalco e via dicendo, ma soprattutto all’indimenticabile “benefattore culturale” di Corrado Coppa: basti tornare solo alle sue “Cosette di Storia Netina” non dico ai libri sul Cassone, delle quali “Cosette”- che tali non sono, in verit&agrave; - il volumetto “Io ero felice” diventa un necessario complemento se vogliamo davvero, dalle pascoliane “piccole cose” in esso egregiamente illustrate e descritte, saper trarre il senso ed il valore di “quelle pi&ugrave; grandi” a cui tutti umanamente ed universalmente tendiamo. <br />
Ma l’analisi nostra – me ne accorgo scrivendo di questo grazioso e corposo volumetto - &egrave; del tutto insufficiente a descriverne proprio quei valori se, anche pi&ugrave; volte, chi vive ed ama Noto non torna ad esso per riflettere sul tramonto d’un’epoca, di cui viene distintamente delineata e contrassegnata la fine nel passaggio dal mitico boom degli anni Sessanta del secolo scorso all’odierno Globalismo del cosiddetto Mercato, da cui non sappiamo come e quando usciremo. <br />
Grazie, Cetty, perch&eacute; – come fu detto per Mariannina Coffa dal De Sanctis – con questa tua preziosa opera prima, rievocando nostalgicamente quel tuo e “nostro” lontano mondo interiore, anche tu hai onorato Te stessa s&igrave; ma, soprattutto, la nostra piccola-odiata-amata Citt&agrave; di Noto, nella cui letteratura, quindi, il tuo “Io ero felice” andr&agrave; ad occupare lo spazio che meritatamente occupa al fianco degli altri libri delle nostre pi&ugrave; o meno affollate “cosette” notigiane. <br />
Ed anche per Te, dantescamente, “ci&ograve; non fia d’onor poco argomento”: ad…Majora! <br />
Noto 03 Luglio 2011 – Biagio Iacono <br />
</font></p>]]></content>
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		<issued>2011-10-06T01:25:57+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[PICCOLI UOMINI]]></title>
		<id>http://www.notolibera.it/dblog/articolo.asp?articolo=1237</id>
		<created>2011-10-04T09:34:19+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><img class="" height="250" hspace="2" width="180" align="left" vspace="2" border="2" alt="" src="/public/image/Piccoli-uomini-216x300.jpg" />Piccoli uomini, una raccolta di articoli di Lidia Ravera, prima apparsi su una rubrica del quotidiano l&rsquo;Unit&agrave;, ora pubblicati in un volume nella Collana La Cultura per Il Saggiatore. <br />
In questo libro si parla di piccoli uomini, che sono come fotografati in una istantanea, da una penna ironica, tagliente, leggera, cristallina, con cui la Ravera, smaschera sotto vari aspetti dei &ldquo; maschi &ldquo; che rappresentano il potere politico, economico, i Giornalisti della Stampa di regime, i piccoli e i grandi faccendieri, i critici d&rsquo;arte, i prelati, gli avvocati, tutti i piccoli uomini, che gestiscono la cosa pubblica, o che in qualche modo o per vari motivi hanno a che fare con il potere politico del Belpaese! </font></p>
<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3">Piccoli uomini, &ldquo;maschi&rdquo;che la Ravera, immagina al femminile, che li coglie e li analizza nelle loro azioni o nelle pose che assumono, ma soprattutto per quello che fanno e affermano pubblicamente, questi piccoli uomini, che s&rsquo;indonnano da soli con i loro comportamenti autoritari e arroganti, pronti a cambiare schieramenti politici, a fare inciuci, divenendo di per s&eacute; caricature di se stessi, maschere grottesche, servi servili, assoggettati al Clan, al potere politico, al Capo, e al potere Vaticano! Questi piccoli uomini, che non escono mai dalla loro soggettivit&agrave; interessata e condizionata vengono bloccati in un&rsquo;immagine di s&eacute; molto reale, pi&ugrave; reale di quella al maschile, con cui sono identificati, e illustrati dai media! <br />
I &ldquo;maschi&ldquo; che s&rsquo;indonnano con il fare, con la furbizia, le omissioni, difendendo l&rsquo;indifendibile, che lo esprimono con i gesti servili, con lo scritto, con il corpo, con gli sguardi, con la voce, che scorrono nella penna al vetriolo della Ravera, tra gli altri, sono: Augusto Minzolini, Clemente Mastella, Vittorio Sgarbi, Umberto Bossi, Lele Mora, Nicola Cosentino, Maurizio Gasparri, Sergio Marchionne, Giulio Tremonti, Cardinale Crescenzio Sepe, Silvio Berlusconi, Francesco Rutelli, Mauro Masi, Gianni Letta, Ignazio La Russa, Niccol&ograve; Ghedini, Padre Murphy, Giuliano Ferrara, Daniele Capezzone, Maurizio Belpietro, Emilio Fede, Guido Bertolaso, Sandro Bondi, Fabrizio Cicchitto, Alessandro Sallusti, Flavio Briatore, Vittorio Feltri, e altri &hellip; <br />
I &rdquo;maschi&rdquo; ritratti e deformati al femminile, dell&rsquo;Italia di oggi, i piccoli uomini bloccati nella &ldquo; posa statica, &rdquo; in cui la Ravera, li sorprende, e li incornicia, a parte la mediocrit&agrave; politica e culturale che esprimono, di cui somatizzano tutte le caratteristiche, sono e divengono i tutori e i gestori del potere politico, del sistema consumistico, quindi del &ldquo; progresso senza cultura &ldquo; che oggi prevale come non mai nel Belpaese, ma sono soprattutto &ldquo;piccoli uomini, &rdquo; di una razza, che una volta ottenuto il mandato da parte degli elettori, abusano di tale potere fino a deformarlo, perch&eacute; essendo dei mediocri, deformati interiormente, riflettono ovunque la loro deformit&agrave;, non essendo ancora riusciti a affrancarsi soggettivamente dalla &ldquo; minorit&agrave; &ldquo; di uomini, di &ldquo; piccoli uomini&rdquo;! <br />
<br />
<br />
<br />
Roberto Bellassai <br />
</font></p>]]></content>
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		<issued>2011-10-04T09:34:19+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[NOTO: CITTA' D'ARTE?]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" alt="" vspace="2" align="left" width="121" height="100" src="/public/image/cattedrale.jpg" />La Citt&agrave; di Noto,&egrave; una Citt&agrave; d&rsquo;Arte,che ha un impianto architettonico e artistico di livello europeo, una Citt&agrave; UNESCO, quindi &ldquo; Patrimonio dell&rsquo;umanit&agrave;,&ldquo; ma ad oggi le Istituzioni preposte, Amministrazione Comunale, Ufficio Tecnico, Sovrintendenza di Siracusa, non la trattano nella &ldquo; maniera adeguata &ldquo; sotto molti aspetti! </font></p>
<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><br />
1.Il Corso Vittorio Emanuele,da molti anni divenuto Isola Pedonale,&egrave; invaso letteralmente da esercizi commerciali, come ad esempio, Negozi, Bar, Trattorie che invadono gli spazi senza un criterio, una forma,u n rapporto e un rispetto dei luoghi! Ci riferiamo in particolare alla zona che va dalla Porta Reale, alla piazzetta dell&rsquo;Immacolata e la zona di Piazza Municipio! Possibile che chi di competenza, Sindaco, Assessore, Ufficio Tecnico, Sovrintendenza ecc non riescono a fare un Piano per stabilire delle regole, per assegnare degli spazi che tengano degnamente conto del contesto storico e artistico del centro storico della Citt&agrave;,e di ci&ograve; che rappresenta nel mondo! <br />
2. Non riusciamo a capire perch&eacute; dopo che il Corso Vittorio Emanuele, &egrave; stato dotato di un impianto di &ldquo; illuminazione artistica, &ldquo; si ricorra ad ulteriore illuminazione per la festa di San Corrado,una illuminazione che stride violentemente con il contesto,strozzando il concetto di Citt&agrave; d&rsquo;Arte, a Paesino,anzi,in Contrada! <br />
3.Perch&egrave; non regolamentare gli Ambulanti di palloncini e varie,richiamandoli a non invadere il centro di Corso Vitt. Emanuele,e a non lanciare razzi in aria,o tirare palle elastiche,come fanno di continuo e ripetutamente,come fossero in palestra,disturbando chi viene a visitare la Citt&agrave;! Possibile che nessun Vigile Urbano,vede quello che succede nei salotti barocchi,ed interviene? <br />
4. Via Nicolaci,la strada dove ricade il palazzo pi&ugrave; importante di Noto,la cui facciata &egrave; stata definita &ldquo; Il Manifesto in Pietra degli Intellettuali Netini del 700, &ldquo; sotto i balconi sono stati piazzati dei fari che abbagliano,e non fanno vedere niente a chi si ferma per ammirare le figure antropomorfe che caratterizzano i balconi,e il palazzo! <br />
Anche questa strada viene deturpata nella sua spazialit&agrave;,che poi &egrave; parte dell&rsquo;identit&agrave; di un luogo dell&rsquo;infinito, ma che da pi&ugrave; di una stagione &egrave; arredata con tavolini e sedie nei due lati della parte alta,dove si servono primi e secondi piatti! Perch&eacute; non apriamo le Chiese che sono tante,e ne facciamo Trattorie? <br />
5. La sera nel centro storico,e soprattutto su Corso Vitt. Emanuele,non vediamo nessun Vigile Urbano,n&eacute; Forze dell&rsquo;Ordine varie,a cui chiedere qualche informazione,o invitarlo ad intervenire per le varie forme di disturbo,come ad esempio,l&rsquo;inquinamento acustico,le motorette che attraversano gli incroci dell&rsquo;Isola Pedonale,le bottiglie vuote che vengono abbandonate ovunque,e altri segni vari di incivilt&agrave;,o di cattivo gusto,che sono prevalenti nel centro storico di Noto,che purtroppo contribuiscono a danneggiare l&rsquo;immagine della Citt&agrave;,e a non fare tornare il Turista nel Giardino di Pietra! <br />
Ci chiediamo e chiediamo: ma Noto,&egrave; realmente una Citt&agrave; d&rsquo;Arte? <br />
<br />
<br />
Noto,4 Settembre 2011 <br />
Roberto Bellassai <br />
Comitato per i Diritti del Cittadino</font></p>]]></content>
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		<issued>2011-09-05T23:08:16+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[SAI 8 - AMENTA RIBATTE AL COMMISSARIO CARDACI ]]></title>
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		<created>2011-08-28T13:36:12+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="111" height="111" alt="" src="/public/image/CIMETTOFIRMA.jpg" />Non appare molto chiaro l’operato del Commissario nominato dal Presidente Lombardo. <br />
<br />
E' braccio di ferro tra il Commissario straordinario del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Ato Idrico 8 di Siracusa e il Presidente aggiunto-onorario della Corte di Cassazione, Gustavo Cardaci, nominato dal Presidente della Regione per rimettere in moto il Consorzio e "chiarire" i rapporti con il gestore SAI 8, e l'Assemblea dell'Ato, composta dai 21 sindaci e dalla Provincia regionale, che ha pi&ugrave; volte richiesto la "rescissione" del contratto per una serie di inadempienze contrattuali . <br />
<br />
«Rispettosi quali siamo delle leggi e dei provvedimenti, cos&igrave; come dei ruoli di controllo e amministrazione adottati dalla Regione Siciliana e dal suo Presidente, in questo caso del decreto di commissariamento del Consiglio di Amministrazione del Consorzio ATO Idrico 8 di Siracusa, richiesto con nota n. 513 del 17 maggio 2011 dal Presidente del Consorzio in quanto da sei mesi il CdA non si riuniva per adempiere al mandato conferitogli dall’Assemblea dei Sindaci, avremmo gradito, come buona pressi vuole, che il dott. Gustavo Cardaci, chiamato a sostituire il CdA nelle sue funzioni, si fosse confrontato con i legittimi titolari dell’Ambito Territoriale Ottimale, e quindi con i Sindaci che in nome e per conto dei cittadini nominano e determinano le linee di programma del Consiglio di Amministrazione del Consorzio ATO. <br />
<br />
Al contrario, invece, si legge sulla stampa, in particolare sulle pagine del quotidiano La Sicilia, dei provvedimenti assunti dal Commissario, nominato dal Presidente della Regione Siciliana con decreto n. 984 dell’8 luglio 2011, senza che i diretti interessati, quindi l’Assemblea, abbia mai potuto prendere atto della nomina e del Commissariamento del CdA del Consorzio, quale organo esecutivo dell’Assemblea. <br />
<br />
Tra l’altro, mi preme ricordare, che gi&agrave; all’atto del Commissariamento, l’Assemblea dei Sindaci aveva non solo provveduto al rinnovo di un CdA inadempiente, sostituendo i componenti assenteisti con funzionari dei Comuni, ma lo stesso organismo era gi&agrave; attivo, essendosi riunito ed avendo deliberato in piena legittimit&agrave;, in virt&ugrave; degli atti trasmessi dall’Assemblea. <br />
<br />
Per quanto riguarda gli investimenti, contrariamente a quanto si legge sulla stampa, in base al Piano Triennale approvato dall’Assemblea e scaduto il 31 dicembre del 2010, questi sono stati realizzati in percentuale irrisoria e comunque inferiore a quella prevista dal piano triennale. <br />
<br />
Non solo, ma non corrispondono a quelli indicati dal Commissario (24 milioni) in quanto non si possono mettere nello stesso calderone le quote di gestione e le quote di investimento per le opere. <br />
Inoltre, allo stato attuale, non risulta che SAI 8, nonostante le numerose diffide fatte dal Consiglio di Amministrazione, abbia mai provveduto a versare il canone annuo (mancano gli anni 2010 e 2011) pari a circa 2 milioni di euro l’anno, come quota di funzionamento del Consorzio, dove all’interno sono previste i pagamenti delle rate dei Mutui dei vari Comuni, n&eacute;, a dire il vero, risulta che sia mai stato depositato il contratto di finanziamento a garanzia della realizzazione dell’intero Piano d’Ambito, per la quale ha sottoscritto gli accordi. <br />
<br />
Senza considerare, oltre ai disagi causati nei Comuni che hanno consegnato gli impianti con tariffazione e bollettazioni errate, la confusione che si fa scambiando le linee di credito aperte dagli Istituti Bancari (utilizzabili per qualsiasi operazione della Societ&agrave;) con i finanziamenti esclusivamente vincolati per gli investimenti. <br />
<br />
È per questi motivi che, nonostante la diffida e le minacce di denuncia che il Commissario Straordinario rivolge ai Sindaci che non hanno consegnato gli impianti, del quale leggiamo sulle pagine de La Sicilia, che i Comuni e gli stessi Sindaci, a garanzia dei propri cittadini, continueranno a detenere detti impianti. <br />
<br />
Fermo restando che a breve convocheremo un’Assemblea dell’ATO per prendere atto del Commissariamento del CdA del Consorzio, riteniamo altres&igrave;, da quanto abbiamo potuto leggere sulla stampa, che il Commissario Straordinario sia andato ben oltre il suo incarico come si legge nel decreto del Presidente della Regione, per la quale si doveva procedere “... all’adozione di tutti gli atti necessari al regolare funzionamento dell’Ente, nonch&eacute; gli atti obbligatori per legge per gli anni 2010 e 2011 fra i quali: approvazione del conto consuntivo 2010; esame del bilancio preventivo; definizione dei rapporti con il gestore SAI 8 SpA sia in ordine ai contestati inadempimenti contrattuali, sia alle modalit&agrave; di ottemperanza alla sentenza n. 290/2011 del C.G.A.”. <br />
<br />
Abbiamo la sensazione che il dott. Cardaci si sia sostituito all’Assemblea dell’ATO, composta dai Sindaci, organo di autogoverno, che nomina il CdA, ed abbia persino commissariato gli Assessorati Regionale agli Enti Locali e all’Energia che avevano bloccato ogni diffida ai Comuni a consegnare gli impianti, in virt&ugrave; della sentenza del C.G.A. che ha “reso nullo” il bando di affidamento del servizio stipulato l’8 febbraio 2008 con SAI 8. <br />
<br />
Ci sorprende, infatti, la fretta del Commissario di provvedere all’annullamento delle indicazioni dell’Assemblea di annullare il contratto con SAI 8 per inadempienze contrattuale, e di passare alla diffida e alle minacce di denuncia dei Sindaci di quei Comuni, che per i motivi che ho espresso, non hanno ancora consegnato gli impianti, sapendo che il prossimo 19 ottobre &egrave; previsto il Giudizio di Ottemperanza da parte del CGA al quale la stessa SAI 8 ha fatto ricorso, e che porterebbe alla inefficacia del contratto oggetto della discussione, in considerazione anche del fatto che i Comuni si costituiranno in giudizio. <br />
<br />
L’attesa di quel giudizio, sarebbe un atto di legittimit&agrave;, cosa che noi Sindaci intendiamo rispettare a garanzia dei nostri cittadini! <br />
<br />
Cos&igrave; come intendiamo sapere, proprio nel rispetto dei ruoli, e il nostro, non ci stanchiamo di ripeterlo, &egrave; quello di fare gli interessi dei cittadini che amministriamo, se sono legittime le delibere/sentenze assunte dal Commissario Straordinario dott. Gustavo Cardaci, per revocare atti che esprimevano la volont&agrave; dell’Assemblea dell’ATO, nei confronti del quale nessun Commissario a tutt’oggi pu&ograve; vantare alcun potere». <br />
</font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[SVEGLIA! E' ARRIVATO LO SBOOM IMMOBILIARE]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="110" height="147" alt="" src="/public/image/castellodicarta.jpg" />E finalmente anche a Noto si torna a piu` miti consigli: ad estate gia` inoltrata ecco che numerosi cartelli con scritto 'Vendesi' ed 'Affitasi' rimangono li`, attoniti, solitari e speranzosi oltre ogni logica, come amanti in attesa della bella che non si e` presentata.. Il tanto desiderato "continentale con il portafoglio pieno di picciuli" non e` arrivato e se e` arrivato e` rimasto attonito di fronte a richieste che superano i 3'000 euro a metro quadro: "mancu a Milanu ci su sti prezza...." Prezzi pazzi, per qualunque cosa, nell'idea che il forestiero sia individuo da depredare anziche` rispettare, prezzi alti e servizi scarsi, spazzatura ovunque. E si`, a Modica ed a Ragusa il calo delle pretese e` gia` una realta` ma a Noto si sa, ci nutriamo di sogni, li mettiamo nella frittata o li spalmiamo sul pane. Noto come Venezia? Ma dai sogni ci si sveglia. A Chi si presenta alle agenzie immobiliari cittadine vengono presentati scenari fiabeschi: grandi firme che investono, noti attori che acquistano proprieta` a prezzi fantastiliardari, famosi pittori che decidono di trasferirsi a Noto nella casa "ra nonna Cuncittina", atelier e grandi firme ...insomma si viene trascinati nel solito mondo virtuale Berlusconi`s life-style dove "tutti hanno soldi ridono e si divertono", e vengono a Noto... ma dove? E` il sogno di ogni notigiano che, passando dalla corte del nobile a quella del novello milionario, pensa di rinverdire la sua vocazione da cortigiano parassita e sempre in vendita`, truffato e truffaldino, speculatore ad ogni passo. Ma Noto non e` Parigi e l'incanto si e` rotto: tranne poche settimane durante l'anno il deserto impera permettendo al fascino della vecchia Noto, luogo mistico e solitario da sempre, di risorgere. Mentre gli imbroglioni resteranno delusi mese dopo mese i prezzi degli immobili tornano ai valori reali, 800-1000 ... 1500 Euro al mq al massimo, e poco a poco si ritornera` coi piedi per terra mentre passera` l'ubriacatura: quello che si puo` sperare non e` la giocata fortunata che sbanca il superenalotto, non e` il forestiero che compra il nostro rudere come fosse oro, non e` sposare l'ereditiere che ci fara` fare una vita da snob, non e` trovare il fesso da circuire per depredarlo di tutto vendendogli merda a prezzo di oro. No, quello che puoi sperare e` di vedere finalmente la realta` e di saperci vivere dentro accettandola dignitosamente. Gia`, perche` anziche` sperare si dovrebbe invece imparare a Lottare per mantenere i propri diritti, questo significa essere cittadini maturi e liberi e questo e` quello che in questi anni si e` perso: ci siamo trasformati nei ciuchini del Paese dei Balocchi che hanno svenduto la propria dignitosa vita in cambio di un sogno infantile che non si realizzera`. Il modello del venditore truffaldino alla Silvio e` diventato un riferimento culturale in ogni ambito, sfido chiunque a negarlo, ma i tempi son cambiati, non poteva essere altrimenti. Nero</font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[SANITA', STRATEGIE PER LA PIANIFICAZIONE]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="130" height="97" alt="" src="/public/image/ospedaletrigona.jpg" />Le ancora vistose incoerenze sulla rifunzionalizzazione e rimodulazione dei due ospedali di Avola e Noto, spingono la Cgil e l'Auser di Noto ad ulteriori riflessioni. Si intende orientare la pianificazione strategica da mettere in atto onde trovare una sintesi ed una conclusione soddisfacente per i bisogni di salute dell'intera comunit&agrave; della zona Sud della provincia di Siracusa. Alle ultime dichiarazioni del sindaco di Noto Corrado Bonfanti ad un recente question time, Santo Boscarino e Vittorio Padua, rispettivamente segretario della Camera del lavoro l'uno ed addetto alle pubbliche relazioni dell'Auser l'altro, ritengono sia necessario approfondire gli argomenti riguardanti la razionalizzazione della rete ospedaliera dell'intera zona. Non pensano che si possa consentire lo sbilanciamento, privilegiando lo stabilimento ospedaliero di Avola deputato alla cura degli acuti e lasciando quello di Noto deputato alla cura dei post-acuti ed la lungodegenza. Propongono pertanto di mantenere l'attuale assetto di unit&agrave; operative complesse che insistono in entrambe le strutture, arricchendole con la presenza di branche specialistiche private in regime di convenzionamento e quindi non concorrenti ma momenti di integrazione tra il pubblico ed il privato. &laquo;Non pu&ograve; essere messa in discussione - affermano i due sindacalisti - la centralit&agrave; geografica dell'ospedale Trigona ed il fatto che il predetto possa essere definito ospedale di frontiera, essendo limitrofo alle strutture di Modica, Scicli e Ragusa&raquo;. Boscarino e Padua osservano poi che essendo la rete ospedaliera della provincia di Siracusa divisa in due distretti, mentre in quello di Augusta-Lentini vi &egrave; una dotazione organica di posti letto per acuti equivalenti a 3,7X1000 abitanti, in quello della zona sud vi &egrave; il 2,3x1000. &laquo;E' evidente pertanto - osservano i due - lo squilibrio riferito all'assistenza sanitaria ospedaliera. Nulla da eccepire per quanto concerne il distretto sanitario del nord, essendo lo stesso classificato di Frontiera rispetto alla limitrofa Provincia di Catania ma anche quello della zona Sud deve avere i posti letto implementati e spalmati per limitare la mobilit&agrave; passiva verso gli ospedali ragusani&raquo;. Evidenziano inoltre che la rete ospedaliera deve essere integrata con l'attivazione del presidio territoriale di assistenza il Pta, strutturale, e non funzionale come quello di Siracusa. </font></p>]]></content>
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		<issued>2011-08-11T16:34:39+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[ELORO PIZZUTA: LA SOVRINTENDENZA DUE PESI ... E QUATTRO MISURE]]></title>
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		<created>2011-08-06T16:31:22+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="250" height="188" alt="" src="/public/image/ELORO1.jpg" />Le leggi non sono uguali per tutti. <br />
Le recenti problematiche legate alla realizzazione di uno stabilimento balneare nella zona della Pizzuta ripropone l’annoso problema dell’assenza di qualsiasi punto fermo nella programmazione territoriale, dal p.r.g., al piano particolareggiato del centro storico, al piano commerciale ed artigianale e non ultimo il piano spiagge, fermo da anni senza nessuna motivazione. <br />
Oggi pi&ugrave; di ieri ci troviamo a rincorrere i furbetti che pensano di aggirare l’ostacolo passando prima da “mamma” Regione, poi dalla Sovrintendenza ed infine parlano con il “padrone di casa” ovvero il Comune di Noto chiedendo l’approvazione per diritto. <br />
A tutto questo non ci stiamo. <br />
Alcuni anni addietro il Piano Spiagge &egrave; stato criticato per la pochezza delle spiagge libere e fu ridimensionato secondo richieste di semplici cittadini ed associazioni di categoria, ed il Consiglio Comunale del tempo, dopo ampi dibattiti, ne prese atto. <br />
Oggi la nostra comunit&agrave; non torna indietro, ha deciso che alcune zone vanno sottratte allo sfruttamento commerciale e la Pizzuta &egrave; una di queste, se a ci&ograve; aggiungiamo il fenomeno di erosione delle coste che ha ridotto sensibilmente le spiagge libere dobbiamo fare una seria riflessione ed intervenire con la Regione Sicilia per bloccare il rilascio di nuove concessioni demaniali. <br />
La Spiaggia della Pizzuta deve rimanere libera, la stessa CONCESSIONE DEMANIALE &egrave; da ritenersi illegittima poich&eacute; l’ARTA Sicilia conosce i criteri di assegnazione ed il Piano Spiagge e sa che in quella zona non &egrave; stato previsto nulla, la cartografia del PUDM &egrave; giacente presso gli uffici Regionali dell’ARTA in tutte le forme possibili. <br />
Ci&ograve; che appare paradossale poi e senza criterio &egrave; la posizione della Sovrintendenza ai BB.CC.AA. di Siracusa: <br />
1. poich&eacute; in sede di formazione del Piano Spiagge da parte del Comune di Noto, con nota n°4259 del 12 Settembre 2005, da parere negativo alla zona 3 del PUDM (spiaggia della Pizzuta) poich&eacute; riguarda intrinsecamente il sito di Eloro a firma della responsabile del servizio II Dott. Maria Musumeci; <br />
2. perch&eacute; aderisce oggi alla richiesta di un privato concedendo nulla osta alla realizzazione dello stabilimento balneare della Kore Beach Club a condizioni. <br />
La Sovrintendenza dice NO ad un ente pubblico e SI AL PRIVATO e stranamente non richiede per quest’ultimo l’assenso da parte del Comune di Noto. <br />
Non si entra nel merito del progetto poich&eacute; l’area in se ha dei valori ambientali e naturalistici che la rendono unica nel suo genere attorniata com’&egrave; dall’area marina protetta, dall’area archeologica e dalla zona di vendicari, la sola presenza di tutto ci&ograve; deve gi&agrave; far venire meno qualsiasi intervento speculativo o di natura commerciale che sia. <br />
Pur tuttavia &egrave; importante dire come oggi la Sovrintendenza abbia reso parere favorevole a tale insediamento ed una delle condizioni &egrave; che i parcheggi siano realizzati fuori dall’area demaniale. <br />
I soliti pareri resi seduti in poltrona ed amicali, possibile che nessuno di tutti questi enti non si sia mai chiesto come si accede all’area ? <br />
L’area che da accesso alla Pizzuta a monte della spiaggia &egrave; ad oggi propriet&agrave; privata e non risulta che la Kore Beach Club abbia un qualsiasi diritto di passaggio o abbia il permesso di realizzare tali parcheggi, qualora si dovesse arrivare a accesso garantito alla libera balneazione questo va fatto nei modi e nelle forme previste, ma fra ente pubblico e proprietario. <br />
Ci&ograve; detto appare chiaro che vi sono tante e tali motivazioni a che l’area rimanga libera e disponibile per quanti vogliano apprezzare le bellezze naturalistiche e paesaggistiche del sito senza che questa venga adornata dalle solite capanne Hawaiane. <br />
Uniti per la citt&agrave; UDC voter&agrave; in Consiglio a favore della presa d’atto del Piano di Utilizzo delle Aree del Demanio contro la realizzazione di nuovi stabilimenti balneari e perch&eacute; si possano avere maggiori spazi disponibili alla balneazione libera. <br />
UNITI PER LA CITTA’ – UDC <br />
</font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[LA FINE DEL BAROCCO]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="380" height="254" alt="" src="/public/image/Le%20piastre%20fuoriescono%20dal%20filo%20della%20parete1.jpg" />Un tempo non lontano si parlava del barocco di Noto come di una reliquia. Giustamente! Si parlava di interventi non invasivi, restauri della pietra fatti con i bisturi, laser, e quant'altro; teorie tante; ma sempre mirate ad una ricerca costante e migliorativa. Ma d'allora d'acqua sotto i ponti n'&egrave; passata, e come ogni cosa, sfuma...e finisce! E torna il buio, il vago, il pessimo gusto, e riaffiora il maligno ed il cancro dell'ignoranza. <br />
<br />
Il restauro, raffinatissima operazione intellettuale, filosofica e tecnica, necessita urgentemente di un nuovo momento di seria riflessione critica, imprescindibile se si vuole tramandare alle generazioni future la storia ed il sapere (ne hanno diritto) di questo contesto storico, soprattutto da parte degli Enti di tutela, e della politica che ne d&agrave; fondamento ai programmi di sviluppo ed economici. <br />
Si parl&ograve; tanto di interventi non distruttivi: ogni pietra, che aveva avuto quella felice e delicata carezza della mano dello scalpellino del settecento, e che il tempo gli aveva spalmato quel velo di colore tipico dell'oro, era divenuta sacra. Attributi che gli fecero varcare la porta dell'olimpo, del massimo riconoscimento:&quot; Patrimonio Mondiale dell'Umanit&agrave; &quot;con tanta festa ed aspettative. <br />
Orbene, quella Noto capitale, non tanto del barocco, che &egrave; poco, ma dell'architettura, la citt&agrave; &quot;alla moderna&quot; di Paolo Labisi, di Gagliardi, e di tutte le persone che vi lavorarono, dove profusero arte, scienza e tecnologie, che poteva esser un vero e proprio laboratorio di restauro e recupero dei monumenti, ritorna ad essere quella citt&agrave; in pericolo, fragile ed impotente, che subisce silenziosamente ed ingiustamente il triste destino che la condanna alla piaga della decadenza. <br />
Non a caso, persone sensibili, muovono gi&agrave; a difenderla, con i primi convegni sugli intonaci che crollano; la pietra sparata con la sabbia all'Immacolata. E che dire della scelbatura di palazzo Astuto crollata, il corso Vittorio Emanuele distrutto dall'impianto di illuminazione, il tiburio di S.Domenico modificato nel tetto,ecc. Ma dove si &egrave; toccato veramente il fondo &egrave; il recente restauro dello Spirito Santo dove si &egrave; perpetrato un vero affronto alla citt&agrave;, ed in particolare al monumento: le grate realizzate con la rete che generalmente si usa per costruire le gabbie per i conigli; per allocare le piastre delle catene sono stati demoliti pezzi di cantonali in pietra, le piastre delle catene inoltre fuoriescono dal piano della muratura; l'intonaco presenta varie gradazioni di colori, come anche la pietra, scrostata e pitturata anch'essa con diverse gradazioni di colori, in dispregio del mosaico storico che doveva rigorosamente essere salvaguardato. Insomma, un lavoro rozzo e precario, che la citt&agrave; non merita, fatto da un'impresa lasciata sola e allo sbaraglio! <br />
Di certo si s&agrave; che il restauro &egrave; stato gestito da un Ente Pubblico. <br />
Si chiede all'autorevolezza della nuova Amministrazione, che indaghi tramite un consulto con personalit&agrave; di chiara fama, e chiami intorno a un tavolo gli autori di detto restauro, e nel caso richiedere il risarcimento del danno. <br />
<br />
Pietro Giannone <br />
</font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[KAIROS]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><img class="" height="112" alt="" hspace="2" width="92" align="left" vspace="2" border="2" src="/public/image/KAIROS.jpg" /><em>Trovo che l'editoriale pubblicato da Umberto Eco su &quot;La Repubblica&quot; sia un ottimo spunto di riflessione per il Sindaco di Noto, gli assessori, i consiglieri e le forze politiche che hanno portato a compimento &quot;Progetto Noto&quot;.</em></font></p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify">&nbsp;</p>
<p align="justify"><font face="Times New Roman"><font size="3">&nbsp;<strong>Il catalogo degli sconfitti</strong></font></font></p>
<p align="justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: " new="" times=""><font face="Times New Roman">&Egrave; ANCORA materia di discussione chi siano stati i veri vincitori delle elezioni comunali, specie a Milano e Napoli. Quello che non ci si &egrave; chiesti abbastanza &egrave; chi siano gli sconfitti, perch&eacute; ci si &egrave; arrestati all' evidenza pi&ugrave; immediata, e cio&egrave; che chi ha subito la &quot;sberla&quot; sono stati Berlusconi e Bossi, il che &egrave; innegabile. Ma c' &egrave; qualcun altro che, se non sconfitto, dovrebbe sentirsi messo in causa dal risultato delle amministrative. Io ritengo che sia stato messo in causa, almeno come rappresentante eminente di una tendenza, Massimo D' Alema. &Egrave; indiscutibile che terremoti elettorali come quelli scatenati da Pisapia o de Magistris non avrebbero potuto verificarsi se in campo fossero scesi solo i partiti tradizionali della sinistra. Essi non si sono certamente sottratti alla battaglia, ma intorno a loro si sono formati comitati sorti quasi spontaneamente, e non solo rappresentati da giovani - anche se i giovani sono stati una delle sorprese pi&ugrave; gradite di questa vittoria, e bastava essere in piazza del Duomo a Milano la sera del 30 maggio per avvertire questo nuovo clima. Si sono aggregati, talora in forma disorganica, varie altre rappresentanze della societ&agrave;, dalla sinistra radicale agli elementi della borghesia cosiddetta illuminate talora di quel mondo politico che era stato tempo fa espressione della migliore Democrazia Cristiana. Insomma, si &egrave; formato un paesaggio di difficile definizione geografica ma che, secondo le definizioni correnti, si pu&ograve; intendere come espressione della societ&agrave; civile - che in un momento di urgenza si &egrave; riconosciuta come comitato di salute pubblica, superando molte differenze di linea &quot;partitica&quot;. Non &egrave; la prima volta che un risultato elettorale favorevole alle sinistre viene attribuito alla mobilitazione spontanea della societ&agrave; civile. Il caso pi&ugrave; macroscopico &egrave; stata la prima vittoria di Prodi (e dell' Ulivo) nel 1996. Ebbene, che cosa ha fatto seguito a questa vittoria? Non molti mesi dopo (nel marzo 1997) convenivano nel castello di Gargonza quasi tutti gli esponenti del mondo politico che si era riconosciuto nell' Ulivo, e molti rappresentanti appunto della societ&agrave; civile che in qualche modo avevano contribuito a quella vittoria, per confrontarsi e discutere lo stato delle cose ed eventuali prospettive per il futuro. E in quella occasione Massimo D' Alema aveva rivolto un monito severo alla societ&agrave; civile, che &egrave; efficacemente riassunto nel brano che riporto: &laquo;Noi non siamo la societ&agrave; civile contro i partiti. Noi siamo i partiti. &Egrave; una verit&agrave; indiscutibile. Perlomeno se c' &egrave; qualcosa che somiglia di pi&ugrave; ai partiti nella dialettica italiana siamo noi, non sono gli altri. Non possiamo raccontarci queste storie tardo-sessantottesche. Se c' &egrave; qualcosa che somiglia ai partiti in ci&ograve; che di nobile sono stati nella crisi attuale, siamo noi, non sono gli altri. Io non conosco questa cosa, questa politica che viene fatta dai cittadini e non dalla politica. La politica &egrave; un ramo specialistico delle professioni intellettuali. E fino a questo momento non si conoscono societ&agrave; democratiche che hanno potuto fare diversamente. L' idea che si possa eliminare la politica come ramo specialistico per restituirla toutcourt ai cittadini &egrave; un mito estremista che ha prodotto o dittature sanguinarie o Berlusconi e il &quot;comitato&quot; &egrave; un sottoprodotto rispetto a queste due tragedie. La politica professionale &egrave; esattamente quella struttura che consente ai cittadini di accedere alla politica, perch&eacute; se manca quella struttura non vi accedono. Si parte con l' idea che devono governare le cuoche e nel frattempo si governa con la polizia politica ... e noi abbiamo una certa esperienza nel nostro campo. Poi magari questa transizione dura settant' anni perch&eacute; nel frattempo ci si dimentica il programma originario. Quindi non inseguiamo qualcosa che, secondo me, non siamo in grado di inseguire e non &egrave; neanche un grande obiettivo di modernit&agrave;&raquo;. Qualcuno aveva obiettato allora che, se a vittoria elettorale avvenuta si disconosceva l' apporto della societ&agrave; civile che si era mobilitata con tanto entusiasmo, non si poteva sperare che ai prossimi appuntamenti elettorali quella la stessa societ&agrave; si sarebbe ancora mossa. Il che grosso modo &egrave; avvenuto, e il fatto che viviamo da tempo in regime berlusconiano lo prova. Cosa c' era di sbagliato nella posizione di D' Alema? Inspiegabilmente, per un personaggio della sua innegabile intelligenza politica, la credenza che un appello alla societ&agrave; civile significasse un appello all' assemblearismo sessantottesco e quindi a una deriva extraparlamentare, oppure a una forma di berlusconismo. Ma il berlusconismo &egrave; stato l' opposto di una mobilitazione della societ&agrave; civile, perch&eacute; non era nato dallo spontaneo aggregarsi di gruppi diversi, ma dalla decisione verticistica di qualcuno che, per cos&igrave; dire, avendone le possibilit&agrave; economiche, si era &quot;comperato&quot; un partito tagliato sulla sua misura. E per quanto riguarda la minaccia di assemblearismo, pare evidente che, quando si mobilita, la societ&agrave; civile non chiede che sia dato il potere &quot;alle cuoche&quot;, ma si aggrega per rappresentanze professionali, circoli culturali, gruppi di volontariato, e soprattutto non pensa affatto di opporsi ai partiti politici. E dunque D' Alema incorreva in un equivoco (e forse qualche intervento in quel convegno, e la proposta di un &quot;Movimento per l' Ulivo&quot; lo aveva indotto a quei sospetti) quando denunciava come &quot;superficiale e infondata&quot; l' idea &quot;che il soggetto politico possa diventare l' alleanza, i comitati, al posto dei partiti&quot;. Non risulta che quando si &egrave; espressa la societ&agrave; civile si sia proposta di sostituire i partiti (non ne avrebbe n&eacute; le capacit&agrave; organizzative n&eacute; l' omogeneit&agrave; ideologica). Al massimo la societ&agrave; civile chiede che i partiti sappiano rinnovarsi e ne sollecita anzi l' adesione alle sue proposte, intende stimolarli, ricondurli a un contatto diretto con le aspirazioni di vari ceti sociali. Il che &egrave; avvenuto in queste elezioni amministrative. E in queste elezioni amministrative i partiti politici hanno dato prova di comprendere l' appello. Quale rimane dunque la funzione, certamente insostituibile, dei partiti e della &quot;politica&quot; nel momento in cui si d&agrave; voce a elementi non professionalmente politici? Non solo quella di interrogare e comprendere le pulsioni, le idee, le aspirazioni che animano la societ&agrave; civile, ma di garantire la continuit&agrave; di queste espressioni, perch&eacute; certamente la societ&agrave; civile pu&ograve; aggregarsi e disgregarsi a seconda della situazione di un paese, pu&ograve; mobilitarsi in casi di estrema urgenza (come &egrave; avvenuto) ma disperdersi o impigrirsi nel momento successivo. Ed ecco che i partiti devono sentire non solo il dovere di rispondere alle sollecitazioni della societ&agrave; civile, ma anche quello di sollecitare queste sollecitazioni. Per poi ovviamente incanalarle nelle forme parlamentari e governative l' accesso alle quali non pu&ograve; che avvenire tramite i partiti. Ma evidentemente l' altezzoso monito di Gargonza (facilmente traducibile in termini farseschi nel classico &quot;ragazzino lasciami lavorare&quot;) ha immediatamente rotto il legame che si era instaurato nel 1996 tra mondo politico e societ&agrave; civile. Il legame si sta riannodando ora, per fortuna, ma a quindici anni distanza. Si auspica che non vadano sprecati i prossimi quindici. </font></span></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[LA CITTA' CHE VOGLIAMO]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><strong><img class="" border="2" hspace="2" alt="" vspace="2" align="left" width="400" height="254" src="/public/image/VILLA(1).jpg" /></strong></font></p>
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<p align="justify"><font face="Times New Roman"><font size="3"><strong>Cominciamo a pensare alla citt&agrave; che vogliamo. <br />
<br />
</strong>Uno degli obiettivi sar&agrave; quello di mettere ordine ai giardini pubblici, prima pagina per chi viene a visitarci, dove i festosi e robusti alberi sono gi&agrave; di per s&eacute; monumenti della natura. <br />
Cosa si suggerisce: <br />
a) contrastare le bancarelle che giorno dopo giorno aumentano di numero, ridimensionando quelle che sono regolarmente autorizzate, ma che hanno spropositato rispetto a quanto autorizzato. Il tutto in vista di un riassetto totale dei giardini. La vocazione commerciale che tale zona possiede deve essere razionalizzata magari facendo dei nuovi chioschi strutturati a somiglianza di quelli storici gi&agrave; esistenti. <br />
b) cominciare a togliere il parcheggiare sotto gli alberi. La funzione dei giardini pubblici &egrave; quella del passeggiare e rilassarsi, far giocare i bambini, e godere del verde e dei fiori che in essi dovrebbero abbondare sempre; <br />
c) spostare la tettoia di attesa dei pullman in altro posto limitrofo, per ripristinare la bella prospettiva di viale Principe di Piemonte, attualmente particolarmente bella per via della fioritura degli oleandri; <br />
d) demolire il muro di cinta dell'attuale campo, almeno quello in superfetazione, e ridare ariosit&agrave; alla villa; <br />
e) ripristinare l'antico zampillo storico della fontana, e ripiantare la bellissima pianta di un tempo, che per un secolo l'abbell&igrave;, senza dimenticarsi di togliere per prima cosa i rifiuti di calcestruzzo che fungono da pietre messe in opera nell'ultima inutile trasformazione, e sostituirli con le giuste pietre; <br />
f) riproporre lo storico viale dei gelsomini; <br />
g) proporre qualche scaletta in pi&ugrave; dove i turisti arrivano con i pullman, attualmente le persone scendendo dai bus creano ingorghi assurdi. <br />
h) potenziare l'affaccio verso il mare. <br />
<br />
Per il posteggio di facile realizzazione avendo a disposizione l'area ceduta dall'impresa Caruso, che in zona costruir&agrave; un albergo, dove vi si pu&ograve; accedere da via Romagnosi, e quindi dalle strade lasciate dall'urbanizzazione Perna. <br />
Personalmente m'immagino il posteggio ricavato con dei terrazzamenti realizzati con muri a secco alberati, che possono scendere fino al fiume. Credo di interpretare in questo modo l'idea di programma del Sindaco Corrado Bonfanti <br />
Ed in ultimo purch&eacute; non pensare anche a togliere l'asfalto e sostituirlo con basolato in pietra dura e bianca di Modica? <br />
pietro giannone <br />
</font></font></p>
<p> </p>]]></content>
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		<title><![CDATA[IL SINDACO CORRADO BONFANTI NOMINA LA SQUADRA DI GOVERNO]]></title>
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		<created>2011-06-20T14:52:23+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><img class="" height="70" alt="" hspace="2" width="74" align="left" vspace="2" border="2" src="/public/image/logonoto.JPG" />Il Sindaco Bonfanti ha nominato gli Assessori della Giunta comunale <br />
<br />
Il Sindaco di Noto, dott. Corrado Bonfanti, proclamato eletto lo scorso 15 giugno, ha nominato, con determinazione n. 34 del 20.06.2011, la Giunta comunale nelle persone dei Signori: <br />
<br />
Terranova Francesco nato a Noto il 03/09/1970; <br />
<br />
Carnemolla Emanuele nato a Noto il 10/08/1972; <br />
<br />
Genovesi Giuseppe nato a Noto il 04/08/1952; <br />
<br />
Tringali Paolo nato a Noto il 26/12/1968. <br />
<br />
Il Sindaco ha reso noto il provvedimento di nomina nel corso di una cerimonia pubblica che si &egrave; tenuta nella Sala degli Specchi di Palazzo Ducezio, dove, subito dopo l&rsquo;atto di nomina, i nuovi assessori della Giunta Comunale hanno prestato il giuramento di &ldquo;adempiere le proprie funzioni con scrupolo e coscienza nell&rsquo;interesse del Comune in armonia agli interessi della Repubblica e della Regione&rdquo;. <br />
<br />
Con la stessa determinazione il Sindaco ha attribuito ai neoassessori le deleghe delle materie a fianco di ciascuno indicate: <br />
<br />
Assessore Terranova Francesco: <br />
turismo &ndash; sport &ndash; spettacolo &ndash; programmazione e modernizzazione dei servizi comunali - politiche finanziarie &ndash; formazione e gestione delle risorse umane &ndash; patrimonio - commercio e attivit&agrave; produttive, sviluppo economico - arredo urbano &ndash; riqualificazione delle aree a verde; <br />
<br />
Assessore Carnemolla Emanuele: <br />
promozione e sviluppo delle politiche sanitarie &ndash; politiche di coesione e sicurezza sociale, promozione dell&rsquo;associazionismo e del volontariato &ndash; protezione civile &ndash; politiche sociali di sostegno ai giovani, alle famiglie, agli anziani e alle persone in difficolt&agrave; &ndash; legalit&agrave;; <br />
<br />
Assessore Genovesi Giuseppe: <br />
cultura &ndash; pubblica istruzione ed universit&agrave; - tutela dei beni culturali e valorizzazione del ruolo e dell&rsquo;immagine della citt&agrave; di Noto; <br />
<br />
Assessore Tringali Paolo: <br />
politiche di pianificazione e sviluppo del territorio - definizione del procedimento di adozione del P.R.G. - urbanistica - edilizia privata &ndash; programmazione e realizzazione opere pubbliche - servizi alle contrade &ndash; agricoltura.</font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[LA MAIEUTICA]]></title>
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		<created>2011-06-15T11:46:19+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="94" height="71" alt="" src="/public/image/pensatore.gif" />Passeggiando lungo il corso con Carmelo Cascone, durante una breve sosta davanti al negozio della mamma dell’amico, mentre questi scambiavano qualche battuta, girandomi attorno e orientando lo sguardo lungo il vico Volturno, ho rivisto il balcone dietro il quale ho passato gli anni pi&ugrave; belli della mia giovinezza. In una frazione di secondo mi sono ritrovato fra i miei libri, con il mio “transistor” sempre acceso, con i miei genitori ed i miei familiari, nipoti compresi, che mi trattavano come un gioiello, sempre preoccupati ma comprensivi nei miei confronti. In un baleno mi &egrave; venuta in mente la gioia e la soddisfazione dello stare, estate ed inverno, dietro quel balcone, nella casa al numero 2 di via Mandal&agrave;. Quella era la mia postazione da cui vigilavo sull’intero quartiere sin dalle 5 del mattino. Salutavo don Turiddu che accendeva il suo motore per recarsi in campagna, e don Matteo che “impaiava” il suo somaro. Sentivo donna Milina che preparava il suo forno e buttava don Saro fuori dal letto, dove doveva essere riposto il pane a lievitare. Nuzza verso le 7 cominciava a spazzare oltre che il davanzale della sua porta anche l’intera strada, donna Mena “atturrava” il caff&egrave; buono per don Currau u cuccu, e poi le tante donne che, gi&agrave; dalle prime luci dell’alba arrostivano peperoni, scambiandosi un’ unica fornacella a turno, sparlando sempre della vicina di casa che in quella giornata non aveva nulla da arrostire. Non voglio descrivere gli amori che ho visto nascere e morire da quella postazione e le tante notizie, legate ad una sorta di segreto professionale, riguardanti i rapporti familiari, apprese nell’attivit&agrave; di scrivano di quartiere, esercitata per anni. Ma la vista che mi riusciva pi&ugrave; affascinante era quella rivolta verso i 7 metri di corso che riuscivo a tenere sotto controllo. Da l&igrave; vedevo passare i frequentatori del “Rosso e Nero” i frequentatori del negozio di donna Pitrina a Ingala, della Tringali, della Piaggio di Bongiorno. Fra le altre seguivo anche le attivit&agrave; di un negozietto proprio di fronte, una merceria, gestita da un signore di mezza et&agrave;, mezzo calvo, di media altezza, un uomo estremamente buono nell’aspetto, ma con una moglie dinamica, vestita con sobria eleganza, sempre con un cappellino in testa, che entrava ed usciva dal negozio con una gran borsa in mano, di fretta, cercata ed accompagnata sempre da qualcuno. Per la mia estrema curiosit&agrave;, avendo chiesto alle donne perennemente impegnate in discussioni importanti davanti al mio balcone, che attivit&agrave; svolgesse quella signora, ottenni un coro per risposta, tra il meravigliato e ammirato: “Ma come? Tu tanto sperto non conosci Titina? Titina Bonfanti! la levatrice pi&ugrave; famosa ed in gamba di Noto! mezzo paese &egrave; nato per mano sua!”. Erano quelli gli anni in cui studiavo filosofia, i Sofisti e Socrate. Di quest’ultimo aveva destato la mia estrema curiosit&agrave; il fatto che, essendo sua madre, Fenarete, un’ostetrica, su tale professione aveva basato il suo metodo di ricerca, detto “maieutico”, ostetrico. Un metodo basato, non sul tentativo di vincere l’interlocutore con la propria abilit&agrave; retorica, come facevano i sofisti, ma su quello di accompagnare, condurre per mano l’interlocutore, nell’apprendimento. Il cosiddetto “metodo induttivo”, basato sul dialogo e sulla conquista collettiva della verit&agrave;. Ebbene, avrete capito che come Fenarete aveva influenzato Socrate, allo stesso modo quella Titina, la nonna del nostro nuovo e caro sindaco, penso, possa, pi&ugrave; o meno consapevolmente, averlo ispirato. Laddove egli sostiene che vuole essere il sindaco del dialogo, il primus inter pares, che vuole rispettare i cittadini con uffici efficienti, cercare di cogliere le opportunit&agrave; di sviluppo regionali, nazionali ed europee, trasformare la “macchina comunale” in una comunit&agrave; di persone, creare una squadra che corra verso il bene comune, segue o no il metodo della maieutica?. Auguri quindi Corrado! possa tu riuscire, a fare apprezzare la buona politica, far “nascere” una nuova coscienza civile, una nuova etica. Noi ti staremo accanto, per evitare che di Socrate possa ereditare anche le inimicizie e gli odi degli invidiosi, senza chiedere nulla di personale in cambio, fiduciosi e sicuri che tutto quanto tu farai servir&agrave; per la rinascita della Citt&agrave;.</font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[UNA GIORNATA PARTICOLARE]]></title>
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		<created>2011-05-27T06:00:00+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="204" height="204" alt="" src="/public/image/festadipiazza.jpg" />Sono ancora le 6 e 25 del mattino. Non ce la faccio ad aspettare che suoni la sveglia. Mi alzo. Praticamente non ho chiuso occhio tutta la notte. Fra poco si apriranno i seggi elettorali e inizier&agrave; la partita finale. Come &egrave; vero che mi chiamo Puccio Montalveria, anche questa volta (l&rsquo;ultima credo) la spunteremo. Dobbiamo spuntarla. Cos&igrave; mia figlia potr&agrave; prendere &lsquo;sto benedetto posto al Comune come mi ha garantito il Sindaco.  <br />
Me le ricordo bene le sue parole: &ldquo;se anche stavolta ce la facciamo, quel posto di centralinista al call center comunale &egrave; suo, poi, dopo qualche mese &hellip;&rdquo;. Con mia moglie e mia suocera ad assillarmi nelle ultime settimane per questa promessa, ho dovuto impegnarmi come mai fatto prima: buoni benzina e ricariche telefoniche, pantagrueliche abbuffate in pizzeria, commosse partecipazioni a funerali di sconosciuti, memorabili tombole in vari ospizi della zona, videofonini per il momento del voto, consulenze &ldquo;chiavi in mano&rdquo; per pratiche di invalidit&agrave; e di accompagnamento, recupero gratuito di punti patente. Ed ancora, pavimentazione e illuminazione pubblica in stradine &ldquo;sperdute&rdquo; di campagna, pallosissime riunioni e mattutine giocate a tressette nei circoli per pensionati, &ldquo;rinvenimento&rdquo; di pacchi di schede bianche, assunzioni temporanee in cooperative predestinate a svolgere servizi comunali, organizzazione di un efficientissimo servizio di accompagnamento ai seggi per anziani e malati, accettazione di &ldquo;spontanei contributi elettorali&rdquo; per l&rsquo;inserimento nel PRG di terreni agricoli con vista sul mare e per l&rsquo;ampliamento di zone edificabili a spese di invadenti aree per servizi &hellip; <br />
Pensate che ho perfino dato fondo ai quattro soldi che ero riuscito a ricavare, dopo tante insistenze, dall&rsquo;ultimo appaltino per il ripristino della segnaletica nelle contrade. Insomma, me le sono giocate proprio tutte le mie carte. Anche l&rsquo;assessore Profumo mi ha aiutato; tanto che mi &egrave; di nuovo venuto il terribile sospetto che abbia una relazione clandestina con mia figlia. Se mai dovessi scoprire una cosa del genere, farei arrivare a quell&rsquo;infame e finto moralista del consigliere di opposizione Bummiscuro, la copia di quel contrattino con cui il caro Profumo si &egrave; fatto costruire le due villette abusive dalla ditta Pizzuta. <br />
Sono combattuto, invece, una volta rieletto, se fare quel cambio dal partito alla lista civica del sindaco. Non me la sento di fare &lsquo;sto sgarbo all&rsquo;onorevole Turi Vasco che da pi&ugrave; di vent&rsquo;anni seguo nelle sue geniali mutazioni (che lui, col suo bel parlare, chiama &ldquo;adattamenti evolutivi&rdquo;); in fondo, anche se in politica tutto &egrave; permesso e non si pu&ograve; &ldquo;mai dire mai&rdquo;, questo cambio di casacca mi sembrerebbe proprio un bel tradimento nei confronti di chi, da lavapiatti alla mensa dell&rsquo;Ospedale mi ha fatto, prima diplomare in meno di un anno e poi diventare, senza concorso, vice direttore della biblioteca comunale. <br />
Dopo avere dato ai fidati amici del comitato elettorale le necessarie disposizioni, alle 9 e 45 inizio il frenetico giro delle sedi di voto. Con la scusa di controllare, per conto del partito, la regolarit&agrave; delle operazioni, all&rsquo;ingresso di ogni seggio riesco a dispensare, insieme a calorose strette di mano ed a sorrisi ammiccanti, gli ultimi &ldquo;santini&rdquo; con la mia bella faccia a colori, ai concittadini che indugiano di fronte ai manifesti con le liste dei candidati. Con la necessaria prudenza (non &egrave; pi&ugrave; come una volta), pur sapendo che quasi tutti i presidenti di seggio li abbiamo &ldquo;sorteggiati&rdquo; tra i nostri, riesco di tanto in tanto a fare il &ldquo;giochetto della scheda vuota&rdquo;, oppure a verificare le foto delle schede appena votate, che quei ragazzotti si affrettano a farmi vedere per potere definitivamente trattenere l&rsquo;ambito videofonino. <br />
Se non ci fosse in ballo il futuro di mia figlia e la mia salute mentale in mano a moglie e suocera, probabilmente stavolta non ce l&rsquo;avrei fatta a sostenere lo stress che mi procura puntualmente ogni elezione. Ma che volete, anche se gli anni passano e ne ho viste proprio di tutti i colori, la politica l&rsquo;ho sempre sentita come una sorta di missione affidatami dal Padreterno; solo Lui ed io sappiamo che i mille compromessi che ho dovuto fare ed accettare, si sono quasi tutti consumati a fin di bene (e non solo il mio). Ho come scolpite in mente le sante parole che, immancabilmente ad inizio di ogni tornata elettorale, mi ripete solennemente l&rsquo;on. Vasco: &ldquo;... Puccio mio, la Democrazia, come tutte le cose buone che Iddio c&rsquo;ha dato, ha un costo, e qualcuno lo deve pur pagare &hellip;&rdquo;. <br />
Guardo il display del cellulare, si sono fatte le 2 e 20 del mattino. Sto tornando a casa a piedi e da solo. Ho deciso cos&igrave; anche se sono esausto e la nottata &egrave; un po&rsquo;&nbsp;umida e pungente. Abbiamo stravinto. Eppure non provo pi&ugrave; la soddisfazione e l&rsquo;ebbrezza che avrei provato un tempo. Non so perch&eacute; ma mi viene in mente una vecchia canzone di Bennato, Feste di Piazza &hellip; e quella chitarra che mi portai in giro per la Francia quando, da giovane, anch&rsquo;io volevo cambiare il mondo e tutte le scelte erano possibili. La scelta, il libero arbitrio, come dice sempre l&rsquo;on. Turi. Ecchecc..zo, sono Puccio Montalveria ed ho ancora io in mano la mia vita. Un uomo si vede anche dal coraggio che mostra nel prendere le decisioni pi&ugrave; dolorose. Domani stesso faccio sapere di essere passato alla lista civica del sindaco &hellip; <br />
P.S.: Anche se ovvio, &egrave; meglio precisare che il contenuto del raccontino, proprio per la sua evidente esagerazione, &egrave; interamente frutto di fantasia e che niente di realmente accaduto lo ha (o lo avrebbe potuto) in qualche modo ispirare. Sarebbe veramente atroce se tutte le idee ed i principi su cui dissertiamo e ci accaloriamo, dovessero infine camminare sulle gambe di simili personaggi &hellip;</font></p>]]></content>
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		<issued>2011-05-27T06:00:00+01:00</issued>
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		<title><![CDATA[IL TRASVERSALISMO CONFUSIONALE]]></title>
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		<created>2011-05-26T16:16:13+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img hspace="2" alt="" vspace="2" align="left" src="/public/BABILONIA.jpg" />Senza attribuire immeritatamente la colpa ai grandi accadimenti, come la ormai lontana caduta del muro di Berlino, &egrave; comunque evidente a tutti, che da tempo, al livello della politica degli enti locali e poco su di l&igrave;, non si assiste pi&ugrave; a quella sana contrapposizione ideologica che rendeva facilmente riconoscibili e prevedibili gli atteggiamenti e le posizioni assumibili anche dal pi&ugrave; modesto amministratore di provincia. <br />
Il vento della &ldquo;seconda repubblica&rdquo;, in modo che appare ormai irreversibile, sembra abbia creato un grande minestrone in cui nuotano (o galleggiano) gli ingredienti pi&ugrave; disparati, senza che nessuno storca pi&ugrave; il naso, sommerso da un fatalismo sempre pi&ugrave; disarmante.<br />
Ne &egrave; prova inconfutabile quanto da anni avviene nella nostra piccola realt&agrave; locale, la cui analisi mi offre l&rsquo;occasione di sottoporre al giudizio del lettore dotato di un sufficiente grado di onest&agrave; intellettuale, una tesi a me cara che consiste nell&rsquo;affermare che a Noto, da almeno il 1997, esiste un unico partito (il Partito Trasversalista Confusionale o P.T.C.) che, assumendo di volta in volta connotati apparentemente diversi, la fa da assoluto padrone, con una sostanziale continuit&agrave; che non d&agrave;, almeno per i prossimi dieci anni, alcuna speranza di cambiamento. <br />
Possiamo ricordare subito come la prima amministrazione Leone (una lista civica di centro destra), con una innegabile abile manovra di &ldquo;dividi et impera&rdquo;, riusc&igrave; a stritolare l&rsquo;allora ancora partito D.S. di Noto, causandone il tracollo da cui non si &egrave; pi&ugrave; ripreso. <br />
Ma niente paura, la seconda amministrazione Leone, dopo un sincero (si spera) travaglio politico-intellettuale, diventava di centro sinistra affidandosi all&rsquo;allora astro nascente (oggi politicamente disperso) della politica siciliana, l&rsquo;On. Bianco. <br />
Nel frattempo, i fedelissimi pretoriani dell&rsquo;onnipotente sindaco decidevano, con una certa dose di abnegazione autolesionista, di rimanere in una specie di limbo in genere frequentato dai politici cosiddetti &ldquo;trombati&rdquo;, negandosi la possibilit&agrave; di assumere in un futuro ragionevolmente prossimo, un ruolo politicamente autonomo e, direi, gratificante. Ma del destino politico di ciascuno di questi silenziosi pretoriani, conosciamo bene le fortunate vicende elettorali. <br />
Tutti abbiamo presente l&rsquo;indimenticabile stile politico-amministrativo, che caratterizz&ograve; in modo quasi costante le amministrazioni Leone (a prescindere dalla momentanea collocazione politica): una sorta di nostalgico-liberale commissariamento perenne di tutta la macchina amministrativa comunale, in cui, come pallide comparse, si sono alternati numerosi assessori, ai quali non fu mai permesso di assumere iniziative tali da farli ricordare ai posteri. <br />
Rimasero invece indelebili i peggiori difetti/pregi del commissario/podest&agrave;, tra cui, il pi&ugrave; determinante (come vedremo) si dimostr&ograve; la daidoniana certezza di subirne la vendetta in caso di disaccordo manifesto. <br />
Eppure di cose veramente buone, obiettivamente, ne erano state fatte e, almeno nel circondario, il nostro comune godeva di un innegabile credito; niente da fare, tutto cancellato, da un curioso fenomeno di rimozione collettiva, che spianava la strada allo scranno di Sindaco al sorridente, quanto fortunato Avv. Michele Accardo. <br />
In un momento politico in cui, in Sicilia, qualsiasi organismo vivente avesse dichiarato di essere di centro-destra, avrebbe trovato un proprio ruolo in una qualsiasi amministrazione pubblica, la nostra Noto ebbe la fortuna di capitare la persona meno adatta a dare una sterzata all&rsquo;andazzo precedente. E cos&igrave;, una amministrazione nata con un consenso quasi plebiscitario, affond&ograve; in brevissimo tempo nelle sabbie mobili generate da una classe politica rimasta &ldquo;in sonno&rdquo; per anni ed anni sotto il ghiaccio dell&rsquo;inverno leoniano e prodigiosamente auto-riesumatasi e auto-rianimatasi per l&rsquo;occasione, come alcuni organismi monocellulari ritrovati sotto i ghiacci dell&rsquo;Antartide. Organismi dotati di una innegabile capacit&agrave; di adattamento e di mobilit&agrave; politica, tali da superare successivamente (come ben sappiamo) anche il fallimento, universalmente riconosciuto, dell&rsquo;immota amministrazione Accardo. <br />
Anche in questo caso, l&rsquo;elettorato netino, assalito di nuovo da una forma di incontenibile intolleranza verso il comunque appagato Sindaco, si trov&ograve; dinanzi ad un panorama di candidati, il cui merito principale era quello che sarebbero comunque stati meglio del dileguato Accardo. <br />
E cos&igrave;, dopo una piccola recita sul &ldquo;mi presento (solo perch&egrave; insistete tanto)&rdquo; e sul &ldquo;sto arrivando (ma non temete, scherzo)&rdquo;, si delineano due campi distinti: da una parte il centrosinistra, capeggiato da &ldquo;nuovo&rdquo; Leone, al confortante motto &ldquo;riprendiamo il cammino interrotto ...&rdquo;, formato da numericamente irrilevanti, quanto riottosi e &ldquo;incontentabili&rdquo; Diessini, da una fedelissima Noto Nostra (riesumata per l&rsquo;occasione con i suoi pretoriani superstiti), da una Margherita in parte monopolizzata dal grande &ldquo;vecchio&rdquo; ed in parte animata da fermenti che facevano riferimento al &ldquo;sempre in rodaggio&rdquo; Dott. Cannarella. <br />
Il Dott. Cannarella, uno dei pochi politici locali di spicco a non essersi formato nella &ldquo;giovent&ugrave; liberale&rdquo; (come gli avv. Leone, Accardo e Franza), presenta, per conto suo, un bel curriculum: da Lotta Continua al Partito Socialista, da un breve passaggio in Forza Italia (come tutti i craxiani che si rispettino), all&rsquo;approdo finale (?) nella &ldquo;piscitelliana&rdquo; Margherita. <br />
Strada facendo si uniscono gli sfuggenti e volubili M.P.A., normalmente a destra, ma a Noto schierati a sinistra, quasi a sottolineare l&rsquo;improbabile collocazione del leader della coalizione. <br />
Viene a dare una utilissima mano d&rsquo;aiuto anche il &ldquo;sempreverde&rdquo; Bosco, reduce da una onorevolissima sconfitta (ma pur sempre sconfitta) elettorale alle regionali. <br />
Dall&rsquo;altra parte l&rsquo;arcipelago anti-leoniano, caratterizzato da una inedita sinergia di intenti tra sinistra estrema con appoggio esterno di Diessini anti-leoniani e da una lista civica di ispirazione granatamente di centro-destra, anch&rsquo;essa appoggiata esternamente da alcuni altri Diessini anti-leoniani. <br />
Il suicidio politico della sinistra estrema era talmente evidente da conferirle quasi un&rsquo;aurea eroico-romantica, rappresentata dal famoso slogan &ldquo;ho un sogno ...&rdquo;, (proferito molti anni prima da un personaggio politico d&rsquo;oltre oceano sicuramente sveglio). <br />
Invece, quasi sommessamente, iniziava la travolgente e repentina ascesa politica del &ldquo;fenomeno&rdquo; Valvo (in verit&agrave; un altro non ex liberale). <br />
Un concentrato di felici intuizioni magistralmente tratte da vari illustri personaggi del passato (di stampo sudamericano) e d&rsquo;oggi, tra cui svettano il trasversalissimo Granata e, soprattutto il &ldquo;Grande Silvio&rdquo;, permettono al &ldquo;fenomeno&rdquo; di compiere una serie di azioni memorabili, tutte utili allo scopo finale: in tempi meno sospetti viene risollevata la squadra di calcio locale (v. Milan), viene fondata una TV via internet (v. Mediaset), vengono ostentate ricchezze e charme in modo quasi imbarazzante e si riesumano dei vecchi politici di sicuro valore elettorale anche se apparentemente impresentabili (v. Alleanza Nazionale), ecc. ecc.. Il tutto convergente in una rassicurante lista civica, che il lungimirante (per gli altri) e &ldquo;sempre-gratuito&rdquo; consulente Granata aveva individuato come migliore soluzione per coagulare tutte le forze (fondamentalmente) anti-leoniane. <br />
Dopo un primo turno elettorale quasi vinto da Leone I, nonostante la defezione di Leone II, la gongolante coalizione di centro sinistra compie l&rsquo;imperdonabile errore di sottovalutare la forza dirompente del montante rigurgito anti-leoniano. Senza alcun indugio (e forse ritegno) iniziano le pi&ugrave; impensabili migrazioni: al grido &ldquo;meglio (politicamente) morto che sotto Leone (I)&rdquo;, passano dalla parte del nuovo &ldquo;Alessandro&rdquo;, pi&ugrave; o meno pudicamente e con un certo grado di &ldquo;calabrachistica&rdquo; o &ldquo;tornacontistica&rdquo; ignavia, generali e soldati del decimato esercito Diessino, ambientalisti e no-triv, tutti risucchiati nel grande minestrone di cui si &egrave; parlato all&rsquo;inizio. Emergono, novelli campioni del trasversalismo pi&ugrave; esasperato, perfino autorevoli esponenti della sinistra, cosiddetta radicale, che, dinanzi ad incredule folle, dichiarano la propria entusiastica adesione al validissimo programma elettorale del centro destra, non condizionati (si dice cos&igrave; in questi casi) da anacronistici, fastidiosi e fuorvianti preconcetti ideologici. <br />
Si registrano anche insperate adesioni al &ldquo;nuovo&rdquo; corso: la diocesi animata da un inedito attivismo politico, mostra con evidenza il proprio gradimento che, come sappiamo, verr&agrave; ricambiato con un assessorato ai &ldquo;rapporti con la chiesa&rdquo;, di cui tutti sentivamo la mancanza. <br />
La tragedia, quasi&nbsp;lo psico-dramma collettivo, sta per consumarsi sotto gli occhi dei ciechi troiani che festeggiano quella che era ritenuta l&rsquo;ormai prossima e inevitabile vittoria sull&rsquo;incauto avvocato rampante. Sono sicuro che sull&rsquo;ondata di questa, neanche tanto inconfessata certezza, l&rsquo;imperatore ed i suoi pretoriani avevano gi&agrave; stilato la temutissima lista dei cattivi ... <br />
La paura concreta di non riuscire a sopravvivere ad altri dieci anni di ibernazione politica, fa novanta, per cui, con un &ldquo;colpo di reni&rdquo; elettorale degno del miglior Pizzaballa, il giovane &ldquo;Alessandro&rdquo; e i suoi valorosi accorti guerrieri riescono a sovvertire l&rsquo;infausto pronostico sgominando il quasi invincibile esercito dei Persiani, per entrare finalmente nella splendida ed acclamante Babilonia (mai esempio fu pi&ugrave; calzante). <br />
Inizia cos&igrave; la &ldquo;nuova&rdquo; era, caratterizzata da una specie di &ldquo;stato di attesa&rdquo;, una sorta di collettivo &ldquo;stand-by&rdquo; neuronale, animato da un attivismo religioso e mediatico senza precedenti, e, purtroppo, da una immobilit&agrave; amministrativa gi&agrave; ampiamente sperimentata e non certo ravvivata dall&rsquo;improbabile gomito a gomito tra i variopinti ambientalisti &ldquo;no triv&rdquo; ed i nostalgici esponenti della inquieta destra locale. <br />
Nel frattempo, l&rsquo;inesorabile Partito Trasversalista Confusionale inizia la campagna di iscrizione per la nuova stagione amministrativa, con l&rsquo;accattivante slogan iper-pragmatico: &ldquo;il tuo elettorato ti vuole comunque nella maggioranza al potere, per cui regolati di conseguenza ...&rdquo;. Si assiste cos&igrave; a passaggi ufficiali ed ufficiosi al fine di creare una nuova tetragona maggioranza di stampo bulgaro; solo che i posti di governo e di sottogoverno disponibili sono inferiori alle aspettative, per cui si deve ricorrere anzi tempo al &ldquo;rotazionismo elettorale- amministrativo&rdquo; che abbiamo sperimentato di recente. <br />
Tali avvicendamenti sono in parte incentivati da disarmanti ed ingiustamente equivocate &ldquo;ingenuit&agrave;&rdquo; sulle pi&ugrave; elementari procedure amministrative, dimostrate da alcuni &ldquo;esperienti&rdquo; esponenti della prima tornata. Tant&rsquo;&egrave; che sotto il terribile fuoco incrociato dei due maggiori oppositori dell&rsquo;amministrazione Valvo, due acclarati campioni ante-litteram del trasversalismo confusionale (due grandi &ldquo;ingestibili&rdquo; di razza), cadono, una dopo l&rsquo;altra, le teste di vari illustri esponenti della &ldquo;nuova&rdquo; amministrazione. <br />
A confronto di questi due immortali protagonisti della politica locale, diventano evanescenti (anche per l&rsquo;oggettiva ed innegabile inefficacia) tutte le iniziative concepite dai tradizionali e titolati partiti di opposizione che, impegnati, al massimo, in una battaglia memorabile sul fondamentale problema della banda musicale o in altrettanto basilari &ldquo;botta e risposta&rdquo; con gli ultracoerenti quanto numerosi ambientalisti locali, non si accorgono, ad esempio, che la &ldquo;ri-nuova&rdquo; amministrazione sta, da tempo e in vario modo, flirtando (per usare un decoroso eufemismo), con soggetti di vario cabotaggio (da colossi come l&rsquo;ENEL SpA a piccole cooperative e personaggi locali) tutti, casualmente, riconducibili ad un ristrettissimo gruppo di notabili del &ldquo;ri-nuovo&rdquo; corso. Comunque, un avvilente &ldquo;deja vu&rdquo;, per chi ha un p&ograve; di memoria ... <br />
Cos&igrave;, abdicando dalla funzione di tutore della legalit&agrave;, del decoro, della correttezza politica e morale, a favore dei due improbabili paladini (uno dei quali, parafrasando arditamente un pi&ugrave; noto personaggio di indubbio spessore morale, invita la cittadinanza a &ldquo;resistere, resistere, resistere ...&rdquo;), la partitica opposizione locale si trascina stancamente con le solite scaramucce interne, sicura di dovere rianimarsi, come &egrave; d&rsquo;uopo, soltanto pochi mesi prima delle prossime elezioni. <br />
Da tutto quanto osservato emergono alcune considerazioni inoppugnabili, di cui deve far tesoro chiunque coltivi velleit&agrave; politiche al livello locale. La prima &egrave; che a Noto non esistono i numeri per un dignitoso bipolarismo; in altre parole qualsiasi coalizione vincente deve imbarcare anche formazioni e/o personaggi &ldquo;fuori tema&rdquo;. La seconda &egrave; che, in assenza del vecchio (ma di nuovo attuale) &ldquo;grande centro&rdquo;, occorre basare la propria forza su una forte &ldquo;lista civica&rdquo; (alias P.T.C.) che, collocandosi in una apparente posizione di centro sinistra o di centro destra, possa, con cinica disinvoltura, accogliere tra le proprie fila chiunque si dimostri elettoralmente significativo, senza quei finti imbarazzi a cui abbiamo fino ad oggi assistito. La terza, in verit&agrave; gi&agrave; ampiamente conosciuta, &egrave; che l&rsquo;elettorato, o comunque la parte numericamente pi&ugrave; rilevante, vuole il proprio rappresentante sempre &ldquo;in sella&rdquo;, anche a qualsiasi costo, in modo da potere dispensare, quando occorre, i pretesi e dovuti favori; ne deriva che ogni &ldquo;eletto&rdquo; deve essere sempre pronto alla propria ricollocazione, senza falsi pudori e, magari, con l&rsquo;immancabile discorsetto giustificativo (scritto in genere da altri, per la migliore conoscenza dell&rsquo;italiano) gi&agrave; pronto in tasca. La quarta &egrave;, mi duole dirlo, che chiunque capeggi la coalizione vincente, in quanto tale non pu&ograve; sperare in pi&ugrave; prestigiose &ldquo;promozioni&rdquo; ai livelli politici superiori; ci&ograve; perch&egrave; l&rsquo;eterogeneit&agrave; dei propri fedeli, nelle grandi occasioni elettorali viene inesorabilmente reincanalata nelle mille candidature (a parte la recente eccezione del &ldquo;sempreverde&rdquo;) proposte ad arte dai pi&ugrave; solidi e tradizionali partiti. <br />
Insomma, per farla breve e senza tema di affondare nel gratuito populismo, sembra proprio che non si profili alcun luminoso avvenire per la nostra Noto. <br />
A nulla valgono i pi&ugrave; o meno recenti riconoscimenti internazionali delle valenze architettoniche e culturali che caratterizzano questo estremo lembo d&rsquo;Europa, specie se confrontati con il generale degrado della nostra comunit&agrave; e, soprattutto, con lo spessore della nostra classe amministrativa, selezionata con sistematico autolesionismo, come se, ad esempio, una compagnia di aerei di linea scegliesse i propri piloti non per la loro competenza, professionalit&agrave; ed affidabilit&agrave;, ma per la loro capacit&agrave; di raccontare barzellette e storielle agli incauti passeggeri o per come indossano bene l&rsquo;uniforme. <br />
Eppure, da ingenuo ottimista, avverto la sensazione che una leggera brezza di primavera si stia levando, chiss&agrave; che non mi sbagli ... <br />
</font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[NONOSTANTE TUTTO ..... NOI SIAMO CONTENTI]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="111" height="111" alt="" src="/public/image/CIMETTOFIRMA.jpg" />Noi di Notolibera siamo contenti, finalmente il Sindaco Valvo si &egrave; risolto a porre rimedio al danno che aveva arrecato alla citt&agrave;, allorquando, quasi tre anni, aveva commesso l’incredibile errore di consegnare, primo Sindaco della zona sud di Siracusa, gli impianti idrici, fognari e depurativi di Noto. <br />
Siamo soddisfatti perche l’esito della vicenda giudiziaria promossa dal comune di Melilli in merito alla regolarit&agrave; dell’affidamento del servizio idrico integrato e che ha visto soccombente la Sai 8 Spa e il Consorzio Ato ha ampiamente dimostrato che Notolibera aveva perfettamente ragione, quando in tempi non sospetti, unico movimento in citt&agrave;, affermava i pericoli connessi alla privatizzazione di un bene primario come l’acqua e delle irregolarit&agrave; contenute nel gara e nel contratto di affidamento del servizio idrico integrato. <br />
Notolibera e la cittadinanza si mobilitarono raccogliendo oltre 2500 firme che esprimevano una forte volont&agrave; popolare contro la cessione dell’acquedotto comunale a una societ&agrave; per azioni che per natura deve fare profitti. <br />
Ma a quei tempi gli equilibri politici che reggevano l’amministrazione di Noto non consentivano deroghe pertanto tali legittime istanze furono completamente disattese dall’amministrazione Valvo, <br />
Fu consegnato frettolosamente, unico comune della zona sud della provincia, al gestore privato le chiavi dell’acquedotto senza aver verificato l’esistenza di una carta dei servizi, a tutela della propria cittadinanza. <br />
Nessun approfondimento sulle questioni inerenti le norme contrattuali e gli eventuali conguagli nella fase di transizione dall’aspecon alla Sai8. <br />
Forse una fretta pressappochista che tanti giustificano con l’urgenza di scaricare il comune dalla responsabilit&agrave; della gestione e della manutenzione dei depuratori comunali, magari in attesa di qualche bollino blu. <br />
Nessuna realizzazione delle opere infrastrutturale promesse, solo la sostituzione dei contatori. <br />
Poi sono arrivate le prime botte, fatture esose e errate, disservizi, nessuna informazione alla cittadinanza., reclami a non finire etc. <br />
Oggi finalmente il Sindaco si decide, a 4 giorni dalle elezioni comunali, a riprendersi l’acquedotto comunale. <br />
Dunque non erano frottole quando parlavamo di esosi aumenti in bolletta, non eravamo terroristi quando si avanzavano dubbi in merito alle coperture finanziarie dell’azienda, n&eacute; capipopolo quanto si parlava di qualit&agrave; scadente dei servizi e di costi esorbitanti per allacciamenti, volture e etc. <br />
Era ora, noi siamo contenti, il sindaco Valvo finalmente &egrave; diventato, al pari di Notolibera, terrorista e capopopolo, dopo oltre 3 anni sembra un socio di Notolibera e si &egrave; deciso a difendere, magari tardivamente gli interessi dei suoi cittadini. <br />
Ma noi siamo contenti cos&igrave;, speriamo non sia solo una boutade elettoralistica. <br />
</font></p>]]></content>
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		<title><![CDATA[L'AMORE E LA POLITICA]]></title>
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		<created>2011-05-17T13:59:25+01:00</created>
		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font size="3" face="Times New Roman"><img class="" border="2" hspace="2" vspace="2" align="left" width="103" height="78" alt="" src="/public/image/giorgiogiann.jpg" />L’esperienza della campagna elettorale mi porta a fare alcune considerazioni: Non ho mai visto come in questi giorni politici innamoratissimi di Noto e pronti anche al sacrificio estremo pur di risolvere tutti in una volta i problemi della citt&agrave;. Io personalmente riservo l’amore verso altri indirizzi pur essendo stato sempre in prima linea quando si &egrave; trattato di prendere posizione per risolvere alcuno dei tanti problemi che Noto ha sistematicamente dovuto affrontare per resistere ai soprusi da parte istituzionale ed agli scippi da parte dei comuni vicini.<br />
Nel comitato dell’avvocatura del sud-est per la difesa del Tribunale, nel comitato no-triv quando si &egrave; trattato di difendere il territorio dai petrolieri, nel comitato pro-acqua pubblica con Notolibera quando si &egrave; trattato di resistere alla privatizzazione dell’ acqua da parte della sai 8 e soci, nel collegio di difesa di coloro che erano stati ingiustamente denunciati per aver difeso il diritto alla salute durante le proteste per l’ospedale, ed in tutte le occasioni in cui erano in gioco i diritti dei cittadini di Noto e la difesa della citt&agrave; e del suo territorio. <br />
Sono piacevolmente sorpreso dalla presenza di circa 270 candidati per il rinnovo del Consiglio Comunale di Noto, e debbo per&ograve; registrare che in tutte le occasioni in cui Noto chiamava, di tutti queste persone candidate ne ho visto pochi, anzi pochissimi forse qualcuna, perch&eacute; evidentemente e per la maggior parte erano impegnati in altre faccende e faccenduole certamente lecite, ma l’amore ora dichiarato ai quattro venti e con ogni mezzo non li sfiorava affatto. Da decenni vedo un Consiglio Comunale composto sempre dalle stesse persone, molte delle quali, in tutta la loro sfolgorante carriera politica, non hanno mai aperto bocca in Consiglio Comunale ed invece di pensare alla politica del turismo erano impegnatissimi nel turismo della politica (girare da un partito all’altro) o a fare sport esercitandosi nel salto della quaglia. <br />
Se si vuole cambiare la sorte di una citt&agrave; bisogna innanzitutto cambiare la sua classe politica a cominciare da uno svecchiamento radicale del Consiglio Comunale. <br />
Oggi ci&ograve; &egrave; possibile solo con l’elezione di Corrado Bonfanti a Sindaco, perch&eacute; con la sua elezione verrebbero mandati definitivamente a casa oltre 10 consiglieri Comunali, reintegrati con altrettante persona nuove, preferibilmente scelte fra persone veramente preparate, con la voglia di vivere la politica per le sue finalit&agrave; di carattere generale lontano dai personalismi e dagli interessi personali,di famiglia, di gruppi o di lobbyes, persone con nuove idee, con programmi semplici e realizzabili; Solo cos&igrave; verrebbero sepolte le vecchie logiche e disintegrate le lobbie che hanno affossato la citt&agrave; per decenni. <br />
I problemi di Noto sono infiniti ma risolvibili, ma il problema principale &egrave; quello del lavoro ed &egrave; da quello da cui bisogna partire, per affrontare poi gli altri. In sintesi lasciando l’amore e le questioni del cuore nel privato, posso dichiarare il mio impegno formale con il sostegno di Notolibera e del progetto per Noto di affrontare il tema del lavoro e della disoccupazione che ha portato una grossa percentuale della popolazione al disotto della soglia di sopravvivenza. Il Turismo, l’agricoltura di qualit&agrave;, il P.R.G., il reperimento dei finanziamenti comunitari, la tutela del territorio e la ricerca di fonti energetiche alternative debbono essere correlate al tema del lavoro, solo cos&igrave; si far&agrave; un atto d’amore per la citt&agrave; senza aprioristiche e strumentali dichiarazioni d’amore. <br />
Avv.Giorgio Giannone (candidato al Consiglio Comunale di Noto con Notolibera.) <br />
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		<title><![CDATA[LA VOCE DELLA COSCIENZA]]></title>
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		<content type="text/html" mode="escaped"><![CDATA[<p align="justify"><font face="Times New Roman" size="3"><img class="" height="255" alt="" hspace="2" src="/public/image/FORTE.jpg" width="250" align="left" vspace="2" border="2" />Cara amica ti scrivo ... <br />Mia cara, mi sono sorpresa a PIANGERE nel rivedere delle vecchie foto dove tu, tenendo un palloncino in mano, sei, insieme al tuo pap&agrave;. davanti al &quot;Monumento ai Caduti&quot; a Noto, citt&agrave; ove vivi. <br />Sei piccola, piccolissima e hai lo sguardo timido e impaurito davanti all'obiettivo del fotografo come se ne temessi la figura, forse perch&eacute; ti era sconosciuto o chiss&agrave; cos'altro? <br />Ma sei al sicuro, mia dolce bambina! Pap&agrave; non ti lascer&agrave; mai la mano. anzi te la stringer&agrave; pi&ugrave; forte e l'obiettivo del fotografo non ti far&agrave; pi&ugrave; paura ... non esploder&agrave;! Poi sei cresciuta ... la tua citt&agrave; l'hai sempre amata ... respirata ... talvolta ripudiata e contestata, ma l'hai sempre vissuta! <br />Questa Noto dalle mille sfaccettature, mollemente immobilizzata nelle proprie contraddizioni ... Noto paradiso pietrificato, disegnata dalla matita di grandi architetti e irretita in una politica vuota e improduttiva, che ne ostacola il percorso della naturale crescita evolutiva come qualsiasi normale comunit&agrave;. <br />Noto, ove il sindaco di turno, l'assessore mediocre designato, il consigliere, eletto, senza meriti specifici, tronfi delle loro cariche, tanto faticosamente conquistate, cos&igrave; si difendono, mettendo rigorosamente in atto la legge del &quot;che vuoi da me? ... ho ben altro da fare!'&quot; <br />All'insegna dell'eterno ritornello &quot;Cos&igrave; &egrave; sempre stato, nulla pu&ograve; cambiare&quot;: sviluppo zero &hellip; immobilismo dieci e lode <br />Ora dovresti farti stringere pi&ugrave; forte la mano da tuo padre e sperare che l'obiettivo del fotografo non esploda per davvero perch&eacute; tu e questa citt&agrave; siete in serio pericolo! <br />Mia cara, non dico che al disastro non vi &egrave; rimedio, ma c'&egrave; da lavorare tanto ... bisogna abbandonare il terreno neutrale e passare, senza indugio alcuno all'offensiva. <br />Il buon Socrate, interrogato di quali persone fosse pi&ugrave; forte il discorso rispose: ... di quelli alle cui parole segue sempre l'azione ... e la citt&agrave; governata nel migliore dei modi &egrave; quella che vive secondo le leggi e procede contro quelli che le violano&quot; <br />Siccome di &quot;Socratico&quot; la nostra bella Noto ha ben poco, bisogna che quella voce insistente che, a volte, ascoltiamo cos&igrave; malvolentieri, cio&egrave; la voce della ragione, abbia il sopravvento e occorre accettare, con intima gioia, anche quell'altra voce che si chiama: COSCIENZA. <br />Allora mia cara, forza, lascia senza trepidazione la mano di tuo padre e afferra la mia stringendola e insieme a tutte le altre donne di questa citt&agrave;, animate da spirito libero, uniamoci, posando serenamente davanti all'obiettivo del fotografo e vedrai non esploder&agrave; ... con la forza che &egrave; dentro di noi, faremo quanto &egrave; necessario per realizzare, noi donne e madri la SVOLTA tanto importante e tanto disperata superando tutte le insidie, anche le pi&ugrave; difficili. <br />Riappropriamoci della nostra citt&agrave;! <br />Angela Forte <br /></font></p>]]></content>
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