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A QUALCOSA DOBBIAMO PUR RINUNCIARE
(del 14/02/2010 @ 23:13:51, linkato 687 volte)
A proposito di energie alternative e con riferimento agli impianti eolici vedo una particolare ritrosia di molti nell’accettarne la loro realizzazione in qualsiasi luogo della nostra regione. Perché?
Diamo per assodato che il nostro modello di sviluppo è il turismo e la salvaguardia del nostro meraviglioso ambiente, ma rifiutare le pale eoliche mi sembra incongruente.
Non inquinano, e dato che di energia abbiamo bisogno, mi sembrano proprio una necessità.
L’unico impatto che creano è quello visivo, ma ci siamo chiesti cosa pensarono tanti anni fa gli olandesi quando videro i propri paesaggi invasi dai mulini a vento ? ora sono diventati un richiamo turistico conosciuti da tutto il mondo e visitati da milioni di persone. La Tour Eiffel, quando fu costruita venne criticata da molti, adesso è il simbolo della Francia.Non pensate che le piramidi sono un disturbo al paesaggio desertico, hanno interrotto l’orizzontalità del deserto.
E che dire dei tralicci dell'alta tensione, sono giganteschi, sono un ammasso di ferro e cavi che corrono lungo tutto il nostro territorio, ma ormai , quando li vediamo non pensiamo affatto che sono da buttare giù, perchè ? Perchè sappiamo che senza di loro non possiamo accendere la luce delle nostre case. Le serre per coltivare i vari ortagi hanno cambiato totalmente l’aspetto delle nostre campagne, il verde non si vede più, e non è che sono così necessarie visto come avviene la coltivazione, 10 cm di terra e tonnellate di concimi chimici, che prodotti ci fanno mangiare ? schifosi , a mio parere.
Abbiamo rinunciato ad una parte del nostro paesaggio perchè era necessario ed in tanti casi non era proprio il caso, anzi.
L’uomo ha da sempre modificato il paesaggio e se non lo avesse fatto sarebbe rimasto nelle grotte.
E’ chiaro che questi esempi hanno un impatto sul paesaggio non indifferente, ma nonostante ciò, dopo qualche tempo sono diventati “ il paesaggio”.
La nostra società ha paura del nuovo, paura di lasciare ai posteri cose brutte, non ha il coraggio di intervenire sul paesaggio per modificarlo a vantaggio della salute. Sotto una pala eolica il verde continuerà a crescere indisturbato, anche l’insalata, e cosa non da poco sarà pulito, o preferiamo una bella centrale nucleare, piccola piccola, ma io l’insalata coltivata anche a 50km di distanza avrei qualche remora a mangiarla.
Forse dico tutto ciò perché sono innamorato dei paesaggi con queste grandi braccia che catturano il vento per regalarci energia PULITA. Guardiamoli con altri occhi, gli occhi dei bambini, facciamoli colorati, diamo loro una valenza architettonica, un senso estetico e piano piano diventeranno il nostro paesaggio PULITO, sotto il quale non avremo paura, anzi li ameremo perchè saranno loro a far funzionare tutto ciò che di elettrico usiamo.
Altro discorso è il grande business che gira intorno ad esse, ma su cosa non gira il business ?, dove ci sono grandi opere ci sono uomini avidi che tendono a lucrare , ma io dico lucrate pure, basta che questi impianti funzionino. E’ chiaro, visto che i soldi sono i nostri , chi preposto dovrebbe un tantino controllare di più. Tanti dicono “ gli impianti eolici sono controllati dalla mafia e quindi non li voglio” ma allora perché andiamo negli ipermercati? Perché usiamo la benzina ? perché usiamo le autostrade ? perché ? perché ? perché ????????? di tante altre cose.
A qualcosa dobbiamo pur rinunciare per avere energia pulita e se debbo rinunciare al paesaggio incontaminato ma privo di gente che lo vive, preferisco il gigante con le braccia aperte e sotto di lui un popolo di gente che respira aria pulita e si gode il verde.
Il verde è verde se un uomo lo guarda e lo può VIVERE.
Gaetano Bufalino
Nel Comune di Noto , il Comune più al verde d'Italia , la salvaguardia dell'ambiente è solo una sequela di divieti senza senso che non permette alcun investimento , vedi l'assurdo regolamento sul fotovoltaico. La cosa grottesca è che basta spostrasi qualche decina di metri dal territorio Netino e magari il Comune di Avola favorendo investimenti e posti di lavoro può inserire un impianto eolico o fotovoltaico a Cozzo Marotta con tanto di vista sulla Villa Comunale di Noto. Allora più che riempirsi la bocca di salvaguardia occorre anche riempire la pancia con posti lavoro alle persone che lo perdono o che lo rincorrono per la prima volta. Nessuno ritiene si debba distruggere il paesaggio per creare posti di lavoro, ma in aromina con il rispetto dello stesso sociuramnete qualcosa di meglio si può fare.
Di
report
(inviato il 15/02/2010 @ 08:31:52)
Caro Gaetano sono pienamente d'accordo con Te. A proposito di paesaggio rovinato, e le famose ville che hanno devastato definitivamente il lungomare di Lido di Noto? E la marmellata urbanistica ai piedi del grattacielo e non solo? Toglici il Corso V. E. la Via Cavour ed un poco del Piano Alto dimmi cosa c'è di pregiato a Noto da salvaguardare. Per dirla con un antico proverbio "siemu tinti e spiciusi" Per questo non facciamo mai un solo passo avanti. Dobbiamo sempre ringraziari i ns. antenati che ci hanno lasciato un patrimonio di arte e cultura che noi abbiamo saputo soltanto rovinare. Ed ora facciamo gli schizzinosi, mentre stiamo morendo di fame!!!
Di
Sancho Pancho
(inviato il 15/02/2010 @ 19:36:03)
Sarei contento se qualcuno mi spiegasse perchè non viene incrementato il fotovoltaico,anzicchè realizzare tutte queste oscenità. Pensiamo a quando dobbiamo smaltirle! sui pianori delle colline spesso abbandonate, il fotovoltaico non darebbe alcun imbatto ambientale perchè a terra. Chi l'ha detto che i tralicci non inquinano il paesaggio, forse parli di assuefazione ma questa non è una bella cosa. Un dilemma ma forse un cancro dell'umanità è il suguente: se un incivile butta un sacchetto di spazzatura in un angolo sarà subito seguito da unaltro incivile che vi butterà il secondo, e cosi via fino a creare un bel mucchio, alla fine tutti diranno tanto gliela buttano tutti! Ed proprio seguendo questa logica una persona parlando di calabernardo mi diceva tanto cosa è rimasto dell'antico borgo marinaro, qualche casa, si possono demolire anche quelle e creare qualcosa di nuovo! cosi sicuramente accadra con il paesaggio: già è danneggiato possiamo benissimo distruggerlo di più!
Di
Anonimo
(inviato il 15/02/2010 @ 19:49:09)
Anonimo dell'ultimo post il fotovoltaico a Noto è di difficle realizzazione , per regolamento comunale i megaimpianti devono distare almeno un Kilometro da qualsiasi strada , nelle zone urbane dove vige il vincolo paesaggistico c'è il niet della Sovrintendenza
Di
report
(inviato il 15/02/2010 @ 20:25:39)
La mia difesa dell'eolico parte da una semplice constatazione: siamo alla ricerca di energia, da dove la dobbiamo prendere ?. Le alternative che abbiamo sono: 1) centrali a conbustibile fossile- emissioni di co2 alte - costi di esercizio alti 2) centrali a carbone - co2 alta-costi alti - carbone poco 3) centrali idroelettriche - co2 bassa - posti sfruttabili quasi esauriti 4) centrali nucleari - co2 bassa - rifiuti tossici altissimi - durata limitata - inquinamento altissimissimo (licenza poetica) 5) centrali fotovoltaiche - co2 = 0 - durata limitata - quando si smantellano rifiuti inquinanti 6) centrali eoliche - co2= 0 , durata molto lunga - inquinamento nullo - smaltimento a fine vita non problematico. etc. Se prima di iniziare un progetto ne abbiamo paura due sono le cose : o non sappiamo progettare - o non sappiamo cosa vogliamo e sicuramente ancora non lo sappiamo. Certamente non sarà mai possibile produrre tutta l'energia di cui abbiamo bisogno con i parchi eolici, ma potrebbe essere una valida integrazione energetica accoppiata ad altre forme , possibilmente non inquinanti. Il problema di dove piazziamo le pale, non dico che è di poco conto, ma dico che non dobbiamo aver paura di vederle. Non si possono fare i comizi dicendo che siamo per le energie alternative e poi approviamo regolamenti capestro che significano solamente: no a tutto.Gli ambientalisti si dichiarano a favore delle energie alternative e poi avversano qualsivoglia impianto fotovoltaico, eolico, fruttamento del moto ondoso etc. Ci serve il coraggio di fare delle scelte.
Di
Gaetano Bufalino
(inviato il 16/02/2010 @ 17:39:32)
Detto così come lo dici tu tutti i sistemi creano rifiuti in quinanti tranne l'eolico, non è proprio così. Anche i pali eolici a fine vita generano rifiuti inquinanti, meno inquinanti sono quasi tutte le categorie di pannelli fotovoltaici. Il problema è che consumiamo energia senza pensarci, mentre consumiamo mandiamo i nostri soldi a chi produce energia. Mentre pensiamo che forse è meglio tenerci i nostri paesaggi perchè sono la nostra ricchezza per attrarre i turisti stranieri, gli stranieri si arricchiscono con i nostri soldi e vanno in vacanza ove costa meno che da noi.
Di
Anonimo
(inviato il 16/02/2010 @ 23:13:25)
L'energia elettrica viene consumata nelle abitazioni e per la produzione di servizi e beni. La potenza richiesta in kW varia fortemente dal tipo di utilizzatore. Dai pochi kW per le abitazioni alle centinaia e migliaia di kW (MW) per l'industria. Al momento quasi la totalità dei consumi viene alimentata dalla rete nazionale e da grosse centrali tradizionali dedicate ad alcune singole attività produttive. Una aliquota, anche importante, dei consumi domestici potrebbe essere surrogata direttamente dai pannelli solari e indirettamente dal "conto-energia" con i fotovoltaici. Nella rete può essere immessa, oltre l'energia prodotta dai pannelli fotovoltaici (siano essi facenti parte di piccoli impianti domestici che di vere e proprie centrali), anche quella proveniente dall'eolico (mini o normale che sia). Il problema è che le immissioni in rete da fonti "alternative", con il sistema attuale, non possono crescere all'infinito. Fin quando tali quantità si mantengono entro la quota di fornitura di energia proveniente dall'estero, i gestori nazionali non hanno di che lamentarsi. Nel momento, però, che la quota di immissione supera la quota "estera", qualcuno dei gestori nazionali sarebbe costretto a "spegnere" una o più delle sue centrali di tipo tradizionale. Si capisce che non si parla di spegnere o riaccendere una televisione. Impianti e personale in stand-by per giorni a seconda dell'andamento della produzione "alternativa" non sono uno scenario economicamente accettabile per i gestori , i quali potrebbero decidere di chiudere definitivamente varie centrali e forzare il ricorso compensativo all'energia "estera" per garantire la stabilità dell'offerta di energia ai grandi centri di consumo (agglomerati urbani e industria manifatturiera). Non siamo ancora vicini alla soglia "critica", però prima o poi ci si arriverà. Per evitare paradossali collassi del sistema di produzione di energia, occorre quindi ripensare in tempo l'intero sistema con un coraggioso e generale piano energetico nazionale. Piano che non può ancora a lungo ricorrere a "falsificazioni" del mercato con incentivi che servono ad arricchire i soliti furbi e non sortiscono gli effetti voluti. Il vero costo di un kWh prodotto dal fotovoltaico è ancora troppo alto rispetto a quello del carbone. La tecnologia si sta sviluppando nella direzione dell'economicità e dell'efficienza ma ancora siamo lontani dalla vera convenienza. Tolti gli incentivi il pannello ridiventa inavvicinabile. L'apparente basso costo di produzione sbandierato per il nucleare non fa i conti con l'irrisolto problema dei costi di smaltimento delle scorie. L'eolico, a parte gli inquinamenti mafiosi in Sicilia, rimane tra le "alternative", uno dei sistemi più convenienti, ma ricordiamo, con tutti i difetti e i limiti delle produzioni alternative rispetto alla domanda generale di consumi. Sarà esteticamente inquinante ma per l'energia, data la sua fondamentale importanza per lo sviluppo, occorre fare una scelta che impone un accettabile compromesso tra costi e benefici non sempre facilmente ed oggettivamente quantificabili. Non esiste, è stato sempre chiaro, un'unica direzione di sviluppo ma occorre trovare il mix giusto tra alternative e tradizionali che, tra l'altro, è destinato a variare nel tempo. Qundi, come al solito, niente soluzioni facili e totalizzanti, ma articolate e difficilissime scelte strategiche a breve, medio e lungo termine. L'importante è iniziare davvero a pensarci.
Di
ciniko elettriko
(inviato il 17/02/2010 @ 01:00:42)
Purtroppo non esistono attività antropiche ad impatto ambientale zero! Qualsiasi aspetto ambientale venga preso in esame, procura sempre un impatto ambientale! Piuttosto dovremmo imparare a misurare la significatività di questi impatti e mettere in campo gli strumenti per ridurli al minimo oppure compensarli. Partendo da questo principio incontrovertibile, il problema principale consiste nel sapere gestire l'ambiente con criteri efficaci cercando di minimizzare gli impatti ambientali, oppure compensarli mediante impatti positivi. Difficilmente ci si ricorda che esistono anche gli impatti o effetti positivi; per esempio creazione di parchi, piantumazioni di alberi, bonifiche di territori, ecc. La via più breve è sempre la più comoda: basta dire sempre e comunque di no! No al gas naturale, no all'eolico, no alle centrali, no ai rigassificatori, no al petrolio, no al fotovoltaico, no sempre e a tutto. E' evidente che così non si va da nessuna parte. Però vogliamo i trasporti, vogliamo farci la doccia tre volte al giorno, non siamo disposti a rinunciare a niente. Purtroppo le automobili per trasportarci qualcosa devono consumare, per la doccia serve il gas in caldaia, ecc. ecc. In definitiva e per farla breve, la soluzione non può essere quella del no a tutto. La soluzione percorribile è quella di gestire l'ambiente secondo regole che già sono disponibili. Purtroppo gli interessi politici di parte, mal si coniugano con le valutazioni tecniche, per cui le scelte vengono lasciate alla politica e ai suoi rappresentanti anche quando non capiscono e non sanno cosa vuol dire rigassificare il gas, cosa comporta l'eolico e tutte le altre fonti energetiche che il Buon Dio ci ha voluto mettere a disposizione e che noi dimostriamo di non sapere utilizzare ed apprezzare.
Di
Corrado Lalicata - Auditor ambientale
(inviato il 17/02/2010 @ 20:22:24)
Anche il Sindaco di Noto ha capito cosa sono le compensazioni, solo che per lui sono solo denaro vile denaro. La proposizione di regole assurde e compensazioni monetarie assurde ha fatto scappare molte occasioni nel territorio Netino che avrebbero potuto portare posti di lavoro ed opere utili alla collettività. Si è riuscito solo ad aprire cause civili con quanti hanno prima investito su Noto ma poi hanno rinunciato per le immotivate opposizioni del Sindaco.
Di
Anonimo
(inviato il 17/02/2010 @ 23:36:14)
Gaetano sei finito dritto dritto sui giornali
Di
report
(inviato il 18/02/2010 @ 08:09:38)
Quali giornali ? Non ho ancora letto nulla, sono al lavoro, pico pico.
Di
Gaetano Bufalino
(inviato il 18/02/2010 @ 10:17:41)
na sicilia
Di
Anonimo
(inviato il 18/02/2010 @ 11:54:22)
I campi eolici come la skyline di Manhattan o i castelli medievali. Le grandi pale in grado di catturare la forza del vento possono diventare in futuro un simbolo del nostro tempo e della bellezza del progresso. Elementi integrati nel paesaggio, in grado di esaltarne l'armonia. O, ancora, giganteschi monumenti, testimonianza della forza e del carattere di una civiltà. Raggiungere questo risultato è una sfida difficile, ma secondo Legambiente occorre giocarla. "Vale davvero la pena imbracciare le armi contro l'eolico, come qualche novello Don Chisciotte propone, per salvare il paesaggio dai pericoli portati da questi "smisurati giganti?". La domanda di Edoardo Zanchini, responsabile Energia dell'associazione ambientalista, naturalmente è retorica. Gli impianti eolici che iniziano a costellare la Penisola, oltre ad essere indispensabili ai fini delle politiche climatiche, a suo avviso sono spesso elementi di "moderna bellezza". Per ribadire questa convinzione l'associazione ha organizzato a Roma "Il vento fa bene all'Italia", un convegno nel corso del quale oltre alle parole si è cercato di far parlare le immagini con il contributo di "Smisurati giganti?", un volume fotografico realizzato per documentare attraverso gli scatti di Pablo Balbontin e Luca Marinelli "la modernità dell'eolico nel paesaggio italiano".
I testi, oltre che dello stesso Zanchini, sono invece di due tra i massimi paesaggisti italiani, gli architetti Bernardo Secchi e Daniela Moderini. "I rotori eolici - scrive Secchi - sono tra i pochi "materiali" costituivi di interi paesaggi che riprendono una grande tradizione del design moderno; un disegno essenziale, minimalista, rigidamente funzionale, che si affida nuovi materiali, che interpreta il nostro rapporto con la natura, in questo caso rappresentata dal vento. Per questo hanno rapidamente raggiunto una grande unificazione linguistica (...) È una grande lezione per l'architettura...". Il contributo di Daniela Moderini si richiama invece in particolare all'esperienza del foggiano, dove "un approccio progettuale adeguatamente ampio ha permesso di integrare pale realizzate nella giusta scala con un territorio ricco di tesori archeologici, creando un unico itinerario di visita in grado di promuovere un'area dell'Appennino relegata altrimenti ai margini". Più che di risultati già incassati si tratta quindi di potenzialità ancora da esprimere attraverso un diverso approccio da parte dei progettisti che tenga conto anche del "disegno del paesaggio", ma prima ancora attraverso una riforma del sistema normativo che metta definitivamente al riparo l'eolico dagli abusi e le speculazioni che pure ci sono stati. "Discussioni sull'opportunità di creare impianti in determinate zone - ricorda Zanchini - ci sono state in tutto il mondo, ma solo da noi sono stati raggiunti certi livelli di livore".
Per questo, oltre che una battaglia culturale per sconfiggere quello che Secchi definisce l'onnipresente "sentimento di nostalgia che porta a considerare il 'primà come meglio del 'dopo'", bisogna agire sulla leva burocratica. "Occorre innanzitutto - aggiunge Zanchini - definire un quadro di regole chiare, di procedure trasparenti per capire i veri impatti sul paesaggio e l'ambiente dei progetti in modo da garantire l'interesse generale alla tutela e quello di chi vuole realizzare gli investimenti in tempi e modi certi".
Di
mettete d'accordo gli ambientalisti locali e nazio
(inviato il 18/02/2010 @ 16:45:10)
Gaetano stamattina leggendo il giornale gratuito LA CIVETTA a pag.13 vi è un intervista al responsabile di Greenpeace : ( P.S. che ti da ragione) Investendo in energia rinnovabile l'occupazione raddoppia rispetto all'attuale mix energetico. Ciò non pensi che si potrebbe ben sposare con l'auto elettrica che vogliono produrre a Termini Imerese ? Dagli un occhiata lo trovi in edicola.
Di
report
(inviato il 20/02/2010 @ 14:22:36)
Ieri data la bella giornata mi sono imbattutto in uno stormo di uccelli che svolazzavano tra i mandorli in fiore e subito mi sono messo all'opera con la mia compagna macchina fotografica, sapete come è finita? bellissime foto tutte da buttare perchè i tralicci e i relativi fili hanno rovinato ogni foto! Figuriamocci quando dobbiamo fotografare in mezzo alle pale!. La tua foto con il gregge e le pale non è poi, dal punto di vista didascalico, molto bella!
Di
Anonimo
(inviato il 22/02/2010 @ 11:55:48)
La foto dell'articolo non è mia, è di GETTY. L'ho utilizzata perchè mi sembrava descrittiva di un possibile scenario che apprezzo. Aggiunzi in alto a sinistra uno stormo di uccelli e la descrizione dello scenario possibile è completa.
Di
Gaetano Bufalino
(inviato il 22/02/2010 @ 16:41:52)
Ci vuole fantasia!
Di
Anonimo
(inviato il 22/02/2010 @ 20:43:20)
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