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LA SPEDIZIONE DEL DIRIGIBILE ITALIA
 (del 30/01/2010 @ 23:45:32, linkato 198 volte)

 

Invio link del mio articolo pubblicato sul giornale online "Città della Spezia" riguardante la presentazione del libro di Lorenzo Malfa (che mi ha invitato a contattarvi) su Ugo Lago, svoltasi lo scorso 8 gennaio.
Questo libro sarà presentato anche a Noto nei prossimi mesi.
Mirco Giorgi

La Spezia. Al Circolo Ufficiali della Spezia si è tenuta la presentazione del libro di Lorenzo Malfa "Dirigibile Italia - impressioni, bozzetti di vita, avvenimenti a bordo descritti nel 1928 da un giornalista siciliano: Ugo Lago" (Gaetano Russo Editore, € 15). Con l'autore sono intervenuti Umberto Nobile, omonimo nipote del generale che comandò la sfortunata spedizione al Polo Nord, e Stefano Poli, cofondatore dello Spitsbergen Airship Museum di Longyearbyen, minuscolo capoluogo delle Isole Svalbard, storica base di partenza delle spedizioni polari dell'epoca. Grandi quanto Sicilia e Sardegna messe assieme, ma abitate da meno di 3000 abitanti, le Svalbard sono situate a metà strada tra il Polo Nord e la Norvegia, nazione che le amministra mantenendone lo status di territorio internazionale a seguito del trattato di Sèvres del 1925.

Lorenzo Malfa, originario di Noto, spezzino d'adozione da moltissimi anni, è un ammiraglio di Marina in congedo che vive la sua terza età con molta più creatività di tanti presunti giovani. Ottimo allievo del laboratorio teatrale di Riccardo Monopoli, con questo libro ha coronato lunghe ricerche sullo zio materno Ugo Lago, scomparso a soli 30 anni nel disastro del dirigibile Italia avvenuto il 25 maggio 1928, in cui morirono 8 tra i 16 uomini di equipaggio e molti altri soccorritori, tra cui l'amico-rivale Amudsen. Il destino fu particolarmente crudele con Lago e altri cinque compagni, che al momento dell'impatto col pack si trovavano nell'involucro del dirigibile. Questo si staccò dalla cabina di comando, riprese il volo come un pallone impazzito in balìa dei venti e finì nell'ignoto. I sei non furono mai ritrovati nonostante il massiccio spiegamento di soccorsi giunti da tutto il mondo.

Giornalista del "Popolo d'Italia", quotidiano di proprietà della famiglia Mussolini, e corrispondente per molte altre testate tra cui "Il Secolo XIX", Ugo Lago era un uomo di grande cultura e talento, perfettamente inserito nel suo tempo, amico tra gli altri di Trilussa, Petrolini, D'Annunzio, Sem Benelli. Partecipò come inviato alla spedizione del dirigibile Italia verso il Polo Nord e può dirsi con certezza che fu il primo giornalista in assoluto a volare sul Polo. Fu scelto per tale missione personalmente da Arnaldo Mussolini, fratello del duce e direttore del giornale di famiglia. Va detto che tale scelta fu dettata non tanto dalla sua adesione al regime quanto dalla sua grande capacità di operare in contesti "estremi". Oggi sarebbe definito un cronista d'assalto, non certo come chi ci racconta le guerre da comodi hotel a cinque stelle! Assieme al collega Tomaselli, del Corriere della Sera, egli condivideva in tutto e per tutto la dura vita di chi volava per i cieli a bordo di un dirigibile grande come un campo di calcio, con la scarna tecnologia dell'epoca, per quanto d'avanguardia. Il destino divise i due cronisti in modo singolare, a testa o croce: alla vigilia della seconda tappa del viaggio Nobile decise di sfoltire i ranghi per non appesantire troppo la struttura. Tomaselli e Lago si giocarono l'unico posto a bordo come due capitani prima di una partita. Vinse Lago, ma il comandante impose Tomaselli, in quanto aveva già partecipato alla spedizione del Norge del 1926 assieme ad Amudsen. Lago fu poi inserito nella terza tappa fatale che costò la vita a lui e la salvò al collega.

Di questo ed altro parla il libro, tra cenni biografici, toccanti ricordi familiari dell'autore che rivivono nella forma di pièces teatrali, ampi stralci degli ultimi articoli scritti dal Polo e una ricca documentazione fotografica, che comprende anche la radio di fortuna che utilizzò il marconista Biagi e che venne captata ad Arcangelo (Russia), attualmente custodita al Museo Navale della Spezia Il libro si chiude con l'ultima lettera che l'inviato scrisse ai genitori un mese prima della partenza: col senno del poi un presagio sinistro, ma anche un'autentica lezione di vita e di coraggio. Una lezione sempre attuale, perchè gli uomini di valore restano tali a prescindere dal tempo in cui vivono e da ciò in cui credono.

Stefano Poli ha raccontato la sua particolarissima storia personale. Giunto alle Svalbard ancora studente, si è innamorato di quei luoghi al punto da viverci da quasi vent'anni, integrandosi perfettamente con la comunità locale. Attualmente svolge la professione di tour-operator in un luogo che viene visitato da 50.000 turisti all'anno, tra cui molti crocieristi italiani. Dove si vive quattro mesi al buio e quattro alla luce, dove la benzina serve alle motoslitte, dove ci si muove con i cani groenlandesi e con tanti orsi a farti compagnia, ma con servizi pubblici di prim'ordine garantiti dallo stato norvegese. Tutto questo ci dovrebbe far riflettere: viviamo in uno dei posti più benigni del mondo e non sappiamo fare altro che ricoprirlo di cemento!
A testimonianza di come noi italiani siamo ormai privi di memoria storica, Poli non conosceva il dirigibile Italia, nè di essere nel posto da cui partivano tutte le spedizioni polari dell'epoca, compresa la nostra. Conobbe per prima la campana norvegese, ancora venata di astio nei confronti della nostra spedizione, accusata di aver causato anche la morte del loro eroe nazionale Ralf Amudsen, perito in un incidente aereo durante le ricerche internazionali che consentirono il salvataggio di 8 uomini tra cui il comandante Nobile. Mentre da noi il tempo ha cancellato, assieme alla memoria, anche le polemiche violentissime dell'epoca, la televisione norvegese ha spesso imposto una sorta di censura nei confronti di Nobile, evitando accuratamente di menzionarlo nelle sue rievocazioni. Fu proprio questo atteggiamento a spingere Poli a ricerche, anche in Italia, e a coinvolgere i familiari dei componenti della spedizione, rintracciati con molta pazienza.

Da qui l'idea di fondare il museo (per informazioni: http://www.spitsbergenairshipmuseum.com/italian/index_italian.htm) assieme al norvegese Ingunn Loyning. Inaugurato nel novembre 2008, a dispetto delle promesse delle autorità esso è sorto con fondi esclusivamente privati: tutto il mondo è paese! Poli ha tenuto a sottolineare che il museo è nato non per l'Italia o per il dirigibile Italia, in una sorta di ghetto tricolore, ma per tutti coloro che hanno partecipato alle spedizioni polari, senza distinzione di nazionalità, che rappresentasse anche le persone comuni di cui non si era mai sentito parlare. Per questo è stato chiesto ai discendenti se volevano scrivere un testo per il museo, una sorta di memoriale al quale anche Malfa ha contribuito.
In chiusura, il nipote del generale Nobile, parlando dell'equipaggio comandato da suo nonno, ha detto che "solo persone eccezionali possono fare cose del genere". Un sincero omaggio a uomini valorosi e sfortunati.


09/01/2010 11:00:00 Mirco Giorgi

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Ricordo che in occasione dell'ottantesimo anniversario dalla morte di Ugo Lago,scrissi un articolo per ricordarlo e nello stesso tempo denunciai la mancanza di attenzione e di sensibilità delle Istituzioni preposte,come Il Comune di Noto,e La Provincia Regionale di Siracusa,che avrebbero dovuto ricordarlo e farlo conoscere attraverso delle iniziative culturali.
La presentazione del libro scritto dal nipote di Ugo Lago,Lorenzo Malfa,sarebbe una buona occasione per le Istituzioni - Comune di Noto e Provincia di Siracusa,di " recuperare ", promuovendo delle iniziative culturali,come ad esempio,istituendo un Premio giornalistico intitolato a Ugo Lago.
Di  Roberto Bellassai  (inviato il 31/01/2010 @ 13:25:29)
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