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CELESTE AIDA
(del 22/02/2010 @ 17:57:19, linkato 235 volte)
Organizzata dagli Amici della Fondazione Teatro,nella Sala Conferenze dell’ex Convitto Ragusa di Noto,giorno 6 Febbraio scorso,è stato presentato il romanzo dal titolo: Celeste Aida,e dal sottotitolo: Una storia siciliana,di Marinella Fiume,nella Collana Altera,della Rubbettino Editore.
La presentazione è stata preceduta dalla lettura di alcuni brani del romanzo,letti dall’attrice Pamela Toscano,che accompagnata da un sottofondo di musica etnica e lirica,si è sintonizzata con molta naturalezza nella dimensione in cui il testo,la parola,il corpo,la voce, i suoni,divenivano un’unica cosa,pervenendo con molta sufficienza e una libertà d’espressione a trasmettere al pubblico presente,delle sensazioni e delle atmosfere adeguate al pathos che i brani del romanzo con la sua storia drammatica e le sue dinamiche richiedevano. L’Avv. Maria Suma, presentando il romanzo della Fiume,un romanzo che si basa e nasce da un fatto di cronaca,divenuta storia popolare, “ cuntu “ narrato nel passato nelle Piazze dei paesini e delle Città siciliane,dal Cantastorie Orazio Strano. Una storia drammatica accaduta in un villaggio,a Botteghelle,vicino Fiumefreddo di Sicilia,in provincia di Catania,nel 1933.
La Suma,ha fatto un quadro psicologico dei vari personaggi che danno vita al romanzo,sottolineando la povertà culturale della famiglia contadina di Aida,e della conseguente mentalità ristretta e autoritaria dei vari soggetti che circondavano e ruotavano attorno alla sensibile,sveglia,attenta e perspicace Aida Messina,una bambina di cinque anni,che viveva con la madre,i fratellini,la sorellina,la nonna,e lo zio Giovannino,che per Aida,rappresenta tutti quegli aspetti parentali maschili,consci e inconsci,in sostituzione del padre emigrato in America,per lavoro.
Nel romanzo si narra di un giovane ventenne,commerciante di vini,che ha una relazione amorosa con la suocera molto giovane,una suocera di trentasette anni. Giovannino,è il nome del giovane,che dopo avere sposato la figlia di Giuseppina,Pinuccia,la lascia a Giarre,nel paese con i suoceri, mentre lui si stabilisce e vive con la suocera Giuseppina,e i suoi cognatini. E’ la sensibile e attenta Aida,che s’accorge della relazione tra i due,e Giovannino,per paura che possa rivelarlo all’amato padre sconosciuto di nome Alfio,che vive in America,la uccide seppellendola viva dentro un fosso da lui scavato vicino al suo negozio di vini.
Nella relazione tra Giovannino Scandurra e Giuseppina Ucciardello,oltre alla normale soddisfazione dei sensi,è chiaro e evidente il rapporto edipico che maggiormente lega i due amanti,rapporto edipico,che si rovescia solo affettuosamente tra Giovannino e la cognatina Aida,in cui Aida ,cercava tutte quelle attenzioni e affettuosità sane,normali e dovuti che richiede la sensibilità di una bambina di cinque anni,affettuosità che non vengono corrisposte dal cognato,perché costui è sempre con l’attenzione centrata alla relazione con Giuseppina,al gioco delle carte,al vino,e alle donne in generale.
Dopo varie ricerche i Carabinieri,scoprono l’omicida in Giovannino,a cui viene fatto un processo e di conseguenza condannato a morte mediante fucilazione,mentre Giuseppina,viene assolta per insufficienza di prove sia per il delitto della figlia Aida,che per l’adulterio e il procurato aborto.
La Psicoterapeuta Maria Alecci,è intervenuta sgambettando la tragedia e il suo significato statico,leggendo e interpretando i significanti che si colgono via via nel romanzo, tra cui “ i segreti di famiglia “,di cui sono portatori inconsapevoli,sia Aida,la vittima,che Giovannino,il carnefice. Aida,oltre a non avere conosciuto il padre molto amato e spesso sognato da parte sua,si porta dentro di se,quella fiducia tradita da parte della madre e di Giovannino,mentre Giovannino,che non è a conoscenza che sua madre Giuseppa Zappalà,da giovane fu violentata in una campagna da un bruto pastore,da cui lui nacque,frutto quindi di una violenza che si porta dentro con se,trasmessogli dalla madre.
Si potrebbe dire,aggiungo io,ma se Aida e Giovannino,al di là della tragedia,sono dei portatori inconsapevoli delle violenze subite,quindi di una violenza che poi sfocia in tragedia,non è forse da ricercare anche e soprattutto nel contesto politico e culturale del tempo? Nella politica culturale,nella morale del sistema politico,morale,religioso? Dal regime dittatoriale fascista,con le sue leggi,come il Codice Rocco,e le sue leggi morali sanciti dal Concordato tra lo Stato fascista,rappresentato da Mussolini,e lo Stato Vaticano,i cui valori cardini erano: Dio,Patria,Famiglia,con la conseguente divisione dei ruoli tra uomo e donna,in cui la donna era subordinata all’uomo,al marito,e l’adulterio e l’aborto venivano puniti severamente con l’arresto. In quella separazione della morale,in morale pubblica di facciata,e in morale privata,che poi vuol dire,morale sessuale repressa nel caso in questione,che viene vissuta solo nella clandestinità,nel privato del privato,che diviene una “morale mafiosa “ del privato,che produce altre separazioni e altre doppiezze,come ad esempio,quelle tra corpo e spirito,tra corpo e mente,tra spiritualità e sessualità,insomma quel privato del privato sommerso, che diviene “ morale mafiosa “, di cui purtroppo le “ mafie sociali “ e le “ mafie religiose “ , hanno bisogno per continuare ad alimentare il proprio potere,quindi le proprie logiche economiche e politiche che si basano sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Noto,17 Febbraio 2010
Roberto Bellassai
Caro Roberto, ho letto il tuo intervento e con una certa desolazione ho potuto constatare che, a distanza di quasi trenta ore dall'inserimento, solo diciassette persone, dicasi diciassette, l'hanno letto e nessuno ha inviato un benché minimo commento. Evidentemente è facile riempirsi la bocca con la parola cultura, ma quando la vera cultura viene servita a tavola, in tanti asseriscono di essere a dieta. Se non vado errato, Noto, oltre ad essere stata la città ingegnosa, è stata anche la città nota per la sua cultura. Credo proprio che molti, oltre ad essere a dieta, siano di corta memoria.
Salvatore Di Pietro
Di
Salvatore Di Pietro
(inviato il 23/02/2010 @ 20:39:12)
Quella di Roberto Bellassai è una "lotta" continua all'insensibilità di questa città. Chi rappresenta la cultura in questa città ? Quando si tratta di apparire non vi è che l'imbarazzo della scelta, quando i locali della Biblioteca sono chiusi ed i testi non sono accessibili per varie ragioni , l'unica nota stonata è " BELLASSAI". NOTO era una città ingegnosa e nota per la sua cultura , oggi è purtroppo in mano ai NUOVI BARBARI. Si pensi a tutti gli assessori alla cultura che si sono succeduti negli ultimi anni e la risposta è semplice. Per ricoprire quel ruolo si deve esserre ignoranti altrimenti la ledelega non viene assegnata.
Di
report
(inviato il 24/02/2010 @ 08:15:33)
Caro Salvatore,è una consuetudine dei Netini non intervenire a dare un contributo o fare un commento su articoli che riguardano la letteratura,come in questo caso. I motivi sono da ricercare nella decadenza culturale della Città,una decadenza che inizia subito dopo la sua costruzione. A parte le teorie di Tino Tinto,che condivido,subito dopo la costruzione della Noto barocca,la Città di Noto,non ha avuto una classe dirigente culturalmente all'altezza di quelle precedenti. La lettura di questo continuo decadimento che arriva fino alla perdita della ragione,è sotto gli occhi di tutti,basta dare uno sguardo al centro storico per rendersi conto di come è stato deturpato rispetto al progetto originario. Tra una Chiesa e un Palazzo,una strada e l'altra,tutte dritte e squadrate,si aprivano spazi che oltre a dare una particolare dimensione artistica al contesto,divenivano aree antisismiche,cosa improponibile oggi. La nuova Noto,quella appena fuori dal centro storico,non ha una strada dritta o squadrata,è invece un'accozzaglia di case costruite senza un criterio logico,che fa chiaramente a pugni con lo storico impianto settecentesco. Si potrebbe dire che si tratta di un quadro che mi riflette la realtà statica dove vivo,una realtà fatta di soggetti subordinati storicamente e culturalmente al modello sociale che il periodo storico detta,al modello che oggi propina per esempio, il "Mercato". Interessa solo ad alcuni la letteratura o la cultura in generale,si preferisce andare allo stadio o nei grandi supermercati,che a me somigliano al Paese dei Balocchi. Si potrebbe dire che non abbiamo più bisogno di dittature tipo il fascismo! C'è un potere che con tutti gli strumenti che si ritrova riesce sotto molti aspetti a narcotizzare e a rendere "normale" e funzionale al proprio sistema il " soggetto " di oggi. Se non sbaglio,Pasolini,ne parlò nel film Salò e le 120 giornate di Sodoma. Segue
Eppure,i riferimenti culturali,letterari,sia nel passato,come nel presente si può dire che ci sono,ad esempio,la Coffa,il Cassone,nel recente passato,nel presente si potrebbe parlare di Ugo Lago,di Corrado De Vita,di Corrado Sofia,di Corrado Curcio,di Corrado Rizza,di Riccardo Sgroi,di Marinella Fiume,tutta gente che è andata via da Noto,cercando affinità culturali altrove,per potere moltiplicare le proprie potenzialità e la propria espressione,ma la Città di Noto,non è nemmeno riuscita a istituire un Premio Letterario,Giornalistico, Documentaristico,per questi suoi Cittadini illustri. Non sarebbe la soluzione,ma penso che contribuirebbe a cambiare le tendenze in Città,sarebbe un lievito per fare maturare nei Giovani altri modelli sociali e culturali.
Caro Report,mi farebbe piacere incontrare altre " note stonate " come me e differenti da me,delle " note realmente stonate " , che penso ce ne siano parecchi in Città,solo che queste " note stonate ", si fanno assorbire dalla frammentazione sociale e politica, che comporta l'individualismo borghese e conforme. Basterebbe un gruppo di queste " note stonate ", un gruppo con le idee chiare,che si armonizzasse e si accordasse su dei temi via via da affrontare e risolvere per cambiare gradualmente e nel tempo la Città di Noto.
Saluti per te e Salvatore Di Pietro,che nel precedente intervento per la fretta ho dimenticato di salutare. Roberto Bellassai
Roberto quando abbiamo pensato di creare questo spazio , lo abbiamo fatto con questo intento , quello di dare la possibilità ad ognuno di noi di interagire , dal web alla carta stampata , con gli altri e con quanto ci interessa come cittadini in prima persona senza delegare nessuno. Le note stonate se messe insieme si possono "allineare" e diventare buona musica , vedi Noto è una città assente , se già fosse come dici , individualista , borghese , conforme , avrebbe una sua fisionomia. Oggi per vari motivi i più disparati si ha sempre meno interesse per ogni cosa dalla più banale alla più importante e il tentivo di far riflettere e e non cadere nella frammentazione sociale è difficile da far capire. Il paradosso è che far capire questo a chi non accetta questa logica non è possibile e non fa una grinza , la cosa che fa cadere le braccia che con quella parte che tu pensi si possa interagire hai difficoltà a farli uscire dal proprio guscio protettivo del partito politico. Oggi occorre come dici un gruppo chiaro sui temi da affrontare senza porsi il problema di uno schieramento politico , con la "caduta" delle ideologie partitiche l'unica via d'uscita è mettere iniseme le migliori energie che abbiano voglia di lavorare in sinergia nel rispetto delle perosne , della città e dei temi da affrontare , fra cui la cultura che cosa da poco non è. P.S. vedrò eventuali commenti al mio rientro sabato mattina saluti da report
Di
report
(inviato il 25/02/2010 @ 05:52:19)
Caro Report,mi trovo in chiara e in perfetta sintonia con quello che scrivi.
Sono imperdonabile per avere dimenticato nell'elenco del precedente intervento sui letterati e filosofi di Noto,il Prof.Antonio Brancaforte,e il fine letterato Enzo Papa. Se poi, svoltiamo l'angolo della nostra Città,troviamo dei letterati come ad esempio,Vitaliano Brancati,Salvatore Quasimodo,Elio Vittorini. I riferimenti ci sono,non mancano,purtroppo sono le volontà sviate, a prevalere,quelle volontà asservite al "Mercato ", che sollecitano alla collettività,la parte meccanica,con cui il "soggetto " si identifica, e che molto spesso comporta il blocco dei significati,delle latenze e dei significanti.
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